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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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«Alcune donne» mormorò Dyelin con la coppa di vino alle labbra «possono far abboccare un pesce solo piegando un dito, lady Birgitte. Altre devono trascinare la loro esca per tutto lo stagno.» A questo Aviendha rise, ma la rabbia di Birgitte riprese ad aumentare nel legame. Un flusso di aria fredda attraversò la stanza quando la porta si aprì ed entrò Rasoria, mettendosi rigidamente sull’attenti. «La prima cameriera e il primo funzionario sono arrivati, lady Elayne» annunciò. La sua voce esitò verso la fine, quando si rese conto del malumore nella stanza.

Se ne sarebbe accorta una capra cieca, con Dyelin compiaciuta quanto un gatto arrivato alla crema, Birgitte che guardava torva lei e Aviendha, e Aviendha che aveva scelto questo momento per ricordarsi che Birgitte era Birgitte Arco d’Argento, cosa che, in questa occasione, le fece tenere lo sguardo fisso al suolo, come imbarazzata per aver riso di una Sapiente. A volte Elayne desiderava che le sue amiche potessero andare d’accordo come lei e Aviendha, anche se ogni tanto riuscivano a irritarsi a vicenda, e supponeva che in definitiva era quello che poteva aspettarsi da gente vera. La perfezione era per i libri e le storie dei menestrelli.

«Falli entrare» disse a Rasoria. «E non disturbarci a meno che la città non sia sotto attacco. A meno che non sia importante» si corresse. Nelle storie, le donne che davano ordini del genere si attiravano ogni genere di sventure. Alle volte le storie contenevano delle lezioni, se si sapeva cercarle.

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Le conoscenze delle Sapienti

Halwin Norry, il primo funzionario, e Reene Harfor, la prima cameriera, entrarono assieme, lui con un goffo inchino a scatti, lei con un’aggraziata riverenza che non era troppo profonda né troppo poco. Non avrebbero potuto essere più diversi. Comare Harfor aveva il viso tondo e una dignità regale, la sua chioma raccolta in una grigia crocchia ordinata in cima alla testa; mastro Norry era alto e goffo come un trampoliere, con i pochi capelli rimasti che gli sporgevano dietro le orecchie come sprazzi di piume bianche. Ognuno di loro portava una cartella di cuoio lavorato stracolma di carte, ma lei la teneva contro il fianco come per non sgualcire il suo tabarro da cerimonia scarlatto, liscio come sempre, qualunque fosse l’ora o nonostante tutto il tempo che avesse passato in piedi, mentre lui stringeva la propria cartella contro lo scarno petto come per nascondere vecchie macchie d’inchiostro, molte delle quali punteggiavano il suo tabarro, inclusa una grossa chiazza che faceva terminare la coda del leone bianco in un pennacchio nero. Conclusi gli inchini, si allontanarono immediatamente l’uno dall’altra, quasi senza rivolgersi neanche uno sguardo. Non appena la porta si fu richiusa dietro Rasoria, il bagliore di saidar avvolse d’improvviso Aviendha, e lei intessé una protezione contro orecchie indiscrete che aderì alle pareti della stanza. Quello che veniva detto fra loro adesso sarebbe stato più al sicuro possibile, e Aviendha si sarebbe accorta anche solo se qualcuno avesse tentato di ascoltare tramite il Potere. Era molto abile con questo genere di flussi.

«Comare Harfor,» esordì Elayne «comincia pure.» Non offrì del vino né suggerì loro di sedersi, naturalmente. Mastro Norry sarebbe rimasto sconcertato fino alle dita dei piedi da un tale errore nelle formalità, e anche comare Harfor si sarebbe potuta offendere. In questa situazione, Norry si contrasse un poco e lanciò un’occhiata di lato verso Reene, e la bocca di lei si assottigliò. Perfino dopo una settimana di quegli incontri, la loro avversione nel presentare i loro rapporti lì dove l’altro poteva udire era palpabile. Erano gelosi dei propri feudi, ancora di più da quando la prima cameriera si era spostata in un territorio che un tempo avrebbe potuto essere considerato responsabilità di mastro Norry. Ovviamente amministrare il palazzo era sempre stato compito della prima cameriera, e si poteva dire che le sue nuove incombenze non ne fossero che l’estensione. Mastro Norry non avrebbe mai affermato una cosa del genere, però. I ceppi ardenti si sistemarono nel focolare con un sonoro crepitio, mandando una pioggia di scintille su per il camino.

