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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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«Riferisci a Nynaeve da parte mia che farà meglio a tenere i nervi sotto controllo, o sarò costretta a dirle qualcosa che non le piacerà.» Elayne sembrava stupita — di sicuro Nynaeve non le aveva raccontato cos’era accaduto fra loro — ed Egwene aggiunse, «Se incanala, puoi essere sicura che Elaida ne verrà a conoscenza non appena un piccione sarà in grado di volare a Tar Valon.» Non poteva aggiungere altro, già così aveva provocato un altro scambio di sguardi fra Amys e Bair. Cosa davvero pensassero della Torre divisa e di un’Amyrlin che sapevano aveva ordinato di drogare delle Aes Sedai, non lo avevano mai dichiarato apertamente. Potevano far sembrare Moiraine la pettegola del paese quando volevano. «E per dirla tutta avrei voluto avere un colloquio a quattr’occhi solo con voi due. Se ci fossimo trovate nella Torre, nelle nostre vecchie camere, avrei parlato a entrambe di alcune cose.»

Elayne si irrigidì con la stessa freddezza regale che aveva usato con Bair. «Puoi dirmi quello che devi in qualsiasi momento desideri.»

Aveva capito? Da sole. Lontano dalle Sapienti. Nella Torre. Egwene poteva solo sperarlo. Era meglio cambiare argomento e augurarsi che le Sapienti non la stessero ascoltando attentamente come confidava stesse facendo Elayne. «Questa lite con Latelle causerà problemi?» A cosa stava pensando Nynaeve? A Emond’s Field avrebbe trascinato qualsiasi ragazza della sua età che si fosse comportata allo stesso modo davanti alla Cerchia delle Donne così in fretta da farle strabuzzare gli occhi. «Ormai dovreste essere quasi arrivate nel Ghealdan.»

«Luca dice che ci vorranno altri tre giorni, se siamo fortunati. Il serraglio non viaggia velocemente.»

«Forse adesso dovreste lasciarli.»

«Forse» ripeté lentamente Elayne. «Mi piacerebbe davvero camminare sulla fune davanti a...» Scuotendo il capo lanciò un’occhiata a Callandor, la scollatura del vestito scese vertiginosamente, quindi risalì. «Non lo so, Egwene. Da soli non porremmo essere molto più rapidi di adesso e non sappiamo esattamente dove andare.» Dunque Nynaeve non si era ancora ricordata di dove si stessero riunendo le Azzurre. Se il rapporto di Elaida era giusto. «Senza contare che Nynaeve esploderebbe se dovessimo lasciare il carro e comprare dei cavalli da sella o un’altra carrozza. Inoltre stiamo imparando molto riguardo i Seanchan. Cerandin era un’ammaestratrice di s’redit alla Corte delle Nove Lune dove risiede l’imperatrice dei Seanchan. Ieri ci ha mostrato delle cose che ha preso mentre fuggiva da Falme. Egwene, ha con sé un a’dam.»

Egwene fece un passo avanti e sfiorò Callandor con la gonna. Le trappole di Rand non erano di natura fisica, qualunque cosa sembrasse pensare Nynaeve. «Sei sicura che non fosse una sul’dam?» La voce era scossa dall’ira.

«Ne sono certa» rispose Elayne in tono pacato per calmarla. «Le ho messo l’a’dam e non ha avuto alcun effetto.»

Era un piccolo segreto che le Seanchan non conoscevano, o che nascondevano bene se ne erano al corrente. Le damane possedevano la scintilla innata, e sarebbero state capaci di incanalare anche senza addestramento. Ma le sul’dam che controllavano le damane ne avevano bisogno. I Seanchan ritenevano che le donne in grado di incanalare fossero animali pericolosi da tenere sotto controllo, eppure senza rendersene conto attribuivano loro molte posizioni prestigiose.

«Non capisco questo interesse per i Seanchan.» Amys pronunciò il nome con difficoltà. Non lo aveva mai sentito fino a quando Elayne non ne aveva parlato durante il loro incontro. «Quello che fanno è terribile, ma sono andati via. Rand al’Thor li ha sconfitti e sono andati via.»

Egwene si voltò a osservare le enormi colonne lucide che si inoltravano fra le ombre. «Andati via non vuol dire che non ritorneranno mai più.» Non desiderava che la guardassero in viso, nemmeno Elayne. «Dobbiamo scoprire qualsiasi cosa riusciamo a imparare in caso tornassero.» Le avevano messo un a’dam attorno al collo quando si trovava a Falme. Avevano in mente di inviarla oltre l’oceano Aryth a Seanchan, per trascorrere il resto della vita come un cane al guinzaglio. La furia cresceva in lei se solo ci pensava, come anche la paura. Paura che se avessero fatto ritorno stavolta sarebbero riusciti a prenderla e trattenerla. Era quello che non voleva le altre vedessero. Il terrore puro che sapeva di avere negli occhi.

