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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

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Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Puoi mandare tua sorella in sposa a qualcuno, questo sì» osservò Esgred «ma non puoi fare lo stesso con i tuoi zii.»

«I miei zii…»

La pretesa di Theon al trono delle isole di Ferro veniva prima di quelle dei tre fratelli di suo padre; Esgred aveva comunque toccato un punto dolente. Nell’arcipelago, non era affatto insolito che uno zio forte e ambizioso liquidasse un nipote debole per impossessarsi dei suoi diritti di successione. Dove con “liquidare” s’intendeva “assassinare”. “Ma io non sono debole” si ripeté Theon “e, quando mio padre morirà, intendo essere anche molto più forte.”

«I miei zii non rappresentano alcuna minaccia nei miei confronti» dichiarò poi. «Aeron è ubriaco marcio di acqua di mare e di santità. Vive solo per il suo dio…»

«Il “suo” dio? Non è anche il “tuo” dio?»

«Anche il mio, certo. Che ciò che è morto non muoia mai.» Theon fece un debole sorriso. «Se dico tutte le frasette di rito, Capelli umidi non mi procurerà fastidi. E mio zio Victarion…»

«Il lord comandante della flotta del Ferro, temibile guerriero. Ho sentito molte ballate su di lui nelle birrerie.»

«Durante la ribellione del lord mio padre, fece rotta su Lannisport insieme all’altro mio zio, Euron, e incendiò l’intera flotta dei Lannister ancora all’ancora» ricordò Theon. «Il piano però era di Euron. Victarion è un po’ come uno di quei grossi manzi grigi, forte e instancabile e testardo, ma che non arriverà mai a vincere niente. Non dubito che servirà me con la medesima lealtà con la quale ha servito il lord mio padre. Tanto non ha l’astuzia né l’ambizione per complottare un tradimento.»

«Per contro, Euron Occhio di corvo di astuzia ne ha da vendere. Ho sentito dire cose terribili di lui…»

«Sono quasi due anni che Euron non si fa vedere alle isole di Ferro.» Theon si agitò sulla sella. «Potrebbe anche essere morto.»

Che sarebbe stata la cosa migliore. Euron Greyjoy, fratello maggiore di lord Balon, non aveva mai abbandonato la Vecchia legge, nemmeno per un solo giorno. Il suo vascello, Silenzio, con le sue vele nere e lo scafo rosso scuro, si era guadagnato una sinistra nomea in ogni porto conosciuto, da Ibben fino ad Asshai delle Ombre.

«Potrebbe essere morto, certo» concordò Esgred «e se è ancora vivo, ha passato così tanto tempo in mare, che qui sarebbe una specie di estraneo. Mai gli uomini di ferro permetterebbero a un estraneo di sedere sul Trono di Pietra di mare.»

«Suppongo di no.»

Ma nel dirlo, Theon si rese conto che la parola estraneo poteva benissimo attagliarsi anche a lui; un pensiero, questo, che gli fece aggrottare la fronte. “Dieci anni sono tanti, ma adesso sono tornato, e mio padre è ben lungi dall’essere morto. Avrò tutto il tempo per dimostrare chi sono.”

Meditò di riprovare a tastare il seno di Esgred, ma sapeva che lei gli avrebbe allontanato di nuovo la mano. Inoltre, tutto quel parlare dei suoi zii aveva smorzato il suo ardore. Avrebbe avuto modo più tardi, nella quiete del castello, di riprendere i giochi carnali.

«Parlerò con Helya, una volta che saremo giunti a Pyke» riprese. «E farò in modo che al banchetto di questa sera tu abbia un posto d’onore. Io dovrò sedere sul palco dei nobili, alla destra di mio padre, ma nel momento in cui lui lascerà la sala, verrò da te. Si trattiene di rado a lungo, e di questi tempi, non ha più lo stomaco per il bere.»

«Cosa triste per un grande uomo diventare vecchio.»

«Lord Balon è solo il padre di un grande uomo.»

«Modesto, il signorino.»

«Soltanto uno stolto fa il modesto con un mondo così pieno di gente pronta a umiliarlo.» Theon le depose un leggero bacio sull’incavo del collo, ma Esgred gli allontanò il volto con la mano e gli domandò: «Che cosa indosserò a questa grande festa?».

