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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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Non devo pensare niente del genere! Adesso quello che conta è soltanto la peste. Dobbiamo salvare il Comune dall’invasione e guadagnare tempo, affinché si possa trovare una risposta. Ci riusciremo! L’umanità troverà una risposta! In un modo o nell’altro ci salviamo sempre, all’ultimo momento. Dio interverrà. Avremo il tempo necessario. Marjorie tornerà da me, come sempre. Sì, come sempre, qualsiasi cosa succeda.

Bisogna riconoscerlo, pensò Sylvan. È stato quasi ucciso dalle cavalcature, è in piedi da meno di un giorno, eppure non si è tirato indietro. E mi guarda di traverso, in continuazione. So cosa sta pensando: crede che io avrò Marjorie, se lui resterà ucciso. Stupido! Se lui resterà ucciso, Marjorie farà tutto quello che vorrà, e io non sarò certo preso in considerazione. Non riesco a capire perché. Ho sempre avuto senza problemi tutte le donne che ho desiderato. Con lei invece non ottengo nulla. Sono io il vero stupido. Pensavo che lei fosse come noi. Come direbbero in Terrestre? Edonista. Una persona che cerca il piacere. Be’, ma noi a cosa possiamo pensare, se non al piacere? Quei dannati Hippae non ci hanno mai permesso di pensare a nient’altro. Hanno invaso le nostre menti e ci hanno resi schiavi, facendoci fare tutto quello che hanno voluto.

E Marjorie! Sembra una regina! Alta e regale, cavalca come se fosse un solo essere con quella creatura. Quella creatura. Ehm. Un cavallo. Sì, un cavallo! Rispondono con voce dolce, quando li si accarezza, e guardando gentilmente, quando li si monta. Questa giumenta, Sua Maestà, fa tutto quello che le chiedo. È quasi come amare una donna. I cavalli non sono come gli Hippae.

Anche Tony mi osserva: non gli sono simpatico. Sulle prime pensavo che fosse a causa di Marjorie, ma non è affatto così. Per qualche ragione, lo offendo. Forse si tratta delle mie maniere da bon, o del fatto che non ho preso seriamente la faccenda della peste. Non so. Mi sono mai davvero preoccupato per il rischio che l’umanità si estingua? Agli Hippae non importa, e noi pensiamo quello che pensano loro. Da quanto tempo pensano per noi? Non vogliono che esìstano altre razze intelligenti, e non credono di essere destinati a trasformarsi in un’altra razza intelligente: le volpi. Cosa ha detto frate Maìnoa? Come noi non crediamo che invecchieremo, così gli Hippae non sanno che si trasformeranno. Hanno bloccato il loro sviluppo all’adolescenza: una età violenta e piena di odio, in cui non si è più bambini e non si è ancora adulti, ma pieni di forza e di furore che non si sa come impiegare.

Be’, gli Hippae hanno bloccato anche noi all’adolescenza. Marjorie, infatti, mi guarda allo stesso modo in cui guarda Tony: come se fossi un ragazzo. E quando mai ho avuto la possibilità di essere diverso?

Ah, mamma, mamma. Tu non dovresti essere con noi. Oh, mamma! Credi davvero che tutto ciò possa vendicare Dimity?

Facciamola finita e torniamo a casa, pensò Tony. Se morirò, morirò e basta, ma se sopravviverò, voglio tornare a casa, lontano da questa gente, da questi pazzi bon! Via! Passate queste ore, ce ne andremo, o almeno, io in qualche modo me ne andrò. Facciamola finita. E se morirò…

Dimity! pensò Rowena. Per Dimity, per Emmy, per Stavenger. E per gli altri miei figli, morti da tanto tempo, che ho quasi dimenticato i loro nomi. Per tutti voi, e per tutti noi!

Sylvan! Oh, Sylvan! Qualunque cosa accada, rammenta che ti amo: che vi amo tutti.

Lei ci guida, pensò Don Chisciotte. Fidatevi di lei. Fidatevi di quello che fa. E ascoltate tutti: ascoltate le voci.

Alla base del colle, soltanto una frangia di foresta e alcuni stagni separavano i cavalieri dagli Hippae che si trovavano all’uscita della galleria. Da solo, Rigo scese in avanscoperta fino agli alberi, poi tornò indietro a schierare i compagni a una distanza tale da poter sfruttare la pendenza e avere al tempo stesso spazio per manovrare in modo da non restare intrappolati nei pantani. In silenzio, tutti misero le lance in resta.

