Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
Tyrion le voltò le spalle e riempì due coppe di vino rosso di Arbor. E quanto fu facile, la cosa più facile del mondo, fare scivolare nella coppa della sorella appena pochi grani di una leggera polverina…
«A Stannis!» esclamò passandole il calice. “Così, ti sembro inoffensivo quando sono da solo, eh?”
«A Renly!» esultò lei, ridendo. «Che la loro sia una battaglia lunga e sanguinosa, e che gli Estranei se li portino entrambi agli inferi!»
“È questa la Cersei che vede Jaime, che Jaime ama?” Perché quando Cersei Lannister sorrideva, la sua abbagliante bellezza risplendeva. “Ho amato una fanciulla bella come l’estate, con la luce del sole nei capelli…”
Tyrion si sentì quasi triste per averla avvelenata… quasi.
Il paggio arrivò da lui la mattina dopo, mentre il Folletto stava facendo colazione, annunciandogli che la regina era indisposta e non sarebbe stata in grado di lasciare le sue stanze. “Di lasciare la latrina delle sue stanze, intendi dire.” Tyrion si profuse nelle solite frasi di circostanza e mandò a dire a Cersei di riposare pure, avrebbe provveduto lui a occuparsi di ser Cleos Frey… proprio secondo i loro accordi.
Il Trono di Spade di Aegon il Conquistatore era un groviglio di insidiose e appuntite zanne di metallo in famelica attesa del prossimo imbecille che avesse voluto sistemarsi su di essa, nell’illusione di riuscire a starci comodo. I gradini furono un ulteriore tormento per le gambette storte e deformi di Tyrion, che era fin troppo consapevole di quale grottesco spettacolo stava offrendo. Esisteva però almeno un pregio in quel diabolico scranno: era alto.
Le cappe porpora dei Lannister, i mezzi elmi a cresta di leone, montavano silenziosamente la guardia da un lato. Le cappe dorate di ser Jacelyn erano schierate sul lato opposto. I gradini del trono erano sorvegliati da Bromi e da ser Preston Greenfield della Guardia reale. I cortigiani affollavano la galleria superiore, mentre i postulanti si trovavano ammassati presso le torreggianti porte di quercia e bronzo della sala. Quel mattino, per quanto pallida in volto come alabastro, Sansa Stark appariva particolarmente attraente. Il malaticcio lord Gyles tossiva come suo solito, mentre il povero cugino Tyrek Lannister portava sulle spalle la cappa nuziale di velluto ed ermellino: erano passati tre giorni dal suo matrimonio con l’infante lady Ermesande e gli altri scudieri gli avevano già trovato il soprannome di “Balia asciutta”. Gli avevano anche chiesto che tipo di sensuali fasce la sua sposa avesse indossato la loro prima notte di nozze.
Dalla vetta del Trono di Spade, Tyrion poteva guardarli tutti quanti dall’alto in basso, letteralmente. Scoprì che quella prospettiva gli piaceva, e anche parecchio.
«Fate entrare ser Cleos Frey.»
La sua voce echeggiò sulle pareti di pietra, raggiungendo il fondo della sala. Anche questo gli piacque molto. “Peccato che Shae non sia qui a godersi lo spettacolo” rimuginò. Lei in effetti gli aveva chiesto di venire, ma questo non era possibile.
Con lo sguardo fisso davanti a sé, ser Cleos percorse il lungo varco delimitato dalle cappe porpora e dai mantelli dorati. Quando s’inginocchiò al cospetto del trono, Tyrion notò che suo cugino stava perdendo i capelli.
«Ser Cleos» esordì Ditocorto dal tavolo del Concilio. «Ti porgiamo anzitutto i nostri ringraziamenti per averci portato l’offerta di pace di lord Stark.»
Il gran maestro Pycelle si schiarì la gola: «La regina reggente, il Primo Cavaliere del re e il Concilio ristretto hanno preso in esame le condizioni poste da questo autoproclamatosi re del Nord. Triste a dirsi, esse sono per noi inaccettabili e tu, cavaliere, tanto dovrai dire agli uomini del Nord.»
«Per contro» proseguì Tyrion «ecco le nostre, di condizioni. Robb Stark deve deporre le armi, giurare a noi fedeltà e fare ritorno a Grande Inverno. Deve liberare mio fratello Jaime e porre quindi l’esercito del Nord sotto il suo comando, in modo che detto esercito possa marciare contro i ribelli Stannis e Renly Baratheon. Ciascuno dei lord alfieri di Stark dovrà inviarci un figlio in ostaggio. Qualora non sia disponibile un figlio, una figlia sarà sufficiente. Saranno trattati con gentilezza e verrà loro dato un alto posto qui a corte… sempre che i loro padri non si macchino di ulteriori tradimenti.»
