Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Questa frase fece sussultare Saul. Com'era riuscito a farsi fraintendere un'altra volta da Carl? — Non è così.
— Oh? Allora, com'è, signor Grand'Uomo della Biologia? Dimmelo! Ti ho mostrato che so un sacco di cose, per essere un dilettante. Convincimi! Dimmi come diavolo tutte queste stravaganti teorie sulla simbiosi potranno costituire anche una sola fettina di differenza per una colonia minuscola, sopraffatta, dove ogni singolo membro è un sicuro e completo defunto!
La pausa si prolungò. Saul aspettò fino a quando il respiro affannoso dell'altro non si fu calmato, fino a quando Carl non si fu reinfilato dentro la ragnatela sul suo lato della scrivania, fissandolo furioso.
— Te l'ho già detto, ma non mi sei stato ad ascoltare — rispose con voce sommessa. — C'è una persona su questo planetoide che non corre assolutamente nessun pericolo. Qualcuno con degli attributi che lo mettono al sicuro in maniera totalmente nuova.
«Quella persona sono io, Carl.
Per la prima volta, il nocciolo di quella conversazione parve colpire lo spaziale. Carl si rizzò a sedere.
— Tu?
— Io. — Saul annuì. — I miei sternuti, il naso che mi cola in continuazione, sono soltanto le caratteristiche superficiali di quel «processo negoziale» di cui abbiamo parlato. E pare che il mio sistema immunitario sia un diplomatico perfetto. Salvo per il danno subito dalle mie cellule riproduttive, il mio corpo ha accettato i nuovi venuti quasi senza nessun problema. Accetta o respinge in breve tempo ogni nuova forma di vita, e ciascuna trova ben presto la propria nicchia.
Vi fu un altro silenzio.
— Sto parlando molto seriamente, Carl.
— Ma… come?
— Come? — Saul scosse la testa. — Finora ne capisco soltanto una parte. Tanto per cominciare, ho ereditato un raro enzima che qualcuno chiama Complesso N. Su Halley, oltre a me, c'è all'incirca un'altra dozzina d'individui che l'ha.
— E sono…?
— … più resistenti alle malattie? Pare di sì. Ma c'è anche qualcos'altro, qualcosa nel mio sangue, che vi è entrato laggiù, molto tempo fa, quando lavoravo con Simon Percell.
— Sì? — Adesso la voce di Carl era priva d'inflessioni, la sua espressione si era fatta controllata.
— Viene chiamata una unità di lettura. Le abbiamo usate soltanto per un paio d'anni, fino a quando non abbiamo trovato dei modi migliori per spogliare e analizzare il DNA dal vivo. Mi ero dimenticato quasi completamente di quelle piccole cose… fino a quando non le ho viste galleggiare quaggiù, dove hanno preso possesso delle mie cellule spermatiche.
Saul scosse la testa. — Non so davvero come abbiano fatto a entrarmi dentro. Devo essermi punto un giorno mentre facevamo un'analisi del gene. Ma in qualunque modo siano arrivate là, in qualche modo il mio corpo le sta usando.
«Adesso credo di sapere perché sono stato tanto fortunato, trent'anni fa, quando ho messo a punto i miei cianuti. In realtà non sono stato io a svilupparli, è stato il mio corpo.
A queste parole seguì un pausa di silenzio più lunga di tutte.
Finalmente, Carl parlò:
— Ho letto anche psicologia, Saul. Sai, naturalmente, che sostenere di essere invulnerabili è un sintomo di paranoia?
Saul scrollò le spalle. — Sono basilarmente, sotto ogni aspetto, completamente sano. Completamente. L'unico in tutta la colonia. Non mi credi?
— Certo che no! Per cosa mi prendi?
Saul gli porse la mano. — Prendila — disse con noncuranza. Dopo un attimo di esitazione, le dita callose di Carl si strinsero intorno a quelle di Saul, ancora morbide per essere rimaste così a lungo nel colombario…
Il sorriso truce di Carl si dissipò, diventando un'espressione d'intensa concentrazione quando Saul strinse, continuando a parlare con aria indifferente.
