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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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“Altre guerre, è vero. E io devo sempre tenerlo a mente.” «Jarmen Buckwell mi ha detto che presto potrei aver bisogno della mia spada.»

«Ha detto così, eh?» Mormont non fu affatto contento di udirlo. «Ieri notte, Craster ha parlato molto, confermando a tal punto le mie paure da non farmi chiudere occhio. Mance Rayder sta radunando la sua gente sulle Zanne del Gelo: è per questo che i villaggi sono vuoti. È la stessa cosa che ser Denys Mallister ha udito dai bruti catturati dai suoi uomini nella Gola. Craster però ha precisato “dove” si stanno raggruppando. E questo fa tutta la differenza.»

«Ma cosa sta mettendo assieme, una città… o un esercito?»

«Prima di questa domanda ce n’è un’altra. Quanti sono i bruti? E quanti di loro sono in età per combattere? Nessuno lo sa con certezza. Le Zanne del Gelo sono un luogo freddo, inospitale, una desolazione di roccia e di ghiaccio, non in grado di garantire la sopravvivenza a molte persone. Vedo un’unica ragione per questa adunata: Mance Rayder vuole colpire a Sud, vuole attaccare i Sette Regni.»

«I bruti hanno già invaso il reame in passato.» Jon ricordava bene le storie della vecchia Nan e di maestro Luwin, a Grande Inverno. «Raymun Barbarossa li guidò a Sud nel tempo del nonno di mio nonno. E prima di lui, lo fece anche un altro re, Bael il Bardo.»

«Sì, e prima ancora calarono il lord Cornuto e i due re fratelli Gendel e Gorne. E nei giorni antichi, venne anche Joramun, il quale soffiò nel Corno dell’Inverno, risvegliando i giganti. Eppure, tutti loro finirono sconfitti contro la Barriera, o dall’esercito di Grande Inverno, quando riuscirono a superarla. Ma adesso…» Il Vecchio orso scosse il capo. «I Guardiani della notte sono soltanto l’ombra di ciò che erano un tempo. E chi altri rimane a opporsi ai bruti oltre a noi? Il lord di Grande Inverno è morto. Il suo erede ha marciato con il suo esercito al Sud, per combattere i Lannister. Per i bruti, un’occasione come questa potrebbe non ripresentarsi mai più. Io conosco Mance Rayder, Jon. Ha infranto il giuramento, è vero… ma ha occhi per vedere, e nessun uomo ha mai osato chiamarlo codardo.»

«Che cosa faremo, mio lord?»

«Lo troveremo» rispose Mormont. «Lo combatteremo e lo fermeremo.»

“Trecento uomini… contro tutto il furore delle terre selvagge.” La dita ustionate di Jon Snow si aprirono, poi tornarono a chiudersi.

THEON

Era una bellezza, senza ombra di dubbio. “Ma la tua prima è sempre una bellezza” si disse Theon Greyjoy.

«Ma guarda che bel sorrisetto compiaciuto» disse una voce di donna dietro di lui. «Deduco che al signorino piace parecchio, giusto?»

Theon si girò per esaminarla da capo a piedi. E di nuovo, ciò che vide gli piacque. Era una donna delle isole di Ferro, lo capì dal primo istante: corpo asciutto, gambe lunghe, capelli neri tagliati corti, mani forti e sicure, pugnale alla cintola. Il naso stonava un po’, troppo grande e troppo affilato per il viso di lei, il suo sorriso però ristabiliva l’equilibrio. Theon valutò che avesse appena qualche anno più di lui, ma in ogni caso non poteva averne più di venticinque. Si muoveva come se fosse abituata ad avere la tolda di una nave sotto i piedi.

«Sì, è una magnifica vista» disse Theon. «Mai magnifica quanto te.»

«Oh, oh» sogghignò lei. «Meglio che stia attenta. Il signorino ha la lingua di miele.»

«Assaggia e vedrai.»

«Quindi è così che stanno le cose?» Lei lo guardò con aria di sfida. Sulle isole di Ferro c’erano donne — poche, ma c’erano — che si imbarcavano sulle navi lunghe insieme ai loro uomini. Si diceva che il sale e il mare le facessero cambiare, dando loro gli stessi appetiti dei maschi. «Sei stato in mare per così tanto tempo, signorino? O forse non ci sono donne nel luogo da cui provieni?»

