Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Mio lord, il mio affetto per te mai ha trovato eguali come in questo momento… Anche se non esulto nel fare la figura dello sciocco. Se Myrcella sposa Trystane Martell, dubito che potrà sposare anche Robert Arryn, o sbaglio?»
«Non senza causare un grande scandalo» ammise Tyrion. «Sono dispiaciuto per il nostro piccolo malinteso, lord Petyr, ma non avevo modo di sapere che il principe di Dorne avrebbe accettato la mia offerta.»
«Non apprezzo che mi si mentisca, mio lord» Ditocorto continuava a essere contrariato. «Lasciami quindi fuori dal tuo prossimo inganno.»
“Solo se tu avrai la medesima cortesia nei miei confronti.” Lo sguardo di Tyrion si spostò sulla daga nel fodero al fianco di Ditocorto. «Se ti ho arrecato offesa, ne sono profondamente dispiaciuto. Tutti sanno quanto affetto io provo per te, mio lord. E quanto tutti noi abbiamo bisogno di te.»
«Cerca di non scordarlo, allora.» E con questo, Petyr Baelish se ne andò.
«Varys, vieni con me» disse Tyrion.
Lasciarono la sala uscendo dalla Porta del re, situata dietro il Trono di Spade, le soffici pantofole dell’eunuco che parevano sussurrare sulle pietre del pavimento.
«Lord Baelish ha detto la verità, tu questo lo sai, non è vero, lord Tyrion? La regina non ti permetterà mai di allontanare le sue guardie.»
«Me lo permetterà, invece. Te ne occuperai tu.»
Un sorriso lampeggiò sulle labbra carnose di Varys: «Davvero?».
«Ma certamente, è chiaro: le dirai che fa tutto parte del mio piano per liberare Jaime.»
Varys si accarezzò la guancia incipriata: «Piano che senza alcun dubbio coinvolge i quattro uomini che Bronn ha così diligentemente cercato in tutti i bassifondi di Approdo del Re… il ladro, l’avvelenatore, il guitto e l’assassino».
«Metti loro addosso un mantello color porpora e un elmo a cresta di leone, e saranno del tutto indistinguibili dagli altri soldati. Ho perso parecchio tempo e parecchie energie per escogitare un modo di farli entrare di nascosto a Delta delle Acque prima d’intuire che il modo migliore era nasconderli sotto gli occhi di tutti. Entreranno dal portale principale del castello, sotto i vessilli dei Lannister e scortando le ossa di lord Eddard Stark.» Tyrion fece un sorriso ironico. «Quattro uomini soltanto verrebbero attentamente sorvegliati. Quattro uomini in mezzo ad altri cento non si notano più. Per questo devo inviare sia le guardie vere sia quelle false… e tanto tu dirai a mia sorella.»
«E nel nome della salvezza del suo amato fratello prigioniero, ella acconsentirà, a dispetto dei suoi dubbi.» Avevano raggiunto un colonnato deserto. «Al tempo stesso, la perdita di tutte le sue cappe porpora la metterà a disagio.»
«Io voglio che lei sia a disagio» ribatté Tyrion.
Ser Cleos Frey lasciò Approdo del Re quello stesso pomeriggio. A scortarlo, c’era il comandante Vylarr alla testa delle cento guardie Lannister.
Gli uomini che Robb Stark aveva inviato li attesero presso la Porta del re per compiere insieme la loro lunga cavalcata verso Occidente.
Tyrion trovò Timett figlio di Timett nei baraccamenti, intento a giocare a dadi con il resto degli Uomini Bruciati.
«Vieni nel mio solarium a mezzanotte» gli ordinò.
Per tutta risposta, Timett gli lanciò un duro sguardo con il suo unico occhio e fece un brusco cenno di assenso. La loquacità non era una delle maggiori virtù del barbaro delle montagne.
Quella notte, il Folletto offrì ai Corvi di Pietra e ai Fratelli della Luna un banchetto nella sala piccola. Ma per una volta tanto, si tenne lontano dal vino: era di vitale importanza che rimanesse sveglio e allerta.
«Shagga, lo sai in che luna siamo?»
«Nera, penso.» Il cipiglio di Shagga figlio di Dolf faceva paura.
«Nell’ovest, la chiamiamo la luna dei traditori. Cerca di non ubriacarti troppo, questa notte. E provvedi che la tua ascia sia ben affilata.»
