Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«È Billy Tipton che sta comandando il battello, vero?»
Julian scrollò le spalle. «Billy è un sorvegliante, non un uomo di fiume. Posso sbarazzarmi di Billy. Vi piacerebbe, Capitano? Potrebbe essere la vostra prima ricompensa, se vi unirete a me. La morte di Billy. Lo ucciderò per voi, oppure lascerò che siate voi stesso a farlo. Ha ucciso il vostro ufficiale in seconda, sapete.»
«Mike il Peloso?», chiese Marsh, sentendosi gelare.
«Sì, ed anche il vostro ufficiale di macchina, alcune settimane dopo. Lo ha colto mentre tentava di danneggiare le caldaie affinché esplodessero. Vorreste vendicare la vostra gente? È nelle vostre possibilità.» Julian si piegò in avanti, risoluto, con i suoi occhi scuri balenanti, eccitati. «Potreste avere anche altre cose. Ricchezza. Non mi interessa affatto. Potreste prendervi tutto il mio denaro.»
«Che avete rubato a Joshua.»
Julian sorrise. «Un Signore del Sangue riceve molti doni. Posso anche offrirvi delle donne. Ho vissuto tra la vostra gente per molti anni, conosco la vostra lussuria, i vostri desideri. Quanto tempo è passato da quando avete avuto una donna, Capitano? Vi piacerebbe Valerie? Può essere vostra. È molto più bella di qualunque donna della vostra razza e non diventerà vecchia e ripugnante, per tutta la vostra vita. La potete avere. Anche le altre. Non vi faranno del male. Cosa altro vi piacerebbe? Cibo? Toby è ancora vivo. Potreste ottenere che cucini per voi sei, sette volte al giorno se lo desiderate.
«Voi siete un uomo pratico, Capitano. Voi non condividete le illusioni religiose della vostra razza. Riflettete su ciò che vi viene offerto. Avreste il potere di punire i vostri nemici e proteggere i vostri amici, uno stomaco pieno, denaro, donne. E tutto lo otterreste per fare ciò che desiderate disperatamente: comandare questo battello. Il vostro Fevre Dream.»
Abner Marsh emise un suono sprezzante. «Non è più mio. L’avete insudiciato.»
«Guardatevi intorno. Le cose stanno poi così male? Abbiamo navigato tra Natchez e New Orleans regolarmente, il battello è in buono stato, centinaia di passeggeri sono saliti senza mai notare la mancanza di qualcosa. Pochi sono scomparsi, la maggior parte di essi è a terra, nei villaggi e nelle città che tocchiamo. Billy dice che è più sicuro così. Soltanto una minima parte è morta sul battello, quelli la cui bellezza e giovinezza erano particolarmente eccezionali. Molti più schiavi muoiono ogni giorno a New Orleans, eppure voi non fate nulla contro la schiavitù. Il mondo è pieno di malvagi, Abner. Non vi chiedo di perdonare o di partecipare. Solo di guidare il vostro battello, e di riprendere i vostri affari. Abbiamo bisogno della vostra esperienza. La presenza di Billy fa scappare i passeggeri, e così, ad ogni viaggio, perdiamo del denaro. Perfino i fondi di Joshua non sono inesauribili. Suvvia, Abner, datemi la mano. Dite di sì. Lo volete. Lo leggo nei vostri occhi. Voi rivolete indietro questo battello. In voi vi è una sete, una passione. Prendetelo, allora. Bene e male sono delle stupide bugie, delle assurdità inventate per affliggere gli uomini onesti e sensibili. Vi conosco, Abner, e io posso darvi quello che desiderate. Unitevi a me, servitemi. Prendete la mia mano, e insieme sconfiggeremo l’Eclipse.» I suoi occhi scuri turbinavano e fiammeggiavano, abissi senza fine, che raggiungevano l’intimo più profondo di Marsh, lo scuotevano, lo sondavano, impuri eppure seducenti, invitanti, invitanti. La sua mano era tesa. Abner Marsh iniziò ad allungare la sua. Julian sorrideva così gentilmente, e le sue parole sembravano così sensate. Non stava chiedendo a Marsh di far qualcosa di orribile, ma soltanto di comandare il battello, di aiutarlo a proteggere se stesso e i suoi amici. Per l’inferno, aveva protetto Joshua, non era forse anche lui un vampiro? È vero, c’erano stati degli omicidi sulla nave, ma un uomo era stato strangolato sul Sweet Fevre nel ’54 e due giocatori d’azzardo erano stati uccisi sul Nick Perrot, quando Marsh era stato al comando di quel battello; non aveva avuto alcuna responsabilità in quei due episodi, si era limitato a prendersi cura dei propri affari, a comandare i suoi