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L'anno del contagio [Doomsday Book - it]

Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.
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— Lui è al pub — gridò Badri, dando un altro strattone al nastro adesivo.

I diagrammi sugli schermi si trasformarono all'improvviso in altrettante linee piatte.

— Contatto cessato — scandì una voce computerizzata. — Contatto cessato.

— Oh, santo cielo, è la seconda volta che lo fa! — esclamò l'infermiera, irrompendo nella stanza. — Non si deve agitare così, Signor Chaudhuri, ha staccato la cannula.

— Vada a chiamare il Signor Dunworthy, subito — affannò il tecnico, ma si adagiò all'indietro e si lasciò coprire di nuovo mentre reiterava: — C'è qualcosa che non va. Perché lui non viene?

Dunworthy attese che l'infermiera avesse fissato di nuovo la cannula con il nastro adesivo e riattivato gli schermi, e per tutto il tempo continuò a fissare Badri che adesso appariva sfinito e apatico, quasi annoiato. Un nuovo livido si stava già formando sopra la cannula.

— Credo che farò meglio a chiedere che gli somministrino un sedativo — commentò l'infermiera, andando via.

— Badri, sono il Signor Dunworthy — si affrettò a ripetere Dunworthy, non appena furono soli. — Volevi dirmi qualcosa… guardami, Badri. Cosa c'è? Cosa non va?

Badri lo guardò, ma senza interesse.

— C'è stato troppo slittamento, Badri? Kivrin si trova in mezzo alla peste?

— No ho tempo — replicò Badri. — Sono stato là sabato e domenica. — Poi riprese a dattiloscrivere, con le dita che si muovevano incessantemente sulla coperta. — Non può essere giusto.

L'infermiera tornò in quel momento con una bottiglia da attaccare alla flebo.

— Oh, bene — mormorò Badri, assumendo un'espressione più rilassata, come se si fosse liberato da un peso enorme. — Non so cosa sia successo. Avevo un'emicrania spaventosa.

Poi chiuse gli occhi ancora prima che l'infermiera avesse agganciato la bottiglia di flebo alla cannula e cominciò a russare sommessamente.

L'allieva accompagnò fuori Dunworthy.

— Dove possiamo trovarla se al risveglio chiedesse ancora di lei? — volle sapere.

— Cos'ha detto, esattamente? — chiese Dunworthy, dandole il proprio numero e togliendosi gli indumenti protettivi. — Prima che arrivassi, intendo.

— Ha continuato a chiamare il suo nome e a ripetere che doveva trovarla, che doveva dirle una cosa importante.

— Non ha parlato di topi?

— No, ma una volta ha detto che doveva trovare Karen… o Katherine…

— Kivrin.

— Esatto — annuì la ragazza. — Ha detto: 'Devo trovare Kivrin. Il laboratorio è aperto?' Poi ha aggiunto qualcosa riguardo ad un agnello, ma non ha parlato di topi, o almeno non credo, perché il più delle volte non riesco a capire le sue parole.

— Voglio che scriva tutto quello che dice — affermò Dunworthy, buttando i guanti impermeabili nel sacco dei rifiuti. — Non le parti incomprensibili, ma tutto il resto — si affrettò ad aggiungere, prima che la ragazza potesse protestare. — Tornerò questo pomeriggio.

— Ci proverò, ma per lo più sono cose senza senso — ribatté la ragazza.

Dunworthy scese al piano terra. Per lo più erano cose senza senso, vaneggiamenti indotti dal delirio e privi di significato, ma all'uscita dall'Infermeria lui cercò comunque un taxi per tornare a Balliol il più in fretta possibile, parlare con Andrews e farsi decifrare i dati di verifica.

— Non può essere giusto — aveva detto Badri, e si doveva trattare dello slittamento. Possibile che avesse in qualche modo sbagliato a leggere la cifra e creduto che si trattasse di appena quattro ore, scoprendo in seguito… cosa? Che erano quattro anni? Oppure ventotto?

— Arriverai più in fretta camminando — disse qualcuno… il ragazzo con la faccia dipinta a strisce bianche e nere. — Se aspetti un taxi resterai lì in eterno, perché sono stati requisiti tutti dal dannato governo.

