Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«La forza non basta» riprese Esgred. «Per ottenere la velocità massima, i remi di una nave lunga devono muoversi come un unico remo. Se sei saggio, sceglierai uomini che hanno già remato assieme.»
«Ottimo consiglio. Forse potresti aiutarmi tu a sceglierli.» “Facciamole pure credere che sono interessato alla sua esperienza, alle donne questo piace sempre.”
«Perché no? A patto che tu mi tratti con gentilezza.»
«Ne dubiti, forse?»
Avvicinandosi alla Myraham, che ondeggiava vuota all’ormeggio, Theon allungò il passo. Il capitano aveva cercato di salpare oltre una settimana prima, ma lord Balon gliel’aveva impedito. A nessuna delle navi mercantili che avevano fatto scalo a Porto dei Lord era stato consentito di ripartire: il signore delle isole di Ferro non aveva nessuna intenzione di rischiare che la notizia dell’ammassarsi del suo esercito filtrasse prima che lui fosse pronto ad attaccare.
«Milord…» Una voce quasi implorante risuonò dal castello di prora del mercantile. La figlia del capitano era protesa sul parapetto della murata e guardava verso di lui. Il padre le aveva proibito di sbarcare ma, tutte le volte che Theon era sceso a Porto dei Lord, l’aveva vista vagare, sola e triste, sulla tolda della nave.
«Milord, un momento» invocò di nuovo la ragazza. «Se ti compiace…»
«Lo ha fatto?» gli domandò Esgred mentre Theon si affrettava oltre il vascello. «Ha compiaciuto milord?»
«Per un po’.» Non c’era ragione che lui facesse il riservato con Esgred. «Adesso vuole essere la mia moglie del sale.»
«Oh, oh. Un po’ di cura del sale le farà bene, nessun dubbio. Troppo soffice e blanda, direi. O sbaglio?»
«Non sbagli.» “Soffice e blanda… proprio così. Ma lei come fa a saperlo?”
Aveva detto a Wex di aspettarlo alla locanda. La sala comune era talmente affollata che Theon fu costretto a superare la porta aprendosi un varco a spallate. Non c’era un solo posto a sedere disponibile, da nessuna parte. Quanto al suo scudiero, di lui nemmeno l’ombra.
«Wex! Ehi, Wex!…» Theon fu costretto a gridare per farsi udire al di sopra del frastuono delle voci e del cozzare dei boccali. “Se è andato a inforcare una di queste baldracche con la sifilide, gli stacco la pelle dalla schiena.” Fu a quel punto che lo individuò, intento a giocare a dadi presso il camino… e a vincere, a giudicare dalla pila di monete che aveva davanti.
«È ora di muoversi» gli annunciò Theon.
Il ragazzo non sembrò prestargli attenzione. Lui lo prese per un orecchio e lo strappò alla partita. Senza dire una parola, Wex afferrò una manciata di monete e lo seguì. Era una delle cose di quel ragazzo che a Theon piacevano di più: che stesse zitto. La maggior parte degli scudieri avevano la lingua fin troppo pronta, ma Wex era muto dalla nascita… il che però non gl’impediva di essere svelto come qualsiasi altro ragazzo di dodici anni. Era figlio di basso lignaggio di uno dei fratellastri di lord Botley. Prenderlo come scudiero era stato parte del prezzo che Theon aveva dovuto pagare per il cavallo.
Wex sbarrò gli occhi nell’attimo stesso in cui vide Esgred. “Sembra che non abbia mai visto una donna in vita sua” pensò Theon, poi annunciò: «Esgred torna a Pyke con me. Sella i cavalli. E fa’ in fretta».
Il ragazzo l’aveva seguito fin lì a dorso di un macilento ronzino delle stalle di lord Balon. La cavalcatura di Theon però era tutt’altro genere di animale.
«E questo destriero infernale dov’è che l’hai trovato?» Esgred rise nel vederlo, ma dal modo in cui pronunciò quelle parole, Theon capì che la ragazza era impressionata.
«Lord Botley lo ha comprato a Lannisport l’anno scorso, ma si è rivelato un cavallo troppo difficile per lui. Così non gli è affatto dispiaciuto venderlo.»
