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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Il suo onore era tornato.

«Sono uscita attraverso una piccola chiusa, Aes Sedai» disse Shemerin, chinando il capo davanti alle altre nella tenda. «In verità , non e stato così difficile, una volta lasciata la Torre e raggiunta la città. Non osavo andarmene usando uno dei ponti. Non potevo permettere che l’Amyrlin sapesse cosa stavo facendo.»

Romanda osservò con le braccia incrociate. La sua tenda era illuminata da due lampade d’ottone, e le fiamme danzavano sulle sommità. Sei donne ascoltavano la storia della fuggitiva. C’era anche Lelaine, nonostante Romanda avesse tentato di tutto per impedire che venisse a sapere dell’incontro. Romanda aveva sperato che la snella Azzurra sarebbe stata troppo impegnata a crogiolarsi nella sua posizione all’interno dell’accampamento per preoccuparsi di un evento apparentemente tanto banale.

Accanto a lei c’era Siuan. L’ex Amyrlin si era abbarbicata a Lelaine con la forza di un cirripede. Romanda era più che compiaciuta della ritrovata capacità di Guarire l’essere quietate — lei era Gialla, dopotutto — ma una parte di lei desiderava che non fosse successo a Siuan. Come se trattare con Lelaine non fosse già abbastanza. Romanda non aveva dimenticato la natura scaltra di Siuan, perfino se molte altre nel campo parevano averlo fatto. Minor forza nel Potere non voleva dire una diminuita capacità di complottare.

Sheriam era lì, naturalmente. La Custode degli Annali dai capelli rossi sedeva accanto a Lelaine. Sheriam era stata piuttosto sulle sue di recente, e manteneva a malapena la dignità da Aes Sedai. Sciocca donna. Era necessario che fosse rimossa dalla sua posizione; tutti potevano capirlo. Se Egwene fosse tornata — e Romanda pregava che lo facesse, anche soltanto per mandare all’aria i piani di Lelaine — ci sarebbe stata un’opportunità. Una nuova Custode.

L’altra persona nella tenda era Magia. Romanda e Lelaine avevano discusso — in modo controllato, ovviamente — su chi sarebbe stata la prima a interrogare Shemerin. Avevano deciso che l’unico modo giusto era farlo assieme. Poiche Shemerin era Gialla, Romanda aveva potuto convocare l’incontro nella sua stessa tenda. Era stata una sorpresa quando Lelaine era comparsa, portandosi dietro non solo Siuan ma anche Sheriam. Ma non avevano mai detto quante attendenti potevano portare. E così a Romanda rimaneva solo Magia. La donna dalle spalle larghe sedeva accanto a Romanda, ascoltando in silenzio la confessione. Romanda avrebbe dovuto mandare a chiamare qualcun’altra? Ritardare l’incontro per quello sarebbe sembrato molto ovvio.

Non era un vero interrogatorio, comunque. Shemerin parlava liberamente, senza opporre resistenza alle domande. Sedeva su un piccolo sgabello davanti a loro. Aveva rifiutato un cuscino da metterci. Raramente Romanda aveva visto una donna così determinata a punire se stessa come questa povera bambina.

Non una bambina, pensò Romanda. Una vera Aes Sedai, qualunque cosa lei dica. Che tu sia folgorata, Elaida, per aver ridotto a questo modo una di noi!

Shemerin era stata Gialla. Maledizione, era Gialla. Aveva parlato con loro per quasi un’ora ormai, rispondendo a domande sulle condizioni della Torre Bianca. Siuan era stata la prima a chiedere come la donna era fuggita.

«Vi prego, perdonatemi per aver cercato lavoro nell’accampamento senza essere venuta da voi, Aes Sedai» disse Shemerin col capo chino. «Ma sono fuggita dalla Torre contro la legge. Come un’Ammessa che si allontana senza permesso, sono una fuggitiva. Sapevo che sarei stata punita, se fossi stata scoperta.»

«Sono rimasta nella zona perché mi è così familiare e non riesco ad abbandonarla. Quando è giunto il vostro esercito, ho visto un’opportunità di lavoro e l’ho colta. Ma, per favore, non costringetemi a tornare indietro. Non sarò un pericolo. Cercherò una vita come una donna normale e starò attenta a non usare le mie capacità.»

«Tu sei Aes Sedai» disse Romanda, cercando di non lasciar trasparire l’irritazione dalla sua voce. L’atteggiamento di questa donna dava molto credito alle cose che Egwene diceva sul dominio assetato di potere di Elaida nella Torre. «Non importa cosa dice Elaida.»

