Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«So tutto quello che c’è da sapere sul caro lord Petyr Baelish. È uno sporco mentitore, quasi pari a te. Shagga, tagliagli la sua virilità e dalla in pasto alle capre.»
Shagga sollevò la sua enorme ascia con la doppia lama: «Non ci sono capre qua, Mezzo-uomo».
«Allora gettala ai suoi corvi.»
Shagga si slanciò con un ruggito. Pycelle cacciò un urlo stridulo e pisciò sulle coperte dal terrore. Cercò di ritrarsi per sfuggire a quella furia, orina che zampillava in tutte le direzioni. Il barbaro delle montagne della Luna riuscì ad agguantarlo per la punta della lunga barba bianca e, con una singola passata dell’ascia, ne mozzò di netto tre quarti della sua lunghezza.
«Che te ne pare, Timett?» Tyrion usò il lenzuolo per ripulirsi gli stivali dagli schizzi di piscio. «Pensi che il nostro amico sarà più prodigo di dettagli senza quei quattro pelucchi dietro cui cerca di nascondersi?»
«Presto lui dirà il vero.» La cavità orbitale svuotata e ustionata di Timett era un pozzo di tenebra assoluta. «Sento il puzzo della sua paura.»
Shagga gettò la manciata di peli sul letto e serrò la poca barba restante in una morsa.
«Meglio che tu stia ben fermo, maestro venerabile» sogghignò Tyrion. «Quando Shagga si arrabbia, gli tremano le mani.»
«Le mani di Shagga non tremano mai» protestò il gigante, indignato. Poi premette il filo dell’ascia contro la gola di Pycelle e gli affettò un altro bel ciuffo di barba.
«D’accordo, riproviamo» disse Tyrion. «Da quanto tempo sei la spia di mia sorella?»
«Tutto… Tutto quello che ho fatto…» Il respiro di Pycelle era rapido, affannoso. «L’ho fatto per la Casa Lannister.» Un velo di sudore scintillava sul suo cranio calvo, ciuffi di capelli avvizziti si ostinavano ad aggrapparsi alla sua pelle solcata dalle rughe. «Da sempre… per anni… il lord tuo padre, chiedi a lui, sono sempre stato il suo leale servitore. Fui io a dire ad Aerys di aprire le porte della città…»
E questa, per Tyrion Lannister, fu veramente una sorpresa. Lui non era altro che un ragazzino deforme a Castel Granito, all’epoca in cui la città era caduta.
«Per cui anche il saccheggio di Approdo del Re è stato opera tua?»
«È stato per il reame! Alla morte di Rhaegar, la guerra era finita. Aerys era pazzo, Viserys era troppo giovane, il principe Aegon un infante da latte. Ma il reame aveva comunque bisogno di un re… Pregai perché potesse essere il tuo buon padre. Ma Robert si rivelò troppo forte, e lord Stark si mosse troppo in fretta…»
«Quanti ne hai traditi, Pycelle? Mi piacerebbe davvero saperlo, questo. Aerys Targaryen, Eddard Stark, me… anche re Robert? Anche lord Arryn e il principe Rhaegar? Dov’è cominciata, Pycelle?» Tyrion sapeva comunque come sarebbe finita.
Il filo dell’ascia grattò il pomo nella gola del gran maestro, quindi scivolò sulla pelle flaccida sotto il suo mento, grattando via gli ultimi peli rimasti.
«Tu… tu non eri qui, Tyrion…» Il vecchio emise un gorgoglio. La lama stava scalando su per le sue guance. «Tu non hai visto… Robert… le sue terribili ferite… Se le avessi viste, se avessi percepito l’odore che emanavano, non avresti dubbi…»
«So benissimo che è stato quel cinghiale a fare il vostro lavoro sporco. Ma se anche il lavoro fosse rimasto a metà, ci avresti pensato tu a finirlo.»
«Lui… lui era un re infame, ecco! Vanesio, ubriacone, lascivo… Stava per… per ripudiare la tua dolce sorella. Stava per prendersi un’altra regina… No, ti prego… Renly stava complottando per portare a corte quella fanciulla di Alto Giardino… voleva che suo fratello se ne invaghisse… Gli dei sanno la verità!»
«Certo, certo. E lord Arryn? Lui invece cos’è che stava complottando?»
«Lui… sapeva!» esclamò Pycelle. «Sapeva di… del…»
«Lo so che cosa sapeva» lo interruppe con voce sferzante Tyrion, che non era propriamente ansioso di condividere quell’imbarazzante verità con Shagga e Timett.
