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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Io ti ho fatto avvertire, come tu ben sai.» Alliser Thorne, Guardiano della notte, maestro d’armi del Castello Nero, aveva un carattere suscettibile e irritabile. Era un tipo segaligno, sulla cinquantina, i capelli neri striati di grigio. Un duro dai lineamenti decisi, gli occhi severi e la mano pesante. «Sono stato deriso, umiliato e lasciato ad aspettare come un volgare sguattero.»

«Davvero? Bronn, questo non è stato un comportamento gentile. Ser Alliser e io siamo vecchi amici, abbiamo camminato sulla Barriera fianco a fianco.»

«Caro ser Alliser» mormorò Varys. «Ti preghiamo, non giudicarci con troppo astio. In tanti cercano la buona parola del nostro Joffrey in questi tempi tormentati e turbolenti.»

«Sono molto più turbolenti di quanto tu possa immaginare, eunuco.»

«Noi lo chiamiamo lord eunuco, in sua presenza» precisò Ditocorto.

«In che modo possiamo esserti d’aiuto, valoroso confratello in nero?» chiese Pycelle in tono conciliante.

«Il lord comandante dei Guardiani della notte mi ha inviato da sua maestà il re» rispose Thorne. «La ragione è troppo grave per essere lasciata ai suoi leccapiedi.»

«In questo momento, il re è molto impegnato a giocare con la sua nuova balestra» dichiarò Tyrion. Per togliersi dai piedi Joffrey era bastato procurargli una balestra poco maneggevole, costruita a Myr, in grado di lanciare tre dardi alla volta. Il prode giovane sovrano non era riuscito a resistere all’irrefrenabile impulso di provarla all’istante. «Per cui, ser Alliser, o parli con i suoi leccapiedi o resterai in silenzio.»

«Come desideri.» L’ostilità grondava da ogni singola parola di ser Alliser Thorne. «Sono stato inviato qui per dirti che abbiamo ritrovato due dei nostri ranger, dispersi da molto tempo. Erano morti, eppure, dopo che abbiamo riportato i loro cadaveri al Castello Nero, questi sono risorti. Uno ha ucciso ser Jaremy Rykker, mentre il secondo ha tentato di assassinare il lord comandante.»

Da qualche parte, Tyrion udì qualcuno che sghignazzava. “Ma che intenzioni ha, vuole forse prendermi in giro con questa follia?” Si dimenò, a disagio, sullo scomodo scranno di ferro, scoccando occhiate a Varys, a Ditocorto, a Pycelle, chiedendosi se uno di loro fosse complice di una simile farsa. Un nano aveva solamente un tenue, incerto controllo sulla propria dignità; nel momento in cui la corte e il reame avessero cominciato a ridere di lui, sarebbe stata la sua fine. Eppure… eppure…

C’era stata quella notte, molto tempo prima, quella notte gelida sotto gelide stelle, in cui lui era rimasto a fianco del ragazzo bastardo, Jon Snow, e del suo lupo albino. Erano sulla sommità della Barriera, all’ultimo confine del mondo. Scrutando nelle tenebre senza fine che si stendevano al di là, lui aveva sentito… che cosa? Qualcosa, certo, un terrore che gli era penetrato nelle ossa come il glaciale vento del Nord. Un lupo aveva ululato nella notte, e quel suono gli aveva fatto scivolare un rigagnolo gelido giù per la schiena.

“Non essere sciocco” si disse Tyrion. “Un lupo che ulula, il vento, una foresta oscura… Nulla di tutto ciò ha un significato. Eppure…” Nella sua visita al Castello Nero, ricordava di avere provato simpatia per il vecchio Jeor Mormont

«Confido che il Vecchio orso sia scampato all’attacco.»

«È scampato.»

«E che quindi tu e i tuoi confratelli abbiate ucciso questi, be’… non-morti.»

«Li abbiamo uccisi.»

«E sei certo che questa volta siano morti per davvero?» domandò Tyrion. Sotto il trono, udì Bronn che sghignazzava. E a quel punto, seppe come doveva procedere. «Ma proprio morti morti?»

«Erano morti anche la prima volta» scattò ser Alliser. «Pallidi e freddi, mani nere e piedi neri. Ho portato con me la mano di Jared, uno di loro, staccata dal lupo bianco del bastardo.»

«E dove si troverebbe questo affascinante oggetto?» chiese Ditocorto sbuffando.

