Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
1 ... 115 116 117 118 119 120 121 122 123 ... 281
Перейти на страницу:

Una delle ragazze aveva condiviso il letto di un soldato per tre notti di fila. La Montagna la prese il quarto giorno, e il soldato non disse una parola.

Un vecchio sorridente aveva pulito i loro vestiti, parlando di suo figlio, il quale prestava servizio nelle cappe dorate ad Approdo del Re. «Un uomo del re» diceva in continuazione il vecchio. «Un bravo uomo del re, proprio come me, tutto per Joffrey.» Lo diceva talmente spesso che a un certo punto, quando le guardie non ascoltavano, gli altri prigionieri si misero a chiamarlo Tutto-per-Joffrey. Tutto-per-Joffrey venne preso il quinto giorno.

Una giovane madre con la faccia scavata dal vaiolo si offrì di dire loro tutto quanto, a patto che promettessero di non fare del male alla figlia. La Montagna ascoltò quello che lei aveva da dire e la mattina dopo prese sua figlia: voleva essere certo che la madre non si fosse dimenticata qualcosa.

Chi veniva preso era poi interrogato davanti agli altri prigionieri, in modo che tutti potessero vedere che fine facevano ribelli e traditori. A porre le domande era un uomo che gli altri chiamavano Messer Sottile. La sua faccia era così ordinaria, i suoi abiti così anonimi che Arya aveva creduto fosse anche lui uno degli abitanti del villaggio. Ma cambiò idea quando lo vide all’opera. «Messer Sottile li fa urlare talmente forte da farli pisciare sotto» aveva raccontato loro Chiswyck, il vecchio soldato gobbo. Chiswyck era l’uomo che Arya aveva cercato di mordere la notte in cui era stata catturata, quello che aveva detto: “Ne abbiamo uno che combatte”, e che poi le aveva spaccato la faccia con un pugno coperto dalla maglia di ferro. Certe volte anche Chiswyck aiutava Messer Sottile nelle torture, oppure erano altri a farlo. Ser Gregor Clegane rimaneva immobile a guardare e ad ascoltare. Fino a quando la vittima moriva.

Le domande erano sempre le stesse. Dov’era nascosto l’oro del villaggio? C’era argento, c’erano gemme? C’era altro cibo? Dov’era lord Beric Dondarrion? Chi nel villaggio l’aveva aiutato? Quando era andato via? Che direzione aveva preso? Quanti uomini cavalcavano con lui? Quanti cavalieri, quanti fanti, quanti arcieri? Com’erano armati? Quanti cavalli avevano? In quanti erano feriti? Quali altri nemici avevano visto? Quanti? Quando? Quali vessilli innalzavano? Dov’erano diretti? Dov’era nascosto l’oro? Argento, gemme? Dov’era lord Beric Dondarrion? Quanti uomini aveva? Al terzo giorno, anche Arya avrebbe potuto farle, le domande.

Gli uomini di Clegane trovarono un po’ d’oro, un po’ d’argento, un grosso sacco di monetine di rame e una vecchia coppa ammaccata, ornata di opali. Per averla, mancò poco che due dei soldati venissero alle mani. Scoprirono che lord Beric Dondarrion aveva con sé dieci disperati che stavano morendo di fame, o che invece aveva cento cavalieri; che era andato a nord, a ovest o forse a sud; che aveva attraversato il lago in barca; che era forte come un uro o indebolito dalle febbri. Nessuno riusciva a sopravvivere all’interrogatorio di Messer Sottile. Nessun uomo, nessuna donna, nessun bambino. Il più forte non ce l’aveva fatta neppure ad arrivare al tramonto. I loro cadaveri venivano appesi alle catene, oltre i fuochi. Cibo per i lupi.

Quando alla fine iniziarono a marciare, Arya aveva capito di non essere affatto una danzatrice dell’acqua. Syrio Forel non avrebbe mai permesso loro di sconfiggerlo, né di prendere la sua spada, né sarebbe stato a guardare quando avevano assassinato Lommy Maniverdi. Syrio Forel non si sarebbe mai rassegnato a rimanere inerte in quel magazzino, né si sarebbe sottomesso a marciare insieme agli altri prigionieri. C’era il meta-lupo sull’emblema degli Stark, ma in quel momento Arya Stark si sentiva più un agnello, circondata da un branco di pecore. Odiava gli abitanti del villaggio per la loro inerzia da pecore. Li odiava quasi quanto odiava se stessa.