Le isole di Ferro erano troppo desolate e rocciose per allevare buoni cavalli. La maggior parte degl’isolani erano cavalieri senza infamia e senza lode, e si trovavano molto più a loro agio sul ponte di una nave lunga che non su una sella. Era una terra, quella, dove perfino i lord se ne andavano in giro su ronzini o su scalcinati pony di razza Harlaw, e dove i carri trainati da buoi erano ben più numerosi di quelli tirati da cavalli. I popolani, troppo poveri per possedere l’un tipo di animale o l’altro, si arrabattavano a muovere a forza di muscoli l’aratro nel suolo arido e pietroso.
Theon però aveva trascorso dieci anni a Grande Inverno, e non aveva nessuna intenzione di andare in guerra senza un buon cavallo fra le gambe. L’errore di valutazione di lord Botley era stato la sua fortuna: uno stallone dal carattere nero quanto il suo pelo, più grande di un corsiero ma non grosso quanto la maggior parte dei destrieri. Visto che Theon non era grosso quanto la maggior parte dei cavalieri, quell’animale per lui era pressoché perfetto. Una bestia con il fuoco negli occhi, che quando aveva incontrato il suo nuovo padrone aveva cercato di portargli via mezza faccia con un morso.
«Ha un nome?» domandò Esgred.
«Sorriso.» Theon allungò un braccio e l’aiutò a issarsi in sella,
sistemandola davanti a sé, in modo da poterla circondare con le braccia. «Un tempo, qualcuno mi disse che io sorrido sempre nelle occasioni sbagliate.»
«Ed è vero?»
«Solo per quelli che non sorridono mai in nessuna occasione.» Stava pensando a suo padre e a suo zio Aeron.
«Adesso stai sorridendo, mio lord principe?»
«Oh, sì.»
Theon le passò le braccia attorno alla vita in modo da afferrare le redini. Esgred era quasi alla sua stessa altezza; i suoi capelli avevano bisogno di una lavata, e c’era una piccola cicatrice rosata sul suo collo affusolato, ma a Theon piacque l’odore che lei emanava: odore di sale e di sudore e di donna.
La cavalcata di ritorno a Pyke prometteva di essere molto più interessante di quella all’andata.
Avevano lasciato Porto dei Lord da un pezzo, quando Theon le fece scivolare una mano su un seno.
«Meglio tenere le mani su entrambe le redini.» Esgred gli afferrò il polso e l’allontanò. «Se no questa tua belva nera ci sbalza a terra e ci ammazza a suon di calci.»
«Gli ho già fatto passare quel tipo di voglie.»
Per un po’, Theon si comportò bene. Cominciò con il parlare del tempo, che aveva continuato a essere grigio e coperto, con frequenti piogge, fin dal giorno del suo arrivo. Quindi passò a narrarle della battaglia del bosco dei Sussurri. Quando arrivò al racconto di come per poco non aveva abbattuto niente meno che lo Sterminatore di re in persona, fece scivolare nuovamente la mano dov’era prima. Esgred aveva seni piccoli, ma Theon apprezzò la loro sodezza.
«Ti consiglio di non farlo, mio lord principe.»
«E io voglio farlo, invece.» Theon diede un’altra strizzata.
«Il tuo scudiero ti sta guardando.»
«Che guardi pure. Non dirà mai una parola, puoi giurarci.»
Una a una, Esgred gli aprì le dita serrate attorno al proprio seno. E questa volta, le tenne solidamente imprigionate tra le sue. Aveva mani forti, molto forti.
«Mi piace una donna che sa stringere forte.»
«Non lo avrei mai detto» grugnì lei «vedendo quella sgualdrina al porto.»
«Non giudicarmi male a causa sua. Era l’unica donna sulla nave.»
«Parlami di tuo padre. Mi farà sentire la benvenuta nel suo castello?»
«E per quale ragione dovrebbe farlo? Ha fatto sentire a stento me, il benvenuto nel suo castello, io che sono sangue del suo sangue, erede di Pyke e delle isole di Ferro.»
«Sei davvero tutto questo?» domandò Esgred a bassa voce. «Si dice che tu abbia zii, fratelli… e una sorella.»
«I miei fratelli sono morti da molto tempo. Quanto a mia sorella… ebbene, si dice che la gonna preferita di Asha sia una cotta di maglia lunga fino al polpaccio, con sotto mutande di cuoio. Ma mettere abiti da uomo non farà di lei un uomo. Una volta che avrò vinto la guerra, le combinerò un buon matrimonio per forgiare un’alleanza come si deve. Ammesso e non concesso che riesca a trovare un uomo che se la prenda. Se ricordo bene, ha un naso grosso quanto il becco di un avvoltoio, la faccia piena di foruncoli e davanti è più piallata di un ragazzino.»