Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«I foruncoli sono spariti quando sono arrivati i seni» gli spiegò senza smettere di giocare con il cane. «Quanto al naso a becco d’avvoltoio, quello me lo sono tenuto.»
«Perché…» Theon ritrovò la voce. «Perché non me lo hai detto?»
«Per prima cosa, volevo vedere chi eri.» Asha allontanò il cane. «Ebbene, l’ho visto.» Gli offrì la farsa di un mezzo inchino. «E ora, fratellino, ti chiedo di scusarmi. C’è una festa, e io devo fare un bagno, prepararmi. Chissà se riesco a trovare quella maglia di ferro lunga fino al polpaccio e le mie mutande di cuoio!»
Gli rivolse un ultimo sogghigno malefico e si allontanò lungo il ponte di collegamento, camminando in quel modo che a lui piaceva così tanto, equilibrato, vagamente ondeggiante.
Theon si girò. Wex, il suo giovane scudiero, aveva una smorfia di derisione dipinta in faccia. Theon gli allungò una sventola su un orecchio. «Questa è per il tuo divertimento.» Gliene assestò un’altra, più forte. «E questa è per non avermi avvertito. La prossima volta, fatti crescere la lingua.»
Le serve avavano lasciato acceso il braciere, ma le sue stanze nella Fortezza degli Ospiti non gli erano mai sembrate così gelide. Theon si sbarazzò degli stivali scalciandoli lontano, lasciò cadere la cappa sul pavimento e si versò una coppa di vino. Nella sua memoria, continuava a rimbalzare l’immagine di quella ragazzina goffa, piena di foruncoli e dalle ginocchia sporgenti. “Mi ha slacciato le brache… e poi ha detto… e io le ho detto…” Emise un gemito. Non avrebbe potuto fare una figura peggiore, né rendersi più grottescamente ridicolo. “Invece no… è tutta colpa di quella malefica troia! Quanto deve esserle piaciuto farmi passare da cretino. E poi quel modo in cui si ostinava a toccarmi il cazzo…”
Prese la coppa e andò a sistemarsi sul sedile presso la finestra. Continuò a bere e a rimuginare, osservando l’oceano e il sole che calava su Pyke. “Non posso restare qui. E la causa di tutto questo è lei: Asha! Che gli Estranei se la portino alla dannazione!” Sotto di lui, da grigie le acque del mare divennero nere. Musica lontana aveva cominciato a scivolare sulle onde e sulle pietre. Era tempo che lui si cambiasse per andare al banchetto.
Scelse semplici stivali e abiti ancora più semplici, colori sul grigio e sul nero, in sintonia con il suo umore. Nessun ornamento, non possedeva nulla che avesse comprato con il ferro. “Avrei dovuto portare via qualcosa a quel bruto che uccisi per salvare Bran Stark, ma non aveva niente che valesse la pena di prendere. Eccola, la mia fortuna maledetta: uccidere i morti di fame.”
La lunga sala era piena di fumo. Erano almeno in quattrocento ad affollarla quando Theon vi fece ingresso, tutti lord e comandanti di suo padre. Dagmer Mascella spaccata non era ancora tornato da Vecchia Wyk con gli Stonehouse e i Drumm, ma tutti gli altri c’erano: gli Harlaw da Harlaw, i Blacktyde da Blacktyde, gli Sparrs, i Merlyn e i Goodbrother da Grande Wyk, i Saltcliffe e i Sunderly da Saltcliffe, i Botley e i Wynch dall’altra parte di Pyke. Le serve continuavano a versare birra a fiumi. E c’era musica: archi, fiati, tamburi. Tre uomini corpulenti erano impegnati nella danza delle dita, passandosi asce dall’impugnatura corta. Il trucco era afferrare l’ascia o schivarla senza mancare un passo. Veniva chiamata la danza delle dita perché finiva quasi sempre con uno dei danzatori che si ritrovava con un dito mozzato, o magari con due o anche con cinque dita mozzate…
Né i danzatori né gli ospiti fecero troppo caso al principe Theon Greyjoy che andava a prendere posto sul palco dei nobili. Lord Balon occupava il Trono di Pietra di mare, scolpito nella forma di una grande piovra da un unico, immenso blocco di pietra nera. Secondo la leggenda, erano stati i Primi Uomini a trovarlo sulle coste di Vecchia Wyk quando erano arrivati alle isole di Ferro. Alla sinistra del trono, sedevano gli zii di Theon. E alla destra, al posto d’onore, c’era Asha, perfettamente a proprio agio.
«Sei in ritardo, Theon» osservò lord Balon.
