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Il battello del delirio [Fevre Dream - it]

Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:

Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del Capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la metà della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non è tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello più lussuoso, più bello e soprattutto più veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di più ne offre il comando al Capitano Marsh. L’unica condizione posta da York è semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovrà assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E così il nuovo gioiello del fiume, battezzato “Fevre Dream”, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre più. Perché il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verità sarà finalmente rivelata, il Capitano dovrà scegliere da che parte stare…
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«Mi suona bene,» disse Grove. Yoerger sembrava più dubbioso. Ma nessunp dei due aveva altri suggerimenti validi, e così, dopo una breve discussione, si dichiararono d’accordo con il suo piano. In quel momento, l’aurora stava indorando le scogliere e le colline di Vicksburg e le caldaie dell’Eli Reynolds erano ormai a pieno vapore. Abner Marsh si alzò e si stiracchiò, sentendosi considerevolmente in forma per un uomo che non aveva chiuso occhio tutta la notte. «Salpiamo,» ordinò ad alta voce al pilota, che passò loro a fianco per recarsi nella piccola cabina di pilotaggio. «Verso Natchez!»

I mozzi sciolsero le cime che tenevano legato il battello all’approdo, la ruota invertì il senso di rotazione, e il battello si spinse nel canale mentre ombre rosse e grigie iniziavano ad inseguirsi l’una con l’altra sulla sponda orientale e le nuvole ad ovest si tingevano di rosa.

Per le prime due ore, tutto andò liscio. Oltrepassarono Warrenton, Hard Times e Grand Gulf. Tre o quattro battelli più grandi li sorpassarono, ma questo c’era da aspettarselo; l’Eli Reynolds non era fatto per la competizione. Abner Marsh era abbastanza soddisfatto dei suoi progressi, tanto che rimase sottocoperta per una trentina di minuti, abbastanza a lungo per controllare e pulire il suo fucile, assicurarsi che fosse carico e consumare una rapida colazione di frittelle, mirtilli e uova fritte. Tra St. Joseph e Rodney, il cielo iniziò a coprirsi di nuvole, cosa che Marsh non gradì affatto. Poco tempo dopo, scoppiò sul fiume un breve temporale. Non ci furono né tuoni, né fulmini, né pioggia che potesse far male a una mosca, pensò Marsh, ma il pilota fu tanto prudente da farli ormeggiare per un’ora, mentre Marsh si aggirava sulla nave, inquieto ed impaziente. Framm o Albright si sarebbero semplicemente spinti nel temporale, ma, su una nave come quella, non ci si poteva aspettare che ci fosse un abile pilota. La pioggia era fredda e grigia. Quando finalmente smise, tuttavia, ci fu un delizioso arcobaleno in cielo, che Marsh si godette a lungo, ancor più della possibilità di raggiungere Natchez prima di notte.

Quindici minuti dopo essere nuovamente salpato, l’Eli Reynolds andò ad incagliarsi contro un banco di sabbia.

Fu un errore stupido e frustrante. Il giovane pilota, a stento poco più di un principiante, aveva cercato di recuperare il tempo perduto infilandosi in un braccio infido del fiume, invece di rimanere nel canale principale, che descriveva un’ampia curva verso est. Un paio di mesi prima, avrebbe potuto dimostrarsi un’abile mossa di pilotaggio, ma in quel momento il livello del fiume era troppo basso, anche per un battello piccolo quanto l’Eli Reynolds.

Abner Marsh imprecò e percorse il ponte a grandi passi, adirato oltremisura, specialmente quando divenne chiaro che non potevano tirare il battello fuori dal banco soltanto invertendo la rotazione delle pale. Cat Grove e i suoi uomini presero gli argani e le pertiche e le sistemarono. Un paio di volte si rimise a piovere, giusto per rendere le cose più difficili, ma dopo quattro ore e mezza umide e faticose, il pilota rimise in moto la ruota e l’Eli Reynolds si disincagliò con uno spruzzo di fango e sabbia, vibrando come se stesse per cadere a pezzi. E poi galleggiò. Il fischio risuonò in trionfo.

Percorsero il braccio con cautela per un’altra mezz’ora, ma una volta riguadagnato il fiume, la corrente si impadronì del battello e il Reynolds acquistò velocità. Discese lungo il fiume a velocità incredibile, fumando e sferragliando come il diavolo in persona, ma non c’era modo di recuperare il tempo perduto.

Abner Marsh sedeva sul divano giallo scolorito nella cabina di pilotaggio quando avvistarono per la prima volta la città, alta sulle scogliere. Posò la sua tazza di caffè sulla sommità della panciuta stufa e si mise dietro il pilota, che era occupato a tagliare trasversalmente la corrente. Marsh non gli prestò attenzione; i suoi occhi erano puntati sull’approdo lontano, dove venti o più battelli si affollavano contro Natchez-sotto-la-collina.

