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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«L’avevo detto che non avrebbe funzionato» asserì una donna altezzosa lì accanto. Si alzò e camminò ancheggiando lungo la fila, indossando un vestito verde e marrone simile a una tenda. «‘Mia signora’ le ho detto ‘tu puoi fare come vuoi e io non rifiuterò una come te, ma qualcuno ti noterà.’»

«Tu sei la responsabile delle lavandaie» disse Bryne.

Il donnone annuì con decisione, facendo rimbalzare i suoi riccioli rossi. «Proprio così, generale.» Si voltò verso la Aes Sedai, facendo la riverenza. «Lady Tagren, ti avevo avvisato. Che la Luce mi folgori, l’avevo fatto. Sono proprio spiacente.»

La donna chiamata Tagren chinò il capo. Erano lacrime quelle sulle sue guance? Era mai possibile? Cosa stava succedendo?

«Mia signora» disse Bryne, accucciandosi accanto a lei. «Sei una Aes Sedai? Se lo sei e mi ordini di andarmene, lo farò senza obiezioni.»

Un buon modo per affrontare la faccenda. Se era davvero una Aes Sedai, non poteva mentire.

«Non sono Aes Sedai» mormorò la donna.

Bryne alzò lo sguardo verso Gawyn, accigliandosi. Cosa voleva dire? Una Aes Sedai non poteva mentire. Dunque…

La donna disse piano: «Il mio nome è Shemerin. Ero Aes Sedai, una volta. Ma non piu’. Non da quando…» Abbassò di nuovo lo sguardo. «Per favore. Lasciami a lavorare nella mia vergogna e basta.»

«Lo farò» disse Bryne. Poi esitò. «Ma avrò bisogno che tu parli con alcune Sorelle nell’accampamento, prima. Mi faranno tagliare le orecchie se non ti porterò a parlare con loro.» La donna, Shemerin, sospirò ma si alzò in piedi.

«Andiamo» disse Bryne a Gawyn. «Non ho dubbi che vorranno parlare anche con te. Meglio terminare al più presto questa faccenda.»

25

Nel buio

Sheriam scrutò nella tenda buia, esitante, ma non vide nulla all’interno. Concedendosi un sorriso di soddisfazione, entrò e chiuse i lembi della tenda. Le cose stavano andando piuttosto bene, per una volta.

Naturalmente, controllò lo stesso la sua tenda prima di entrare, in cerca della persona che ogni tanto se n’era stata nascosta all’interno. Quella che non era mai riuscita a percepire, eppure aveva sempre pensato che avrebbe dovuto. Sì, Sheriam controllò lo stesso, e probabilmente l’avrebbe fatto per mesi a venire… ma non ce n’era bisogno, ora. Nessun fantasma attendeva di punirla.

La piccola tenda quadrata era grande abbastanza per starvi in piedi, con un giaciglio lungo un Iato e una cassa panca lungo l’altro. C’era appena lo spazio per una scrivania, ma avrebbe ingombrato talmente lo spazio che lei sarebbe stata a stento in grado di muoversi. Inoltre c’era uno scrittoio perfettamente accettabile lì vicino, nella tenda inutilizzata di Egwene.

Si era discusso di dare quella tenda a qualcun altro: parecchie delle Sorelle dovevano condividere una sistemazione, anche se altre tende venivano portate ogni settimana. Comunque, la tenda dell’Amyrlin era un simbolo. Finche c’era speranza per il ritorno di Egwene, la sua tenda l’avrebbe aspettata. Era tenuta in ordine dall’inconsolabile Chesa, che Sheriam sorprendeva ancora a piangere per la prigionia della sua padrona. Be’, finche Egwene era via, quella tenda era a tutti gli effetti di Sheriam per ogni cosa tranne dormire. Dopotutto, il compito di una Custode degli Annali era badare agli affari della sua Amyrlin.

Sheriam sorrise di nuovo, sedendosi sul suo giaciglio. Non molto tempo fa, la sua vita era stata un ciclo perpetuo di frustrazione e dolore. Adesso questo era finito. Grazie a Romanda. Qualunque altra cosa Sheriam pensasse di quella sciocca donna, era stata Romanda a cacciare Halima — e con lei le punizioni di Sheriam — dall’accampamento.

Il dolore sarebbe giunto di nuovo. Il servigio che lei offriva includeva sempre tormento e punizione. Ma aveva imparato a prendere i periodi di pace e a tenerli cari.

