L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:
Ricordo che in una delle sue conferenze il Signor Gilchrist ha parlato dei dottori medievali, descrivendoli come degli stolti che praticavano salassi alla gente e la curavano con l'arsenico e l'urina di capra durante la Morte Nera… ma cosa si aspettava che facessero? Non avevano analoghi o antimicrobici, non sapevano neppure quale fosse la causa del contagio. Sbriciolando la mistura secca di petali e di foglie fra le dita sporche per preparare l'infuso, Padre Roche stava cercando di fare del suo meglio.
— Hai del vino? — gli ho chiesto. — Vino vecchio?
Nella birra e nel vino che beve questa gente non c'è quasi traccia di alcool, ma quanto più una bevanda alcoolica invecchia, tanto più si concentra il suo contenuto di alcool… e l'alcool è un antisettico.
— Ho appena ricordato che a volte il vino versato su una ferita può arrestare l'infezione — ho aggiunto.
Lui non mi ha chiesto cosa fosse un'«infezione» o come potessi essere in grado di ricordare una cosa del genere quando si supponeva che non rammentassi niente altro. Immediatamente è andato in chiesa ed è tornato di lì a poco con una bottiglia di coccio piena di vino dall'odore intenso, lo ne ho versato un po' sulla benda e l'ho usato per lavare la ferita.
Ho portato la bottiglia a casa con me e l'ho nascosta sotto il letto nella stanza di Rosemund (nel caso che sia parte della scorta di vino sacramentale… ad Imeyne non servirebbe altro per far bruciare Roche sul rogo come eretico), in modo da poter continuare a pulire la ferita. Prima che Agnes andasse a letto gliene ho versato un poco direttamente sul ginocchio.
19
Piovve fino alla Vigilia di Natale, una pioggia invernale battente che penetrava attraverso il foro di aerazione nel soffitto e faceva sfrigolare e fumare il fuoco.
Kivrin continuò a versare vino sul ginocchio di Agnes ad ogni occasione possibile ed entro il pomeriggio del ventitré le sue condizioni parvero migliorare: era ancora gonfio, ma la striatura rossa era scomparsa. Kivrin corse fino alla chiesa coprendosi la testa con il mantello per dare la buona notizia a Padre Roche, ma lui non c'era.
Sia Imeyne che Eliwys non si erano neppure accorte che il ginocchio di Agnes avesse qualcosa, perché entrambe erano freneticamente impegnate a preparare ogni cosa per l'eventuale venuta di Sir Bloet pulendo il solaio in modo che le donne vi potessero dormire, spargendo petali di rosa sui giunchi che coprivano il pavimento, cuocendo al forno uno stupefacente assortimento di pasticci, di budini e di sformati, compreso uno grottesco che aveva la forma dei Cristo bambino nella mangiatoia con un pezzo di pasta di pane intrecciata al posto del pannolino.
Nel pomeriggio Padre Roche si presentò al maniero, fradicio e tremante. Era uscito sotto quella pioggia battente per andare a raccogliere l'edera per la sala. Dal momento che Imeyne non c'era… era in cucina a sovrintendere alla cottura del Cristo bambino, Kivrin fece entrare Roche e lo fece sedere accanto al fuoco perché potesse asciugarsi.
Provò quindi a chiamare Maisry, e quando lei non si presentò attraversò personalmente il cortile fino alle cucine per portare al prete un boccale di birra calda. Quando tornò con la birra trovò Maisry seduta sulla panca accanto a Roche e intenta a tenere indietro con una mano i capelli sporchi e arruffati mentre lui le applicava del grasso d'oca nell'orecchio. Non appena vide Kivrin, la ragazza si premette però la mano sull'orecchio, rovinando probabilmente l'effetto benefico del trattamento del prete, e si affrettò ad andarsene.
— Il ginocchio di Agnes va meglio — annunciò Kivrin. — Il gonfiore è diminuito e si sta formando una nuova crosta.
Il prete non parve sorpreso, e lei si chiese se non si fosse sbagliata e non si fosse trattato davvero di avvelenamento del sangue.
Durante la notte la pioggia si mutò in neve.