battelli, non era come se fosse stato lui ad uccidere quella gente. Un uomo può proteggere i suoi amici ma non il mondo intero, inoltre gli pareva che Billy la Serpe avrebbe avuto quello che si meritava. Tutto gli suonava eccezionale, un affare dannatamente ottimo. Gli occhi di Julian erano neri e affamati, la sua pelle era fresca, dura come quella di Joshua, come Joshua quella notte sull’argine… e Abner Marsh tirò indietro la mano di scatto. «Joshua,» disse ad alta voce. «È così. Non lo avete ancora sconfitto, vero? Gli avete dato una bella batosta, ma è ancora vivo, e non siete riuscito a fargli bere sangue, non lo avete cambiato. Ecco perché.» Marsh sentì il sangue montargli alla testa. «Non vi importa di quanto dannato denaro produca questo battello. Se domani affondasse, non ve ne importerebbe un accidente, vi limitereste ad andarvene da qualche altra parte. E Billy la Serpe, forse volete sbarazzarvene, e usare me al posto suo, ma non è questo il punto. È Joshua. Se io mi unisco a voi, ciò distruggerà quel po’ di forza d’animo che lo sostiene, e sarà la prova che avete ragione. Joshua ha fiducia in me, e voi mi volete perché sapete cosa questo gli provocherebbe.» La mano di Julian era ancora tesa, gli anelli luccicavano debolmente sulle pallide dita affusolate. «Dannazione a voi!» ruggì Marsh, afferrò il bastone da passeggio e lo batté con violenza. «DANNAZIONE A VOI!» Il sorriso morì sulle labbra di Julian e il suo viso divenne qualcosa di inumano. Non c’era nient’altro nei suoi occhi che tenebre e passato e deboli fiamme guizzanti che bruciavano di antica malvagità. Si alzò, torreggiando su Abner Marsh, e strappò via il bastone dalla mano di Marsh, quando quest’ultimo tentò di colpirlo sul viso. Lo spezzò a nude mani, tanto facilmente quanto Marsh avrebbe potuto spezzare un fiammifero consumato, e lo gettò da un lato. I pezzi colpirono il muro e ricaddero sul tappeto.
«Potevate essere ricordato come l’uomo che ha superato l’Eclipse,» disse Julian con fredda malizia. «Invece, morirete. E ci metterete molto tempo, capitano Marsh. Siete troppo brutto per me, vi darò a Billy la Serpe, per insegnargli a gustare il sangue. Forse anche il caro Joshua ne vorrà un bicchiere. Gli farà bene». Sorrise. «Per quanto riguarda la vostra barca, capitano Marsh, non preoccupatevene. Mi prenderò cura di lei dopo la vostra dipartita. Nessuno sul fiume dimenticherà mai il Fevre Dream»
CAPITOLO VENTISETTESIMO
Stava spuntando l’alba, quando Abner Marsh uscì dalla cabina del capitano. La foschia mattutina gravava pesantemente sul fiume, riccioli grigi che, simili a fumo, fluttuavano, si avvolgevano in spire sull’acqua e si intrufolavano attraverso i colonnati e le balaustrate del battello, contorcendosi come se fossero vivi, fino a quando sarebbero stati arsi e consumati dalla luce del sole del mattino. Damon Julian vide il chiarore ad est, e rimase nella penombra della sua cabina. Spinse Marsh attraverso la porta. «Porta il Capitano nella sua cabina, Billy. Tienilo al sicuro fino a sera. Vorreste essere così gentile da unirvi a noi per la cena, Capitano Marsh?» Julian sorrise. «Sapevo vi avrebbe fatto piacere.» Lo stavano aspettando proprio lì fuori. Billy la Serpe, in abito nero e gilé a quadri, stava seduto dondolando la sedia contro la murata del ponte del Texas, mentre si puliva le unghie con il coltello. Si alzò in piedi quando la porta si aprì e con destrezza impugnò il coltello. «Sì, signore, signor Julian,» disse, i suoi occhi color ghiaccio fissi su Marsh. C’erano altri due uomini con lui. Quelli del popolo della notte che avevano aiutato Billy a portar via Marsh dall’Eli Reynolds si erano ritirati nelle loro cabine per sfuggire al tocco della luce del mattino, così Billy aveva chiamato alcuni della sua feccia, o almeno così sembrava. Appena Julian richiuse la porta della cabina, essi avanzarono verso di lui. Uno di loro era un giovane corpulento con ispidi baffi neri e una mazza di legno di quercia infilata alla cintola. L’altro era un gigante, l’essere più dannatamente brutto che Marsh avesse mai visto. Doveva essere alto quasi due metri, ma aveva una testa minuscola, occhi strabici, denti di legno e niente naso. Abner Marsh lo fissò.