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L'anno del contagio [Doomsday Book - it]

Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.
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— Va' a ringraziare Sir Bloet per il suo dono generoso — ingiunse freddamente Imeyne.

Rosemund consegnò il mantello a Kivrin e si avviò per attraversare la sala.

— Avanti, Agnes, ora devi riposare — disse Kivrin.

— Voglio ascoltare i rintocchi del Diavolo — protestò la bambina.

— Lady Katherine — intervenne Lady Yvolde, ponendo una strana enfasi sulla parola «Lady» — tu ci hai detto di non ricordare nulla, e tuttavia hai letto senza difficoltà la scritta sulla spilla. Sai dunque leggere?

So leggere, pensò Kivrin, ma nel quattordicesimo secolo meno di un terzo della popolazione sapeva farlo, e un numero ancor più ridotto di donne.

Scoccò un'occhiata a Imeyne, che la stava fissando come aveva fatto la prima mattina che lei aveva trascorso lì, quando aveva esaminato i suoi abiti e le sue mani.

— No — rispose infine, fissando Yvolde negli occhi, — temo di non saper leggere neppure il Paternoster. Tuo fratello ci ha detto il senso di quelle parole quando ha dato la spilla a Rosemund.

— Non lo ha fatto — trillò Agnes.

— Tu eri occupata a guardare la tua campanella — la rimbeccò Kivrin, pensando che Lady Yvolde non le avrebbe creduto, avrebbe chiesto conferma al fratello e lui avrebbe replicato di non averle mai rivolto la parola.

Yvolde però parve soddisfatta.

— Non pensavo che una come lei potesse saper leggere — commentò, rivolta ad Imeyne, poi la prese per mano ed entrambe di avviarono verso Sir Bloet.

Kivrin si lasciò ricadere sulla panca.

— Voglio la mia campanella — insistette Agnes.

— Non la legherò se non ti sdrai.

— Prima mi devi raccontare la storia — dichiarò Agnes, arrampicandosi sulle sue ginocchia. — C'era una volta una fanciulla…

— C'era una volta una fanciulla — cominciò Kivrin, continuando a tenere l'occhio Imeyne ed Yvolde, che si erano sedute accanto a Sir Bloet e stavano parlando con Rosemund. La ragazza disse qualcosa, con il mento alto e le guance in fiamme; Sir Bloet rise e chiuse la mano intorno alla spilla, facendola poi scivolare sul seno di Rosemund.

— C'era una volta una fanciulla… — ripeté Agnes, con insistenza.

— … che viveva al limitare di una grande foresta — narrò Kivrin. — 'Non andare nella foresta da sola,' l'ammonì suo padre…

— Ma lei non gli diede ascolto — commentò Agnes, sbadigliando.

— No, non gli diede ascolto. Suo padre l'amava e si preoccupava soltanto per la sua sicurezza, ma lei non volle dargli ascolto.

— Cosa c'era nella foresta? — domandò Agnes, annidandosi contro Kivrin.

Tagliagole e ladri, pensò lei, coprendo la bambina con il mantello di Rosemund. E vecchi lascivi con le loro sorelle zitelle. E amanti proibiti. E mariti. E giudici.

— Ogni sorta di cose pericolose — disse soltanto.

— Lupi — suggerì Agnes, con voce assonnata.

— Sì, lupi — confermò Kivrin, senza distogliere lo sguardo da Imeyne e da Yvolde, che si erano allontanate da Sir Bloet e adesso la stavano fissando mentre confabulavano fra loro.

— E cosa le è successo, dopo? — domandò Agnes, con gli occhi che già le si chiudevano.

— Non lo so — mormorò Kivrin, stringendola a sé. — Non lo so.

20

Agnes si era addormenta da forse cinque minuti quando la campana smise di suonare per poi ricominciare con un ritmo molto più rapido, chiamando a messa i fedeli.

— Padre Roche ha iniziato troppo presto, non è ancora mezzanotte — sentenziò Lady Imeyne, ma quelle parole non le erano ancora uscite di bocca che anche le altre campane dei dintorni presero a suonare: quella di Wychlade e di Bureford e, molto lontano verso est, tanto da essere soltanto una flebile eco, il concerto delle campane di Oxford.

