L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:
— Brilla — commentò Agnes, ma Kivrin non capì se stesse parlando della neve o del cielo.
Adesso la campana rintoccava in maniera costante e pacata, un suono di nuovo diverso dai precedenti nell'aria fredda… non più forte ma più pieno e in qualche modo più limpido. Ora Kivrin poteva sentire tutte le altre campane e le riconobbe… Esthcote e Witney e Chertelintone, anche se il loro suono era a sua volta in qualche modo diverso. Cercò di udire anche la campana di Swindone, che aveva suonato per tutto il tempo, ma non riuscì a identificarla e neppure quelle di Oxford, tanto che si chiese se prima non le avesse immaginate.
— Stai facendo suonare la tua campanella, Agnes — osservò Rosemund.
— Non è vero — ribatté la bambina. — Sto soltanto camminando.
— Guardate la chiesa — intervenne Kivrin. — Non è splendida?
L'edificio risplendeva come un faro dalla parte opposta della piazza, illuminato dentro e fuori, con le finestre di vetro colorato che proiettavano tremolanti raggi di luce color rubino e zaffiro sulla neve. E c'erano luci anche tutt'intorno ad essa, che riempivano il cortile fino alla torre campanaria. Torce, comprese Kivrin, sentendo l'odore di pece. Altre torce stavano arrivando attraverso i campi bianchi e scendevano lungo la collina alle spalle della chiesa.
Kivrin ripensò improvvisamente ad Oxford la Vigilia di Natale, con i negozi illuminati per accogliere gli acquirenti dell'ultimo momento e le finestre di Brasenose che scintillavano gialle intorno al cortile. E all'albero di Balliol con le file multicolori di luci laser.
— Vorrei che fossimo venuti noi a trovarvi per Natale — stava dicendo Lady Imeyne a Lady Yvolde, — perché allora avremmo potuto avere un prete come si deve che celebrasse le messe natalizie. Quello di qui riesce a stento a recitare il Paternoster.
Il prete di qui ha passato ore in ginocchio nella chiesa gelida, pensò Kivrin, ore in ginocchio con indosso quella calzamaglia che ha già dei buchi sulle ginocchia, e adesso sta suonando una pesante campana che ha dovuto rintoccare per oltre un'ora, e fra poco dovrà celebrare un complesso rito che ha dovuto imparare a memoria perché non sa leggere.
— Sarà un misero sermone e avremo una misera messa — aggiunse Lady Imeyne.
— Ahimè, di questi tempi ci sono fra noi molti che non amano Dio — replicò Lady Yvolde, — ma dobbiamo pregare Dio affinché provveda Lui a riportare la giustizia nel mondo e a ricondurre gli uomini alla virtù.
Kivrin dubitò che fosse quella la risposta che Lady Imeyne avrebbe voluto sentire.
— Ho mandato a chiedere al Vescovo di Bath che ci invii un cappellano — aggiunse Imeyne, — ma non è ancora arrivato.
— Mio fratello dice che a Bath ci sono molte difficoltà — dichiarò Yvolde.
Erano quasi arrivati al cortile della chiesa e adesso Kivrin poteva distinguere i volti delle persone, rischiarati dalle torce fumose e da qualche piccola lanterna ad olio di cui erano fornite alcune donne. Quelle facce, illuminate dal basso dal chiarore rossastro, apparivano vagamente sinistre, e Kivrin pensò che agli occhi del Signor Dunworthy quella sarebbe apparsa come una folla rabbiosa raccolta per bruciare sul rogo qualche povero martire.
È colpa della luce, si disse. Alla luce delle torce tutti sembrano dei tagliagole. Non mi meraviglia che abbiano inventato l'elettricità.
Quando entrarono nel cortile della chiesa Kivrin riconobbe qualcuna delle persone accalcate vicino alle porte dell'edificio: il ragazzo con lo scorbuto che era fuggito da lei, due delle ragazze che avevano aiutato a preparare i cibi per il banchetto di natale, Cob. La moglie del castaldo aveva indosso un mantello con il collo di ermellino ed aveva in mano una lanterna con quattro minuscoli pannelli di vero vetro. In quel momento era intenta a parlare animatamente con la donna segnata dalla scrofola che aveva aiutato a decorare la sala con l'agrifoglio, e del resto tutti stavano parlando e si stavano muovendo per scaldarsi, e un uomo con la barba nera stava ridendo con tanto vigore che la sua torcia ondeggiava e si avvicinava a tratti pericolosamente alla cuffia della moglie del castaldo.
