L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:
Roche non era neppure nella sua casa, quindi Kivrin lasciò le candele sul tavolo. Mentre tornavano indietro attraverso la piazza, videro l'asino di Roche fermo vicino al cancello del portico e intento a scalciare nella neve.
— Ci siamo dimenticati di nutrire gli animali — osservò Agnes.
— Nutrire gli animali? — chiese Kivrin, cauta, pensando ai loro vestiti.
— È la Vigilia di Natale — spiegò Agnes. — Dove vivi tu non nutrite gli animali in questa sera?
— Lei non lo ricorda — le fece notare Rosemund, poi aggiunse: — La Vigilia di Natale diamo da mangiare agli animali in onore di Nostro Signore che è nato in una stalla.
— Allora non ricordi proprio nulla del Natale? — chiese Agnes.
— Qualcosa — replicò Kivrin, pensando ad Oxford la Vigilia di Natale, con i negozi sulla Carfax decorati con sempreverdi di plastica e luci laser e pieni di acquirenti dell'ultima ora, con l'High ingombra di biciclette e la Torre Magdalen che appariva in modo vago fra la neve.
— Prima suonano le campane, poi si mangia e si va a messa e si accende il ceppo natalizio — elencò Agnes.
— Hai rovesciato tutto — le fece notare Rosemund. — Prima accendiamo il ceppo e poi andiamo a messa.
— Però prima suonano le campane e poi c'è la messa — ritorse la bambina, sfidando la sorella con occhi roventi.
Andarono nel granaio a prendere un sacco di avena e un po' di fieno e portarono il tutto fino alla stalla per dare da mangiare ai cavalli. Gringolet non era in mezzo ad essi, il che voleva dire che Gawyn non era ancora tornato. Avrebbe dovuto parlargli non appena lo avesse fatto, perché mancava appena una settimana al recupero e ancora lei non aveva idea di dove fosse il sito. E con Lord Guillaume che stava per arrivare la situazione poteva cambiare in modo drastico.
Eliwys aveva soltanto rimandato qualsiasi decisione in attesa dell'arrivo del marito, e proprio quella mattina aveva detto alle figlie che si aspettava di vederlo giungere in giornata. Lui avrebbe potuto decidere di portare Kivrin a Oxford o addirittura a Londra per cercare la sua famiglia, o magari Sir Bloet si sarebbe potuto offrire di condurla a Courcy con sé, quindi lei doveva parlare al più presto con Gawyn. La presenza degli ospiti le avrebbe però reso più facile sorprenderlo da solo, e in mezzo al trambusto natalizio forse avrebbe potuto perfino convincerlo ad accompagnarla fino al sito.
Kivrin indugiò fra i cavalli più a lungo che poteva, nella speranza che Gawyn tornasse proprio allora, ma alla fine Agnes si annoiò e decise che voleva andare a dare da mangiare ai polli. Kivrin suggerì allora di pensare anche alla mucca del castaldo.
— Non è nostra — sottolineò Rosemund, secca.
— Mi ha aiutata quel giorno, quando stavo male — replicò Kivrin, ricordando come si fosse appoggiata contro il dorso ossuto dell'animale, — e la vorrei ringraziare per la sua gentilezza.
— Poveri porcelli — commentò Agnes, quando oltrepassarono il recinto in cui avevano abitato i maiali. — Avrei dato loro una mela.
— Il cielo si sta oscurando di nuovo verso nord — fece notare Rosemund. — Credo che non verranno.
— Invece lo faranno — ribatté Agnes. — Sir Bloet mi ha promesso un regalo.
La mucca del castaldo era quasi nello stesso punto in cui Kivrin l'aveva trovata quel giorno, dietro la penultima capanna intenta a mangiare ciò che restava di quegli stessi viticci anneriti.
— Buon Natale, Lady Mucca — disse Agnes, tenendo una manciata di fieno ad un metro abbondante dalla bocca della mucca.
— Gli animali parlano soltanto a mezzanotte — le ricordò Rosemund.
— Vorrei venire a vederli a mezzanotte, Lady Kivrin — disse Agnes, indietreggiando quando la mucca si protese in avanti verso di lei.
— Non puoi farlo, sciocca, perché sarai a messa — le ricordò Rosemund.
