Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Non so cosa farebbe Julian senza di voi,» commentò Joshua York. A Billy la Serpe non piacque il modo in cui York disse quelle parole, ma prima che potesse protestare, York continuò. «Vi sta usando, Billy. Senza di voi non sarebbe nulla. Voi pensate per lui, agite per lui, lo proteggete di giorno. Voi lo rendete ciò che è.»
«Sì,» disse Billy, con orgoglio. Sapeva quanto era importante. E lo trovava una cosa piacevole. Sul battello, era persino meglio. Gli piaceva essere un ufficiale in seconda. I negri che aveva comprato e i tagliagole bianchi che aveva assoldato avevano tutti terrore di lui, lo chiamavano «Mister Tipton» e scattavano quando diceva loro di fare qualcosa, senza che lui dovesse mai alzare la voce o perfino dovesse guardarli. Alcuni dei bianchi all’inizio si erano comportati indisciplinatamente, fin quando Billy la Serpe non ne aveva sbudellato uno e l’aveva scaraventato, con le viscere di fuori, in una fornace. Dopo quell’episodio, gli altri si erano mostrati molto più rispettosi. Con i negri non c’erano problemi, eccetto agli approdi, quando Billy li incatenava alle manette che aveva fatto disporre sul ponte di coperta, affinché non potessero scappare. Era meglio che essere il sorvegliante in una piantagione. Un sorvegliante faceva parte della feccia bianca, e tutti lo guardavano dall’alto in basso. Ma sul fiume, un ufficiale di battello era un uomo notevole, qualcuno a cui si doveva por tare rispetto.
«La promessa che Julian vi ha fatto è una bugia,» stava dicendo York. «Voi non sarete mai uno di noi, Billy. Le nostre sono razze diverse. La nostra anatomia, la nostra carne, il nostro stesso sangue sono diversi. Julian non può trasformarvi, non importa ciò che sostiene.»
«Devi pensare che io sia un perfetto stupido,» replicò Billy. «Non ho bisogno di star a sentire Julian. Mi è bastato udire le leggende. So come i vampiri possono trasformare altre persone in esseri come loro. Tu eri come me, un tempo, York, non importa quello che dici. Solo che tu sei debole, io no. Hai paura?» Era questo, pensò Billy. York desiderava che lui tradisse Julian per far sì che Julian non lo trasformasse, poiché, una volta divenuto uno di loro, sarebbe stato più forte di York, forse forte quanto Julian. «Ti faccio paura, Joshua, vero? Tu pensi di essere così dannatamente intelligente, ma aspetta che Julian mi abbia trasformato, e farò in modo che tu venga strisciando da me. Mi chiedo che sapore ha il tuo sangue. Julian lo sa, vero?»
York non disse nulla, ma Billy la Serpe sapeva di aver colpito il suo punto debole. Damon Julian aveva bevuto il sangue di York una dozzina di volte, da quella prima notte sul Fevre Dream. In effetti, non aveva succhiato sangue da nessun altro, oltre a lui. «Perché sei così bello, caro Joshua,» diceva con un pallido sorriso, mentre porgeva a York un bicchiere affinché lo riempisse. Sembrava che lo divertisse sottomettere York.
«Ride di voi tutto il tempo,» disse York dopo un istante. «Ogni giorno e ogni notte. Si prende gioco di voi, vi disprezza. Pensa che siete ripugnante e ridicolo, per quanto utile possiate essere. Per lui, non siete altro che un animale e vi getterà da parte come un mucchio di spazzatura se troverà una bestia più forte di voi per servirlo. E lo farà con divertimento, ma, per allora, sarete così corrotto e così marcio che gli crederete ancora, striscerete ancora davanti a lui.»
«Io non ho mai strisciato. Taci! Julian non sta mentendo!»
«Allora chiedetegli quando vi trasformerà. Chiedetegli quando si esibirà in questo miracolo, quando schiarirà la vostra pelle e cambierà il vostro corpo e insegnerà ai vostri occhi a vedere nell’oscurità. Chiedetelo a Julian, se pensate che non sta mentendo. E ascoltate, Mister Tipton. Ascoltate la derisione nella sua voce, quando vi parla.»
Billy Tipton la Serpe stava fremendo di rabbia. Era tutto ciò che riusciva a fare per impedirsi di sguainare il coltello e di piantarlo nell’ampia schiena di Joshua York, ma sapeva che York si sarebbe limitato a scagliarsi su di lui, e Julian non lo avrebbe affato gradito. «Benissimo. Forse glielo chiederò. È più vecchio di te, York, e conosce delle cose che tu non conosci. Forse glielo chiederò proprio adesso.»
Karl Framm ridacchiò di nuovo, e perfino York distolse lo sguardo dal timone per sorridere sarcasticamente.
«Beh, cosa state aspettando, allora? Chiedeteglielo.» Billy la Serpe scese sul ponte del Texas, deciso a chiedere. Damon Julian aveva occupato la cabina del capitano, che una volta era stata di Joshua York. Billy bussò cortesemente alla porta. «Sì, Billy,» fu la gentile risposta. Aprì la porta ed entrò. La stanza era buia, ma poteva percepire la presenza di Julian seduto pochi metri più in là, nell’oscurità. «Non abbiamo ancora raggiunto il Capitano Marsh?»
«Sta ancora fuggendo, ma lo cattureremo presto, Mister Julian.»
