Presagi di tempesta
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #12
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:
Аннотация
I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
«Egwene era con le Aes Sedai» disse Gawyn. «Per quanto ne sapevo, anche Elayne. Questo sembrava un buon posto dove stare, anche se non ero certo che mi piacesse l’autorità di Elaida.»
«E cos’è Egwene per te?» chiese Bryne piano.
Gawyn incontrò i suoi occhi. «Non lo so» ammise. «Vorrei saperlo.»
Stranamente, Bryne ridacchiò. «Vedo. E capisco. Andiamo, troviamo questa Aes Sedai che pensi di aver visto.»
«Io l’ho vista, Gareth» disse Gawyn, annuendo alle guardie mentre uscivano dai cancelli. Gli uomini rivolsero il saluto a Bryne, ma osservarono Gawyn come se fosse una lancianera. E facevano bene.
«Vedremo cosa troveremo» disse Bryne. «A ogni modo, una volta che ti avrò fatto ottenere un incontro con i capi delle Aes Sedai, voglio la tua parola che tornerai a Caemlyn. Lascia Egwene a noi. C’è bisogno che aiuti Elayne. Il tuo posto è nell’Andor.»
«Potrei dire lo stesso di te.» Gawyn ispezionò i civili al seguito che brulicavano lì attorno. Dov’era stata la donna?
«Potresti» replicò in tono burbero Bryne. «Ma non sarebbe vero. Ci ha pensato tua madre.»
Gawyn gli lanciò un’occhiata.
«Mi ha dato lei il benservito, Gawyn, Mi ha bandito e minacciato di morte.»
«Impossibile!»
Bryne assunse un’espressione torva. «Anch’io la pensavo così. Ciononostante è vero. Le cose che ha detto… bruciavano, Gawyn. Bruciavano davvero.»
Fu tutto quello che Bryne rivelò, ma, da parte sua, la diceva lunga. Gawyn non aveva mai sentito quell’uomo pronunciare una parola di malcontento sulla sua posizione o sui suoi ordini. Era stato leale a Morgase, quel genere di lealtà in cui un governante poteva solo sperare. Gawyn non aveva mai conosciuto un uomo più saldo o meno portato alle lamentele.
«Dev’essere stato parte di qualche piano» disse Gawyn. «Conosci mia madre. Se ti ha fatto del male, c’era una ragione.»
Bryne scosse il capo. «Nessuna ragione tranne il folle amore per quel damerino di Gaebril. Ha quasi lasciato che il suo cuore annebbiato rovinasse l’Andor.»
«Non l’avrebbe mai fatto!» sbottò Gawyn. «Gareth, proprio tu fra tutti quanti dovresti saperlo!»
«Dovrei» disse Bryne, abbassando la voce. «E vorrei che fosse stato così.»
«Aveva un’altra motivazione» disse Gawyn con ostinazione. Sentiva il calore della rabbia montare di nuovo dentro di lui. Attorno a loro, alcuni ambulanti li guardarono ma non dissero nulla. Probabilmente sapevano che non era il caso di avvicinarsi a Bryne. «Ma ora non lo sapremo mai. Non ora che è morta. Maledetto al’Thor! Non giungerà mai troppo presto il giorno in cui potrò passarlo a fil di spada.»
Bryne guardò Gawyn con severità. «Al’Thor ha salvato l’Andor, figliolo. O ha fatto quanto di più simile un uomo potesse fare.»
«Come puoi dirlo?» chiese Gawyn, tirando via la mano. «Come puoi parlare bene di quel mostro? Lui ha ucciso mia madre!»
«Non so se credere a quelle voci o no» disse Bryne, sfregandosi il mento. «Ma se anche così fosse, ragazzo, forse ha fatto un favore all’Andor. Non sai com’era degenerata la situazione, alla fine.»
«Non posso credere di star udendo questo» disse Gawyn, abbassando la mano sulla sua spada. «Non sentirò il suo nome insozzato in questo modo, Bryne. Dico sul serio.»
Bryne lo guardò dritto negli occhi. Il suo sguardo era così solido. Come occhi scolpiti nel granito. «Dirò sempre la verità , Gawyn. Non importa chi mi sfida per essa. È duro da sentire? Be’, è stato più duro da vivere. Non viene nulla di buono a spargere lamentele. Ma suo figlio ha bisogno di sapere. Alla fine, Gawyn, tua madre si è rivoltata contro l’Andor seguendo Gaebril. Era necessario che venisse rimossa. Se al’Thor ha fatto questo per noi, allora dobbiamo ringraziarlo.»
Gawyn scosse il capo, la rabbia e lo sconcerto si combattevano a vicenda. Questo era Gareth Bryne?