«Ti chiedo di scusarmi, padre.» Theon si sistemò nella sedia vuota accanto ad Asha. Si protese a sibilarle all’orecchio: «Sei nel posto che è mio».
«Tuo, fratellino caro?» Si volse verso di lui, guardandolo con occhi innocenti. «Credo che tu stia commettendo un errore. Il tuo posto è a Grande Inverno.» Il sorriso di Asha era tagliente. «E dove sono tutti i tuoi bei vestiti? Si dice che ti piaccia sentire sulla pelle sete e velluti.» Asha indossava un abito di soffice lana verde, dalla foggia semplice, che disegnava le forme del suo corpo snello.
«La tua cotta di maglia dev’essersi arrugginita, sorellina» ribatté lui. «Un vero peccato. Mi piacerebbe vederti tutta in ferro.»
«Non perdere le speranze, fratellino.» Asha gli rise in faccia. «Specialmente se t’illudi che la tua Strega del mare riesca a competere con la mia Vento nero.»
Una delle serve arrivò davanti a loro, reggendo una caraffa di vino.
«Che cosa gusterai questa sera, Theon?» gli sussurrò Asha «birra, vino… o il mio latte di madre?»
Lui arrossì: «Vino» disse alla serva.
Asha si ritrasse, picchiando il boccale sul tavolo e chiedendo altra birra.
Theon tagliò in due una forma di pane, poi svuotò un tagliere e fece cenno a uno dei cuochi di riempirglielo con stufato di pesce. L’odore della crema spessa quasi gli fece rivoltare lo stomaco, ma si costrinse comunque a mandarne giù qualche cucchiaiata. Aveva già bevuto vino a sufficienza non per uno ma per due banchetti. “Dovessi star male, almeno vomiterò addosso a lei.”
«Nostro padre è informato che sei sposata al suo mastro navale?» le domandò.
«Non più di quanto ne sia informato Sigrin.» Asha si strinse nelle spalle. «Esgred è il nome della prima nave che lui ha costruito. In onore di sua madre. Ma troverei difficile dire chi delle due lui abbia amato di più.»
«Ogni singola cosa che mi hai detto è una menzogna…»
«No, non ogni singola cosa.» Asha sogghignò di nuovo. «Ricordi quando ti ho detto che mi piaceva stare sopra?»
Questo lo fece infuriare ancora di più: «Tutte quelle fregnacce sull’essere una donna sposata, e in attesa di un figlio…».
«Oh, lì una parte di verità c’era.» Asha balzò in piedi. «Rolfe! Qui!» urlò a uno dei danzatori delle dita, alzando una mano.
Lui la vide, roteò su se stesso e, in un lampo, l’ascia che impugnava volò via vorticosamente dalla sua presa, la lama che mandava lampi rossastri al bagliore delle torce che illuminavano la sala. Theon ebbe appena il tempo di emettere un gemito soffocato. Asha afferrò l’arma al volo e la schiantò sul tavolo. Il tagliere di Theon venne spaccato esattamente in due, mentre zampilli di crema gocciolante schizzarono ad affrescargli il mantello.
«Quest’ascia è il lord mio marito…» Asha frugò sotto il vestito, e dall’incavo fra i seni sfoderò un affilato stiletto. «E questo è il mio dolce figlioletto.»
Theon Greyjoy non riuscì a immaginare che espressione dovesse avere in quel momento, ma d’un tratto si rese conto che tutti quanti, nell’intera sala grande di Pyke, erano scoppiati in una fragorosa risata. “Di me… stanno ridendo di me!” Perfino suo padre stava sorridendo, dannati tutti gli dei, e suo zio Victarion sghignazzava allegramente. La miglior risposta che fu in grado di dare fu un ghigno distorto. “Vedremo chi riderà per ultimo, puttana!”
Asha estrasse l’ascia dal tavolo e la gettò di nuovo ai danzatori in un assordante concerto di fischi e applausi.
«Faresti meglio a seguire i miei consigli per quanto riguarda la scelta del tuo equipaggio.» Un’altra serva passò a offrire loro un vassoio. Asha infilzò un pesce salato e cominciò a mangiarlo direttamente dalla punta dello stiletto. «Se ti fossi preso il disturbo d’imparare qualcosa, qualsiasi cosa, su Sigrin, non sarei mai riuscita a trarti in inganno. Ma tu no. Dieci anni passati a giocare al lupo, poi torni qui e ti credi di essere il principe delle isole… mentre non sai niente e non conosci nessuno. Per quale ragione gli uomini dovrebbero combattere, e morire, per te?»