«Ecco…» Di colpo, fu ser Alliser a sentirsi a disagio. «La mano si è putrefatta del tutto mentre ero in attesa di udienza, senza ottenere udienza. Non sono in grado di mostrare altro se non le ossa.»

Questa volta, le risate serpeggiarono da un capo all’altro della sala del trono.

«Lord Baelish.» Tyrion apostrofò Ditocorto. «Compriamo al bravo ser Alliser almeno cento vanghe da riportare con lui alla Barriera.»

«Vanghe?» Ser Alliser socchiuse gli occhi con sospetto.

«Vi serviranno a seppellirli, i vostri morti, in modo che non riprendano ad andarsene a spasso» gli disse Tyrion. La corte rise a scena aperta. «Le vanghe risolveranno i vostri problemi, insieme alle braccia forti per maneggiarle. Ser Jacelyn, provvedi che questo valido confratello prelevi gli uomini che vuole dalle nostre prigioni.»

«Come desideri, mio lord» rispose ser Jacelyn Bywater. «Le prigioni però sono quasi vuote. Confratello Yoren ha già preso tutti gli uomini disponibili.»

«E allora arrestatene altri» ribatte Tyrion. «O mettete in giro la voce che sulla Barriera c’è abbondanza di pane e di rape. Vedrete che gli uomini salteranno fuori da soli.»

La città era cronicamente inondata di bocche da sfamare e i Guardiani della notte era cronicamente carenti di guerrieri. Al segnale di Tyrion, l’araldo annunciò la fine dell’udienza del Primo Cavaliere e la sala cominciò a svuotarsi.

Ser Alliser Thorne però non aveva intenzione di farsi liquidare tanto facilmente. Rimase ad aspettare Tyrion alla base del Trono di Spade.

«Credi che abbia navigato fin qui dal Forte orientale della Barriera soltanto per farmi prendere in giro da te?» Thorne, inferocito, gli sbarrò la strada. «Non è uno scherzo, ti dico. Li ho visti con i miei occhi. Quei morti… camminano!»

«Per cui farete bene a ucciderli meglio.» Tyrion lo superò. Thorne cercò di afferrarlo per la manica, ma ser Preston lo respinse: «Non ti avvicinare oltre, ser».

Thorne non era temerario al punto da schierarsi contro un cavaliere della Guardia reale. «Folletto!» gli gridò dietro. «Sei uno sciocco!»

«Davvero?» Tyrion si voltò verso di lui. «Sono davvero io, lo sciocco? E allora come mai è di te che tutti quanti stavano ridendo?» Fece un debole sorriso. «Tu sei venuto qui a cercare altri uomini, o sbaglio?»

«I venti gelidi si stanno levando. La Barriera deve essere difesa.»

«Nel caso tu non te ne fossi accorto, Thorne, nel caso le tue orecchie riescano a sentire qualcosa di diverso dagli insulti, io te li ho concessi questi uomini. Per cui prendili, ringraziami e scompari… Prima che cambi idea e ti faccia cacciare con un forcone. Porgi i miei più calorosi saluti a lord Mormont… e anche a Jon Snow.»

Bronn afferrò ser Alliser per un braccio e lo condusse a forza fuori dalla sala.

Il gran maestro Pycelle si era già eclissato, ma Varys e Ditocorto avevano osservato lo scontro dall’inizio alla fine.

«L’ammirazione che nutro per te cresce ogni giorno che passa, mio lord» confessò l’eunuco. «Dai un dolcetto al ragazzino Stark concedendogli le ossa di suo padre e ti sbarazzi di tutti i protettori di tua sorella in un unico, rapido colpo di mano. Dai al confratello in nero gli uomini che cerca, elimini un po’ di feccia dalla città e fai apparire il tutto come uno scherzo, in modo che nessuno possa dire che il nano ha paura di elfi e di spiriti maligni. Abile, lord Tyrion, molto abile.»

Ditocorto si accarezzò il pizzetto: «Intendi veramente mandare via tutte le tue guardie, Lannister?».

«No, intendo veramente mandare via tutte le guardie di mia sorella.»

«La regina non lo permetterà mai.»

«Oh, io invece credo proprio di sì. Io sono suo fratello, e una volta che mi conoscerai meglio, saprai anche che traduco sempre le parole in azioni.»

«Anche le menzogne?»

«Soprattutto le menzogne. Percepisco però, lord Petyr, che la mia linea di condotta ti rende infelice.»

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