Le campane di Osney e quelle di Carfax, pensò Kivrin, chiedendosi se quella notte stessero suonando anche nella sua epoca.

Sir Bloet si issò in piedi e aiutò la sorella ad alzarsi, e subito uno dei servitori arrivò in tutta fretta con i loro mantelli bordati di pelliccia mentre le ragazze recuperavano i loro nel mucchio generale senza smettere di chiacchierare e Lady Imeyne svegliava Maisry che si era addormentata sulla panca dei mendicanti per ordinarle di andare a prendere il suo Libro delle Ore. Maisry si allontanò strascicando i piedi e sbadigliando verso la scala del solaio; contemporaneamente Rosemund venne a prendere il suo mantello che era scivolato di dosso ad Agnes.

La bambina era profondamente addormentata e Kivrin esitò, detestando svegliarla ma certa che neppure i bambini di cinque anni e sfiniti fossero esentati da questa messa.

— Agnes — chiamò in tono sommesso.

— Dovrai portarla in chiesa in braccio — commentò Rosemund, lottando con la spilla d'oro di Sir Bloet; uno dei figli del castaldo venne intanto a fermarsi davanti a Kivrin, reggendo il suo mantello bianco che strisciava sui giunchi che coprivano il pavimento.

— Agnes — chiamò ancora Kivrin, e scosse appena la bambina, stupita che le campane della chiesa non l'avessero svegliata, dato che il loro suono sembrava più forte e ravvicinato di quanto accadesse con i vespri e il mattutino, tanto intenso da soffocare quasi quello delle altre campane.

Agnes spalancò gli occhi di scatto.

— Non sei venuta a svegliarmi — dichiarò con voce assonnata rivolta a Rosemund, poi alzò il tono a mano a mano che si svegliava del tutto e aggiunse: — Avevi promesso di svegliarmi.

— Mettiti il mantello — disse Kivrin. — Dobbiamo andare in chiesa.

— Kivrin, voglio portare indosso la mia campanella.

— Ce l'hai già addosso — ribatté Kivrin, cercando di fermarle il cappuccio rosso senza pungerle il collo con l'ago del fermaglio.

— No, non c'è — insistette Agnes, scrutandosi il braccio. — Voglio indossarla.

— Eccola qui — interloquì Rosemund, raccogliendo l'oggetto in questione da terra, — ti deve essere scivolata dal polso. Però non è conveniente indossarla adesso. Questa è la campana che chiama per la messa, le campane di Natale suoneranno dopo.

— Non voglio suonarla ma soltanto averla addosso — ribatté Agnes.

Kivrin non ci credette neppure per un istante, ma ormai tutti gli altri erano pronti e uno degli uomini di Sir Bloet stava accendendo le lanterne con un tizzone preso dal fuoco per poi distribuirle ai servitori. In fretta legò la campanella al polso di Agnes e prese la bambina per mano.

Lady Eliwys posò le dita su quelle protese di Sir Bloet, Lady Imeyne segnalò a Kivrin di seguirla con le bambine e gli altri si accodarono solennemente dietro di loro, come in processione, prima Lady Imeyne con la sorella di Sir Bloet e poi il resto del seguito del nobile in visita. Lady Eliwys e Sir Bloet precedettero gli altri nel cortile, oltrepassarono le porte e si addentrarono nella piazza.

Aveva smesso di nevicare e si potevano vedere le stelle, mentre tutt'intorno il villaggio si allargava silenzioso sotto il manto bianco… immobilizzato nel tempo, pensò Kivrin. Gli edifici cadenti avevano un aspetto diverso, i contorni delle staccionate malconce e delle capanne sporche erano ingentiliti e addolciti dalla neve e le lanterne rischiaravano le sfaccettature cristalline dei fiocchi di neve facendoli scintillare… ma ciò che le tolse veramente il fiato furono le stelle, centinaia di stelle, migliaia di stelle che brillavano come gemme preziose nell'aria gelida.

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