— Le malattie, il decondizionamento dovuto alla microgravità, la stanchezza causata dal colombario… vi hanno messi tutti a terra al punto che un boy scout drogato potrebbe battervi con un braccio legato dietro la schiena.
La fronte di Carl s'imperlò di sudore. Ostinatamente, grugnendo, cercò inutilmente di svincolarsi dalla stretta di Saul.
— Tu sai che non potete completare in tempo i propulsori per la sgomitata, neppure con tutto l'aiuto che vi potranno dare i mech di Virginia. Vi serve gente, e non l'avete, Carl. Duecento colombarizzati per sempre, un altro centinaio deboli come gattini appena nati…
Liberò la presa, e Carl si accasciò all'indietro, respirando affannosamente, gli occhi sgranati.
— Non ti ho fatto vedere questo per rinfacciarti la tua debolezza, Carl. Voglio soltanto che tu mi creda quando ti dico che potrebbe esserci un modo, un modo per offrire un'immunità simile a questa a molti, forse perfino alla maggior parte dei membri di questa spedizione.
«Carl, potremmo non essere condannati, malgrado tutto.
Non disse altro. Non valeva la pena di parlare ancora. Quando Carl avesse avuto delle domande, le avrebbe fatte. Lasciagli il tempo di assimilare la notizia si disse.
In quel momento il volto di Carl era come quello di una statua. Si alzò in piedi, oscillando incerto, fissando Saul mentre arretrava, scuotendo la testa. Con una mano toccò la piastra della porta, riversando la luce fosforica nella stanza oscurata.
Dal corridoio, Carl continuò a fissarlo fino a quando la porta non si fu di nuovo chiusa, escludendo la visuale, ma non l'immagine.
Un istante dopo, Saul sollevò lo sguardo verso il soffitto.
Oh, ti conosco, Ado-shem si disse, pensando al barbuto Dio di Abramo dall'occhio feroce. Stamattina ho aperto il tuo dono, ho lacerato la carta dell'imballaggio, e ho guardato dentro. E giusto adesso ho fatto vedere la sua temibile bellezza a un uomo che un tempo mi era amico.
Dapprima sembra un bellissimo dono. Come la roccia dalla quale scorreva l'acqua per i bambini degli ebrei nel deserto. Ma tu ed io lo sappiamo che dentro la scatola c'è un'altra scatola, e un'altra ancora, all'infinito.
Ed io non sono per nulla più vicino a una risposta alla domanda fondamentale, vero? Da dove è venuta la vita di Halley? Le comete hanno seminato la Terra molto tempo fa? Oppure noi siamo soltanto i più recenti invasori di questo piccolo mondo? Come ha potuto succedere tutto questo, in primo luogo?
Non c'era nessuna risposta, naturalmente.
Saul sorrise, con lo sguardo rivolto verso l'alto, attraverso mezzo miglio di ghiaccio roccioso, in direzione delle stelle.
Oh, sì, potrai goderti il tuo scherzo.
CARL
Carl e Virginia sedevano rigidi su due sedie a rete accostate l'una accanto all'altra. La ruota-G si era guastata molti anni prima e i sottili effetti collaterali della costante permanenza a bassa gravità erano palesi. Il salone era deserto, salvo per loro due. La vivida parete «climatica» scorreva via inosservata. Un sonnacchioso cammello avanzava ballonzolando lentamente lungo il crinale d'una lontana duna.
— Quello che intendo dire — dichiarò Carl, con franchezza, — è: tu pensi che abbia tutte le rotelle a posto?
— Ma certamente. Saul è perfettamente a posto — rispose lei, indignata, la tensione era ben visibile nel suo linguaggio corporeo.
Devo ricordarmi che lei ama davvero quell'individuo pensò Carl. E va bene, sarò diplomatico. — Sono preoccupato per la sua… salute.
Virginia non era affatto disposta ad accettare niente del genere.