«Sono convinta che il secondo bibliotecario sia... una spia, mia signora» disse infine comare Harfor, ignorando Norry come se questo potesse farlo scomparire. Si era opposta al fatto che chiunque altro venisse a sapere che stava cercando spie nel palazzo, ma le dava sui nervi peggio di ogni altra cosa che il primo funzionario ne fosse al corrente. La sua unica autorità su di lei, se tale si poteva considerare, consisteva nel pagare i conti del palazzo, e lui non aveva mai messo in discussione nessuna spesa, ma anche quel poco era più di quanto lei desiderasse. «Ogni tre o quattro giorni mastro Harnder fa visita a una locanda chiamata Il cerchio e la freccia, a quanto pare per la birra della casa fatta dal locandiere, un certo Millis Fendry, ma comare Fendry tiene anche dei piccioni, e ogni volta che mastro Harnder va lì, lei invia un piccione verso nord. Ieri tre Aes Sedai che alloggiano al Cigno d’argento hanno ritenuto di far visita al Cerchio e la freccia, anche se gli avventori sono molto più poveri rispetto al Cigno. Sono andate e venute incappucciate, e si sono appartate in privato con comare Fendry per oltre un’ora. Tutte e tre sono dell’Ajah Marrone. Temo che questo significhi che mastro Harnder è al loro servizio.»

«Acconciatrici, valletti, cuochi, il mastro ebanista, non meno di cinque funzionari di mastro Norry, e ora uno dei bibliotecari.»

Reclinandosi all’indietro sulla sua sedia e incrociando le gambe, Dyelin assunse un’aria imbronciata. «C’è qualcuno che alla fine non si rivelerà una spia, comare Harfor?» Norry stese il collo a disagio; la condotta disonesta dei suoi impiegati per lui era come un affronto personale.

«Nutro speranze di aver raggiunto il fondo di quel barile, mia signora» disse in tono compiacente comare Harfor. Né le spie né i Sommi Signori di potenti casate la turbavano. Le spie erano parassiti che intendeva sradicare dal palazzo proprio come faceva con pulci e ratti – anche se con questi ultimi, di recente, era stata costretta ad accettare l’aiuto delle Aes Sedai – mentre i potenti nobili erano come la pioggia o la neve, eventi naturali da sopportare finché non se ne andavano, ma nulla per cui agitarsi. «Solo un certo numero di persone possono essere comprate, e sono in pochi a poter pagare o volerlo fare.»

Elayne cercò di raffigurarsi mastro Harnder, ma tutto quello che riuscì a richiamare alla mente era vago, un uomo grassoccio dall’incipiente calvizie che batteva le palpebre di continuo. Aveva servito sua madre e prima ancora, a quanto ricordava, la regina Mordrellen. Nessuno aveva menzionato il fatto che pareva che fosse anche al servizio dell’Ajah Marrone. Ogni sede di governo fra la Dorsale del Mondo e l’Oceano Aryth ospitava occhi e orecchie della Torre. Ogni sovrano provvisto anche solo di mezzo cervello se l’aspettava. Senza dubbio presto anche i Seanchan sarebbero vissuti sotto l’osservazione della Torre Bianca, se già non era così. Reene aveva scoperto diverse spie per l’Ajah Rossa, di sicuro eredità del periodo trascorso a Caemlyn da Elaida, ma questo bibliotecario era il primo di un’altra Ajah. A Elaida non sarebbe piaciuto che le altre Ajah sapessero cosa succedeva a palazzo mentre lei èra consigliera della regina.

«Un peccato non avere false storie da somministrare all’Ajah Marrone» disse in tono leggero. Un grosso peccato che loro, e le Rosse, sapessero della Famiglia. Nella migliore delle ipotesi, dovevano sapere che a palazzo c’era un gran numero di donne in grado di incanalare, e non avrebbero impiegato molto tempo per capire chi erano. Questo avrebbe creato un bel po’ di problemi in futuro, tuttavia queste difficoltà erano di là da venire. Fa’ sempre progetti in anticipo, era solita dire Lini, ma preoccupati troppo dell’anno successivo e potresti inciampare domani. «Sorveglia mastro Harnder e cerca di scoprire chi sono i suoi amici. Questo sarà sufficiente per adesso.» Alcune spie dipendevano dalle loro orecchie, per ascoltare pettegolezzi oppure per origliare alle porte; altre scioglievano le lingue con qualche amichevole coppa di vino. Il primo passo per neutralizzare una spia era scoprire come apprendeva ciò che vendeva.

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