Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
1 ... 102 103 104 105 106 107 108 109 110 ... 281
Перейти на страницу:

“C’è davvero del magico oltre la Barriera.” Jon si scoprì a pensare alle sue sorelle, forse perché, quella notte, le aveva sognate. Sansa, gli occhi pieni di lacrime di commozione, avrebbe chiamato quello scenario un incanto. Arya invece si sarebbe messa a correre, ridendo e gridando, desiderosa di toccare ogni cosa.

«Lord Snow?» lo chiamò una voce alle sue spalle, esile e timida.

Jon si voltò. Seduta sui talloni sulla roccia che gli aveva offerto riparo, avvolta in un mantello nero talmente enorme da inghiottirla, c’era la fanciulla incinta che allevava i conigli. “Il mantello di Sam” si rese conto Jon. “Perché porta il mantello di Sam?”

«Quello grasso mi ha detto che eri qua, milord.»

«Il coniglio lo abbiamo mangiato.» Un’ammissione che fece sentire Jon assurdamente in colpa. «Se è quello che sei venuta a cercare.»

«Il vecchio lord Corvo nero, quello con l’uccello parlante, ha dato a Craster una balestra che ne vale cento, di conigli.» Si abbracciò il ventre prominente. «È vero, milord? Sei il fratello di un re?»

«Fratellastro» assentì Jon. «Sono il bastardo di Ned Stark. Mio fratello Robb è il re del Nord. Ma tu perché sei qui?»

«Quello grasso, quel Sam, mi ha detto di venire a vederti. Mi ha dato il suo mantello, in modo che nessuno vede che non sono una dei Guardiani neri.»

«Craster non si arrabbierà?»

«Ha bevuto troppo vino del Vecchio corvo, ieri notte. Adesso dorme quasi tutto il giorno.» Il suo fiato si condensava in ritmici sbuffi nervosi. «Dicono che il re fa la giustizia e protegge i deboli.»

Goffamente, la ragazza cominciò a scivolare giù dalla roccia. Ma le lastre di ghiaccio rendevano il fondo scivoloso. Jon riuscì a prenderla al volo, evitando che cadesse, e la posò piano a terra. Lei si prostrò davanti a lui sul terreno congelato.

«Milord, t’imploro…»

«No, non m’implorare. Tu non dovresti trovarti qui. Torna nella tua sala. Abbiamo ricevuto l’ordine di non parlare con le donne di Craster.»

«Tu non devi parlare con me, milord. Solo… portami con te quando vai via, è solo questo che ti chiedo.»

“Solo questo… come se fosse niente.”

«Io… io sarò tua moglie, se lo vuoi. Mio padre ne ha diciannove adesso, una in meno non gli fa niente.»

«I confratelli in nero hanno giurato di non prendere mai moglie, non lo sai? Inoltre, siamo ospiti nel castello di tuo padre.»

«Non tu. Io ti ho guardato. Non hai mangiato alla sua tavola, non hai dormito vicino al suo fuoco. Non ti ha mai dato il diritto dell’ospite, non hai obblighi con lui. È per questo bambino che porto dentro di me che voglio andare via.»

«Non so nemmeno il tuo nome.»

«Giglio, lui mi chiama. Come il fiore.»

«È un bel nome.» Sansa gli aveva insegnato, molto tempo prima, che era quella la cosa giusta da dire quando una lady gli diceva il suo nome. Non sarebbe stato in grado di aiutarla, quella ragazza, ma un po’ di cortesia forse le avrebbe fatto piacere. «È di Craster che hai paura, Giglio?»

«Per il bambino, non per me. Se è una bambina, non sarà poi così brutto. Crescerà per un po’ di anni, e poi lui la sposerà. Ma Nella dice che sarà un bambino. Lei le sa, queste cose, ne ha avuti sei. E Craster i bambini li dà agli dei. Quando viene il freddo bianco, lui glieli da, e adesso il freddo bianco viene sempre più spesso. Ecco perché gli ha dato anche le pecore, anche se a Craster piace il montone. Solo che adesso anche di pecore non ce n’è più. Poi gli darà i cani. E poi…» Giglio abbassò lo sguardo, tastandosi il ventre.

«Di quali dei parli?» Jon stava ripensando al fatto che non c’erano ragazzi nella fortezza di Craster, e nemmeno uomini, eccetto Craster.

«Gli dei freddi» sussurrò la ragazza. «Quelli delle tenebre. Le ombre bianche.»

Altre memorie, molto più spaventose, si affacciarono alla mente di Jon: la torre del lord comandante al Castello Nero, la mano mozzata, mostruosa, che si arrampica su per la sua gamba. Jon la stacca con la punta della spada lunga, la mano cade, ma le dita continuano a contorcersi da sole. Il non-morto torreggia davanti a lui, occhi scintillanti di letale luce azzurra nel volto piagato e gonfio. Grovigli di carne e di viscere fuoriescono dallo squarcio nel suo ventre, eppure non c’è sangue, nemmeno una goccia.