«Io…» Shemerin si limitò a scuotere il capo. Luce! Non era mai stata la più equilibrata delle Aes Sedai, ma era sconcertante vederla caduta così in basso.

«Dimmi di questa chiusa» disse Siuan, sporgendosi in avanti sulla sedia. «Dove potremmo trovarla?»

«Sul lato sudoccidentale della città , Aes Sedai» disse Shemerin. «A circa cinque minuti di cammino verso est da dove si trovano le antiche statue di Eleyan al’Landerin e dei suoi Custodi.» Esitò, sembrando improvvisamente ansiosa. «Ma è un piccolo cancello. Non potreste farci passare un esercito. So solo di quello poiche avevo il compito di prendermi cura dei mendicanti che vivono lì.»

«Voglio una mappa comunque» disse Siuan, poi lanciò un’occhiata a Lelaine. «Almeno penso che ne dovremmo avere una.»

«È un’idea saggia» disse Lelaine in un tono tanto magnanimo da essere nauseante.

«Voglio sapere di più della tua… situazione» disse Magia. «Come poteva pensare Elaida che degradare una Sorella fosse saggio? Egwene ha parlato di questo fatto, e anche allora lo trovavo incredibile. Cos’è venuto in mente a Elaida?»

«Io… non posso parlare per i pensieri dell’Amyrlin» disse Shemerin. Si fece piccola quando le donne nella stanza le lanciarono una serie di occhiatacce non proprio sottili al sentirla chiamare Elaida Amyrlin. Romanda non si unì a loro. Qualcosa di piccolo stava strisciando sotto il pavimento di tela della tenda, muovendosi da un angolo verso il centro della stanza. Luce! Era forse un topo? No, era troppo piccolo. Forse un grillo. Si agitò a disagio.

«Ma di sicuro hai fatto qualcosa per guadagnarti la sua collera» disse Magia. «Qualcosa che giustifichi un tale trattamento?»

«Io…» disse Shemerin. Continuava a scoccare occhiate a Siuan per qualche motivo. Sciocca donna. Romanda pensò quasi che Elaida avesse fatto la cosa giusta. Shemerin non avrebbe mai dovuto ricevere lo scialle. Ovviamente, nemmeno degradarla ad Ammessa era un modo per gestire la situazione. All’Amyrlin non poteva essere concesso così tanto potere.

Sì, c’era decisamente qualcosa sotto la tela, che si stava facendo strada con determinazione verso il centro della tenda, un piccolo monticello che si muoveva a scatti e sussulti.

«Ero debole davanti a lei» disse infine Sheriam. «Stiamo parlando di… eventi nel mondo. Io non potevo sopportarli. Non mostravo l’equilibrio adeguato per una Aes Sedai.»

«Tutto qui?» chiese Lelaine. «Non hai complottato contro di lei? Non l’hai contraddetta?» Shemerin scosse il capo. «Sono stata leale.»

«Trovo difficile crederlo» disse Lelaine.

«Io le credo» disse Siuan in tono asciutto. «Shemerin ha mostrato molto bene di essere fedele a Elaida in diverse occasioni.»

«Questo è un pericoloso precedente» fece notare Magia. «Che la mia anima sia folgorata se lo è.»

«Sì» convenne Romanda, osservando quella cosa coperta di tela proseguire il suo lento avvicinamento davanti a lei. «Sospetto che abbia usato la povera Shemerin come esempio, acclimatando la Torre Bianca al concetto di degradazione. Questo le permetterà di usarla contro quelle che sono davvero sue nemiche.»

La conversazione raggiunse uno stallo. Le Adunanti che sostenevano Egwene sarebbero state probabilmente in cima alla lista delle degradazioni, se Elaida avesse mantenuto il potere e le Aes Sedai si fossero riconciliate.

«Quello è un topo?» chiese Siuan, abbassando lo sguardo.

«È troppo piccolo» disse Romanda. «E non è importante.»

«Piccolo?» disse Lelaine, sporgendosi verso il basso.

Romanda si accigliò, guardando di nuovo quel punto. Pareva davvero essersi ingrandito. In effetti…

Quel monticello ebbe un improvviso scossone, spingendo verso l’alto. Il pavimento di tela si aprì e uno scarafaggio dal corpo spesso — grosso come un fico — vi zampettò attraverso. Romanda si ritrasse ripugnata.

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