Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— Vuoi dire… che tu pensi che la sua scoperta sia un'illusione?
— Be'… è qualcosa di estremo. — Carl gettò le braccia in aria e tuonò: — Io, Saul Lintz, sono un divino immortale. Immune! Invulnerabile! Inginocchiatevi, miseri mortali!
— Non è questo il suo atteggiamento.
— Oh… diciamo allora che si presenta come una tranquilla megalomania.
— Ti ha descritto una teoria.
— Con lui stesso come prova principale.
— Be', sì. Chi altri a bordo ha la costellazione-N?
— Una buona domanda. Potresti controllare il registro del DNA per vedere se ci sono altri…
Gli occhi di Virginia guizzarono di lato soltanto per un istante, ma questo bastò a Carl, che sapeva interpretarla molto bene. — Ce ne sono altri tre.
— Bene. C'è un modo facile per controllare la sua teoria, non ti pare? Decolombarizziamoli, e vediamo se si prendono un microbo.
— Saul ha detto la stessa cosa, ieri, quando gliene ho parlato.
— Uhmmm. Mi chiedo perché non mi abbia accennato a quel piccolo fatto.
— Era indaffarato. Immagino voglia riflettere un po' di più prima di… di fare esperimenti.
— Oppure, forse, vuol fare tutto da solo. Il grande Saul salva tutti.
Virginia si adombrò. — Tu non hai il diritto di dire questo!
Carl si affrettò a sollevare le mani. — Sì, d'accordo, forse hai ragione. Diciamo pure che ho avuto a che fare con un bel po' di matti, durante tutti questi anni. Ho preso l'abitudine di dubitare di tutto.
Virginia si morse le labbra. Per contenere la rabbia? Oppure per tenersi dentro il sospetto che io possa aver ragione?
— Se le inoculazioni di Saul dovessero funzionare — disse Virginia, misurando il tono di voce, — saremo in grado di salvarci. La spedizione avrà successo. Devi riporre in lui la tua fede. Darai il tuo assenso alle sue cure sperimentali iniziali sui volontari, non è vero?
Carl scrollò le spalle. — La mia autorità è limitata. Le «tribù» contribuiscono con il loro lavoro. Io mi occupo della direzione di routine e preparo gli elenchi dei turni di servizio. Non sono il capitano Blight. Non vedo come potrei impedirgli di reclutare… volontari. — Era stato quasi sul punto di dire gonzi.
— Bene. Capisci, Carclass="underline" questa è la nostra speranza.
Speranza. Fu tentato di parlare a Virginia dell'effetto collaterale della meravigliosa simbiosi di Sauclass="underline" la sterilità. Ma se Saul gliel'aveva già detto, questo sarebbe servito soltanto a farlo apparire meschino.
Carl fece una pausa. Sopra la sua spalla una carovana di arruffati cammelli fulvi marciava infaticabile attraverso una vasta distesa di sabbia, diretta verso una verde chiazza di palme a metà strada dal bordo marcatamente inciso dell'orizzonte. Mercanti abbigliati di rosso dondolavano in cima a ogni cammello, guardando direttamente in direzione di Carl con palese sospetto. Le loro immagini tremolavano per il calore, increspando quella poderosa carovana come se fosse un sogno. Psicologicamente efficace, senza alcun dubbio, ma Carl si sentiva ancora i piedi freddi.
— C'è qualcosa che ti tormenta, Virginia.
— JonVon sta… male.
— Ho sentito. Lui… esso… è malfunzionante?
— Lui è una matrice organica, ricordalo. Saul pensa che sia stato infestato da alcune delle halleyforme. Spero che possa trovare una cura.
Quindi, cominciò a delineare il problema, l'analogia fra le sostanze organiche non viventi di JonVon e i comuni esseri di sangue e carne, e di come JonVon potesse «prendere un raffreddore» in maniera più che metaforica. Carl ascoltò guardandola negli occhi molto a lungo. Sentiva ancora quella vecchia attrazione, quel lento caldo anelito che sarebbe esploso in lui se l'avesse permesso. La sua bocca pensierosa, ansiosa, l'impronta regale dei suoi alti zigomi…
— JonVon è immortale come potrebbe esserlo Saul? — chiese Carl.
