Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Puoi camminare?» Sembrava preoccupato.
«No.» Lommy scosse la testa. «Mi dovete portare.»
«Tu dici?»
Con calma, quasi con tedio, l’uomo sollevò la lancia e gliela affondò in gola. Lommy Maniverdi non ebbe neppure il tempo per arrendersi di nuovo. Ebbe un sussulto, uno solo, poi più niente.
«“Mi dovete portare” ha detto…» Sghignazzando, l’armigero strappò l’arma fuori dallo squarcio. Il sangue zampillò in una fontana oscura. «Ma ti rendi conto?»
TYRION
Lo avevano avvertito di vestirsi pesante e Tyrion Lannister li aveva presi in parola. Indossava spesse brache imbottite e un farsetto di lana, il tutto coperto con la cappa di pelliccia di pantera-ombra, ricordo delle montagne della Luna. La cappa, tagliata per un uomo alto il doppio di lui, era assurdamente lunga. Quando non era in sella, l’unico modo in cui poteva indossare quell’affare era avvolgerlo svariate volte attorno al corpo, il che lo faceva sembrare come un bozzolo di pelliccia tigrata.
Non aveva importanza: era ben lieto di aver accolto il suggerimento. Il freddo che regnava in quella lunga, umida cripta penetrava fino al midollo delle ossa. A Timett era bastato appena un breve soffio dell’aria gelida per indurlo a ritirarsi nello scantinato superiore. Si trovavano da qualche parte nelle viscere della collina di Rhaenys, dietro l’ordine degli Alchimisti. Le umide pareti di pietra erano incrostate di salnitro e l’unica sorgente luminosa era la lampada a olio di vetro e ferro, ben sigillata, che Hallyne il Piromante reggeva con estrema cautela.
“Cautela, certo… ce ne vorrà anche di più per maneggiare queste ampolle.” Tyrion ne sollevò una per esaminarla da vicino. Un oggetto tozzo, rotondeggiante e dalla superficie scabra, simile a un pompelmo di creta. Era un’ampolla un po’ troppo grossa per la sua mano, ma un uomo normale l’avrebbe tenuta in pugno agevolmente, questo Tyrion ben lo sapeva. L’argilla era sottile, talmente fragile che perfino lui era stato avvertito di non stringerla troppo, onde evitare che gli si spezzasse tra le dita. L’esterno era pieno di rilievi, di zigrinature. «È intenzionale» gli aveva spiegato Hallyne. «Un’ampolla liscia può sfuggire più facilmente alla presa di un uomo.»
Tyrion inclinò il contenitore per dare un’occhiata dentro. L’altofuoco ondeggiò lentamente verso il bordo di creta. Sapeva che il suo colore era verde torbido, ma la scarsa illuminazione non permetteva di vederlo con chiarezza.
«Denso» osservò il Folletto.
«Effetto del freddo, mio lord.» Hallyne era un uomo dalla carnagione pallida, dalle soffici mani perennemente umidicce e dai modi ossequiosi. Indossava tonache a strisce nere e scarlatte, bordate di ermellino. La pelliccia però era decisamente spelacchiata e mangiata dalle tarme. «Riscaldandosi, la sostanza scorre più fluidamente, come olio di lanterna.»
“Sostanza” era il termine con cui i piromanti definivano l’altofuoco. Avevano anche l’abitudine di chiamarsi, l’uno con l’altro, “sua saggezza”. Tyrion trovava decisamente detestabile quel loro costume di tentare di fargli credere di possedere chissà quali vaste e profonde conoscenze. Un tempo, quello degli alchimisti era stato un ordine potente. Nei secoli recenti, tuttavia, i maestri della Cittadella li avevano scalzati quasi dappertutto. Ormai, della vecchia guardia rimanevano in pochi, i quali non facevano più nemmeno finta di essere in grado di trasmutare i metalli…
Erano però ancora in grado di fare l’altofuoco. «Mi si dice che neppure l’acqua riesce a spegnerlo» riprese Tyrion.
«È così. Una volta accesa, la sostanza continua a bruciare fino a quando non si è consumata del tutto. Inoltre, filtra attraverso il tessuto, il legno, il cuoio, perfino attraverso l’acciaio, incendiandoli.»
A Tyrion tornò in mente il prete rosso, Thoros di Myr, e la sua spada fiammeggiante. Perfino un sottile strato di altofuoco poteva alimentare le fiamme per un’intera ora. Nei tornei, dopo ogni scontro, a Thoros serviva regolarmente una spada nuova. Ma a Robert Baratheon il prete rosso piaceva, ed era quindi ben contento di fornirgliela.
«Come mai non filtra anche attraverso la creta dell’ampolla?»