Il Fevre Dream era lì, come aveva previsto.

Marsh lo riconobbe subito. Era la nave più grande nell’approdo, e superava di buoni quindici metri il suo più vicino rivale, e anche i suoi fumaioli erano i più alti. Mentre l’Eli Reynolds si avvicinava, Marsh constatò che, tutto sommato, il suo battello non era cambiato poi molto. Era ancora quasi completamente blu, bianco e argento, sebbene avessero dipinto la timoniera di un vistoso rosso brillante, come le labbra di una prostituta di Natchez. Il nome era scritto a grandi lettere gialle che seguivano rozzamente la curva del tamburo; OZYMANDIAS diceva la scritta. Marsh si accigliò. «Vedi quel grande battello laggiù?» disse al pilota, indicandolo con un dito. «Accostati il più possibile, capito?»

«Sì, Capitano.»

Marsh osservò con disgusto la città che gli stendeva davanti. Le ombre stavano già allungandosi nelle strade, e le acque del fiume vestivano le tinte scarlatte e oro del tramonto. In più, il cielo era nuvoloso, troppo dannatamente nuvoloso. Avevano perso troppo tempo allo scalo e in quel braccio del fiume, pensò, e, in ottobre, il crepuscolo calava prima, rispetto all’estate. Il capitano Yoerger era entrato nella cabina di pilotaggio. Lo raggiunse ed espresse a parole quel che Marsh stava pensando. «Non potete andare questa sera, capitano Marsh. È troppo tardi. Farà buio in meno di un’ora. Aspettate fino a domani.»

«Ma per chi mi avete preso, per un pazzo?» esclamò Marsh. «Certo che aspetterò. Ho commesso quel dannato errore una volta, non lo rifarò certo di nuovo.» Per la frustrazione, batté forte sul ponte la punta del bastone da passeggio. Yoerger fece per aggiungere qualche altra cosa, ma Marsh non lo ascoltò. Stava ancora studiando il grande battello ormeggiato al molo. «Per l’inferno,» esclamò improvvisamente. «Cos’è che non va?» Marsh indicò con il bastone in noce. «Fumo. Siano dannati, hanno acceso le macchine! Stanno partendo.»

«Non siate impetuoso,» lo ammonì Yoerger. «Se parte, pazienza, la raggiungeremo altrove lungo il fiume.»

«Viaggiano di notte,» disse Marsh, «e attraccano durante il giorno. Avrei dovuto immaginarlo.» Si voltò verso il pilota. «Mister Norman, non attraccate più. Continuate a discendere il fiume, fermatevi al primo scalo che avvistate e aspettate lì fin quando quella nave non vi sorpasserà. Poi seguitela, meglio che potete. È dannatamente più veloce del Reynolds, così non preoccupatevi se la perderete, limitatevi a discendere il fiume e a starle vicino il più possibile.»

«Come volete, Capitano,» rispose il pilota. Ruotò la logora ruota di legno del timone, facendola scorrere tra le mani, e l’Eli Reynolds cambiò bruscamente direzione e iniziò a ritornare verso il canale principale, descrivendo una stretta curva.

Erano rimasti ormeggiati allo scalo già da novanta minuti ed era ormai notte fonda da circa venti, quando il Fevre Dream li superò. Marsh rabbrividì, quando lo vide avvicinarsi. Il grande battello si muoveva sul fiume con una grazia liquida e terribile, una tranquilla scioltezza che a Marsh ricordò, in qualche modo, l’andatura di Damon Julian. Il battello era quasi del tutto buio. Il ponte di coperta riluceva di un fioco bagliore roseo-rossastro, proveniente dalle fornaci, ma soltanto alcune finestre che davano sul ponte di passeggiata erano illuminate, mentre il ponte del Texas era completamente buio, come la cabina di pilotaggio. Marsh credette di aver visto una figura solitaria, in piedi al timone, ma era troppo lontano per esserne sicuro. La luna e le stelle splendevano pallide sulla vernice bianca e le rifiniture color argento e l’oscena timoniera rossa. Quando sorpassò l’Eli Reynolds, le luci di un altro battello apparvero sulla sua rotta, provenienti dalla parte opposta, e i due battelli si salutarono nella notte. Avrebbe riconosciuto il fischio del suo battello ovunque, pensò Marsh, ma ora gli sembrò che avesse un suono gelido e triste che non aveva mai udito prima, un gemito malinconico che raccontava di sofferenza e disperazione.

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