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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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La sua bocca si contrasse al pensiero di non dover disturbare gli Asha’man, ma a breve non c’era nulla che si potesse fare al riguardo, perciò mentalmente mise da parte gli uomini vestiti di nero. Quello che non poteva essere affrontato ora, doveva essere affrontato più tardi.

«E le altre?» Non ebbe bisogno di aggiungere nulla. Sei grandi casate non si erano ancora schierate, almeno non con lei o con Arymilla. Dyelin sosteneva che alla fine avrebbero tutte sostenuto Elayne, ma finora non ne avevano mostrato alcun segno. Sabeine e Julanya avevano cercato anche informazioni su quelle sei. Entrambe le donne avevano trascorso gli ultimi venti anni come ambulanti, abituate a viaggi duri, dormendo in stalle o sotto gli alberi, e ascoltando quello che la gente non diceva tanto quanto quello che diceva. Erano le esploratrici perfette. Sarebbe stata una grossa perdita se avesse dovuto assegnarle all’approvvigionamento della città.

«Secondo le voci, lord Luan si trova in una dozzina di posti diversi, a est e a ovest.» Guardando torva la mappa spiegazzata come se fosse stato suo compito riportare la posizione di Luan, Birgitte borbottò un’imprecazione, molto più turpe del necessario, ora che Reene Harfor non era presente. «Sempre il villaggio successivo o quello dopo ancora. Lady Ellorien e lord Abelle sembrano essere scomparsi completamente, per quanto arduo per dei Sommi Signori. Perlomeno, comare Ocalin e comare Potè non sono riuscite a udire nemmeno un sussurro su di loro, o su nessuno degli armigeri della casata Pendar e della casata Treamane. Né uomini né cavalli.» Quello era davvero insolito. Qualcuno stava facendo un grosso sforzo.

«Abelle è sempre stato un fantasma quando voleva,» brontolò Dyelin «sempre capace di spiazzare gli altri. Ellorien...» Sfiorando le labbra con le dita, sospirò. «Quella donna è troppo esuberante per scomparire. A meno che non sia con Abelle o Luan. O entrambi.»

Quell’idea non le piaceva, a prescindere da cosa dicesse.

«Per quanto riguarda gli altri nostri ‘amici’,» riprese Birgitte «lady Arathelle è tornata superando il confine del Murandy cinque giorni fa, qui.» Toccò piano la mappa, a circa duecento miglia a sud di Caemlyn.

«Quattro giorni fa, anche lord Pelivar lo ha attraversato, circa cinque o sei miglia più a ovest, e lady Aemlyn qui, altre cinque o sei miglia.»

«Non assieme» rilevò Dyelin, annuendo. «Hanno portato dei Murandiani? No? Bene. Può darsi che siano diretti ai loro possedimenti. Se si separano ulteriormente, lo sapremo per certo.» Quelle tre casate la rendevano più ansiosa di tutte le altre.

«Potrebbero essere diretti a casa» convenne Birgitte, in modo riluttante come ogni volta che si trovava d’accordo con Dyelin. Spostando la sua treccia intricata sopra la spalla, serrò il pugno attorno a essa in un gesto simile a quello di Nynaeve. «Gli uomini e i cavalli devono essere esausti, dopo aver marciato nel Murandy in inverno. Ma tutto ciò di cui possiamo essere certi è che sono in movimento.»

Aviendha sbuffò. Con quei velluti eleganti, era un suono sconvolgente. «Supponi sempre che il tuo nemico faccia ciò che non vuoi. Stabilisci quali sviluppi ti piacerebbero di meno e pianifica sulla base di quello.»

«Aemlyn, Arathelle e Pelivar non sono nemici» protestò Dyelin debolmente. A chiunque pensasse che avrebbero giurato fedeltà col tempo, quei tre avevano annunciato che il loro sostegno per il trono sarebbe andato a Dyelin stessa.

Elayne non aveva mai udito di una regina costretta ad assumere il trono – una cosa del genere non sarebbe stata riportata nelle storie, perlomeno – tuttavia Aemlyn, Arathelle e Pelivar parevano disposti a tentare, e non perché sperassero di ottenere il potere per sé stessi. Dyelin non voleva il trono, ma non sarebbe stata certo una governante remissiva. Il semplice fatto era che l’ultimo anno del regno di Morgase Trakand era stato costellato di errori su errori, e pochi sapevano o credevano che fosse stata prigioniera di uno dei Reietti durante quel periodo. Alcune casate volevano chiunque tranne un’altra Trakand sul trono. O pensavano di volerlo.