«L’ascia di un Corvo di Pietra è sempre affilata, e l’ascia di Shagga figlio di Dolf è la più affilata di tutte. Una volta ho tagliato la testa a un uomo. Non se n’è accorto fino a quando non ha cercato di pettinarsi i capelli… perché è allora che la testa gli è caduta.»
«Quindi è per questo che i capelli non te li pettini mai?» I Corvi di Pietra risero fragorosamente e pestarono i piedi, e Shagga rideva più forte di tutti.
Mezzanotte: la Fortezza Rossa era buia e silenziosa. Le poche cappe dorate che sorvegliavano le mura li videro uscire dalla Torre del Primo Cavaliere ma si guardarono bene dall’interferire. Tyrion Lannister era il Primo Cavaliere, e dove andava erano affari suoi.
Sotto l’impatto dello stivale di Shagga, l’esile porta di legno si spaccò in due, proiettando verso l’interno una pioggia di frammenti. Tyrion udì una donna gemere di terrore. Shagga macellò la porta con tre colpi d’ascia e finì di rimuovere i resti a pedate. Timett figlio di Timett fece irruzione per secondo, infine, fu Tyrion ad avanzare a sua volta attraverso lo squarcio, calpestando i frammenti di legno con fare circospetto. Il fuoco si era ormai estinto, lasciando nel camino nient’altro che ceneri pulsanti. Nella stanza da letto, le ombre erano fitte. Timett scostò bruscamente le pesanti tende che avvolgevano il letto a baldacchino. La servetta nuda li fissò con occhi sbarrati.
«Vi prego, miei lord» implorò. «Non fatemi del male.»
Cercò di allontanarsi da Shagga, arrossendo e tremando di paura, cercando inutilmente di coprire le proprie grazie, poiché non aveva abbastanza mani per farlo.
«Vattene» le disse Tyrion. «Non è te che vogliamo.»
«Shagga vuole questa donna.»
«Shagga vuole ogni puttana in questa città di puttane» si lamentò Timett figlio di Tìmett.
«Sì» confermò Shagga, imperterrito. «Shagga le dà un forte figlio.»
«Se volesse un forte figlio, lo saprebbe da sola a chi rivolgersi» tagliò corto Tyrion. «Timett, portala fuori… con gentilezza, se è possibile.»
L’Uomo Bruciato tirò fuori la ragazza dal letto. Un po’ spingendola un po’ trascinandola, la costrinse ad attraversare la stanza. La servetta cercò di tenersi in equilibrio sul pavimento disseminato di rottami. Un’ultima spinta di Timett la proiettò oltre la porta sfondata. Sopra di loro, gracchiavano i corvi.
«Dimmi, saggio gran maestro…» Tyrion diede uno strattone alle coperte, scoprendo il gran maestro Pycelle, nudo anch’egli come un verme, ma molto meno gradevole alla vista della ragazza. «La Cittadella approva che tu ti sbatta le tue servette?»
«Ma… ma che significa tutto ciò?» Per una volta tanto, le palpebre eternamente pesanti del cosiddetto sapiente erano spalancate. «Sono un vecchio, e sono un tuo leale servitore.»
«Talmente leale, infatti, che a Doran Martell hai mandato solamente una delle mie lettere.» Tyrion si issò a sua volta sul letto. «L’altra l’hai consegnata a mia sorella.»
«No, no» piagnucolò Pycelle. «È falsità, non sono stato io, lo giuro. È stato Varys! Varys, lui! Ti avevo avvertito che il Ragno…»
«Anche gli altri maestri sono dei bugiardi così ridicoli? Ho detto a Varys che avrei dato mio nipote Tommen al principe Doran perché lui lo allevasse. Ho detto a Ditocorto che avevo intenzione di far sposare la principessa Myrcella al piccolo Robert Arryn al Nido dell’Aquila. Ma non ho detto proprio a nessuno che pianificavo il matrimonio tra Myrcella e il ragazzo di Dorne. Quella verità era contenuta solamente nella lettera che affidai a te.»
«Sai, a volte gli uccelli si perdono, i messaggi vengono rubati o venduti…» Pycelle si strinse al petto un angolo della coperta. «È stato Varys. Potrei dirti cose terribili su quel maledetto eunuco che ti gelerebbero il sangue nelle vene…»
«La mia signora il mio sangue lo preferisce caldo.»
«Non farti trarre in inganno, mio lord. Per un segreto che l’eunuco ti sussurra all’orecchio, ce ne sono altri sette che tiene per sé. E poi Ditocorto, oh, lui sì che…»