«Queste non sono le parole di un amante rifiutato» disse Bryne, il volto impassibile come se stesse mettendo da parte le emozioni. Parlava piano mentre lui e Gawyn camminavano, con i civili che lasciavano loro ampio spazio. «Posso accettare che una donna perda l’affetto per un uomo e lo conceda a un altro. Sì, posso perdonare la donna Morgase. Ma Morgase la regina? Ha dato il regno a quel serpente. Ha fatto picchiare e imprigionare i suoi alleati. Non era più in se. A volte, quando il braccio di un soldato va in suppurazione, dev’essere amputato per salvare la vita dell’uomo. Sono lieto del successo di Elayne, e pronunciare queste parole mi ferisce. Ma tu devi seppellire quell’odio per al’Thor. Non era lui il problema. Era tua madre.» Gawyn tenne i denti serrati. Mai, pensò. Non perdonerò mai al’Thor. Non per questo.
«Posso vedere l’intento dietro quello sguardo» proseguì Bryne. «Una ragione in più per farti tornare nell’Andor. Capirai. Se non ti fidi di me, chiedi a tua sorella. Vedrai cosa ti dira’.» Gawyn annuì bruscamente. Ora basta. Più avanti, notò il posto dove aveva visto la donna. Lanciò un’occhiata verso le file distanti di lavandaie, poi si voltò e si diresse verso di loro, costeggiando due mercanti con stie dall’odore pungente piene di polli, che vendevano nova.
«Da questa parte» disse, forse in tono troppo brusco.
Non si curò di guardare se Bryne lo seguisse. Presto il generale lo raggiunse, con espressione seccata, ma rimase calmo. Procedettero lungo un tragitto tortuoso e affollato fra gente in marrone e grigio smorto, e presto raggiunsero la fila di donne inginocchiate davanti a due lunghi mastelli di legno in cui l’acqua scorreva lenta. All’estremità opposta si trovavano degli uomini, a versarvi dentro l’acqua, e la fila di donne lavava i vestiti nel mastello schiumoso, poi li risciacquava in quello limpido. Non c’era da meravigliarsi che il terreno fosse così umido! Perlomeno qui c’era l’odore di acqua saponata e pulizia.
Le donne avevano le maniche arrotolate fino agli avambracci e parecchie di loro chiacchieravano del più e del meno mentre lavoravano, sfregando gli abiti contro delle assi nei mastelli. Erano tutte vestite in quelle stesse gonne marroni che lui aveva visto indossare all’Aes Sedai. Gawyn appoggiò la mano oziosamente sul pomolo, esaminando le donne da dietro.
«Qual è?» chiese Bryne.
«Solo un momento» disse Gawyn. C’erano dozzine di donne. Aveva davvero visto quello che aveva pensato? Perche mai una Aes Sedai si sarebbe trovata proprio in questo accampamento? Di certo Elaida non avrebbe mandato una Aes Sedai come spia: i loro volti le rendevano facili da riconoscere.
Naturalmente, se erano così facili da riconoscere, perché lui non riusciva a farlo ora?
E poi la vide. Era una delle poche donne che non stavano chiacchierando con quelle attorno. Era inginocchiata col capo chino, il fazzoletto giallo legato attorno alla testa che le ombreggiava il viso, alcune ciocche di capelli chiari che sfuggivano da sotto la stoffa. La sua postura era così servile che non l’aveva quasi notata, ma la forma del suo corpo risaltava. Era grassoccia, e quel fazzoletto era l’unico giallo della fila.
Gawyn procedette lungo la fila di donne al lavoro, diverse delle quali si alzarono in piedi, con le mani sui fianchi mentre spiegavano in termini inequivocabili che i ‘soldati con i loro piedoni e i gomiti goffì dovevano stare alla larga dalle donne che lavoravano. Gawyn le ignorò, avanzando fino a ritrovarsi accanto alla donna col fazzoletto giallo.
Questa è follia, pensò Gawyn. In tutta la storia non c’è mai stata una Aes Sedai che sia riuscita a imporsi di adottare quel genere di postura.
Bryne si fece avanti accanto a lui. Gawyn si chinò, cercando di dare un’occhiata al viso della donna. Lei si chinò ancora di piu’, sfregando con più forza la camicia nel mastello davanti a se.
«Donna,» disse Gawyn «posso vedere il tuo volto?»
Lei non rispose. Gawyn alzò lo sguardo su Bryne. Con riluttanza, il generale abbassò una mano e tirò via il fazzoletto della donna grassoccia. Il volto al di sotto era decisamente da Aes Sedai, con quell’inequivocabile aspetto senza età. Lei non alzò gli occhi, ma si limitò a continuare a lavorare.