I Lannister le avevano portato via tutto: padre, amici, casa, speranza, coraggio. Uno di loro le aveva preso Ago, un altro aveva spezzato in due contro il ginocchio la sua spada di legno. Le avevano persino portato via il suo stupido segreto. Il magazzino era grande abbastanza da permetterle di appartarsi in un angolo e fare la sua acqua mentre nessuno guardava. Durante la marcia, però, era tutt’altra cosa. Aveva cercato di resistere quanto più a lungo aveva potuto, ma alla fine era stata costretta a sedersi sui talloni vicino a un cespuglio e a tirarsi giù le brache davanti a tutti. L’alternativa era pisciarsi addosso. Frittella l’aveva guardata a bocca aperta, gli occhi sbarrati. Ma a nessun altro era importato niente. Ragazza-pecora, ragazzo-pecora: per ser Gregor e i suoi uomini non faceva alcuna differenza.

Gli aguzzini non permettevano loro di parlare. Un labbro spaccato insegnò ad Arya a tenere la lingua a posto. Altri invece non impararono mai. Un bambino di tre anni non voleva smettere di chiamare suo padre, così gli sfondarono la faccia e il cranio con una mazza chiodata. La madre del bambino si mise a urlare, così Raff Dolcecuore ammazzò anche lei.

Arya li guardò morire e non fece niente. A che cosa sarebbe servito essere coraggiosi? Una delle donne scelte per essere interrogate aveva cercato di essere coraggiosa ma era morta come tutti gli altri, urlando. Non c’era gente coraggiosa in quella colonna in marcia, c’era soltanto gente spaventata e gente affamata. La maggior parte erano donne e bambini. Quei pochi uomini rimasti con loro erano vecchi o molto giovani; gli altri erano stati appesi a marcire sulle forche. Gendry era stato l’unico degli uomini a venire risparmiato, e solo perché aveva ammesso di essere stato lui stesso a forgiare l’elmo con le corna. In tempo di guerra, i fabbri, perfino gli apprendisti fabbri, erano troppo preziosi per essere uccisi.

La Montagna che cavalca aveva annunciato che li stavano portando a Harrenhal, a servire lord Tywin Lannister. «Siete traditori e ribelli, quindi ringraziate i vostri dei che lord Tywin vi sta dando questa possibilità. È ben di più di quanto otterreste dai disertori. Obbedire, servire e continuare a vivere.»

«Non è giusto, non è giusto.» Arya udì una vecchia avvizzita che lo diceva a un’altra, dopo che si erano accampati per la notte. «Noi non abbiamo mica tradito. Gli altri sono venuti e hanno fatto lo stesso di questi qua.»

«Lord Beric però non ci ha fatto del male» sussurrò la sua amica. «E quel prete rosso che era con lui, ha pagato per quanto ha preso.»

«Pagato? S’è portato via due dei miei polli e in cambio mi ha dato un pezzo di carta con su un segno. Cosa faccio, adesso, mi mangio un vecchio pezzo di carta? Mi darà delle uova, quel vecchio pezzo di carta?» La vecchia si guardò attorno, in modo da essere sicura che non ci fossero guardie a portata di voce, poi sputò a terra tre volte. «Questo per i Tully, questo per i Lannister, questo per gli Stark.»

«È un peccato e una vergogna» sibilò un vecchio. «Quando il vecchio re era ancora vivo, non lo permetteva questo.»

«Re Robert?» Arya forse non l’aveva ancora imparata, la sua lezione di stare zitta.

«Re Aerys, gli dei lo abbiano in gloria» l’uomo rispose, a voce troppo alta, e una guardia arrivò per farli tacere. Il vecchio perse i suoi due ultimi denti. E non ci furono più discorsi, quella notte.

Ser Gregor non stava portando a Harrenhal soltanto i prigionieri. Aveva razziato anche una dozzina di maiali, una gabbia di galline, una macilenta mucca da latte e nove carri di pesce salato. La Montagna e i suoi uomini erano a cavallo, i prigionieri, invece, andavano tutti a piedi. Quelli troppo deboli per reggere il passo venivano abbattuti sul bordo della strada. Anche quelli stupidi al punto da cercare di fuggire venivano uccisi. Ogni notte, le guardie portavano le donne tra i cespugli e le stupravano. La maggior parte si sottomettevano a quel turpe destino. Una ragazza, più attraente delle altre donne, veniva stuprata ogni notte da quattro, cinque uomini diversi, fino a quando colpì uno di loro con un sasso. Ser Gregor costrinse tutti quanti a guardare mentre le tagliava la testa con un solo colpo della sua spada lunga impugnata a due mani. «Lasciate le carcasse ai lupi» concluse. Poi diede la spada al suo scudiero perché ripulisse la lama dal sangue.

1 ... 115 116 117 118 119 120 121 122 123 ... 281
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)