«Chiederò a Helya di procurarti l’abito adatto. Uno di quelli della lady mia madre andrà bene. Lei è a Harlaw, da dove non credo farà ritorno.»

«I freddi venti hanno intaccato la sua salute, si dice. Perché non vai a farle visita? Harlaw è solamente a un giorno di navigazione, e sono certa che lady Greyjoy non chiede di meglio che di vedere suo figlio.»

«Vorrei potere andare da lei, ma ho troppo da fare qui. Adesso che sono di nuovo a casa, mio padre ha bisogno del mio appoggio. Una volta che sarà tornata la pace, forse…»

«Una tua visita potrebbe farla tornare per lei, la pace.»

«Adesso fai la lagna proprio come una donna» commentò Theon.

«Lo confesso, sono una donna… e in attesa di un bambino.»

«Me lo hai già detto.» Quel risvolto continuava a eccitarlo. «Ma il tuo corpo non mostra alcun segno. Che prove ci sono? Prima che io ti creda, dovrei vedere i tuoi seni che si riempiono e assaggiare il tuo latte di madre.»

«E che ne direbbe mio marito, uomo che ha giurato di servire fedelmente tuo padre?»

«Gli darò talmente tante navi da costruire, che nemmeno si accorgerà che lo hai lasciato.»

«È un signorino crudele, quello che mi ha catturata» rise Esgred. «Se ti prometto che un giorno potrai guardarmi allattare il mio bimbo, mi parlerai della tua guerra, Theon della Casa Greyjoy? Avanti a noi ci sono ancora molte miglia da percorrere, e molte montagne da superare. Mi piacerebbe ascoltare la storia di questo re del Lupo che hai servito, e dei leoni dorati che ora lui combatte.»

Più che ansioso di compiacerla, Theon l’accontentò. Il resto della lunga cavalcata trascorse in fretta, mentre lui riempiva la sua graziosa testolina con le vicende di Grande Inverno e della guerra. I commenti di Esgred erano sempre arguti, e a lui piaceva sempre più. “È facile starle vicino, siano lodati gli dei!” pensò. “È come se la conoscessi da sempre. E se questa donna pratica il letto con la stessa perizia con cui usa il cervello, potrei addirittura tenerla con me…” Scosse il capo pensando a Sigrin, il mastro navale, un individuo dal fisico tozzo e dalla mente ancora più rozza, capelli color paglia che recedevano da una fronte piena di foruncoli. “Che spreco. Che tragico spreco.”

Quasi non si rese conto del tempo che era passato: le grandi mura esterne di Pyke adesso incombevano davanti a loro.

Le porte del castello erano aperte. Theon diede un colpo di speroni e condusse Sorriso a superare l’arcata a un rapido trotto. I cani si misero ad abbaiare furiosamente mentre lui aiutava Esgred a scendere di sella. Gli animali arrivarono correndo e le saltarono addosso festosamente, uggiolando e leccandola da tutte le parti.

«Via!» Theon cercò di allungare una pedata a una grossa femmina marrone. «Levatevi dai piedi!» intimò loro ma, niente da fare, i cani non ne volevano sapere. Esgred, da parte sua, continuava a ridere e a giocare con loro.

Uno stalliere arrivò di corsa.

«Prendi il cavallo» gli ordinò Theon. «E porta via questi dannati cani.»

Ma quello zoticone nemmeno gli prestò attenzione. La sua faccia si aprì in un gran sorriso più o meno sdentato, mentre diceva: «Lady Asha… Sei tornata».

«La notte scorsa» rispose lei. «Sono venuta da Grande Wyk insieme a lord Goodbrother e ho trascorso la notte alla locanda.» Diede un bacetto sul naso a uno dei cani e rivolse a Theon un sogghigno. «Il mio caro fratellino, qui, è stato cortese abbastanza da permettermi di venire con lui a cavallo da Porto dei Lord.»

Tutto quello che Theon Greyjoy riuscì a fare fu restare impalato a fissarla a bocca aperta. “Asha. No… non è possibile! Mia sorella!” E di colpo si rese conto che c’erano due Asha nella sua testa. La prima era la ragazzina che lui aveva conosciuto. La seconda era la Asha adulta, che lui aveva vagamente immaginato simile alla loro madre. Ma né l’una né l’altra avevano alcuna somiglianza con questa… questa… questa…

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