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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Leane certamente non aveva rinunciato ad amoreggiare con altri, oltre a lui. Lei e Siuan sembravano aver raggiunto un accordo per cui Siuan si sarebbe occupata delle donne e Leane degli uomini, a cominciare da Lugard. Gli sguardi e i sorrisi di Leane erano serviti a procurare delle stanze per ben due volte dopo che il locandiere aveva dichiarato di non averne disponibili, a far ridurre i conti in ben cinque occasioni, e per due notti avevano ottenuto dei fienili invece di dormire all’addiaccio. Erano anche stati cacciati tutti e quattro da una contadina con in mano un forcone, una invece aveva scagliato contro di loro della farinata d’avena fredda, ma Leane aveva trovato divertenti quegli episodi, anche se gli altri non erano dello stesso parere. Negli ultimi giorni però Logain aveva smesso di reagire come tutti gli alta uomini che la osservavano per più di due minuti. Aveva smesso di reagire a lei e a qualsiasi altra cosa.

Siuan fece rallentare Bela, con i gomiti aperti, e sembrò per un momento che stesse per cadere. Il caldo non sfiorava nemmeno lei. «Hai avuto delle visioni su di lui oggi?» non lo guardò quasi.

«È sempre lo stesso» rispose Min pazientemente. Siuan si rifiutava di capire o credere per quante volte lo avesse ripetuto, come anche Leane. Non sarebbe importato se non avesse scorto quell’aura dalla prima visione a Tar Valon. Se Logain si fosse trovato disteso in strada in preda alle convulsioni della morte, avrebbe scommesso tutto quello che aveva e anche più su una guarigione miracolosa. La comparsa di un’Aes Sedai che lo avrebbe guarito. Qualcosa. Quello che vedeva era sempre vero. Accadeva sempre. Lo sapeva come sapeva, dalla prima volta che aveva incontrato Rand, che si sarebbe innamorata disperatamente di lui, e che avrebbe dovuto dividerlo con altre due donne. Logain era destinato a una gloria come era capitato a pochi uomini.

«Non assumere quel tono di voce con me» le disse Siuan, con lo sguardo dei suoi occhi azzurri che diveniva più penetrante. «Già è un problema che dobbiamo imboccare questa carpa pelosa per farla mangiare, senza che tu metta il muso come un martin pescatore d’inverno. Forse devo sopportare lui, ragazza, ma se anche tu incominci a causarmi problemi lo rimpiangerai a breve. Sono stata chiara?»

«Sì, Mara.» Almeno avresti potuto usare un pizzico di sarcasmo, pensò sdegnata. Non devi essere remissiva come un’oca. A Leane glielo hai detto in faccia. La donna domanese aveva suggerito che Min si esercitasse su quanto avevano discusso con il maniscalco dell’ultimo villaggio. Un uomo alto e attraente, con le mani forti e un sorriso lento, ma pur sempre... «Cercherò di non mettere il broncio.» La cosa peggiore era aver tentato di essere sincera. Siuan le faceva quell’effetto. Min non riusciva nemmeno a immaginare la donna che argomentava su come sorridere a un uomo. Lo avrebbe guardato negli occhi, gli avrebbe detto cosa fare e si sarebbe aspettata di essere ubbidita all’istante. Proprio come si comportava con chiunque altro. Se agiva diversamente, come con Logain, sarebbe stato solo perché non era abbastanza importante per insistere.

«Non è molto lontano, vero?» chiese Leane con un tono vivace. L’altra voce la usava per l’uomo. «Non mi piace il suo aspetto e se dobbiamo fermarci per un’altra notte... Be’, se collabora meno di stamattina, non so se riusciremo a rimetterlo di nuovo in sella.»

