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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Sì, ma si è rivelata una… pessima scelta. Avevamo bisogno di una bambina, non di una donna che aveva solo il volto di una bambina. Dev’essere rimossa. Ti accerterai che questo gruppo di ribelli smetta di appoggiarla. E ponga fine a quei maledetti incontri nel Tel’aran’rhiod. Come mai così tante di voi riescono ad accedervi?»

«Abbiamo dei ter’angreal» disse Sheriam, riluttante. «Diversi a forma di una placca d’ambra, parecchi altri di un disco di ferro. E poi una manciata di anelli.»

«Ah, intessisogni» disse la figura. «Sì, potrebbero essere utili. Quanti?»

Sheriam esitò, il suo primo istinto fu di mentire o di essere elusiva: queste parevano informazioni che poteva non rivelare alla figura. Ma mentire a una dei Prescelti? Una pessima decisione. «Ne abbiamo venti» disse Sheriam sinceramente.

«Ma uno era in possesso di Leane, che è stata catturata. Così ce ne restano diciannove.» Appena sufficienti per gli incontri di Egwene nel Mondo dei Sogni: uno per ciascuna delle Adunanti e un altro per la stessa Sheriam.

«Sì» sibilò la figura, avvolta dalle tenebre. «Davvero utili. Ruba gli intessisogni, poi dalli a me. Questa marmaglia non ha alcun diritto di aggirarsi dove camminano i Prescelti.»

«Io…» Rubare i ter’angreal? Come sarebbe riuscita a fare quello? «Vivo per servire, Somma Padrona.»

«Esattamente. Fa’ queste cose per me e ti ritroverai enormemente ricompensata. Deludimi…» La figura meditò per un momento. «Hai tre giorni. Ognuno degli intessisogni che non riuscirai a recuperare ti costerà un dito della mano o del piede.» Detto questo, la Prescelta aprì un passaggio nel bel mezzo della stanza, poi vi svanì attraverso. Sheriam colse un’occhiata dei familiari corridoi a piastrelle della Torre Bianca dall’altra parte.

Rubare gli intessisogni! Tutti e diciannove? In tre giorni? Per le tenebre!, pensò Sheriam. Avrei dovuto mentire sul numero! Perche non ho mentito?

Rimase inginocchiata per parecchio tempo, inspirando ed espirando, a riflettere sulla sua situazione. Pareva che il suo periodo di pace fosse giunto al termine.

Era stato breve.

«Sarà giudicata, naturalmente» disse Seaine. La Bianca dalla voce melliflua sedeva su una sedia che le avevano procurato le due Rosse di guardia alla cella di Egwene.

La porta della cella era aperta, ed Egwene sedeva su uno sgabello all’interno, anch’esso fornito dalle Rosse. Quelle due guardie, la grassoccia Cariandre e la severa Patrinda, osservavano con attenzione dal corridoio, trattenendo la Fonte e al contempo mantenendo lo schermo di Egwene. Pareva come se si aspettassero che potesse schizzare via per cercare di scappare. Egwene le ignorava. I suoi due giorni di prigionia non erano stati piacevoli, ma li avrebbe sopportati con dignità. Perfino se l’avevano rinchiusa in una stanzetta con una porta che non lasciava entrare la luce. Perfino se rifiutavano di lasciarle cambiare gli abiti da novizia insanguinati. Perfino se la picchiavano ogni giorno per come aveva trattato Elaida. Egwene non si sarebbe piegata.

Le Rosse permettevano con riluttanza le visite, come stabilito dalla legge della Torre. Egwene era sorpresa dal solo fatto di avere delle visite, ma Seaine non era stata la sola a venire a trovarla. Diverse erano state Adunanti. Curioso. A ogni modo, Egwene aveva fame di notizie. Come stava reagendo la Torre all’imprigionamento di Egwene? Le fratture fra le Ajah erano ancora ampie e profonde, oppure il suo lavoro aveva iniziato a costruire ponti fra esse?

«Elaida ha infranto la legge della Torre in modo piuttosto esplicito» spiegò Seaine. «E con cinque Adunanti di cinque diverse Ajah come testimoni. Ha cercato di impedire un processo, ma non c’è riuscita. Comunque, alcune hanno dato ascolto alla sua argomentazione.»

«Ossia?» chiese Egwene.

«Che tu sei un Amico delle Tenebre» rispose Seaine. «E, a causa di questo, lei ti ha espulso dalla Torre e poi ti ha picchiato.»

