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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Theon non ebbe altra scelta se non unire il proprio mugugno alle loro voci. E con questo, il Concilio fu dichiarato concluso.

Fuori, la pioggia martellava con violenza. Sotto i suoi piedi, il ponte sospeso oscillava pericolosamente a ogni raffica di vento. Theon Greyjoy si fermò nel centro del passaggio, lo sguardo sulle rocce sotto di sé. Il rumore delle onde era un ruggito feroce, e sulle labbra, sentiva il sapore acre della salsedine. Un’ennesima raffica di vento gli fece perdere l’equilibrio, costringendolo a cadere in ginocchio.

«Quindi non reggi nemmeno il vino, caro fratello.» Asha lo aiutò ad alzarsi.

Theon fu costretto ad appoggiarsi alla Bua spalla, facendosi guidare lungo le assi viscide di pioggia. «Mi piacevi di più quando eri Esgred» le disse in tono accusatorio.

«Siamo pari» rise lei. «Anche tu mi piacevi di più quando avevi nove anni.»

TYRION

Le delicate note dell’arpa, mescolate all’armonia del flauto, filtravano dalla porta lasciata socchiusa. La voce del cantante era soffocata dalle mura spesse; Tyrion, però, conosceva le rime: “Ho amato una fanciulla bella come l’estate, con la luce del sole nei capelli…”.

C’era ser Meryn Trant a montare la guardia alla porta delle stanze della regina, quella notte. Mugugnò: «Mio lord» in un tono che a Tyrion suonò decisamente ostile ma, in ogni caso, lo lasciò entrare. Nel momento preciso in cui lui fece ingresso nella camera da letto della sorella, la canzone s’interruppe di colpo.

Cersei era adagiata su una pila di cuscini. Era a piedi nudi, i capelli biondi acconciati in modo eccellente, i fugaci riflessi delle candele sulla sua vestaglia di seta verde ricamata in oro.

«Dolce sorella» esordì Tyrion «hai un aspetto splendido, questa sera.» Si voltò verso il cugino. «Lo stesso vale per te, cugino. Non avevo idea che tu avessi una voce tanto soave.»

Un complimento che ser Lancel Lannister parve trovare offensivo: chissà, forse pensava che lui stesse deridendolo. Tyrion ebbe l’impressione che il ragazzo fosse cresciuto parecchio di statura, di almeno tre pollici, da quando era stato fatto cavaliere. Lancel aveva folti capelli color sabbia, gli occhi verdi dei Lannister e appena un accenno di serici baffetti sul labbro superiore. A sedici anni, era intriso di tutta la sicumera della giovinezza, non mitigata dal benché minimo senso dell’umorismo, dal più piccolo dubbio. Era anche impregnato dell’arroganza tipica di tutti coloro che nascono belli, biondi e forti. Il suo salto di rango non aveva fatto altro che peggiorare le cose.

«È stata forse sua maestà a mandarti a chiamare?» fece il ragazzo.

«Non che io ricordi» ammise Tyrion. «Non sai quanto mi addolori disturbare le tue melodie, Lancel, ma si dà il caso che abbia un affare importante da discutere con mia sorella.»

Cersei lo occhieggiò con sospetto. «Se è di quei profeti da trivio che vuoi parlarmi, Tyrion, risparmiami pure i tuoi rimproveri. Non permetterò che continuino a diffondere le loro parole di tradimento nelle strade della mia capitale. Predichino pure quanto vogliono nelle segrete della Fortezza Rossa.»

«E si considerino anche fortunati ad avere una regina tanto clemente» aggiunse Lancel. «Fosse dipeso da me, gli avrei fatto strappare la lingua.»

«Uno di loro ha addirittura osato dire che gli dei ci stanno punendo perché Jaime ha assassinato l’unico vero re» intervenne Cersei. «Non intendo accettarlo, Tyrion. Ti ho dato ampia libertà di occuparti di quella feccia, ma tu e il tuo ser Jacelyn non avete fatto nulla. Così ho dato ordine a Vylarr di procedere.»

«E lui lo ha fatto di certo.» In realtà, a Tyrion non era piaciuto affatto che, senza minimamente consultarlo, le cappe porpora avessero trascinato in cella una mezza dozzina di quei profeti esaltati. In ogni caso, quei ciarlatani non rappresentavano certo una battaglia che valesse la pena di combattere. «Senza dubbio le nostre strade saranno molto più tranquille, adesso» riprese il Folletto. «Ma non è questa la ragione per cui mi trovo qui. Porto notizie delle quali ritengo tu debba essere informata, dolce sorella. Ma credo che sia meglio parlarne in privato.»

