Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Doc Turney teneva d’occhio le lancette del manometro che indicava la pressione della caldaia. Marsh si avvicinò e vi lanciò anche lui un’occhiata. La pressione aumentava sempre più. L’ufficiale di macchina lo guardò. «Non abbiamo mai raggiunto una pressione così alta, nei quattro anni che sono stato su questa nave,» urlò. Bisognava urlare per farsi sentire, urlare più forte dello sfrigolio e del tossire della fornace, del sibilo del vapore, del battito del motore. Marsh allungò una mano con cautela, la ritirò immediatamente. La caldaia era troppo calda per essere toccata. «Come farò con la valvola di sicurezza, Capitano?» chiese Turney.
«La disenserisca,» gridò Marsh. «Abbiamo bisogno di vapore, signore.»
Turney aggrottò la fronte e fece come gli era stato ordinato. Marsh osservò la lancetta; l’ago saliva costantemente. Il vapore praticamente usciva urlando attraverso i tubi, ma lo sforzo stava dando i suoi frutti: il motore fremeva e picchiava come se stesse per andare in pezzi, e la ruota stava girando, più veloce di quanto avesse fatto in quegli anni, whapwhapwhapwhap, così in fretta che si lasciava dietro una scia di schiuma spumosa, e l’intera nave vibrava, avanzando ad una velocità che non aveva mai raggiunto in precedenza.
L’ufficiale di macchina in seconda e i macchinisti stavano danzando intorno ai motori, oliando e ingrassando, per mantenere regolare il tempo. Sembravano delle scimmiette ricoperte di catrame. Si muovevano anche svelti come scimmie. Dovevano farlo. Non era facile ingrassare delle parti in movimento, specialmente al ritmo a cui si stava muovendo il vecchio motore dentato del Reynolds. «PIÙ IN FRETTA!» ruggiva Grove. «Più in fretta con quel lardo!» Un grosso fuochista dai capelli rossi si allontanò barcollando dalla bocca della fornace, stordito dal calore. Cadde sulle ginocchia, ma un altro prese immediatamente il suo posto, e Grove raggiunse l’uomo caduto e gli versò un mestolo di whiskey sulla testa. L’uomo alzò la testa, bagnato, ammiccò, aprì la bocca, e l’ufficiale gli versò dell’altro alcool giù per le budella. In un istante fu di nuovo in piedi, a spalmare lardo sui tronchi di pino.
L’ufficiale di macchina fece una smorfia e aprì i tubi di fuoriuscita, scaricando il vapore surriscaldato che si disperse sibilando nella notte, e facendo calare un po’ la pressione della caldaia. Poi ricominciò a farla aumentare. Lo saldature su alcuni tubi si stavano fondendo, ma c’erano uomini pronti a rappezzare ogni buco. Marsh era immerso nel sudore provocato dal caldo umido del vapore e da quello secco emanato della furia della fornace. Tutti quelli che gli stavano intorno correvano, urlavano, si passavano legna e lardo, alimentavano la fornace, sorvegliavano la caldaia e i motori. Il motore e la ruota facevano un terribile fracasso, le fiamme della fornace li avvolgevano tutti in una mutevole luce rossa. Era un inferno di sudore, un inferno di frastuono, attività, fumo, vapore e pericolo. Il battello si scuoteva, gemeva e tremava come un uomo che stesse per avere un collasso o stesse per morire. Ma si muoveva, e laggiù non c’era niente che Abner Marsh potesse dire o fare per farlo andare più veloce.
Uscì fuori sul castelletto con sollievo, via da quell’orribile calore, con la giacca, la camicia e i pantaloni bagnati come se fosse caduto nel fiume. Il vento gli soffiò intorno, e per un istante provò una meravigliosa sensazione di fresco. In lontananza, vide un’isola che divideva in due il fiume, e una luce alle sue spalle, sulla riva occidentale. Si stavano muovendo verso di essa a grande velocità. «Dannazione,» esclamò Marsh. «Di sicuro stiamo filando a venti miglia all’ora. Per l’inferno, forse addirittura trenta» disse ad alta voce, quasi gridandolo, come se il tuonare della sua voce lo rendesse verosimile. L’Eli Reynolds era una nave che al massimo arrivava a otto miglia all’ora. Naturalmente, in quel momento avevano la corrente a favore. Marsh si lanciò su per la scala, attraversò il salone, arrivò sul ponte di passeggiata, da dove poté gettare un’occhiata a poppa. Le sommità dei corti e tozzi fumaioli stavano vomitando scintille dappertutto e lasciavano dietro di sé scie di fuoco, e Marsh vide il vapore uscire ribollendo dalle bocche dei tubi, non appena Doc Turney li aprì di quel tanto che bastava ad impedire alla dannata caldaia di esplodere e di spedirli tutti all’inferno. Il ponte si muoveva sotto i piedi di Marsh, come la pelle di un qualche essere vivente. La ruota di poppa stava girando così rapidamente che sollevava un dannato muro d’acqua, simile ad una cascata, dall’alto verso il basso. E dietro di loro c’era il Fevre Dream, semi oscurato, con il fumo e il fuoco eruttati dai neri ed alti fumaioli che si levavano a sfiorare la luna. Sembrava che si fosse avvicinato di venti metri, da quando Marsh era sceso di sotto. Il Capitano Yoerger gli si avvicinò. «Non possiamo tenerle testa,» disse nel suo tono stanco e grigio. «Abbiamo bisogno di più vapore! Più calore! La ruota non può non girare più velocemente, Capitano Marsh. Se Doc starnutisce nel momento sbagliato, la caldaia scoppia e ci uccide tutti. Il motore ha sette anni, andrà in pezzi. Il lardo poi sta finendo. Quando sarà finito, l’alimenteremo solo con la legna. Questa è una vecchia barca, Capitano, una vecchia signora ormai. Voi l’avete fatta danzare come nella notte delle sue nozze, ma non potrà sopportarlo a lungo.»
«Dannazione,» esclamò Marsh. Si girò a guardare indietro. Il Fevre Dream si avvicinava sempre più. «Dannazione,» ripeté. Yoerger aveva ragione, lo sapeva. Marsh guardò in avanti. Stavano puntando sull’isola. Il fiume, ed il canale centrale, curvavano verso est. La biforcazione occidentale era un braccio, ma uno minore. Perfino a quella distanza poteva vedere quanto fosse stretto, come gli alberi incombessero sulle sue sponde, ricoprendolo con le loro sagome nere e nodose. Ritornò alla cabina di pilotaggio ed entrò. «Imbocca il braccio occidentale,» disse al pilota. Il pilota lo guardò stupefatto. Sul fiume, era il pilota a prendere decisioni del genere. Il capitano forse poteva dare qualche suggerimento, ma non dava ordini.
«Nossignore,» replicò il pilota, meno furiosamente di quanto avrebbe fatto un uomo più anziano. «Guardate le sponde, capitano Marsh. Il fiume si restringe, io conosco quei bracci, non sono navigabili in questo periodo dell’anno, se porto la nave lì dentro ci resteremo sopra fino alle piene di primavera.»