I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Però era riluttante ad andare via. Casa. Emond’s Field. L’ultimo posto in cui si era davvero sentita al sicuro. Era passato più di un anno e mezzo dall’ultima volta che lo aveva visto, eppure tutto sembrava come se lo ricordava. Sul prato c’erano due alti pali con delle ampie bandiere, una con un’aquila rossa, l’altra con una testa di lupo dello stesso colore. Perrin aveva qualcosa a che fare con queste cose? Non riusciva a immaginare come. Eppure lui era tornato, così aveva detto Rand, e lei lo aveva sognato con i lupi più di una volta.
Aveva bighellonato abbastanza, era tempo di...
Guizzo.
La madre uscì dalla locanda, con la treccia grigia su una spalla. Marin al’Vere era una donna snella, ancora di bell’aspetto, e restava la migliore cuoca dei Fiumi Gemelli. Egwene poteva sentire suo padre che rideva nella sala comune, mentre si svolgeva un incontro con il Consiglio del Villaggio.
«Sei ancora là fuori, bambina?» le disse la madre, dolcemente divertita. «Ormai sei sposata da abbastanza tempo per sapere che non dovresti far capire a tuo marito che ciondoli abbattuta in attesa che rientri.» Scuotendo il capo la madre rise. «Troppo tardi. Eccolo che arriva.» Egwene si voltò e i suoi occhi guizzarono oltre i bambini che giocavano nel prato comune. Le assi del basso ponte carraio rimbombavano mentre Gawyn vi galoppava sopra e smontava di sella davanti a lei. Alto ed eretto indossava una giubba rossa ricamata in oro, aveva gli stessi ricci dorati della sorella e dei meravigliosi occhi azzurri. Non era bello come il fratellastro, ma il cuore le batteva veloce per lui più di quanto aveva fatto per Galad... per Galad? Cosa? Dovette premersi le mani sullo stomaco per trattenere quelle che le sembravano delle farfalle giganti.
«Ti sono mancato?» le chiese sorridendo.
«Un po’.» Perché ho pensato a Galad? Come se lo avessi visto solo un momento fa, si chiese. «Di tanto in tanto, quando non c’era nulla di interessante a impegnarmi. E io ti sono mancata?»
In risposta la prese in braccio e la baciò. Egwene non fu consapevole di molto altro fino a quando l’uomo non la rimise in terra su gambe instabili. Le bandiere erano scomparse. Quali bandiere?
«Eccolo qua» disse la madre, avvicinandosi con un bambino avvolto nelle fasce. «Ecco tuo figlio. È un bravo piccino. Non piange mai.»
Gawyn rise mentre prendeva il bimbo e lo tirava su. «Ha i tuoi occhi, Egwene. Un giorno farà strage di ragazze.»
Egwene si allontanò da loro scuotendo la testa. C’erano state delle bandiere rosse, le teste di un’aquila e di un lupo. Aveva visto Galad nella Torre. «Noooooo!»
Fuggì balzando dal Tel’aran’rhiod nel suo corpo. Ebbe solo il tempo di chiedersi come aveva potuto essere così stupida da farsi intrappolare dalle sue fantasie, quindi sprofondò in un sogno. Gawyn galoppava sul ponte carraio, smontando di sella...
Sbucando da dietro una casa con il tetto di paglia, Moghedien si chiese pigramente dove si trovasse quel piccolo villaggio. Non era il tipo di posto dove si sarebbe aspettata di vedere sventolare tali bandiere. La ragazza era più forte di quel che pensava per sfuggire a quella tessitura di Tel’aran’rhiod. Anche Lanfear non poteva migliorare le sue capacità lì, qualsiasi cosa sostenesse. Ma la ragazza le interessava perché stava parlando con Elayne Trakand, che avrebbe potuto guidarla a Nynaeve al’Meara. La voleva intrappolare in quel luogo per liberare Tel’aran’rhiod da qualcuna che poteva aggirarvisi liberamente. Era già abbastanza spiacevole che dovesse dividerlo con Lanfear.
Ma Nynaeve al’Meara... L’avrebbe costretta a pregare di prenderla al suo servizio. L’avrebbe afferrata in carne e ossa, forse avrebbe chiesto al Sommo Signore di concederle l’immortalità, per farla pentire in eterno di essersi opposta a Moghedien.
Lei ed Elayne stavano complottando con Birgitte, vero? Era un altro motivo per punirla. Birgitte non sapeva nemmeno chi fosse Moghedien in passato, durante l’Epoca Leggendaria, quando aveva ostacolato il suo bel piano per piegare Lews Therin. Ma Moghedien la conosceva. Solo che Birgitte — lei all’epoca si chiamava Teadra — era morta prima che potesse occuparsene di persona. La morte non era una punizione, nemmeno una fine, quando potevi vivere in quel luogo.
Nynaeve al’Meara, Elayne Trakand e Birgitte. Quelle tre le avrebbe trovate e se ne sarebbe incaricata. Di nascosto, così non lo avrebbero saputo fino a quando non fosse stato troppo tardi. Tutte e tre senza eccezioni.