Finalmente, Rigo cominciò a percuotersi rumorosamente il petto con l’impugnatura della lancia, urlando insulti: — Hippae! Carogne! Caricature di cavalli! Bestie stupide! — Sapeva che i mostri non comprendevano le sue parole, ma ne captavano telepaticamente il significato.

— Massacratori! — strillò Marjorie, con tutto il fiato che aveva in corpo. — Traditori! Bestiacce ingrate, malvagie e codarde!

A sua volta, Tony gridò con tutta la voce che aveva, ma senza riuscire ad articolare parole.

— Per Dimity! — urlò Rowena. — Per Dimity! Dimity! Dimity!

— Codardi! — ruggì Sylvan. — Bestie vigliacche! Rane! Migerer che non hanno più onore di una talpa!

Gli Hippae si lanciarono fuori dalla vegetazione, ma si fermarono all’improvviso cessare delle grida. I cavalieri si erano aspettati di non vedere nessuno in groppa ai mostri. Eppure il primo Hippae del gruppo, enorme, grigio, era montato da una persona che tutti conoscevano: — Shevlok — mormorò Rowena. — Oh, per l’amor d’Iddio! Mio figlio!

— Non è Shevlok! — ringhiò Sylvan. — Guardalo in viso!

Infatti il volto di Shevlok era una maschera, inespressiva come una bottiglia rotta, senza nulla di umano.

— Dobbiamo combattere i mostri, non coloro che li montano — ruggì Rigo. — Rammentatelo: i mostri, non i cavalieri! — Poi spronò al trotto El Dia Octavo.

I suoi compagni lo seguirono in diagonale, affinché ciascuno avesse spazio per caricare e volteggiare senza intralciare gli altri.

Gli Hippae erano dieci. Quello con Shevlok in groppa era in prima fila, assieme ad altri tre sulla destra di Rigo, che così avrebbe potuto attaccare il grigio, risparmiando tale compito ai bon Damfels, per ovvi motivi. Gli altri Hippae erano montati da Lancel bon Laupmon, da Dimoth e Vince bon Maukerden, da un altro bon Maukerden di cui Rigo aveva dimenticato il nome, e da altri aristocratici che gli erano ignoti. Tutti erano completamente posseduti: le loro facce non sembravano più umane, bensì erano trasfigurate in qualcosa di meramente simbolico.

Quando fu a breve distanza da essi, Rigo si accorse che gli Hippae stavano cercando di impadronirsi della sua mente, ululò per respingerli, attivando il laser, e mise Octavo al piccolo galoppo. Quando il mostro grigio s’impennò, Rigo lo sorprese amputandogli le zampe anteriori, mentre Octavo deviava a destra senza esitare.

Il primo Hippae cadde strillando.

Intanto che Octavo galoppava a mezza costa, tre Hippae sbucarono dalla foresta sulla sinistra per tagliargli la strada. Imprecando, Rigo passò la lancia dalla sinistra alla destra, puntandola perpendicolarmente al cavallo. Così fendette una spalla e una zampa a un mostro, abbattendolo, e ferì gli altri due, che deviarono per allontanarsi, strillando.

E due!

Rapida come un uccello, Sua Maestà fuggiva davanti agli Hippae, seguendo Octavo. Sylvan sapeva che i mostri dovevano essere allontanati dalla galleria, e non uccisi, a meno che fosse necessario. Passò la lancia da una mano all’altra, imitando Rigo, e rapidamente pungolò un Hippae maculato di verde, strappandogli un grido di rabbia e di dolore. In questo modo riuscì ad attirarlo al proprio inseguimento. Soddisfatto, puntò innanzi la lancia, curvandosi a sussurrare all’orecchio di Sua Maestà dolci parole come quelle che aveva mormorato in passato alle sue amanti, senza che ciò gli sembrasse sconveniente.

Dietro a Sylvan veniva Rowena, la quale imitò la tattica del figlio, ma troppo lentamente, così che squarciò la gola ad un mostro color fango, invece di limitarsi a pungolarlo. Per fortuna Millefiori volteggiò e fuggì sulle tracce dei due cavalli che la precedevano. Strillando, il mostro color fango barcollò e perse terreno, mentre altri due Hippae lo superavano.

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