«Ce ne sono, ma nessuna come te.»

«E tu che cosa ne sai di come sono io?»

«I miei occhi vedono il tuo viso. Le mie orecchie odono la tua risata. E per merito tuo, mi è venuto il cazzo duro come un albero maestro.»

La donna gli si avvicinò e premette una mano contro le sue brache. «Bene bene, almeno non sei un bugiardo.» Diede una strizzata attraverso il tessuto. «Fa proprio tanto male?»

«Un tormento.»

«Povero signorino…» Lasciò la presa e arretrò. «Il fatto è che sono una donna sposata, e in attesa di un bimbo.»

«Gli dei sono generosi» rispose Theon. «Nessun pericolo che ti dia un bastardo, quindi.»

«Se anche fosse, il mio uomo non verrebbe a ringraziarti.»

«Lui no, ma tu forse sì.»

«Tu dici? Ho avuto altri lord, e sono fatti esattamente come tutti gli altri uomini.»

«E un principe? L’hai mai avuto un principe?» insistette Theon. «Quando sarai vecchia e rugosa e le tette ti si saranno afflosciate fino all’ombelico, potrai dire ai figli dei tuoi figli che hai amato un re, un tempo.»

«Oh, oh, quindi adesso è di amore che stiamo parlando? E io che pensavo fosse solo di cazzi e di fiche.»

«Amore? È questo che vuoi?» Theon decise che gli piaceva, questa donna. Il suo acido senso dell’umorismo era come una boccata d’aria fresca nell’umida tetraggine di Pyke. «Porrei chiamare la mia nave lunga col tuo nome, o magari farti serenate con l’arpa e tenerti nella stanza della torre del mio castello, facendoti indossare solo gioielli, come le principesse nelle ballate.»

«In realtà, tu dovresti in ogni caso chiamare la tua nave lunga con il mio nome» replicò lei, semplicemente ignorando tutto il resto. «Sono stata io a costruirla.»

«No, è stato Sigrin a costruirla, il mastro navale del lord mio padre.»

«E io sono Esgred, figlia di Ambrode e moglie di Sigrin.»

Theon non aveva mai saputo che Ambrode avesse una figlia, né Sigrin una moglie. D’altro canto, aveva incontrato il giovane mastro soltanto una volta. Quanto al vecchio, lo ricordava a stento. «Sei sprecata con Sigrin.»

«Oh, oh. Tu pensa invece che è Sigrin a dire che questa splendida nave lunga è sprecata per te.»

Theon s’irritò: «Lo sai con chi stai parlando?».

«Con il principe Theon della Casa Greyjoy. Chi altro? Dimmi la verità, mio signore: quanto realmente ami questa tua nuova fanciulla? Sigrin vorrebbe saperlo.»

La nave lunga era talmente nuova da essere ancora avvolta dall’odore della pece e della resina. Suo zio Aeron l’avrebbe benedetta l’indomani; Theon, però, non aveva voluto aspettare, ed era sceso a cavallo da Pyke per darle un’occhiata prima del varo. Il vascello non era grande quanto la Grande piovra di lord Balon, né come la Vittoria di ferro di suo zio Victarion, eppure, perfino nell’invaso di legno sulla spiaggia, appariva snello ed elegante. Cento piedi di scafo nero, un singolo albero maestro, cinquanta remi lunghi, tolda in grado di ospitare cento uomini… e sulla prua, il grande ariete di ferro a forma di punta di freccia.

«Sigrin in effetti mi ha reso un ottimo servizio» ammise Theon. «È davvero veloce quanto sembra?»

«Anche più veloce… per un capitano che sappia come portarla.»

«Sono parecchi anni che non porto una nave.» “E in verità, non ne ho mai comandata una.” «Ma sono ancora un Greyjoy, e sono sempre un uomo di ferro. C’è il mare nel mio sangue.»

«Ma se navighi come parli» lo imbeccò lei. «Il tuo sangue sarà nel mare.»

«Non intendo trattare male una simile delicata fanciulla.»

«Delicata fanciulla?» La donna rise. «È una strega del mare, questa.»

«E tu le hai appena trovato un nome: Strega del mare.»

Quest’idea la divertì: a Theon non sfuggì il lampo nei suoi occhi neri.

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