«Oh, sì che filtra…» rispose Hallyne. «C’è una seconda cripta, al di sotto di questa, in cui sono contenute le vecchie ampolle. Quelle dei giorni di re Aerys. Desiderava averle conformate a forma di frutti, il vecchio sovrano Targaryen… frutti quanto mai pericolosi, mio lord Primo Cavaliere, e anche maturi come non mai, se intendi il mio dire. Li abbiamo sigillati con la ceralacca e abbiamo allagato la cripta inferiore, ma anche così… Avrebbero dovuto essere distrutte, le ampolle di re Aerys. Purtroppo, molti dei nostri maestri vennero assassinati durante il saccheggio di Approdo del Re, e i pochi accoliti superstiti si rivelarono non all’altezza del compito. Molte delle scorte fabbricate per Aerys sono andate perdute. Solamente l’anno scorso, duecento ampolle vennero rinvenute in un ripostiglio sotto il Grande Tempio di Baelor. Nessuno è riuscito a rammentare come siano finite colà, ma non ritengo necessario precisarti che il sommo septon era sconvolto dal terrore. Io personalmente mi sono assunto l’onere di fare sì che fossero asportate. Facemmo preparare un carro pieno di sabbia e inviammo i nostri accoliti più abili. Lavorammo solamente di notte, e quindi…»
«… avete fatto uno splendido lavoro, non ho nessun dubbio in merito.» Tyrion tornò a sistemare l’ampolla insieme alle altre. Coprivano tutto il lungo tavolo al centro della cripta, ordinati ranghi di quattro che andavano a perdersi nelle tenebre del sotterraneo. E c’erano altri tavoli come quello, tanti, tantissimi altri tavoli. «E quei… quei frutti di re Aerys, potrebbero ancora essere usati?»
«Oh, sì, per certo, ma… con cautela, mio lord… estrema cautela. Invecchiando, la sostanza si fa addirittura più, hmmmm, instabile, vogliamo dire così? Basta una qualsiasi fiamma per incendiarla, una qualsiasi scintilla. Troppo calore, e le ampolle s’incendieranno da sole. Non è cosa saggia lasciarle esposte alla luce del sole, sia pure per breve periodo. Una volta che il fuoco ha avuto inizio, il calore fa sì che la sostanza si espanda violentemente e le ampolle esplodono in una miriade di frammenti. Se altre ampolle si trovano nelle vicinanze, anche quelle esploderanno. E così…»
«Quante ampolle avete immagazzinate al momento?»
«Questa mattina, sua saggezza Munciter mi ha detto che il conto ammonta a settemilaottocento e quaranta. Numero che, per essere esatti, include le quattromila ampolle del tempo di re Aerys.»
«Vale a dire i nostri frutti troppo maturi?»
Hallyne annuì con la testa: «Sua saggezza Malliard ritiene che saremo in grado di provvedere diecimila ampolle, come promesso alla regina. E io convengo». Il piromante appariva oltremodo deliziato da una simile prospettiva.
“Ammesso e non concesso che i nostri nemici te ne lascino il tempo.” Per i piromanti, la formula dell’altofuoco era il segreto custodito più gelosamente. Tyrion però era consapevole che si trattava di un procedimento complesso, pericoloso e dannatamente lento. E nemmeno si sarebbe stupito troppo se la promessa di diecimila ampolle incendiarie si fosse rivelata una solenne spacconeria, un po’ come la promessa dei lord alfieri che spergiurano al loro signore di potergli garantire diecimila spade, presentandosi poi sul campo di battaglia con cento e due soldati. “Ma se questi stregoni riescono davvero a darci diecimila ampolle…”
Il Folletto non sapeva se sentirsi deliziato o orripllato. “Forse un po’ l’una e un po’ l’altra cosa.” «Confido, vostra saggezza Hallyne, che i tuoi confratelli dell’ordine degli Alchimisti non stiano compiendo mosse affrettate in una simile impresa. Quello che non vogliamo sono diecimila ampolle di altofuoco difettoso. Anzi, nemmeno una ne vogliamo… e di certo non vogliamo incidenti.»
«Non ci sarà alcun incidente, mio lord Primo Cavaliere. La sostanza viene preparata da esperti accoliti in una serie di celle di nuda pietra. Nel momento in cui la sostanza è pronta, ogni singola ampolla è quindi prelevata da un assistente e trasportata qui. Al di sopra di ciascuna cella di preparazione c’è un locale riempito interamente di sabbia. Inoltre, un incantesimo protettivo è stato lanciato sui pavimenti — un incantesimo, hmmmm, molto efficace — in modo che un eventuale incendio nella cella sottostante faccia sì che il pavimento si collassi, lasciando cadere la sabbia e placando immediatamente le fiamme.»