— Non verranno — disse Lady Eliwys, il mattino successivo, con voce piena di sollievo.
Anche Kivrin dovette dirsi d'accordo con lei. Nella notte si erano accumulati quasi trenta centimetri di neve e la nevicata stava continuando fitta e costante. Perfino Imeyne parve rassegnarsi al fatto che gli ospiti non sarebbero venuti, ma continuò comunque i preparativi portando giù dal solaio i vassoi di peltro e chiamando Maisry a gran voce.
Verso mezzogiorno la neve smise di colpo e alle due aveva già cominciato a sciogliersi, quindi Eliwys ordinò a tutti di indossare gli abiti della festa. Kivrin provvide a vestire le bambine, e rimase sorpresa da quanto fossero elaborate le loro camicie di seta. Sopra la sua, Agnes indossò un abito di velluto rosso trattenuto dalla sua fibbia d'argento, mentre quello di Rosemund risultò essere verde foglia con lunghe maniche divise e un corpetto basso che lasciava vedere il ricamo della camicia gialla sottostante. A Kivrin non era stato detto nulla in merito a quello che avrebbe dovuto indossare, ma dopo che ebbe sciolto le trecce in cui erano raccolti i capelli delle bambine e averli spazzolati lasciandoli sciolti sulle spalle Agnes le disse:
— Ora ti devi mettere il tuo vestito azzurro.
E tirò fuori l'abito dalla cassapanca ai piedi del letto. Esso appariva meno fuori di posto accanto agli abiti della festa delle ragazze, ma la trama del tessuto era ancora troppo fine e l'azzurro troppo intenso.
Kivrin non aveva idea di cosa fare per i capelli. Le ragazze nubili li portavano sciolti in occasione delle feste, tenendoli indietro con una fascia o con un nastro, ma i suoi erano troppo corti per fare una cosa del genere e soltanto le donne sposate si coprivano i capelli… d'altro canto non poteva lasciarli esposti perché rozzamente tagliati in quel modo avevano un aspetto orribile.
A quanto pareva, Eliwys la pensava come lei. Infatti quando Kivrin portò le ragazze dabbasso si morse un labbro con aria pensosa e mandò Maisry nel solaio a prendere un velo sottile e quasi trasparente che fissò sulla nuca di Kivrin mediante la sua fascia, in modo da lasciare visibili i capelli sul davanti ma da nascondere le estremità tranciate alla meglio.
Il nervosismo di Eliwys sembrava essere riaffiorato con il migliorare del clima. Lei sussultò quando Maisry venne dentro dal cortile e la picchiò accusandola di aver sporcato il pavimento di fango, poi pensò improvvisamente a una dozzina di cose che non erano pronte e trovò di che incolpare tutti. Quando Lady Imeyne cominciò a ripetere per la dodicesima volta «se fossimo andati a Courcy…» per poco Eliwys non le staccò la testa dal collo.
Kivrin aveva pensato dall'inizio che fosse una cattiva idea vestire Agnes di tutto punto prima dell'ultimo momento possibile, e infatti verso la metà del pomeriggio le maniche ricamate della bambina erano sporche e lei si era rovesciata della farina su un lato della gonna di velluto.
Nel tardo pomeriggio Gawyn non era ancora tornato e i nervi di tutti erano ormai al punto di rottura, mente gli orecchi di Maisry erano di un rosso intenso, perciò quando Lady Imeyne la incaricò di andare a consegnare a Padre Roche sei candele di cera d'api Kivrin fu lieta di avere la possibilità di portare fuori di casa le bambine.
— Digli che dovranno durare per entrambe le messe — precisò Imeyne, in tono irritato, — e di certo saranno misere messe in onore della nascita di nostro Signore. Saremmo dovuti andare a Courcy.
Kivrin mise il mantello ad Agnes e chiamò Rosemund, poi tutte e tre si diressero in chiesa. Padre Roche non c'era e una grande candela gialla con delle fasce che ne contrassegnavano la lunghezza era posata sull'altare, spenta. Il prete l'avrebbe accesa al tramonto per seguire il passare delle ore fino alla mezzanotte, ore in cui sarebbe rimasto in ginocchio a pregare nella chiesa gelida.