«Ah. Allora perché sei qui, Billy? Ti avevo detto di rimanere con Joshua.»
«Devo chiedervi qualcosa.» Billy ripeté tutto quello che Joshua York gli aveva detto. Quando ebbe terminato, la stanza rimase avvolta da un pesante silenzio.
«Povero Billy,» disse finalmente Julian. «Hai ancora dei dubbi, Billy, dopo tutto questo tempo? Se dubiti, non completerai mai la tua trasformazione, Billy. Ecco perché il caro Joshua è ancora così tormentato. I suoi dubbi l’hanno lasciato a metà, tra il padrone e l’animale. Mi capisci? Devi avere pazienza.»
«Voglio iniziare,» insistette Billy la Serpe. «Sono passati anni, Mister Julian. Ora che abbiamo questo battello, le cose vanno meglio di prima. Voglio essere uno di voi. Me l’avete promesso.»
«È vero.» Damon Julian ridacchiò. «Bene, allora, Billy, dovremo iniziare, vero? Mi hai servito bene e se sei così insistente, posso mai rifiutarmi? Sei così intelligente, e non vorrei perderti.»
Billy la Serpe riusciva a stento credere alle sue orecchie. «Volete dire che lo farete?» Joshua York si pentirà amaramente di aver usato quel tono, pensò con esaltazione selvaggia.
«Naturalmente, Billy. Ti ho fatto una promessa.»
«Quando?»
«La trasformazione non può essere effettuata in una sola notte. Mi ci vorrà del tempo per trasformarti, Billy. Anni.»
«Anni?» Billy la Serpe era sgomento. Non voleva aspettare degli anni. Nelle leggende, non occorrevano anni.
«Temo di sì. Come quando da adolescente ti sei trasformato lentamente in adulto, ora da schiavo devi diventare padrone. Ti nutriremo bene, Billy, e dal sangue acquisterai potenza, bellezza, sveltezza. Berrai la vita ed essa fluirà attraverso le tue vene, fino a che tu rinascerai nella notte. Non può essere fatto rapidamente, ma può essere fatto. Sarà come ti ho promesso. Avrai la vita eterna e il potere, e la sete di sangue ti riempirà. Inizieremo subito.»
«Come subito?»
«Per cominciare, devi bere, Billy. Per questo abbiamo bisogno di una vittima.» Sorrise. «Il Capitano Marsh,» disse ad un tratto. «Per te sarà sufficiente, Billy. Quando prenderemo il suo battello, portamelo qui, come ti avevo detto. Incolume. Io non lo toccherò. Sarà tuo, Billy. Lo legheremo nel suo salone e tu berrai, notte dopo notte. Un uomo di quella stazza deve avere molto sangue. Durerà a lungo, Billy, e anche per trasformarti ci vorrà del tempo. Sì. Inizierai con il Capitano Marsh, non appena sarà nostro. Prendilo, Billy. Per me, e per te stesso.»
CAPITOLO VENTICINQUESIMO
Abner Marsh stava guardando fuori dalla cabina di pilotaggio dell’Eli Reynolds, quando il Fevre Dream iniziò a tagliare il fiume. Batté il bastone con forza e bestemmiò, ma, nel suo intimo, non sapeva se essere deluso oppure sollevato. Sapeva benissimo che vedere la sua creatura fracassarsi su quella dannata secca gli avrebbe spezzato il cuore. D’altronde, in quel momento il Fevre Dream era ancora dietro di loro, e se avesse raggiunto il Reynolds, non c’era alcun dubbio che sarebbe stato Damon Julian a strappargli il cuore. In un modo o nell’altro, quella sembrava una partita persa. Marsh rimase lì, accigliato, mentre il pilota dell’Eli Reynolds fece ruotare il timone e iniziò anch’egli a tagliare il fiume. Sempre al loro inseguimento attraverso l’oscurità, il Fevre Dream costituiva una visione spaventosa. Marsh l’aveva costruita affinché eguagliasse in velocità l’Eclipse, affinché fosse la nave più veloce mai andata a vapore, ed ora doveva superarla con una delle più vecchie e più misere navi del fiume. «Non possiamo farci nulla,» disse ad alta voce, voltandosi verso il pilota. «Questa è una gara. Fate in modo che non ci raggiungano.» L’uomo lo guardò come se fosse pazzo, e forse lo era davvero. Abner Marsh scese sul ponte di coperta per vedere cosa poteva fare. Cat Grove e il primo ufficiale di macchina, Doc Turney, stavano già facendo tutto il possibile. Il ponte era inondato dal calore. La fornace ruggiva e crepitava, e lingue di fiamma ne lambivano la bocca e talvolta ne fuoriuscivano, non appena i fuochisti gettavano dentro legna fresca. Grove aveva radunato là tutti i suoi magazzinieri, i quali stavano sudando per alimentare quelle fauci rosso arancio, e per ricoprire i tronchi di pino e di faggio con il lardo prima di gettarli dentro la fornace. Grove girava tra gli uomini con un secchio di whiskey ed un grande mestolo di rame, cosicché essi potessero bere a turno, prendendosi delle pause il più brevi possibile. Il sudore colava dal suo petto nudo in rivoli, e come i magazzinieri, il suo viso era rosso a causa del terribile calore. Era difficile capire come potessero sopportarlo, ma la fornace veniva alimentata continuamente.