A volte desiderava aver tenuto la bocca chiusa, non aver posto domande. Ma l’aveva fatto, ed eccola qua. La sua devozione le aveva portato potere, come promesso. Ma nessuno l’aveva avvisata del dolore. Non di rado desiderava aver scelto la Marrone per relegarsi in una biblioteca da qualche parte, non vedendo mai più nessun altro. Ma ora stava dove stava. Non serviva a nulla domandarsi cosa sarebbe potuto succedere.

Sospirò, poi si tolse il vestito e si mise la camicia da notte. Lo fece al buio: sia le candele che l’olio erano razionati, e con i fondi delle ribelli che si andavano esaurendo, aveva bisogno di nascondere quello che aveva per usarlo in seguito.

Si mise a letto, tirando su la coperta. Non era così ingenua da sentirsi colpevole per ciò che aveva fatto. Ogni Sorella nella Torre Bianca cercava di primeggiare: la vita funzionava così! Non c’era una Aes Sedai che non avrebbe pugnalato le sue Sorelle alla schiena se avesse pensato che questo le avrebbe fruttato qualche vantaggio. Le amiche di Sheriam erano soltanto un po’ piu’… esperte in questo.

Ma perché la fine dei tempi doveva arrivare proprio ora? Altri nella sua associazione parlavano della gloria e del sommo onore di vivere in questo periodo, ma Sheriam non era d’accordo. Si era unita a loro per acquisire importanza nella politica della Torre Bianca, per avere il potere di punire coloro che la disprezzavano. Non aveva mai voluto partecipare a un qualche confronto finale con il Drago Rinato, e di certo non aveva coltivato alcun desiderio di avere qualcosa a che fare con i Prescelti!

Ma non si poteva fare nulla ora. Meglio godersi la pace di essere libera sia dalle percosse, sia dalle chiacchiere bigotte di Egwene. Proprio così…

C’era una donna dotata di grande forza nel Potere fuori dalla sua tenda.

Sheriam apri gli occhi di colpo. Poteva percepire l’altra donna in grado di incanalare, proprio come qualunque altra Sorella. Maledette ceneri!, pensò nervosa, chiudendo ancora gli occhi. Non di nuovo!

I lembi della tenda si incresparono. Sheriam riaprì gli occhi e trovò una figura nera come l’inchiostro in piedi sopra il suo giaciglio; fasci di luce lunare penetravano attraverso le svolazzanti falde della tenda, appena sufficienti a delineare la sagoma di quella figura. Era ammantata di un buio innaturale, con nastri di stoffa nera che si agitavano dietro di lei, il volto oscurato da un nero profondo. Sheriam annaspò e si gettò giù dal giaciglio, prostrandosi sul pavimento di tela della tenda. Aveva a malapena spazio per inginocchiarsi. Si fece piccola, aspettando che il dolore si abbattesse di nuovo su di lei.

«Ah…» disse una voce raspante. «Molto bene. Sei obbediente. Sono compiaciuta.»

Non era Halima. Sheriam non era mai stata in grado di percepire Halima, che pareva avesse da sempre incanalato saidin, inoltre Halima non era mai arrivata in modo così… drammatico. Una tale forza! Pareva probabile che si trattasse di una dei Prescelti. O quello, o perlomeno una potentissima servitrice del Signore Supremo, molto superiore in rango a Sheriam. Questo la preoccupò fino al midollo, e tremolò mentre si inchinava. «Vivo per servire, Somma Padrona» si affrettò a dire Sheriam. «Io, che sono fortunata a inchinarmi di fronte a te, a vivere durante questi tempi, a…»

«Smettila con le dance» ringhiò la voce. «Godi di una buona posizione in questo accampamento, a quanto ho capito.»

«Sì, Somma Padrona» disse Sheriam. «Sono la Custode degli Annali.» La figura tirò su col naso. «Custode per una rabberciata marmaglia di aspiranti Aes Sedai ribelli. Ma non ha importanza. Ho bisogno di te.»

«Vivo per servire, Somma Padrona» ripete Sheriam, sempre più preoccupata. Cosa voleva questa creatura da lei?

«Egwene al’Vere. Dev’essere deposta.»

«Cosa?» domandò Sheriam, sconcertata. Una sferzata d’Aria frustrò contro la sua schiena, e come bruciava… Stupida! Voleva forse farsi ammazzare? «Le mie scuse, Somma Padrona» si affrettò a dire. «Perdona la mia reazione. Ma è stato proprio per ordine di uno dei Prescelti che ho aiutato a eleggerla ad Amyrlin!»

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