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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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Aviendha comparve al fianco di Elayne, sorridendo come deliziata per l’opportunità di parlare con la ragazza. «Le spade non servono a niente» disse in tono amabile. Amabile! Aviendha! Elayne non si era mai resa conto che sua sorella fosse capace di una dissimulazione tanto abile. E aveva anche una coppa di vino riscaldato. Sarebbe stato troppo aspettarsi che continuasse a bere té amaro solo per affetto fraterno.

«Dovresti imparare a maneggiare una lancia. Anche il coltello e l’arco. Birgitte Trahelion potrebbe centrarti in mezzo agli occhi da duecento passi, col suo arco. Forse da trecento.»

«La lancia?» disse Catalyn con voce flebile. E poi, in un tono leggermente incredulo: «In mezzo agli occhi?»

«Non ti ho presentato mia sorella» disse Elayne. «Aviendha, lady Catalyn Haevin. Catalyn, Aviendha delle Nove Valli dei Taardad.»

Forse avrebbe dovuto fare le presentazioni al contrario, ma Aviendha era sua sorella, e perfino una Somma Signora doveva accettare di essere presentata alla sorella dell’erede al trono. «Aviendha è Aiel. Sta studiando per diventare una Sapiente.»

La bocca della sciocca ragazza si spalancò fin dall’inizio della frase, il suo mento che si abbassava sempre più a ogni affermazione finché non parve simile a un pesce. Molto soddisfacente. Aviendha rivolse a Elayne un sorriso appena accennato, i suoi occhi verdi che scintillavano di approvazione da sopra la coppa di vino. Elayne mantenne il proprio viso imperturbabile, ma voleva sogghignarle di rimando.

Gli altri erano persone più semplici con cui trattare, molto meno insolenti. Perival e Branlet erano timidi per il fatto di trovarsi per la prima volta a Caemlyn, tanto più nel Palazzo Reale, a malapena in grado di pronunciare due parole a meno che qualcuno non gliele strappasse a forza. Conail riteneva uno scherzo l’affermazione che Aviendha fosse Aiel, e quasi si ritrovò il suo pugnale conficcato nel petto per averne riso in tono roco, ma per fortuna parve pensare che anche quella fosse una messinscena. Aviendha adottò un freddo contegno che avrebbe potuto farla sembrare una Sapiente, se avesse indossato i suoi soliti abiti; in quei vestiti di velluto assomigliava a una lady di corte nonostante il suo modo di maneggiare il coltello. E Branlet continuava a lanciare occhiate furtive a Birgitte. A Elayne occorse un po’ per capire che stava osservando come camminava sui suoi stivali a tacco alto – quegli ampi pantaloni in effetti erano un po’ attillati sulle anche – ma si limitò a sospirare. Per fortuna Birgitte non se ne accorse, ed Elayne se ne sarebbe resa conto dal legame, se lei avesse tentato di nasconderlo. A Birgitte piaceva che gli uomini la guardassero. Uomini cresciuti. Non avrebbe certo favorito la causa di Elayne se il suo Custode avesse sculacciato il giovane Branlet.

Perlopiù erano interessati a sapere se Reanne Corly fosse una Aes Sedai. Nessuno dei quattro aveva mai visto una Sorella in precedenza, ma pensavano che dovesse esserlo, dal momento che era in grado di incanalare e li aveva trasportati assieme ai loro armigeri a centinaia di miglia di distanza solo facendo un passo. Era una buona opportunità per esercitarsi nel sotterfugio senza mentire davvero, aiutata dall’anello col Gran Serpente che portava al dito. Una menzogna avrebbe guastato i rapporti con questi quattro fin dall’inizio, ma non sarebbe servito a molto sperare che le voci di aiuto da parte delle Aes Sedai raggiungessero Arymilla sbandierando la pura verità. Ovviamente tutti e quattro furono desiderosi di farle sapere quanti armigeri avevano portato, un totale di poco più di tremila, dei quali quasi la metà balestrieri o alabardieri che sarebbero stati particolarmente utili sulle mura. Per quattro casate era una forza considerevole da aver pronta quando Dyelin era andata a chiamarle a raccolta, ma d’altro canto nessuna casata voleva che il suo Sommo Signore fosse privo di protezione di questi tempi. I rapimenti non erano una rarità quando il trono era conteso. Conail lo rimarcò con una risata: pareva che per lui tutto fosse fonte di ilarità. Branlet annuì e si sfregò una mano fra i capelli. Elayne si domandò quanti dei suoi numerosi zii, zie e cugini sapessero che si era allontanato, e cosa avrebbero fatto se ne fossero venuti a conoscenza.

