L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
Solo quando ormai avevano varcato quasi tutto il ponte, notò nell’aria un forte puzzo di bruciato. E subito dopo ne vide la causa.
Nella piazza all’estremità del Ponte Bianco, al posto di una decina di edifici c’erano altrettanti cumuli di legname annerito da cui si alzavano ancora fili di fumo. Guardie in uniforme rossa e armatura brunita pattugliavano le vie, ma si muovevano in fretta, come spaventate di scoprire chissà cosa, e non smettevano di guardarsi alle spalle. I pochi civili in circolazione procedevano quasi di corsa, ingobbiti, come se qualcosa desse loro la caccia.
Lan aveva un’espressione fosca; e la gente, perfino i soldati, girava alla larga dai tre forestieri. Il Custode fiutò l’aria e, con una smorfia, brontolò sottovoce. Nynaeve non si meravigliò, visto l’intenso puzzo di bruciato.
«La Ruota gira e ordisce come vuole» borbottò Moiraine. «Nessun occhio può scorgere il Disegno, finché non è tessuto.»
L’attimo dopo smontò da cavallo e si mise a parlare con la gente. Non rivolse domande; offrì comprensione che, con sorpresa di Nynaeve, pareva genuina. Gente che evitava Lan e sembrava pronta a girare alla larga da qualsiasi forestiero, si fermò a parlare con Moiraine. Pareva stupita del proprio comportamento, ma apriva il cuore, in un certo modo, davanti allo sguardo sereno e alla voce consolante di Moiraine. Gli occhi dell’Aes Sedai parevano condividere il dolore delle persone, simpatizzare con la loro confusione, e la lingua si scioglieva.
Però mentirono, molti di loro. Alcuni negarono che ci fossero stati guai. Moiraine accennò agli edifici bruciati intorno alla piazza. Tutto andava bene, risposero, guardando al di là di quel che non volevano vedere.
Un ciccione parlò con vuota cordialità, ma un muscolo gli tremava sulla guancia, al minimo rumore alle sue spalle. Qualcuno, sostenne, aveva rovesciato un lume, provocando un incendio che il vento aveva propagato prima che fosse possibile spegnerlo. Ma a Nynaeve bastò un’occhiata per vedere che gli edifici bruciati erano distanti l’uno dall’altro.
Ognuno aveva la propria versione dell’accaduto. Alcune donne sostennero, sottovoce, in tono da cospiratrici, che la verità era un’altra: c’era in città un uomo che toccava l’Unico Potere. Era tempo di chiamare le Aes Sedai, checché ne dicessero gli uomini. L’Ajah Rossa avrebbe sistemato la faccenda.
Un uomo disse che era stato un assalto di briganti, un altro parlò di un tumulto di Amici delle Tenebre. «Quelli che vanno a vedere il falso Drago, capisci» confidò in tono cupo. «Sono dappertutto. Amici delle Tenebre, tutti quanti.»
Altri ancora accennarono vagamente che c’erano stati guai dopo l’arrivo di una barca.
«Li abbiamo mandati via» borbottò un tizio dal viso affilato, fregandosi nervosamente le mani. «Se ne stiano nelle Marche di Confine a farsi gli affari loro. Siamo scesi ai moli e...» S’interruppe di colpo e senza aggiungere altro si allontanò in fretta, guardandosi indietro come se avesse paura che i tre forestieri lo inseguissero.
La barca era partita, si capì alla fine, tagliando gli ormeggi e filandosela lungo il fiume, solo il giorno precedente, mentre una torma inferocita si riversava sui moli. Nynaeve si domandò se Egwene e i ragazzi erano a bordo. Una donna disse che sulla barca c’era un menestrello. Se si trattava di Thom Merrilin...
Nynaeve parlò a Moiraine della possibilità che qualcuno dei ragazzi fosse sulla barca. L’Aes Sedai l’ascoltò pazientemente.
«Può darsi» disse alla fine, ma parve dubbiosa.
Nella piazza c’era una locanda, la cui sala comune era divisa in due da un muretto. Moiraine esitò, mentre vi entrava, e con la mano tastò l’aria. Qualsiasi cosa avesse sentito, sorrise, ma non volle parlarne.
Consumarono il pasto in un silenzio che riguardava non solo il loro tavolo, ma tutta la sala comune. I pochi clienti erano concentrati sui piatti e immersi nei propri pensieri. Il locandiere usava un angolo del grembiule per spolverare i tavoli e non smetteva un attimo di borbottare tra sé. Non sarebbe stato piacevole, pensò Nynaeve, dormire in quella locanda: l’aria stessa sapeva di paura.
