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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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Aviendha sbuffò sonoramente e, allargando le gonne, si accinse a sedersi sul tappeto prima di rendersi conto di cosa indossava. Con uno sguardo d’avvertimento a Dyelin, si appollaiò rigida sul bordo di una sedia, l’immagine di una lady di corte con gli occhi che guizzavano. Tranne che una lady non avrebbe tastato la lama del suo pugnale con un pollice. Se fosse stato per lei, Aviendha avrebbe tagliato la gola a ogni spia non appena si fosse trovata sotto il suo coltello. Spiare era un’azione ignobile, ai suoi occhi, e non aveva importanza quanto spesso Elayne le spiegasse che ogni spia scoperta era uno strumento che poteva essere usato per far credere ai suoi nemici ciò che lei voleva. Non che ogni spia lavorasse necessariamente per un nemico. Molte di quelle che la prima cameriera aveva scoperto prendevano soldi da più fonti, e tra coloro che aveva identificato c’erano re Roedran del Murandy, vari Sommi Signori e Signore di Tear, una manciata di nobili cairhienesi e un discreto numero di mercanti. C’erano un bel po’ di persone interessate a quello che accadeva a Caemlyn, per via degli effetti sul commercio o per altre ragioni. Alle volte pareva che chiunque spiasse chiunque altro.

«Comare Harfor,» disse «non hai trovato occhi e orecchie per la Torre Nera.»

Come la maggior parte delle persone che udivano menzionare la Torre Nera, Dyelin rabbrividì e ingollò un bel sorso di vino, ma Reene si limitò a una lieve smorfia. Aveva deciso di ignorare il fatto che esistessero uomini in grado di incanalare, dato che era qualcosa che non poteva cambiare. Per lei la Torre Nera era... una seccatura. «Non hanno avuto tempo, mia signora. Lascia passare un anno e troverai valletti e bibliotecari che accettano soldi anche da loro.»

«Suppongo che sarà così.» Pensiero agghiacciante. «Cos’altro hai per noi oggi?»

«Ho scambiato qualche parola con Jon Skellit, mia signora. Un uomo che rivolta la sua casacca una volta spesso è disposto a rivoltarla di nuovo, e Skellit lo è.» Skellit, un barbiere, era al soldo della casata Arawn, il che attualmente lo rendeva un uomo di Arymilla. Birgitte stava per imprecare ma si interruppe – per qualche ragione, cercava di badare al suo linguaggio in presenza di Reene Harfor – e parlò con voce sconcertata. «Hai scambiato qualche parola con lui?

Senza chiederlo a nessuno?»

Dyelin non si faceva alcuno scrupolo per la prima cameriera e borbottò: «Per il latte acido di mia madre!» Elayne non l’aveva mai sentita usare un’espressione simile prima. Mastro Norry batté le palpebre; la cartella per poco non gli cadde di mano e lui si tenne occupato a non guardare Dyelin. La prima cameriera, comunque, si limitò a una breve pausa finché non fu certa che lei e Birgitte avessero finito, poi proseguì con calma.

«Sembrava che il tempo fosse maturo, e così Skellit. Uno degli uomini a cui consegna i suoi rapporti ha lasciato la città e non è ancora tornato, mentre pare che l’altro si sia rotto una gamba. Le strade sono sempre ghiacciate dove un fuoco viene spento.» Lo disse in tono così piatto che parve più che probabile che fosse stata lei ad aver orchestrato la sua caduta in qualche modo. Tempi difficili rivelavano talenti controversi nelle persone più inaspettate. «Skellit è piuttosto disponibile a portare la sua prossima comunicazione agli accampamenti di persona. Ha visto creare un passaggio, e non dovrà simulare di esserne atterrito.»

Qualcuno avrebbe potuto pensare che lei stessa vedesse da un’intera vita carri di mercanti che uscivano da buchi nell’aria.

«Cosa impedirà che questo barbiere possa fuggire una volta fuori dalla mal... ehm... dalla città?» domandò Birgitte in tono irritato, cominciando a passeggiare avanti e indietro di fronte al fuoco con le mani serrate dietro la schiena. La sua pesante treccia dorata si sarebbe potuta rizzare. «Se se ne va, Arawn dovrà assoldare qualcun altro, e tu dovrai ricominciare da capo a stanarlo. Per la Luce, Arymilla deve aver sentito parlare dei passaggi non appena arrivata, e Skellit deve saperlo.»