Egwene sentì un brivido. Se Elaida fosse stata in grado di ottenere sostegno sufficiente per quell’argomentazione…

«Non reggerà» disse Seaine in tono consolatorio. «Questo non è un qualche villaggio sperduto dove la Zanna del Drago scribacchiata su una porta è sufficiente a far condannare qualcuno.»

Egwene sollevò un sopracciglio. Lei era stata allevata in ‘un qualche villaggio sperdutò, e lì avevano abbastanza buonsenso da cercare qualcosa di diverso dalle voci prima di condannare una persona, qualunque fosse il crimine. Ma non disse nulla.

«Provare una tale accusa è difficile, secondo i requisiti della Torre» disse Seaine. «Pertanto sospetto che non cercherà di dimostrarla in giudizio, in parte perché, per farlo, sarebbe necessario che ti consentisse di parlare in tua difesa, e io sospetto che voglia mantenerti nascosta.»

«Sì» disse Egwene, squadrando le Rosse che oziavano lì vicino. «Probabilmente hai ragione. Ma se non può dimostrare che sono un Amico delle Tenebre e non può impedire che questa faccenda arrivi in giudizio…»

«Non è una trasgressione sufficiente per deporla» disse Seaine. «La massima punizione è una censura formale da parte del Consiglio e un mese di penitenza. Manterrebbe la stola.» Ma perderebbe parecchia credibilità , pensò Egwene. Era incoraggiante. Ma come assicurarsi che Elaida non la tenesse nascosta e basta? Doveva mantenere la pressione su di lei — ma era maledettamente difficile mentre era rinchiusa ogni giorno in quella piccolissima cella! Finora era passato solo poco tempo, ma era già irritata per tutte le opportunità perdute.

«Tu assisterai al giudizio?» chiese Egwene.

«Ma certo» rispose Seaine con tutta tranquillità , come Egwene era giunta ad aspettarsi dalla Bianca. Alcune Bianche erano tutte freddezza e logica. Seaine era più calda di così, ma era comunque molto riservata, «Io sono un’Adunante, Egwene.»

«Suppongo che stiate ancora vedendo gli effetti dell’agitazione del Tenebroso…» Egwene rabbrividì e guardò il pavimento della sua cella, ricordando cos’era successo a Leane. La sua cella era molto più austera di quella di Leane, forse per via delle accuse sul fatto che fosse un Amico delle Tenebre.

«Sì.» Seaine abbassò la voce. «Pare che stiano peggiorando. Servitori che muoiono. Cibo che si guasta. Intere sezioni della Torre che si ridispongono a caso. La scorsa notte, la seconda cucina è stata spostata al sesto livello, e un’intera sezione degli alloggi dell’Ajah Gialla si è ritrovata nel seminterrato. È come ciò che era successo prima alle Marroni, e quello ancora non è tornato a posto.»

Egwene annuì. Dal modo in cui le stanze avevano cambiato posto, quelle poche novizie le cui celle non si erano spostate si erano ritrovate con gli alloggi al ventunesimo e al ventiduesimo piano, dove si erano trovati quelli dell’Ajah Marrone. Riluttanti, tutte le Marroni si stavano trasferendo nell’ala di sotto. Sarebbe stato un cambiamento permanente? Prima le Sorelle erano sempre vissute nella Torre vera e propria, con le novizie e le Ammesse che alloggiavano nell’ala.

«Devi parlare di queste cose, Seaine» disse Egwene piano. «Continua a ricordare alle Sorelle che il Tenebroso si agita nella sua prigione e che l’Ultima Battaglia sta arrivando. Mantienile concentrate sul collaborare e sul non dividersi.»

Dietro Seaine, una delle Sorelle Rosse controllò la candela sul tavolo. Il tempo concesso a Egwene per le visite stava terminando. Presto sarebbe stata rinchiusa di nuovo; poteva sentire dietro di se l’odore della paglia polverosa, che non era stata cambiata.

«Tu devi lavorare sodo, Seaine» disse Egwene, alzandosi mentre le Rosse si avvicinavano.

«Fa’ quello che non posso fare io. E chiedi alle altre di fare lo stesso.»

«Tenterò» disse Seaine. Si alzò e rimase a guardare mentre le Rosse prendevano lo sgabello di Egwene, poi le facevano cenno di tornare dentro la cella, il soffitto era troppo basso perché lei potesse stare in piedi senza incurvarsi.

Egwene si mosse con riluttanza, piegandosi. «L’Ultima Battaglia sta arrivando, Seaine. Ricordatelo.»

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