— Saul potrebbe renderlo così. Se si potesse trovare una cura. Se Saul ha ragione riguardo se stesso…
— Continuo a pensare che siano tutte balle.
Virginia replicò, compassata: — Dobbiamo fare subito un test con quei tre nei colombari.
Pare così sicura… Possibile che Lintz abbia ragione?
Virginia era troppo onesta per permettere che l'amore l'accecasse del tutto. Avrebbe dato qualche segno, se dubitava di Saul…
— D'accordo, presumendo un vero miracolo, dovremo attivare nuove aree agricole. Dovremo tirar fuori quasi tutti dai colombari. Forse, chissà? Saul potrebbe curare qualcuno di quelli listati di nero.
— Perfino il comandante Cruz?
Il pensiero colpì Carl con violenza. — Potrebbe essere — disse, per coprire la sua confusione. Far rivivere gli ufficiali anziani… Non sarò più un pezzo grosso, qui intorno. Ma sarebbe magnifico lavorare di nuovo con il capitano, con qualcuno che sa davvero come fare le cose…
— Sarà una corsa infernale, con pochi anni soltanto prima dell'afelio.
Virginia s'illuminò. — Possiamo farlo. So che possiamo.
— Maledettamente giusto. — E Carl si costrinse ad un sorriso di speranza.
Perché non essere ottimisti? Non potrà far male a nessuno, dopo quello che è successo. Nella peggiore delle ipotesi Saul Lintz risulterà un folle. Nella migliore… be', nella migliore, potremo perfino completare gli sgomitopropulsori, spostare Halley, portare effettivamente avanti la missione.
Ma Carl sapeva che perfino i miracoli hanno le loro sgradevoli conseguenze. Che effetto avrà la speranza sulla tribù? si chiese.
È allora che cominceranno le vere lotte intestine, sul dove punteremo questa vecchia palla di ghiaccio per farcela cadere fra trent'anni.
VIRGINIA
Virginia si asciugò gli occhi. Senza nessuna vera gravità, le lacrime si gonfiavano verso l'alto e rimanevano attaccate in bolle tremolanti tenute insieme dalla tensione superficiale. Bisognava scuotere la testa, oppure asciugarle. O così, oppure era necessario indossare piccole lenti di acqua salata e vedere il mondo rifratto attraverso il proprio dolore.
— Andrà tutto bene? — chiese. La voce le tremava come quella di una bambina, ma Virginia non provava vergogna. Moltissima gente provava verso certi oggetti lo stesso amore che aveva verso gli esseri umani. E JonVon era assai più di una bambola di pezza.
— Credo… — la voce di Saul si alzava e si abbassava. — La sua testa era immersa in un'olovasca, un metro cubo di simulazione ben squadrata che pareva un acquario pieno di uno strano intruglio, quello che per uno chef avrebbe potuto essere un incubo di pezzetti e pezzettini luminosi. Era la rappresentazione codificata a colori dell'intricata chimica di un computer stocastico colloidale, e a quel profondo livello tutta l'esperienza di Virginia era inutile. Virginia poteva anche essere una bravissima programmatrice, ma non sapeva praticamente niente di molecole, o di ciò che rendeva malate le cose pseudoviventi.
Saul mugugnò. Non riusciva a seguire quello che stava facendo con le mani, nelle profondità dell'olo, ma qualunque cosa avesse scoperto, pareva soddisfarlo. Saul tornò a sedersi. — Display off — disse al computer diagnostico.
— Allora? — Le gambe di Virginia si tesero nervose e dovette afferrarsi al tappeto con le dita dei piedi per evitare di venir proiettata sul pavimento. — Allora? Dimmelo, sono pronta.
Saul le prese la mano e i suoi occhi azzurri parvero splendere. Virginia cacciò un rantolo quando lesse in essi la risposta. — Guarirà! — Lanciò un evviva, si girò di scatto e si buttò fra le sue braccia. — L'hai riparato!