Non era il pensiero che Skellit scappasse a irritarla, o non solo quello. I mercenari pensavano di essere stati ingaggiati per fermare dei soldati, ma per qualche pezzo d’argento avrebbero consentito a uno o due di sgattaiolare attraverso i cancelli di notte in ciascuna direzione. Uno o due non potevano fare alcun danno, per come la vedevano loro. A Birgitte non piaceva che questo le venisse ricordato.

«Sarà la sua avidità a impedirglielo, mia signora» replicò con calma comare Harfor. «Il pensiero di ottenere oro da lady Elayne così come da lady Naean basta a fargli venire il respiro affannoso. E vero, lady Arymilla a quest’ora saprà di certo dei passaggi, ma questo non fa che dar credito al motivo di Skellit per andare di persona.»

«E se la sua avidità fosse tanto grande da fargli cercare di guadagnare altro oro ancora rivoltando la casacca una terza volta?» chiese Dyelin. «Potrebbe portare un bel po’ di... zizzania, comare Harfor.»

Il tono di Reene divenne un po’ più incisivo. Non avrebbe mai superato quelli che erano i suoi limiti, ma non gradiva che nessuno la ritenesse incauta. «Lady Naean lo farebbe seppellire sotto il cumulo di neve più vicino, mia signora, appena mi fossi assicurata che realizzasse. Non è mai stata una donna paziente. Come di certo tu saprai. In ogni caso, le notizie che riceviamo dagli accampamenti sono piuttosto frammentarie, a dir poco, e lui potrebbe vedere alcune cose che ci converrebbe sapere.»

«Se Skellit può dirci in quale campo Arymilla, Elenia e Naean si troveranno e quando, gli darò il suo oro con le mie stesse mani» disse Elayne in tono posato. Elenia e Naean stavano vicine ad Arymilla, oppure era lei a tenerle vicino a sé, e Arymilla era molto meno paziente di Naean e soprattutto non era disposta a credere che qualcosa potesse funzionare senza che lei fosse presente. Passava la metà di ogni giornata a cavalcare da un accampamento all’altro, e non dormiva mai nello stesso due notti di fila, a quanto si sapesse. «Questa è l’unica cosa che vorrei sapere, di tutto ciò che può riferirci sugli accampamenti.»

Reene inclinò la testa. «Come dici tu, mia signora. Me ne occuperò.» Troppo spesso lei cercava di non dire le cose chiaramente di fronte a Norry, ma non diede segno di aver sentito alcun rimprovero. Di certo, Elayne non era sicura che avrebbe davvero redarguito apertamente quella donna. Se l’avesse fatto, comare Harfor avrebbe continuato a occuparsi dei propri doveri come sempre, e di certo avrebbe seguitato a dare la caccia alle spie con lo stesso zelo, anche solo per il semplice motivo che la loro presenza nel palazzo la offendeva, tuttavia Elayne avrebbe potuto trovare una dozzina di seccature ogni giorno, una dozzina di piccoli disagi che assommati le avrebbero tormentato la vita, e nessuno di questi sarebbe stato imputabile direttamente alla prima cameriera. Dobbiamo seguire i passi della danza con la stessa sicurezza dei nostri servitori, le aveva detto sua madre una volta. Puoi continuare ad assumerne di nuovi, e passare tutto il tuo tempo ad addestrarli e a darti pena perché imparino, solo per ritrovarti al punto di partenza, oppure puoi accettare le regole come fanno loro, e vivere in modo confortevole mentre usi il tuo tempo per governare.

«Grazie, comare Harfor» le disse, e ricevette per questo un’altra precisa riverenza. Anche Reene Harfor conosceva il proprio valore.

«Mastro Norry?»

L’uomo simile a un trampoliere ebbe un sobbalzo e smise di guardare accigliato Reene. Per certi versi, considerava i passaggi come una sua idea, con la quale nessun altro potesse gingillarsi. «Sì, mia signora. Certamente.» La sua voce era scialba e monotona. «Confido che lady Birgitte ti abbia già informato dei convogli mercantili da Illian e Tear. Credo che sia... ehm... sua consuerudine ogni volta che torni in città.» Per un momento, i suoi occhi si posarono su Birgitte con aria di biasimo. Non avrebbe mai pensato di causare a Elayne la pur minima irritazione perfino se lei gli avesse urlato contro, ma viveva secondo un proprio codice di regole e, anche se in modo lieve, era risentito che Birgitte gli rubasse l’opportunità di enumerare i carri, le botti e i barili che erano arrivati. Amava i suoi numeri. Perlomeno Elayne pensava che il suo risentimento fosse lieve. Sembrava esserci poca animosità in mastro Norry.

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