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Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]

Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:

Ogni 76 anni ritorna uno dei più affascinanti e misteriosi visitatori che l’umanità ricordi: la Cometa di Halley. Il suo passaggio più recente è ancora fresco nella memoria, ma questo straordinario romanzo ci parla del prossimo appuntamento, e della spedizione di un gruppo di scienziati su Halley, non solo per scoprirne i misteri, ma per trasformarla in un luogo adatto alla vita. Tra meraviglie tecnologiche e sforzi sovrumani di adattamento, i segreti sepolti nel cuore della cometa (tutt’altro che priva di forme di vita) trasformano un immane progetto di colonizzazione in una spietata lotta per la sopravvivenza. Tuttavia, le minacce non vengono solo da un ambiente irriducibile, ma anche dagli stessi membri della spedizione, un complesso microcosmo che riproduce tensioni, conflitti e pregiudizi che hanno portato la Terra sull’orlo della catastrofe; ma soprattutto c’è il drammatico confronto tra due “forme” umane, quella naturale degli Orthos, e quella manipolata geneticamente dei Perceli. Uno sfondo da cui emergono tre grandi protagonisti, dai quali dipende il futuro della missione: Carl Osborn, Saul Lintz e, soprattutto, Virginia Kaninamanu Herbert, impegnata ad esplorare le frontiere fra l’intelligenza umana e quella artificiale. E il lungo viaggio della cometa nelle profondità dello spazio procede fra eventi memorabili e tremende avversità, in un alternarsi di trionfi e delusioni. Esperienze però che ogni volta lasciano appena intuire le incredibili prospettive che ancora attendono la colonia di Halley. Un grandioso affresco, che ha pochi eguali per ricchezza d’idee ed efficacia narrativa, dove si ritrovano tutti i più grandi temi della fantascienza.
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Saul sorrise. Progettava di cambiare l'idea che Carl aveva del futuro.

Giuro che stavolta non ci saranno fraintendimenti tra noi. Saul sperava che quella buona notizia avrebbe indotto Carl a perdonare perfino lo scarso gusto di Virginia in fatto di uomini.

Non ci ho mai pensato prima, ma con quel tocco di grigio alle tempie, e quello sguardo gelido, in un certo qual modo assomiglia a Simon Percell!

— Sì? — gli chiese Carl, quando gli si avvicinò. — Mi hai detto che intendevi fare un bioinventario della colonia. Hai già pronto un rapporto?

— Proprio così — annuì Saul. — Ma non credo che tu sia molto preparato a crederci.

Carl sollevò le palpebre. — Le cattive notizie non mi spaventano mai.

Saul non poté fare a meno di lasciarsi andare a una risata breve e acuta, che risuonò improvvisa e inaspettata in quel luogo solenne. Gli occhi di Carl si strinsero.

— Mi fraintendi. — Saul sogghignò. — O sono impazzito, nel qual caso la notizia va dal neutro al buono dal tuo punto di vista, oppure ho fatto una scoperta che è davvero di buon auspicio.

Carl s'immobilizzò. Il suo corpo rimase fermo nella tipica posizione rannicchiata dello spaziale, le braccia in avanti, le ginocchia piegate. Soltanto una contrazione delle guance tradiva un'ombra di emozioni, ma era sufficiente per Saul.

Allora è così dolorosa la speranza? Potrà anche odiarmi, ma sa che già altre volte ho tirato fuori conigli dal cappello.

Saul ricordò a se stesso di non esprime giudizi troppo in fretta. Per un uomo che ha visto in faccia la morte, e ha imparato la rassegnazione, spesso la speranza è la cosa che lo spaventa di più.

— Spiegati, per favore — disse Carl con voce sommessa.

— Vieni con me in laboratorio — lo sollecitò Saul. — Anche con le raffigurazioni grafiche non sono sicuro di poterlo spiegare chiaramente. Ma devo condividere questa cosa con qualcuno. Potrebbe essere lo scherzo supremo dell'Infinito fatto ad un uomo che ha avuto l'incorreggibile audacia di tentare di recitare la parte di Dio.

— Capisco — gli disse Carl, circa mezz'ora dopo. — Hai trovato infestazioni da parte della flora e della fauna cometaria in ogni singolo membro vivente dell'equipaggio, in ogni clan, perfino in quei pochi che non abbiamo ancora decolombarizzato.

Saul annuì. — Perfino il computer bio-organico di Virginia, JonVon, sembra soffrire a causa di un'infezione. Quella cosa non è realmente viva, naturalmente, ma qualcosa si è insinuato in essa. Sto cercando di trovare un modo per curarlo.

Carl scrollò le spalle. — Ho cercato con tutte le mie forze di far entrare in testa agli Uber e agli archisti che il loro modo di comportarsi non aveva più nessuna importanza. Percell, ortho, tutti stanno morendo.