«Lord Arryn voleva rimandare sua moglie al Nido dell’Aquila… e voleva che suo figlio venisse allevato alla Roccia del Drago. Voleva agire…»
«E così tu lo hai avvelenato prima che lo facesse.»
«No…» Pycelle cercò di divincolarsi, ma Shagga gli afferrò il cranio con un grugnito. La mano del barbaro era talmente gigantesca, che avrebbe potuto schiantare l’intera testa del vecchio come se fosse stata un uovo marcio.
«No?» Tyrion fece un’espressione poco convinta. «Ho visto le lacrime di Lys tra le tue pozioni. Hai allontanato il maestro personale di lord Arryn e ti sei occupato di lui in prima persona. In modo da essere certo che morisse.»
«È falso!»
«Fagli un bel contropelo, Shagga. Alla gola. Sì, alla gola.»
L’ascia riprese a muoversi, la lama che grattava contro la pelle del vecchio. Bava ribollì sulle sue labbra. «Io… Io ho cercato di salvare Jon Arryn. Lo giuro…»
«Attento, Shagga. L’hai tagliato.»
«Dolf è padre di guerrieri» ruggì di nuovo il colosso «non di barbieri.»
Caldo sangue ruscello lungo il collo, lungo il torace del vecchio. E a quel punto, anche le sue ultime difese andarono in pezzi. Il gran maestro Pycelle parve contrarsi, apparendo molto più piccolo, molto più fragile di quando Tyrion e i suoi due barbari avevano fatto irruzione.
«Sì» mugolò. «Sì, è stato ucciso. Maestro Colemon lo stava purgando, forse sarebbe anche riuscito a salvarlo. Per questo io l’ho mandato via. La regina voleva lord Arryn morto. Non lo disse apertamente, non poteva dirlo. Non con Varys che ascoltava tutto, sempre, tutto quanto. Ma quando io la guardai… capii. Non fui io però a somministrargli il veleno, lo giuro.» Il vecchio si mise a piangere. «Quel ragazzo, Hugh, il suo giovane scudiero, deve essere stato lui. Chiedi a tua sorella, chiedilo a lei.»
«Legate questo vecchio fetente e portatelo via» ordinò Tyrion, pieno di disgusto. «Sbattetelo dentro una delle celle oscure.»
«Lannister…» Pycelle continuò a mugolare mentre Shagga e Timett lo trascinavano via attraverso la porta sventrata. «Ho fatto tutto per i Lannister…»
Una volta che se ne furono andati, Tyrion se la prese molto calma a perquisire le stanze del vecchio, prelevando alcuni flaconi per sé. Sopra di lui, i corvi messaggeri continuavano a gracchiare, ma adesso le loro grida erano molto più calme, quasi suadenti. Avrebbe dovuto trovare qualcuno che si occupasse di loro finché la Cittadella non avesse inviato un nuovo maestro a sostituire Pycelle.
“Speravo di potermi fidare di lui.” Varys e Ditocorto non erano di certo più leali… erano semplicemente più subdoli, quindi molto più pericolosi. Forse il metodo giusto era quello del lord suo padre: convocare ser Ilyn Payne ed esporre tre teste fresche a ornare la cima delle mura della Fortezza Rossa e chiudere così i conti. “E quale dolce visione sarebbe quella!” pensò.
ARYA
“La paura uccide più della spada” continuava a ripetere Arya dentro di sé, ma ciò non bastava a dissiparla, perché adesso la paura faceva parte di ogni singolo istante del suo tempo, come il pane raffermo, come le vesciche ai piedi dopo aver marciato tutto il giorno lungo la strada piena di crepe e di pietre.
Aveva creduto di sapere che cosa significasse avere paura, ma fu in quel magazzino sulle rive dell’Occhio degli Dei che imparò lezioni ben più terribili sulla paura. Otto giorni, otto interi giorni era rimasta là dentro prima che la Montagna che cavalca desse l’ordine di mettersi in marcia. E ogni giorno aveva visto qualcuno morire.
La Montagna si presentava nel magazzino subito dopo aver rotto il digiuno e prendeva uno dei prigionieri per interrogarlo. Gli abitanti del villaggio non lo guardavano, cercando di evitare i suoi occhi. Forse speravano che in questo modo lui non li notasse. Ma lui li notava lo stesso, e prendeva chi gli pareva. Non c’era nessun posto in cui nascondersi, nessun trucco cui ricorrere, nessun modo per mettersi al sicuro.