Kivrin ricordò che con il tempo i funzionari ecclesiastici erano infine stati costretti a eliminare la messa di mezzanotte a causa delle bevute e delle feste che vi facevano seguito, e del resto alcuni di quei parrocchiani davano decisamente l'impressione di aver trascorso la serata infrangendo la norma del digiuno. Il castaldo stava parlando animatamente con un uomo dall'aspetto rude che Rosemund identificò come il padre di Maisry; entrambi avevano il volto arrossato a causa del freddo, della luce delle torce o del liquore bevuto, o forse di tutte e tre le cose, ma apparivano allegri piuttosto che pericolosi. Il castaldo continuava a sottolineare le proprie affermazioni con energiche pacche battute sulla spalla del padre di Maisry, e ogni volta che lo faceva questi scoppiava in una risata incontenibile che indusse Kivrin a supporre che quell'uomo dovesse essere più intelligente di quanto lei avesse inizialmente supposto.
La moglie del castaldo afferrò il marito per una manica e lui si liberò con uno strattone, ma non appena Lady Eliwys e Sir Bloet oltrepassarono il cancello del portico lui e il padre di Maisry indietreggiarono prontamente in modo da lasciare libero il percorso fino alla chiesa. Gli altri li imitarono e intorno scese il silenzio quando la processione dei nobili attraversò il cortile e si avvicinò alle pesanti porte, poi la conversazione riprese ma in tono più sommesso a mano a mano che la gente dei villaggio entrava a sua volta in chiesa.
Sir Bloet si slacciò la spada e la consegnò ad un servo, poi lui e Lady Eliwys eseguirono una genuflessione non appena varcate le porte del luogo sacro, avanzando quindi fin quasi alla parete divisoria prima di inginocchiarsi ancora.
Kivrin e le bambine li seguirono, e quando Agnes si fece il segno della croce il suono della sua campanella echeggiò cupo per tutta la chiesa. Kivrin si disse che avrebbe dovuto sequestrarla e si chiese se poteva uscire adesso dalla processione e portare Agnes da un lato, vicino alla tomba del marito di Lady Imeyne, per slacciare il nastro… ma dietro di loro Imeyne stava aspettando con impazienza sulla porta insieme alla sorella di Sir Bloet.
Kivrin condusse quindi le bambine verso la parte anteriore della chiesa, dove Sir Bloet si era già rialzato pesantemente in piedi. Eliwys rimase in ginocchio un po' più a lungo e quando infine si rialzò Sir Bloet la scortò fino al lato settentrionale della chiesa, poi s'inchinò leggermente e andò a prendere il proprio posto sul lato degli uomini.
Kivrin s'inginocchiò insieme alle bambine, pregando che Agnes non causasse troppo rumore nel farsi di nuovo il segno della croce. Quel pericolo fu scongiurato, ma nel rialzarsi in piedi la bambina inciampò con un piede nel bordo del proprio vestito e si sorresse per non cadere con uno scampanio forte quasi quanto quello che risuonava all'esterno. Naturalmente Lady Imeyne era immediatamente dietro di loro, e incenerì Kivrin con un'occhiata.
Kivrin portò le bambine accanto a Eliwys. Sulla soglia Lady Imeyne s'inginocchiò, ma Lady Yvolde eseguì soltanto un accenno di inchino. Non appena Imeyne si fu rialzata, un servitore si affrettò a venire avanti con un inginocchiatoio coperto di velluto rosso che depose accanto a Rosemund perché Lady Yvolde potesse inginocchiarsi su di esso. Sul lato opposto della chiesa un altro servitore fece lo stesso con Sir Bloet e lo aiutò a inginocchiarsi. Sir Bloet affannò e si aggrappò al braccio del servitore mentre adagiava la propria mole sull'inginocchiatoio, e la sua faccia si tinse di un rosso acceso.
Kivrin scoccò un'occhiata piena di desiderio all'inginocchiatoio di Lady Yvolde, ripensando alle imbottiture di plastica di cui era fornito il retro delle sedie della chiesa di St. Mary. Fino a questo momento non si era mai resa conto appieno di quale lusso esse fossero, e quando si rialzarono in piedi con la prospettiva di restare in quella posizione per tutta la messa comprese che anche le dure sedie di legno a cui erano attaccate le imbottiture erano in effetti un lusso.