«Non molto se le ultime indicazioni che ho ricevuto sono giuste.» Siuan sembrava irritata. Aveva posto delle domande nell’ultimo villaggio due giorni prima, naturalmente senza lasciare che Min sentisse; Logain non aveva mostrato interesse, e non le piaceva ricordare l’evento. Min non ne capiva il motivo. Siuan non poteva aspettarsi di avere Elaida alle calcagna.

Anche lei sperava che non fosse molto distante. Era difficile stabilire quanto si fossero spostati a sud da quando avevano lasciato la strada maestra per Jehannah. Nella maggior parte dei villaggi avevano solo una vaga idea di dove si trovassero a parte la città più vicina; ma quando avevano attraversato il Manetherendrelle per entrare in Altara, proprio prima che Siuan li guidasse lontano dalla strada frequentata, il battelliere dai capelli grigi aveva consultato una mappa rovinata, che arrivava fino alle Montagne della Nebbia. A meno che Siuan non si sbagliasse di grosso, avrebbero dovuto raggiungere un altro ampio fiume fra pochi chilometri. O il Boern, e allora erano già nel Ghealdan, dov’erano il Profeta e la sua combriccola, oppure l’Eldar, con l’Amadicia piena di Manti Bianchi dal lato opposto.

Era pronta a scommettere che si trattava del Ghealdan, Profeta o non Profeta, e che era anche una sorpresa che fossero così vicine. Solo uno sciocco avrebbe potuto pensare di trovare una riunione di Aes Sedai più vicino all’Amadicia di quanto dovevano e Siuan era tutto tranne che sciocca. Che si trovassero nel Ghealdan o in Altara, l’Amadicia non doveva essere molto distante.

«Adesso il fatto di essere stato domato sta prevalendo su di lui» mormorò Siuan. «Se resistesse solo qualche altro giorno...» Min tenne la bocca chiusa, se la donna non voleva stare ad ascoltarla non aveva senso parlare.

Scuotendo il capo Siuan guidò Bela di nuovo in testa al gruppo, afferrando le redini come se si aspettasse che la tozza giumenta scattasse, e Leane ritornò alla voce suadente mentre blandiva Logain. Forse provava qualcosa per lui, non sarebbe stata una scelta più strana di quella di Min.

Le colline coperte di foreste scorrevano senza mutamenti, tutte alberi, erba e rovi. Le felci che delineavano la vecchia strada proseguivano dritte come una freccia. Leane sosteneva che il terreno era diverso nel punto dove si era trovata la strada, come se Min avesse dovuto saperlo. Alcuni scoiattoli dalle orecchie pelose squittivano verso di loro da un ramo e occasionalmente qualche uccello lanciava un richiamo. Di che genere fossero, non ne aveva idea. Baerlon forse non era una città che potesse essere paragonata a Caemlyn, Illian o Tear, ma lei si riteneva una cittadina, un uccello era un uccello. E a lei non importava su che tipo di terra fosse cresciuta la felce.

I suoi dubbi riaffiorarono. Erano emersi più di una volta dopo le Sorgenti di Kore, ma allora era stato più facile respingerli. Dopo Lugard erano riapparsi più spesso e si ritrovava a considerare Siuan come non avrebbe mai osato. Non che avesse il coraggio di confrontare Siuan con uno qualsiasi di loro, le bruciava doverlo ammettere, anche a se stessa. Ma forse Siuan non sapeva dove stavano andando. Oppure stava mentendo, visto che l’essere stata quietata l’aveva liberata dai Tre Giuramenti. O ancora sperava che continuando a cercare avrebbe trovato qualche traccia di ciò di cui aveva disperatamente bisogno. In un certo modo, di sicuro insolito, Leane aveva iniziato a costruirsi una nuova esistenza oltre alle preoccupazioni di potere e del Potere di Rand. Non le aveva abbandonate del tutto, ma Min non credeva che per Siuan ci fosse dell’altro. La Torre Bianca e il Drago Rinato erano stati tutta la sua vita e vi sarebbe rimasta attaccata anche a costo di mentire a se stessa.

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