«Qual è l’ultima cosa che vorremmo facessero?» chiese Elayne.

«Se si separano e vanno nei loro possedimenti, saranno fuori dalla contesa almeno fino a primavera, e per allora tutto sarà deciso.» Con l’aiuto della Luce lo sarebbe stato. «Ma se proseguono per Caemlyn?»

«Senza i Murandiani non hanno abbastanza armigeri per sfidare Arymilla.» Studiando la mappa, Birgitte si sfregò il mento. «Se a quest’ora non sanno che gli Aiel e la Legione del Drago rimarranno fuori da questa faccenda, di sicuro lo apprenderanno presto, ma vorranno essere cauti. Nessuno di loro sembra tanto stupido da provocare un conflitto non necessario che non possono vincere. Direi che si accamperanno da qualche parte a est o a sudest, dove possono tenere d’occhio gli eventi e forse influenzare ciò che accadrà.»

Tracannando l’ultimo sorso di vino, che a quest’ora doveva essere freddo, Dyelin esalò un lungo respiro e andò a riempire di nuovo la sua coppa. «Se giungono a Caemlyn,» disse in tono grave «allora sperano che Luan, Abelle o Ellorien si uniscano a loro. Forse tutti e tre.»

«Allora dobbiamo trovare il modo per impedire che raggiungano Caemlyn prima che i nostri piani maturino, senza renderli definitivamente nemici.» Elayne si sforzò di rendere la propria voce sicura e ferma quanto quella di Dyelin era cupa. «E dobbiamo pianificare il da farsi in caso arrivino qui troppo presto. Se ciò accadesse, Dyelin, tu dovrai convincerli che la scelta è fra me e Arymilla. Altrimenti ci troveremo in un groviglio inestricabile, e tutto l’Andor con noi.»

Dyelin grugnì come se le avessero dato un pugno. L’ultima volta che le grandi casate si erano divise ugualmente fra tre pretendenti al trono del Leone era stato circa cinquecento anni prima, e ne erano seguiti sette anni di guerra aperta prima che una regina venisse incoronata. A quel punto, le pretendenti originarie erano tutte morte. Senza pensarci, Elayne prese la tazza e sorseggiò il suo té. Il té era diventato freddo, ma il miele esplose sulla sua lingua. Miele! Guardò meravigliata Aviendha, e le labbra di sua sorella si incresparono in un piccolo sorriso. Un sorriso di cospirazione, come se Birgitte non potesse sapere con esattezza cos’era accaduto. Perfino il loro legame stranamente potenziato non arrivava a trasmettere i sapori che percepiva Elayne, tuttavia aveva certamente avvertito la sua sorpresa e il suo compiacimento nell’assaggiare il té. Piantando i pugni sulle anche, assunse uno sguardo critico. O almeno ci provò: malgrado i suoi sforzi, un sorriso si insinuò anche sul suo volto. All’improvviso Elayne si rese conto che il mal di testa di Birgitte era scomparso. Non sapeva quando fosse successo, ma di certo non era più lì.

«Spera per il meglio e pianifica per il peggio» disse. «Alle volte il meglio accade davvero.»

Dyelin, ignara del miele o di qualunque altra cosa tranne che tutte e tre stavano sorridendo, si schiarì sonoramente la gola. «E qualche volta non accade. Se il tuo abile piano si sviluppa esattamente come previsto, Elayne, non avremo alcun bisogno di Aemlyn, di Ellorien o degli altri, ma è un rischio terribile. Perché vada storto basta solo che...»

L’uscio di sinistra si aprì per lasciar entrare uno spiffero freddo e una donna dalle guance rosse con gli occhi gelidi e il gallone dorato da sottotenente sulla spalla. Forse prima aveva bussato, ma in tal caso la protezione aveva bloccato il suono. Come Rasoria, Tzigan Sokorin era stata una Cacciatrice del Corno prima di entrare a far parte della scorta di Elayne. Pareva che fosse cambiato il turno di guardia. «La Sapiente Monaelle desidera vedere lady Elayne» annunciò Tzigan, mettendosi dritta e irrigidendosi. «Comare Karistovan è con lei.»

Avrebbe potuto respingere Sumeko, ma non Monaelle. La gente di Arymilla avrebbe preferito scontrarsi con le Aes Sedai piuttosto che con gli Aiel, tuttavia solo qualcosa di importante poteva aver portato una Sapiente in città. Anche Birgitte lo sapeva; cominciò immediatamente a ripiegare la mappa. Aviendha permise alla protezione di dissiparsi e lasciò andare la Fonte.

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