La mucca allungò il collo e avanzò di un passo. Agnes batté in ritirata e fu Kivrin a dare all'animale una manciata di fieno.
— Se tutti sono a messa, come si fa a sapere che gli animali parlano davvero? — chiese Agnes, guardando Kivrin con invidia.
Un buon punto, pensò lei.
— Padre Roche ha detto che è così — replicò Rosemund.
Agnes emerse da dietro le gonne di Kivrin e raccolse un'altra manciata di fieno.
— E cosa dicono? — domandò, puntando il fieno più o meno in direzione della mucca.
— Dicono che non sai come dar loro da mangiare — dichiarò Rosemund.
— Non è vero — protestò Agnes, protendendo la mano in avanti. La mucca scattò verso di essa con la bocca aperta e i denti snudati e subito la bambina le lanciò contro il fieno per poi correre a nascondersi dietro la schiena di Kivrin. — Lodano il Nostro Signore, lo ha detto Padre Roche.
In quel momento si udì un rumore di cavalli e Agnes spiccò la corsa fra le capanne.
— Sono arrivati! — gridò, tornando indietro. — Sir Bloet è qui. Li ho visti. Stanno oltrepassando il cancello.
Kivrin si affrettò a sparpagliare il resto del fieno davanti alla mucca, ma Rosemund prese una manciata di avena e la porse all'animale, lasciando che la mangiasse lentamente dalla sua mano aperta.
— Vieni, Rosemund! — chiamò Agnes. — Sir Bloet è qui.
Rosemund si pulì la mano da quanto restava dell'avena.
— Adesso voglio nutrire l'asino di Padre Roche — ribatté, e si avviò verso la chiesa senza neppure guardare in direzione del maniero.
— Ma sono arrivati, Rosemund — protestò Agnes, correndole dietro. — Non vuoi vedere cosa hanno portato?
Era ovvio che a Rosemund non interessava vederlo, perché aveva ormai raggiunto l'asino che stava brucando un ciuffo d'erba affiorante fra la neve vicino al cancello del portico. Chinandosi, protese una manciata di avena sotto il muso dell'animale, ma esso manifestò un assoluto disinteresse e dopo un po' lei si raddrizzò con la mano sulla sua groppa e i lunghi capelli scuri che le nascondevano il volto.
— Rosemund! — strillò Agnes, rossa in volto per la frustrazione. — Non mi hai sentita? Sono arrivati!
L'asino spinse di lato l'avena con il muso e chiuse i denti gialli intorno ad un grosso ciuffo d'erba, ma Rosemund continuò ad offrirgli da mangiare.
— Rosemund — intervenne Kivrin. — Nutrirò io l'asino. Tu devi andare ad accogliere gli ospiti.
— Sir Bloet mi avrà portato un regalo — rincarò Agnes.
Rosemund aprì le mani e lasciò cadere l'avena.
— Se ti piace tanto, perché non chiedi a nostro padre di lasciartelo sposare? — ribatté, e si incamminò verso il maniero.
— Io sono troppo piccola — replicò Agnes.
Kivrin pensò che anche Rosemund lo era, mentre afferrava Agnes per mano e si avviava dietro la ragazzina che le stava precedendo con passo rapido e con il mento alto, senza preoccuparsi di sollevare le lunghe gonne e ignorando le ripetute suppliche da parte di Agnes di aspettarla.
Il gruppo dei visitatori era ormai nel cortile e Rosemund aveva già raggiunto la stia dei polli, quindi Kivrin accelerò il passo tirandosi dietro Agnes che era costretta a correre, e arrivarono così tutti nel cortile nello stesso momento. Una volta là Kivrin si arrestò per la sorpresa.
Si era aspettata un'accoglienza formale con la famiglia raccolta sulla porta, discorsi elaborati e saluti cortesi, invece ciò a cui si trovò davanti sembrava il primo giorno del trimestre all'università… tutti che trasportavano casse e scatole e si salutavano a vicenda con esclamazioni e abbracci parlando contemporaneamente e rìdendo… e nessuno si era accorto dell'assenza di Rosemund. Una donna corpulenta che portava un'enorme cuffia inamidata afferrò Agnes per baciarla e tre ragazzine si raccolsero intorno a Rosemund strillando.