Ripulivano il piatto, usando fino all’ultima briciola di pane, quando un soldato dall’uniforme rossa comparve sulla soglia. A Nynaeve parve splendido, con l’elmetto a punta e il pettorale brunito, finché non si fermò appena al di qua della porta, con la mano sull’elsa e in viso un’aria severa, e usò il dito per allargarsi il colletto che stringeva troppo. Le ricordò Cenn Buie, quando cercava di comportarsi come dovrebbe un consigliere del villaggio.
Lan gli rivolse un’occhiata e sbuffò. «Guardia civica. Inutile.»
Il soldato esaminò la sala e soffermò su di loro lo sguardo. Esitò, inspirò a fondo e a passo deciso venne a chiedere d’un fiato chi erano, che cosa facevano a Whitebridge e per quanto intendevano fermarsi.
«Ce ne andiamo appena termino la birra» disse Lan. Bevve lentamente un sorso e guardò il soldato. «La Luce illumini la buona regina Morgase.»
Il soldato aprì bocca, poi guardò bene gli occhi di Lan e arretrò d’un passo. Si riprese subito, con un’occhiata a Moiraine e a Nynaeve. La Sapiente pensò che avrebbe fatto qualche stupidaggine, pur di non perdere la faccia davanti a due donne: un comportamento idiota, ma frequente negli uomini, in base alla sua esperienza personale. Ma a Whitebridge erano accadute troppe cose che avevano sollevato dubbi e incertezze. Il soldato tornò a guardare Lan e ci pensò due volte. Il viso del Custode era duro e inespressivo, ma c’erano sempre quegli occhi azzurri, così gelidi.
Il soldato si decise per un cenno brusco. «Cercate di fare come avete detto. Di questi tempi circolano troppi forestieri perché la regina stia tranquilla.» Girò sui tacchi e uscì a passo deciso. Gli altri avventori non parvero accorgersi di lui.
«Dove andiamo?» domandò Nynaeve al Custode. Visto l’umore nella sala, tenne bassa la voce, ma usò un tono fermo. «Corriamo dietro alla barca?»
Lan guardò Moiraine, che scosse leggermente la testa e disse: «Per prima cosa cercherò l’unico che sono sicura di trovare: in questo momento è da qualche parte, verso settentrione. Comunque, non penso che gli altri due abbiano proseguito con la barca.» Mosse le labbra in un breve sorriso di soddisfazione. «Erano in questa stanza, forse un giorno fa, due al massimo. Spaventati, ma vivi. La traccia non sarebbe durata, senza la forte emozione della paura.»
«Quali?» Nynaeve si sporse sul tavolo. «Lo sai?» L’Aes Sedai scosse la testa e Nynaeve tornò ad appoggiarsi alla spalliera. «Se hanno solo un paio di giorni di vantaggio, perché non raggiungiamo prima loro?»
«So che erano qui» disse Moiraine, con quella voce tanto calma da riuscire insopportabile «ma ignoro quale direzione abbiano preso. Mi auguro che siano stati abbastanza intelligenti da dirigersi a levante, verso Caemlyn, ma non lo so; e dal momento che non hanno più la moneta, non saprò dove si trovano se non sarò nelle vicinanze, forse nel raggio di mezzo miglio. Spinti dalla paura, in due giorni avranno percorso venti miglia, forse quaranta, in chissà quale direzione; ed erano di sicuro spaventati, quando hanno lasciato questa sala.»
«Ma...»
«Sapiente, per quanto spaventati, penseranno di andare a Caemlyn. Li troverò laggiù. Ma aiuterò prima il terzo, colui che posso trovare.»
Nynaeve aprì bocca, ma Lan la bloccò, calmo. «Avevano motivo d’essere spaventati» disse. Si guardò intorno e abbassò la voce. «Qui c’è stato un Mezzo Uomo.» Fece una smorfia, come aveva fatto nella piazza. «Ne sento ancora l’odore dappertutto.»
Moiraine sospirò. «Continuerò a sperare finché non saprò che è inutile. Mi rifiuto di pensare che il Tenebroso abbia partita vinta con tanta facilità. Li troverò tutti e tre, vivi e in buona salute. Non posso non crederci.»
«Anch’io voglio trovare quei tre ragazzi» disse Nynaeve. «Ma c’è anche Egwene. Non ne parli mai e non mi rispondi, se chiedo di lei. Credevo che intendessi portarla a...» lanciò un’occhiata agli altri tavoli e abbassò la voce «a Tar Valon.»