Mentre parlava il ragazzo accennò alla porta del Pronto Soccorso, davanti alla quale si stava fermando proprio allora un taxi sul cui finestrino spiccava il simbolo dell'SSN.

Dunworthy ringraziò il ragazzo e s'incamminò verso Balliol, accelerando il passo perché si era rimesso a piovere e augurandosi che Andrews avesse già telefonato e che ora fosse in viaggio per venire lì.

— Andate a chiamare immediatamente il Signor Dunworthy — aveva detto Badri. — C'è qualcosa che non va.

Dal suo comportamento era ovvio che stava rivivendo le sue azioni dopo che aveva ottenuto la verifica dei dati, quando si era precipitato fuori sotto la pioggia per andare a chiamarlo all'Agnello e la Croce.

— Non può essere esatto — aveva detto.

Si mise quasi a correre nell'attraversare il cortile e nel salire le scale fino alla sua stanza, perché era preoccupato che la Signora Taylor potesse non essere riuscita a sentire il trillo del telefono sopra il fragore delle campane… ma quando aprì la porta scoprì che i suonatori erano disposti in cerchio nel suo salotto con indosso la maschera regolamentare e con le braccia sollevate; con le mani giunte come in preghiera, nel più assoluto silenzio abbassavano le braccia davanti a loro e piegavano le ginocchia a turno, uno dopo l'altro.

— Ha telefonato l'inserviente del Signor Basingame — riferì la Signora Taylor, alzandosi e piegandosi. — Ha detto che pensava che Basingame si trovi da qualche parte sulle Highland. Ha appena chiamato anche il Signor Andrews, che ha lasciato detto di richiamarlo.

Con suo immenso sollievo, Dunworthy riuscì ad ottenere al primo colpo la linea per la chiamata a lunga distanza, e mentre aspettava che Andrews rispondesse scoccò un'occhiata alla strana danza dei suonatori di campane, cercando di seguirne lo schema. La Signora Taylor sembrava andare su e giù in maniera semiregolare, ma gli altri eseguivano i loro strani inchini senza un ordine che a lui risultasse evidente. La grossa Signora Piantini continuava a contare mentalmente, accigliata per lo sforzo di concentrarsi.

— Le ho ottenuto il permesso di entrare nella zona di quarantena… quando arriva? — disse Dunworthy, non appena il tecnico rispose.

— Si tratta proprio di questo, signore — replicò Andrews… il video era in funzione, ma l'immagine era troppo indistinta perché Dunworthy potesse decifrare la sua espressione. — Credo che farei meglio a non venire. Ho seguito tutti i notiziari sulla quarantena e pare che quest'influenza indiana sia estremamente pericolosa.

— Non c'è bisogno che entri in contatto con uno qualsiasi dei malati — replicò Dunworthy. — Posso organizzare le cose in modo da portarla direttamente al laboratorio di Brasenose e da non farle correre nessun rischio. È una cosa di importanza vitale.

— Sì, signore, ma i notiziari dicono che l'epidemia potrebbe essere stata causata dal sistema di riscaldamento dell'università.

— Il sistema di riscaldamento? — ripeté Dunworthy. — L'università non ha sistema di riscaldamento e quelli dei singoli college sono vecchi di un centinaio di anni e incapaci di riscaldare e tanto meno di contaminare.

I suonatori di campane si girarono all'unisono a fissarlo ma non infransero il ritmo.

— Il sistema di riscaldamento con c'entra assolutamente niente, e neppure l'India o l'ira divina. L'epidemia ha avuto inizio nel Sud Carolina e il vaccino sta già arrivando. Non ci sono rischi.

— Comunque, signore, non credo che per me sarebbe saggio venire lì — insistette Andrews, cocciuto.

I suonatori di campane si interruppero bruscamente.

— Chiedo scusa — disse la Signora Piantini, poi ricominciarono tutti da capo.

— Quella verifica deve essere decifrata. Abbiamo uno storico nel 1320 e non sappiamo quanto slittamento ci sia stato. Farò in modo che venga pagato per questo pericoloso lavoro — sbottò Dunworthy, pur rendendosi conto che era una tattica sbagliata. — Provvederò perché venga isolato o indossi un set di IPS, o…

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