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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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Tre sono eliminati, pensò Marjorie. Quattro Hippae, due dei quali lievemente feriti, inseguivano Rigo, Sylvan e Rowena, mentre altri tre attendevano lei e Tony. Il piccolo Tony, pensò. Così pallido, come sempre quando cavalca, e spaventato, ma senza avvedersene. Poi gli urlò all’orecchio: — Anthony! Seguimi! — Nell’attivare il laser, passò davanti a due Hippae, notando che il terzo, un mostro dalle chiazze purpuree, restava indietro, seminascosto fra gli alberi, come per prepararsi ad una imboscata. — Attento a quello! — gridò, indicando il mostro maculato.

Tony urlò una risposta incomprensibile.

Quando Don Chisciotte corse loro dinanzi, i due Hippae partirono alla carica, curvando i colli per protendere le corna.

Passata la lancia a sinistra come avevano fatto gli altri, Marjorie colpì, suscitando strilli e muggiti, poi fuggì a mezza costa. Con un’occhiata indietro, vide che Tony agitava la lancia e teneva a bada il terzo Hippae, ma da così vicino che se avesse volteggiato la giumenta per fuggire non avrebbe avuto scampo. Notando che gli altri due mostri erano feriti lievemente al collo, volteggiò Don Chisciotte in impennata: — Avanti! — gridò allo stallone, caricando il mostro che fronteggiava Tony, oltre il quale il suolo era pianeggiante. Il cuore le batteva così forte da assordarla, coprendo persino lo zoccolio: — Lo salteremo, ragazzo mio — disse a Don Chisciotte. — Lo salteremo. — E non ebbe il tempo di dire altro.

Lo stallone spiccò un balzo possente oltre l’Hippae, mentre Marjorie conficcava la cuspide laser; atterrò su un’isoletta, dove ebbe appena lo spazio necessario per fermarsi; volteggiò; e con un altro salto, oltre lo stagno, tornò sul solido versante del colle.

Intanto che i due mostri feriti gli si avvicinavano furtivamente, Tony fissava imbambolato l’Hippae dalle chiazze purpuree che giaceva sbavando, con la spina dorsale spezzata.

E quattro!

— Anthony! — gridò Marjorie, passando. — Avanti, Stella Azzurra!

Il ragazzo non udì, ma la giumenta seguì da presso Don Chisciotte, che saliva la china più rapidamente dell’Hippae ferito. Guadagnato un po’ di vantaggio, Marjorie deviò a meridione, poi, mentre Stella Azzurra le si affiancava, arrischiò un’occhiata a Tony, che era pallido e inespressivo quasi come Shevlok. Allora accostò maggiormente Don Chisciotte alla giumenta, sin quasi a sfiorarla, quindi si sporse a schiaffeggiare ripetutamente il figlio, col guanto.

Trasalendo, con gli occhi pieni di lacrime, Tony ritornò in sé: — Non riuscivo a pensare! Mi aveva invaso la mente e m’impediva di pensare!

— Non permetterlo! Urla! Strilla! Offendi! Ma non permetterlo!

Circa mezzo miglio più avanti, sul versante, Octavo e le due giumente correvano affiancati, inseguiti da quattro Hippae.

— Adesso! — gridò Marjorie, indicando innanzi, a destra. — Andiamo ad intercettarli! — E si allungò sul collo dello stallone.

Intanto, Rigo, Sylvan e Rowena giravano intorno alla collina, salendola gradualmente: per giungere al cancello avrebbero dovuto galoppare due o tre ore. Salendo un poco e deviando ad occidente, Marjorie e Tony li avrebbero incontrati poco oltre il punto più meridionale dell’arco del loro tragitto.

Come gemelli siamesi, Don Chisciotte e Stella Azzurra galopparono fianco a fianco, inseguiti dai due Hippae feriti che continuavano a strillare e a trasportare i bon privi di volontà. I mostri non erano abbastanza veloci da costituire una minaccia immediata, tuttavia non erano neppure indeboliti dall’emorragia, giacché il laser aveva cauterizzato la ferita che aveva prodotto.

— Stanno ancora cercando di invadermi la mente — avvertì Tony. — Perciò penso a tornare a casa.