«Ombre bianche…» ripeté Jon. «E i loro occhi? Di che colore sono i loro occhi?»

«Blu. Luminosi come le stelle nel cielo, e freddi uguale.»

“Li ha visti! Anche lei ha visto i non-morti… Craster ci ha mentito.”

«Mi porti?» riprese Giglio. «Anche solo fino alla Barriera…»

«Non stiamo andando alla Barriera. Cavalchiamo verso nord, in cerca di Mance Rayder e degli Estranei, queste ombre bianche e i loro non-morti. Li stiamo cercando, Giglio. Il tuo piccolo non sarà al sicuro con noi.»

«Ma poi tornate… sì?» La sua espressione era distorta dalla paura. «Quando avete finito di far guerra, passate ancora di qua…»

«Potremmo.» “Se alcuni di noi ne usciranno vivi.” «È il Vecchio orso a decidere, quello che tu chiami lord Corvo. Io sono solo il suo scudiero, non scelgo io la strada per la quale cavalchiamo.»

«No.» Ora c’era sconfitta nella voce di Giglio. «Scusa per essere di fastidio, milord. Io voglio solo… ecco, loro dicono che il re tiene la gente sicura, e così io penso…»

La ragazza corse via, piena di disperazione, il mantello di Sam che le svolazzava dietro come grandi ali nere.

Jon l’osservò allontanarsi, la gelida bellezza di quel mattino dissipata. “Dannata te. E dannato Sam tre volte per averti mandata da me. Che cosa pensava avrei potuto fare? Siamo qui per combattere i bruti, non per salvarli.”

Altri uomini stavano scivolando fuori dai loro rifugi, sbadigliando e stiracchiandosi. La breve magia che aveva pervaso la foresta era già svanita: la luce del sole tramutò rapidamente la glaciale luminosità in comune rugiada. Qualcuno doveva avere acceso un fuoco: sentiva filtrare fra gli alberi l’odore di legna che bruciava, insieme al profumo della pancetta che si affumicava. Jon prese il mantello e lo sbatté contro la roccia, disintegrando la sottile crosta di ghiaccio che si era formata durante la notte. Poi recuperò Lungo artiglio e fece scivolare un braccio nella correggia a spalla. Andò a liberarsi la vescica poche iarde più in là, orina che fumava nell’aria fredda e scioglieva il ghiaccio nel punto in cui cadeva. Si allacciò poi le brache di lana nera e seguì l’odore del cibo.

C’erano Grenn e Dywen tra i confratelli raccolti attorno al fuoco. Hake passò a Jon un fondo di pane cavo con dentro pancetta abbrustolita e blocchetti di pesce salato scaldati nel grasso della pancetta. Jon divorò la colazione ascoltando Dywen che si vantava di essersi sbattuto ben tre delle donne di Craster durante la notte.

«Tu non hai sbattuto nessuno» fece Grenn con un grugnito. «Io avrei visto.»

«Tu? Visto?» Dywen gli diede un manrovescio dietro l’orecchio. «Ma se sei più cieco di maestro Aemon? Non hai neanche visto quell’orso.»

«Orso? Un momento… quale orso?»

«C’è sempre un orso, da qualche parte» dichiarò Edd l’Addolorato nel suo solito tono di tetra rassegnazione. «Uno ha ucciso mio fratello, quand’ero giovane. E dopo, l’orso s’è messo a portare i suoi denti in un sacchetto di cuoio appeso al collo. E aveva anche buoni denti, mio fratello, migliori dei miei. Ho sempre avuto guai con i denti, io.»

«Sam ha dormito nella sala, questa notte?» gli domandò Jon.

«Non lo chiamerei proprio dormire. Il terreno era duro, le coperte puzzavano e i confratelli russavano da far paura. Parla di orsi finché ti pare, ma non ne ho mai sentiti grugnire tanto forte quanto Bernarr il Marrone. Almeno faceva caldo, però. Poi dei cani mi hanno camminato sopra. Il mio mantello si era quasi asciugato quando uno mi ha pisciato addosso… o forse è stato Bernarr il Marrone a pisciarmi addosso. Avete notato che la pioggia ha smesso di cadere nel momento in cui ho avuto un tetto sopra la testa? E adesso che il tetto sopra la testa non ce l’ho più, si rimetterà a piovere. È sempre così. Agli dei e ai cani piace un sacco pisciarmi addosso.»

1 ... 102 103 104 105 106 107 108 109 110 ... 281
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)