Fece per alzarsi. — Se è per questo potresti averci reso un servizio, Saul. Scrivimi un conciso rapporto, cosicché io possa distribuirlo. Potrebbe aiutarci a fare la pace tra noi per il tempo che ci resta da vivere.

Saul lo fermò con un gesto. — Siediti, per favore. Non ho ancora finito.

Carl si riadagiò con riluttanza sulla ragnatela.

— Che altro c'è?

— Ricordi le bioanalisi che ho eseguito sul mio proprio corpo?

— Sicuro. — Carl annuì. — A parte il tuo sistema riproduttivo e quel colare perpetuo del tuo naso, sei abbastanza in salute. Mi spiace che tu sia sterile, Saul. E sono contento per te che i microbi della cometa sembrino ucciderti più lentamente della maggior parte di noi.

— Carl, non mi stanno uccidendo affatto.

L'altro gli scoccò un'occhiata gelida. — Non fare l'asino! Il tuo grafico mostrava un aumento asintonico…

— Un aumento nella varietà degli organismi infestanti, proprio come per chiunque altro. Secondo la logica normale, non posso continuare a combattere ancora per molto tutte queste infezioni. Presto o tardi una di queste finirà per sfondare il mio sistema immunitario, aprendo un'ampia breccia per tutte le altre. È questo lo schema a cui stai pensando?

Carl annuì. — Ho studiato un bel po' di biologia medica durante i miei ultimi cinque anni di servizio.

— Immagino che tu abbia dovuto farlo, da quando Svatuto ha smesso di farvi da dottore.

— Proprio così. E da quando la Terra ha smesso di darci consigli che valessero qualcosa di più di quelli d'un maledetto praticone di villaggio. — Carl fece una smorfia, ricordando con amarezza. — Durante i miei turni ho visto gente vivere per anni con la pelle tinta di verde e la febbre bassa, i quali hanno continuato a combattere come campioni… per poi cadere a pezzi, letteralmente, quando venivano colpiti dall'ultima goccia…

Saul scrollò le spalle. — Quelli erano loro.

— E tu sei diverso? — commentò Carl in tono di scherno. — Sei stato oggetto d'una speciale benedizione?

Saul avrebbe voluto ridere. Benedetto? Oh, Miriam, cos'ha fatto l'onnipotente al tuo semplice Saul?

Fece una pausa e tirò un sospiro. — Voglio raccontarti qualcosa. Lascia che ti parli della simbiosi.

Immaginate un virus… una semplice striscia di acidi nucleici impacchettati dentro un guscio di proteina… un assassino, una bomba intelligente con un solo compito: replicarsi.

Supponete che questo virus trovi un vettore, e penetri la pelle e le membrane esterne di un organismo multicellulare… forse un essere umano. A questo punto il suo lavoro è soltanto cominciato. Da qui, cerca la sua vera preda, non tanto l'uomo quanto una singola cellula dei molti trilioni che lo compongono.

Cercare potrebbe non essere la parola corretta, giacché un virus è soltanto una forma di pseudovita. Non si muove grazie a vibrazioni o tracce chimiche, come fanno i protozoi e i batteri. Un virus si limita soltanto ad andare alla deriva, sospeso nell'acqua o nel sangue o nella linfa o nel muco, fino a quando non colpisce la superficie d'una cellula sfortunata. Ora supponete che uno di questi pezzettini di semivita abbia fortuna. Ha evitato le difese dell'organismo della vittima. Non ci sono anticorpi capaci di agganciarlo e di trascinarlo via. Non viene inghiottito e distrutto dalle forze di pronto intervento del sistema. Il virus fortunato sopravvive andando a sbattere contro una cellula probabile proprio alla maniera giusta, innescando l'aderenza.

S'incolla alla parete della cellula, una semplice capsula di proteine, pronto ad iniettare il suo contenuto nella cellula prostrata. Una volta dentro, l'RNA virale prenderà il controllo del vasto e complesso macchinario chimico della cellula, costringendola a forgiare centinaia, migliaia di duplicati del virus originario, fino a quando, simile a un pallone troppo gonfio, la cellula devastata esplode. La nuova orda virale si riversa all'esterno, lasciandosi soltanto un relitto alle spalle.

C'è il virus incollato alla parete esterna… pronto a iniettare il suo carico tirannico nella preda prostrata…

Prostrata sì. Ma indifesa?

Per lungo tempo una disputa ha infuriato tra medici, biologi e filosofi. Una piccola minoranza continuava a porsi in continuazione la stessa domanda.

Perché mai la cellula permette che avvenga questa catastrofe?

Gli eretici della biologia hanno fatto notare quanto fosse difficile ghermire e penetrare le complesse barriere delle pareti di una cellula. C'erano talmente tante cose in gioco, e pareva così semplice per una cellula rifiutare semplicemente l'accesso.

E il fantastico numero di passi necessari per trasformare il meccanismo di una cellula in una fabbrica schiavizzata, costringendo i ribosomi e i mitocondri a eseguire compiti del tutto estranei alle loro normali funzioni?

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