Elayne le mise una mano sul braccio. «Saremo pronte ad accoglierli se torneranno» disse con dolcezza. «Non ci troveranno di nuovo ignoranti e inconsapevoli.» Egwene le toccò la mano anche se avrebbe voluto stringerla. Fu comunque di conforto.

«Vediamo di portare a termine ciò per cui ci siamo incontrate» intervenne Bair duramente. «Tu dovresti stare a dormire, Egwene.»

«Ti abbiamo fatta spogliare da un gai’shain che ti ha messa sotto alle coperte.» Sorprendentemente Amys sembrava gentile come Elayne. «Quando rientrerai nel tuo corpo potrai dormire fino a domattina.»

Egwene arrossì. Viste le usanze aiel era probabile che quel gai’shain fosse stato un uomo. Avrebbe dovuto parlare con le Sapienti riguardo a questo argomento, con delicatezza. Non avrebbero capito e non era un tema facile per lei da affrontare.

Si accorse che la paura era scomparsa. Sembra che mi spaventi più questo dei Seanchan, si disse. Non era vero, ma preferiva pensarlo.

C’era davvero poco da dire a Elayne. Che finalmente erano giunti a Cairhien, che Couladin aveva distrutto Selean e devastato la terra circostante e che gli Shaido li precedevano ancora di alcuni giorni e si dirigevano verso est. Amys, Bair e Melaine ne sapevano più di lei. Non erano andate direttamente alla tenda. C’erano state delle scaramucce la sera, poche e di lieve entità, contro uomini a cavallo che fuggivano velocemente e altri che erano stati visti scappare senza nemmeno combattere. Non avevano fatto prigionieri. Moiraine e Lan ritenevano gli incursori dei banditi, o sostenitori di una o l’altra casata che reclamava il trono del Sole. Tutti erano stati egualmente scacciati. Chiunque fossero presto si sarebbe sparsa la voce che c’erano altri Aiel a Cairhien.

«Dovevano scoprirlo prima o poi» fu il solo commento di Elayne.

Egwene guardò Elayne mentre lei e le Sapienti svanivano; le sembrò che Elayne e il Cuore della Pietra divenissero sempre più tenui, ma l’amica dai capelli rosso oro non diede alcun segno di aver capito il messaggio.

25

Sogni di Galad

Invece di fare ritorno nel proprio corpo Egwene fluttuò nell’oscurità. Sembrava farne parte, priva di sostanza. Ignorava se il suo corpo si trovasse sopra, sotto o di fianco a lei, lì non c’erano direzioni, ma sapeva di essere vicina, che vi sarebbe potuta entrare facilmente. Tutto intorno a lei nel buio sembrava brillassero le lucciole, un grande nugolo che scompariva a una distanza inimmaginabile. Erano sogni, i sogni degli Aiel nei campi, sogni di uomini e donne di Cairhien e del mondo e tutti splendevano in quel luogo.

Egwene era in grado di sceglierne alcuni fra i più vicini e nominare il sognatore. In un certo senso quelle scintille ricordavano le lucciole, e la cosa le aveva creato tanti problemi all’inizio, ma adesso le apparivano particolari e uniche come i volti. I sogni di Rand e di Moiraine sembravano spenti, la luce attutita dalle protezioni che avevano intessuto. Quelli di Amys e Bair erano luminosi e regolari nelle pulsazioni, dovevano aver seguito il loro stesso consiglio. Se non li avesse visti sarebbe rientrata nel suo corpo in un istante. Quelle due potevano vagare in quell’oscurità molto meglio di lei. Non avrebbe scoperto che si trovavano nello stesso posto fino a quando non le fossero andate addosso. Se imparava a riconoscere Elayne e Nynaeve allo stesso modo sarebbe stata capace di scovarle in quella grande costellazione in qualsiasi punto del mondo fossero. Ma quella notte non aveva intenzione di osservare i sogni di nessuno.

Con cautela creò mentalmente un’immagine che ricordava bene e fu di nuovo nel Tel’aran’rhiod, dentro la piccola stanza senza finestre della Torre dove aveva vissuto da novizia. Un letto stretto era addossato a una delle pareti dipinte di bianco. Un lavabo e uno sgabello a tre gambe si trovavano in posizione opposta alla porta, gli abiti dell’attuale occupante e le sottovesti di lana candida erano appese ai pioli assieme a un mantello bianco. Avrebbero anche potuto non esserci. La Torre non riempiva le stanze delle novizie ormai da molti anni. Il pavimento era chiaro quasi quanto le pareti e gli asciugamani. Ogni giorno la novizia che viveva in quella stanza doveva lucidarlo carponi. Egwene lo aveva fatto come anche Elayne nella stanza a fianco. Se una regina si recava alla Torre per l’addestramento avrebbe iniziato da una stanza simile, strofinando per terra.

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