«Mio lord Primo Cavaliere…» Ser Cleos parve sul punto di sentirsi male. «Lord Stark non sottostarà mai a simili condizioni.»
“Lo sappiamo, Cleos, lo sappiamo perfettamente.” «Digli che abbiamo radunato un nuovo, grande esercito a Castel Granito, che presto marcerà contro di lui da occidente, mentre il lord mio padre procederà da oriente. Digli che ora lui è solo, e non ha alcuna speranza di trovare altri alleati. Stannis e Renly Baratheon si combattono l’un l’altro, e il principe di Dorne ha acconsentito alle nozze tra suo figlio Trystane e la principessa Myrcella.»
Dalla galleria e dal fondo della sala, si levò un mormorio misto di approvazione e di costernazione.
«Per quanto concerne i miei cugini» proseguì Tyrion «noi offriamo Harrion Karstark e ser Wylis Manderly in cambio di Willem Lannister, lord Cerwyn e ser Donnei Locke in cambio di tuo fratello Tion Frey. Di’ a Stark che due Lannister valgono quattro uomini del Nord in qualunque luogo e in qualsiasi stagione.» Attese che la risata generale si smorzasse, poi riprese: «Le ossa di lord Eddard suo padre, quelle può averle, quale gesto di buona volontà da parte di re Joffrey.»
«Lord Stark ha anche chiesto anche di riavere le sue sorelle, e la spada di suo padre» gli ricordò ser Cleos.
Ser Ilyn Payne, il boia del re, rimase immobile, muto. L’elsa della spada lunga di Eddard Stark sporgeva da dietro la sua spalla.
«Ghiaccio» disse Tyrion. «Robb Stark potrà riavere Ghiaccio quando avrà stretto pace con noi.»
«Come comandi. E le sue sorelle?»
Tyrion spostò lo sguardo su Sansa. Non poté non sentire una fitta di compassione nel dire: «Fino a quando non avrà liberato mio fratello Jaime, le due fanciulle rimarranno qui in ostaggio. Il modo in cui verranno trattate dipenderà dal modo in cui lui tratterà Jaime.» “E se gli dei ci assistono, Bywater riuscirà a trovare Arya Stark prima che Robb si renda conto che la ragazza è scomparsa.”
«Porterò a lord Stark il tuo messaggio, mio lord.»
Tyrion passò cautamente un polpastrello lungo una delle lame distorte che si protendevano dal trono. “E adesso, la stoccata conclusiva.” «Vylarr» chiamò.
«Mio signore» rispose il capo delle guardie Lannister.
«Gli uomini di Stark saranno anche sufficienti a proteggere le ossa di lord Eddard, ma un Lannister deve avere una scorta Lannister» dichiarò Tyrion. «Ser Cleos è cugino della regina, e anche mio. Tutti noi dormiremo sonni più tranquilli se sarai tu, comandante Vylarr, a scortarlo fino a Delta delle Acque.»
«Come comandi. Quanti uomini vuoi che prenda con me?»
«Quanti? Ma tutti, è chiaro.»
Vylarr rimase impietrito. Fu il gran maestro Pycelle ad alzarsi, cercando di opporsi: «Mio lord Primo Cavaliere, questo non può… tuo padre, lord Tywin in persona, ha inviato questi bravi uomini nella nostra città per proteggere la regina Cersei e per vegliare sui suoi figli…».
«Saranno sufficienti la Guardia reale e la Guardia cittadina a proteggerli. E che gli dei proteggano te nel tuo viaggio, Vylarr.»
Al tavolo del Concilio, Varys si concesse un sorriso complice, Ditocorto rimase seduto con aria fintamente annoiata mentre Pycelle, pallido e confuso, era rimasto a bocca aperta. Un araldo si fece avanti: «Chiunque abbia ulteriori argomenti da presentare al Primo Cavaliere del re, che parli ora o che rimanga in silenzio».
«Io ho una questione da sottoporre.»
Un uomo dalla corporatura asciutta, tutto vestito di nero, si aprì la strada tra i gemelli Redwyne.
«Ser Alliser Thorne!» esclamò Tyrion. «Non avevo idea tu fossi venuto a corte. Avresti dovuto farmi avvertire.»