Annuendo in segno di incoraggiamento, Marjorie sorrise al figlio: qualunque espediente era utile. Lei stessa percepiva telepaticamente qualcosa, ma non gli Hippae: si trattava di qualcosa di diverso, di qualcun altro.

Non hai ucciso i cattivi della tua razza, commentò una voce telepatica, in tono di tranquilla curiosità. Perché stai uccidendo quelli della nostra?

Perché a quelli della mia razza ho potuto impedire di nuocere, rispose mentalmente Marjorie. Ma non posso fare altrettanto con queste creature.

Avresti potuto trovare un’altra soluzione.

No! protestò rabbiosamente Marjorie. Dicono tutti così, ma non è affatto vero. Se si può trovare un’altra soluzione, lo si fa. Se non lo si fa, è perché non si può. E non si può perché non si ha tempo, o non si ha soldi, o non si ha materiale, o vi sono ostacoli insormontabili, o non si è abbastanza intelligenti.

Una specie di sospiro. Una sorta di carezza.

— Dannazione! — gridò Marjorie. — Non capisci che le risposte teoriche non sono affatto risposte? Bisogna agire!

Un silenzio colmo di sgomento.

Tony fissò la madre: — Cosa?

— Nulla — rispose Marjorie, sottovoce, concentrandosi nella corsa. — Assolutamente nulla.

Sembrava che il suolo scorresse rapidissimamente sotto gli zoccoli dei cavalli, mentre cespugli, sassi, buche e fossi sparivano, e qualche ciuffo di erba alta sferzava i cavalieri, e i mostri feriti continuavano l’inseguimento, ululando. Il tempo trascorse rapido, ma interminabile: il passato, per quanto lungo, era nulla, mentre il futuro, per quanto breve, era tutto. Tony aveva gli occhi vitrei per lo sforzo di resistere ai tentativi di controllo mentale degli Hippae. Marjorie trasmetteva la propria calma a Don Chisciotte, che era pronto a fare per lei qualsiasi cosa senza bisogno di incitamento.

Per quanto si protraessa la cavalcata, il crinale stagliato contro il cielo sembrò non avvicinarsi, ma finalmente Marjorie e Tony vi giunsero e videro gli altri arrivare sotto di loro a meridione, diretti al versante occidentale del lungo colle su cui era costruito il Comune, braccati sempre più da presso dai quattro Hippae.

— Avanti, Don Chisciotte! — gridò Marjorie, per avvertire Rigo, pur valutando che la distanza fosse troppa perché egli potesse udirla. Galoppò allungata sul collo dello stallone, e quando fu a metà della distanza che la separava dagli altri, urlò di nuovo.

Tutti e tre i cavalieri alzarono di scatto la testa. Subito dopo Rigo guardò indietro, comprendendo il piano di Marjorie: lei e Tony avrebbero attaccato alle spalle i quattro Hippae, mentre lui, Sylvan e Rowena avrebbero potuto volteggiare i cavalli e assalirli di fronte. Purtroppo vide apparire sul crinale gli altri due Hippae e subito li indicò alla moglie.

Nel gettare un’occhiata dietro di sé, Marjorie imprecò. Al contrario di quel che aveva previsto, i due Hippae feriti non si erano lasciati distanziare dai cavalli, quindi avrebbero potuto facilmente prendere alle spalle lei e Tony. Inoltre i mostri erano in lieve vantaggio, benché quattro di loro fossero feriti: erano sei contro cinque.

In quel momento si udì come uno scoppio di tuono che fece tremare il suolo. I due Hippae sul crinale strillarono di rabbia, comprendendo ancor prima dei loro avversari quello che era accaduto: gli artificieri avevano fatto saltare la galleria.

La galleria!

Per la prima volta, Marjorie si rese conto che la galleria era stata troppo bassa e stretta per consentire un’improvvisa invasione in massa. Gli Hippae avevano progettato da tempo l’assalto alla città, perciò disponevano probabilmente di altri cunicoli. Erano molto numerosi, i mostri che avevano aperto il grande sentiero nella prateria, dunque dovevano esistere altre gallerie.

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