«Molto bene, dunque.» L’arpista e il flautista fecero un inchino e si dileguarono. Cersei diede un casto bacio sulla guancia del caro cuginetto. «Ora lasciaci, Lancel. Quando è da solo, mio fratello è del tutto inoffensivo. E se avesse portato con sé i suoi cani delle montagne, ne sentiremmo l’odore.»

Il giovane cavaliere scoccò al cugino uno sguardo d’odio e uscì, sbattendo la porta con rabbia.

«Sappi, Cersei, che ho dato ordine a Shagga di farsi il bagno almeno due volte al mese» precisò Tyrion dopo che Lancel se ne fu andato.

«Mi sembra che oggi tu sia particolarmente soddisfatto di te stesso, o sbaglio? Per quale motivo?»

«Perché no?» Ogni giorno, ogni notte, la strada dell’Acciaio echeggiava dei colpi dei martelli dei mastri armaioli, e la grande catena diventava sempre più lunga. Tyrion spiccò un salto e si sistemò sul grande letto a baldacchino. «È qui che ha tirato le cuoia Robert? Mi domando perché tu lo abbia tenuto, questo letto.»

«Mi regala dolci sogni. Ora sputa fuori quello che hai da dire e poi levati dai piedi, Folletto.»

«Lord Stannis è salpato dalla Roccia del Drago.» Tyrion sorrise.

«E tu te ne stai lì a ghignare come una zucca del giorno del raccolto?» Cersei balzò in piedi. «La Guardia cittadina… l’ha chiamata a raccolta, Bywater? Dobbiamo mandare all’istante un corvo messaggero a Harrenhal!» Tyrion continuò a ridacchiare. Lei lo afferrò per le spalle, scuotendolo. «Basta! Sei impazzito o ubriaco? Smettila!»

Ma Tyrion non riusciva a contenere le risate, e fu in grado di pronunciare solo poche parole: «Non posso… smettere… Per gli dei… Fa troppo ridere… Stannis…».

«Stannis che cosa?»

«Non è salpato contro di noi» riuscì a tirare fuori Tyrion. «È andato a cingere d’assedio Capo Tempesta. E così Renly adesso sta marciando ad affrontarlo.»

Le unghie di Cersei gli affondavano dolorosamente nel braccio. Per un lungo momento, lei lo guardò con aria stupefatta, quasi che le avesse parlato in chissà quale lingua sconosciuta.

«Vuoi dire che… Stannis e Renly stanno scornandosi l’uno contro l’altro?» Lui annuì, e a quel punto anche Cersei si mise a ridacchiare. «Oh, per gli dei… sto davvero cominciando a credere che, dei tre, fosse Robert quello furbo.»

Tyrion gettò indietro la testa ed esplose in una risata fragorosa, cui si unì la sorella. Cersei lo tirò giù dal letto, lo prese per le braccia e lo fece roteare per la stanza, arrivò addirittura ad abbracciarlo. Per un momento, fu di nuovo la ragazzina spensierata di Castel Granito. Quando finalmente Cersei lo lasciò andare, Tyrion era senza fiato e aveva le vertigini. Barcollò fino alla sponda del letto e si appoggiò a essa per tenersi in piedi.

«Pensi che arriveranno veramente alla battaglia in campo aperto? E se invece dovessero raggiungere un qualche accordo?»

«Non credo proprio.» Tyrion scosse il capo. «Sono troppo diversi. E al tempo stesso troppo simili. Inoltre, nessuno dei due è mai riuscito a digerire l’altro.»

«E Stannis è sempre stato convinto che Capo Tempesta gli sia stata portata via ingiustamente» commentò Cersei, pensierosa. «L’antica sede della Casa Baratheon, sua di diritto… tu non hai idea di quante volte si è presentato da Robert a cantare sempre quella stessa solfa, in quel suo tono sempre greve. E quando Robert la fortezza la diede a Renly, la mascella di Stannis si è contratta talmente da farmi temere che si stesse per schiantare tutti i denti.»

«L’ha presa come un’offesa.»

«Voleva essere un’offesa» precisò Cersei.

«Non dovremmo alzare le coppe?» suggerì Tyrion. «All’amore fraterno?»

«Ma sì» approvò Cersei. «Per gli dei… ma certo!»

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