«Se Dyelin fosse stata disposta ad attendere qualche giorno,» disse Catalyn «avrei potuto portarti più di milleduecento uomini.» Questa era la terza volta in altrettante frasi che era riuscita a puntualizzare di aver fornito il contingente più numeroso e di un margine considerevole. «Ho mandato emissari a tutte le casate votate ad Haevin.»

«E io a tutte quelle votate a Northan» si inserì Conail. Con un sorrisetto, ovviamente. «Northan potrà non radunare tante spade quante Haevin o Trakand o Mantear,» aggiunse, con un inchino a Perival «ma tutti coloro che risponderanno al richiamo dello stendardo delle aquile cavalcheranno per Caemlyn.»

«Non cavalcheranno molto veloci in inverno» disse in tono pacato Perival. Cosa sorprendente, dato che nessuno si era rivolto a lui. «Penso che, qualunque cosa facciamo, dovremo farla con coloro che abbiamo qui ora.»

Conail rise, diede un buffetto sulla spalla del ragazzo e gli disse di tirarsi su di morale, poiché ogni uomo che avesse un cuore era diretto a Caemlyn per sostenere lady Elayne, ma lei studiò Perival con maggior attenzione. Gli occhi azzurri del giovane incontrarono i suoi per un momento senza battere le palpebre prima che lui abbassasse timidamente lo sguardo. Un ragazzo, sì, ma comprendeva la situazione in cui si era cacciato meglio di Conail e Catalyn, la quale le ripeté per l’ennesima volta quanti armigeri aveva portato e quanti Haevin avrebbe potuto radunare, come se lì nessuno tranne Aviendha sapesse con esattezza quanti rispondevano alle chiamate di ogni casata, fra soldati addestrati, agricoltori che avevano imbracciato un’alabarda o una picca in qualche guerra e villici che potevano essere arruolati alla bisogna. Una buona approssimazione, perlomeno. Lord Willin aveva fatto un buon lavoro col giovane Perival.Ora lei doveva impedire che andasse sprecato.

Alla fine giunse il momento di scambiarsi baci, con Branlet che arrossì fino all’attaccatura dei capelli, Perival che batté timidamente le palpebre quando Elayne si chinò verso di lui, e Conail che giurava che non si sarebbe più lavato la guancia. Catalyn rispose con un bacetto sorprendentemente esitante sulla guancia di Elayne, come se avesse appena realizzato che aveva acconsentito a riconoscere che Elayne le era superiore, ma dopo un momento annuì a sé stessa, un freddo orgoglio che si poggiava sopra di lei come una cappa. Una volta che i quattro furono affidati alle cameriere e ai servitori che li avrebbero scortati agli appartamenti che Elayne sperava la prima cameriera avesse avuto il tempo di preparare, Dyelin riempì di nuovo la propria coppa di vino e si accomodò in una delle alte sedie intagliate con un sospiro di stanchezza.

«Una delle mie migliori settimane di lavoro, se posso dirmelo da sola. Ho lasciato perdere Candraed fin da subito. Non ho mai pensato che Danine fosse in grado di prendere una decisione, e mi ci è voluta una sola ora per essere certa di avere ragione, anche se ne ho dovute passare tre per fare in modo di non offenderla. Quella donna sarebbe capace di rimanere a letto fino a mezzogiorno per l’indecisione sul lato del materasso da cui scendere! È bastato poco per convincere gli altri a prendere la decisione più sensata. Nessuna persona dotata di buon senso si arrischierebbe a mettere Arymilla sul trono.»

Per un momento guardò accigliata il suo vino, poi si voltò a fissare intensamente Elayne. Non esitava mai a dire ciò che pensava, che Elayne fosse d’accordo o meno, ed era chiaro che intendeva fare lo stesso ora. «Può essere stato un errore far passare quelle donne della Famiglia come Aes Sedai, per quanto possiamo averlo solo lasciato intendere. Potrebbe essere uno sforzo troppo grosso da chiedere loro di sopportare, e ci mette tutti in pericolo. Stamattina, per qualche ragione che non sono riuscita a capire, comare Corly se ne stava con gli occhi sgranati e la bocca aperta come una contadinotta arrivata in città. Credo che abbia quasi sbagliato a intessere il passaggio per portarci qui. Quello sì che sarebbe stato meraviglioso: tutti allineati per attraversare un miracoloso buco nell’aria che non si sarebbe mai materializzato. Senza contare che questo mi avrebbe costretto a rimanere in compagnia di Catalyn per solo la Luce sa quanto. Ragazzina odiosa! Potrebbe essere intelligente, se qualcuno la conducesse per mano per qualche anno, ma ha la stessa lingua degli Haevin, e doppiamente velenosa.»

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