Svanì e le bandiere garrirono nella brezza del tel’aran’rhiod.
26
Sallie Daera
Attorno alla testa di Logain lampeggiava irregolarmente l’alone di grandezza blu e oro, anche se cavalcava accasciato sulla sella. Min non capiva perché di recente accadesse più spesso. L’uomo adesso non sollevava nemmeno più lo sguardo dall’erba davanti allo stallone nero e dalle basse colline ondulate che li circondavano.
Le altre due donne cavalcavano assieme, Siuan più goffa che mai sull’irsuta Bela e Leane che guidava la giumenta con maestria, usando le ginocchia più che le redini. Solo un’innaturale linea di felci, che spuntava dal suolo della foresta coperto di foglie, segnalava che una volta lì c’era stata una strada. Le felci la stavano facendo arretrare, il tappeto di foglie frusciava e si spezzava secco sotto gli zoccoli dei cavalli. I rami spessi e intricati offrivano un po’ di protezione dal sole del pomeriggio, ma non si poteva dire che fosse fresco. Il sudore colava sul viso di Min, malgrado le brezze occasionali che giungevano alle loro spalle.
Ormai cavalcavano da quindici giorni a ovest e sud di Lugard, guidati solo dall’insistenza di Siuan che sosteneva di sapere esattamente dove stessero andando. Non che condividesse quell’informazione con gli altri; Siuan e Leane tenevano le bocche chiuse come delle trappole per orsi. Min non era nemmeno sicura che Leane ne fosse al corrente. Quindici giorni, mentre le città e i villaggi si diradavano e si distanziavano fra loro, finché non ve ne furono più. Di giorno in giorno le spalle di Logain si erano accasciate sempre più e l’alone appariva più spesso. All’inizio si lamentava che stavano dando la caccia a Jak delle Ombre, ma Siuan aveva ripreso il comando senza alcuna opposizione mentre l’uomo si chiudeva sempre più in se stesso. Durante gli ultimi sei giorni non sembrava che avesse l’energia di interessarsi alla loro destinazione o se mai vi sarebbero giunti.
Siuan e Leane parlavano serenamente davanti al gruppo. Tutto quello che Min riusciva a sentire era un mormorio appena udibile, che avrebbe anche potuto essere il vento fra le foglie. Se cercava di avvicinarsi le donne le dicevano di tenere d’occhio Logain o semplicemente la fissavano fino a quando non rendevano l’idea che solo una sciocca bendata avrebbe ficcato il naso dove non doveva. Lo avevano fatto entrambe abbastanza di frequente. Di tanto in tanto però Leane si voltava a guardare Logain. Alla fine lasciò che Margherita si recasse dietro allo stallone nero. Il caldo non sembrava darle noia, sul viso dalla carnagione ramata non c’era nemmeno una traccia di traspirazione. Min tirò le redini di Rosa Selvatica per spostarla da un lato e fare spazio all’altra donna.
«Non ci vorrà molto» gli disse Leane con voce ardente. L’uomo non sollevò lo sguardo dall’erba. Leane si piegò verso di lui appoggiandosi a un suo braccio per mantenere l’equilibrio, premendovisi contro. «Solo un altro po’, Dalyn. Avrai la tua vendetta.» Gli occhi dell’uomo rimasero fissi sulla strada.
«Un morto presterebbe più ascolto» disse Min convinta. Aveva notato tutto quello che faceva Leane e le aveva anche parlato, cercando però di non farle capire il motivo. Non sarebbe mai stata in grado di comportarsi come lei, a meno che non bevesse abbastanza vino da non essere più in grado di pensare, si disse, eppure alcune indicazioni potevano essere utili. «Se lo baciassi?»
Leane le rivolse uno sguardo torvo che avrebbe essiccato un torrente, Min però non reagì in maniera eclatante. Con Leane non aveva mai avuto gli stessi problemi che aveva con Siuan, non altrettanti in ogni caso, e le poche difficoltà erano diminuite da quando l’altra aveva lasciato la Torre. Erano poi divenute molte meno da quando avevano incominciato a parlare di uomini. Come potevi essere intimidita da una donna che ti aveva raccontato con serietà mortale che c’erano centosette modi diversi di baciare e novantatré modi di toccare il viso di un uomo con le mani? Leane sembrava credere a queste cose. Min non voleva prenderla in giro suggerendole un bacio. Leane stava civettando con Logain, rivolgendogli dei sorrisi che gli avrebbero fatto uscire il fumo dalle orecchie, fin dal giorno in cui avevano dovuto tirarlo giù dal letto invece di essere lui ad alzarsi per primo e sollecitare le altre. Min non sapeva se Leane provava qualcosa per lui, però trovava difficile anche ammetterne la possibilità; oppure stava solo cercando di evitare che si arrendesse e morisse, di mantenerlo in vita qualsiasi fosse il piano di Siuan.