Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Quando ritornò sul ponte di coperta, ora inclinatosi di trenta gradi, Marsh sentì qualcosa di molto duro premergli tra le scapole. «Bene, bene,» disse una voce alle sue spalle, «guarda un po’ se qui non abbiamo il caro Capitano Marsh.» Gli altri comparvero, uno ad uno, quando Marsh lasciò cadere con un tonfo il fucile sul ponte. Valerie uscì per ultima e non osò guardarlo. Abner la insulto senza pietà, come avrebbe meritato una prostituta traditrice. Infine, lei gli rivolse un terribile sguardo accusatore.
«Pensate che avessi scelta?» chiese amaramente, e Marsh cessò la sua tirata. Non furono le sue parole a calmarlo, ma lo sguardo nei suoi occhi. Perché in quelle vaste e violette profondità, intraviste per un attimo, Marsh percepì la vergogna e il terrore… e la Sete. «Muoviti,» disse Billy Tipton la Serpe.
«Dannazione a te,» disse Abner Marsh.
CAPITOLO VENTISEIESIMO
Abner Marsh si era aspettato di trovare l’oscurità, ma quando Billy la Serpe lo spinse attraverso la porta nella cabina del capitano, la stanza era illuminata dalla debole luce delle lampade ad olio. Era più polverosa di quanto Marsh ricordasse, ma altrimenti era rimasta come l’aveva tenuta Joshua. Billy la Serpe chiuse la porta, e Marsh rimase da solo con Damon Julian. Afferrò con forza il suo bastone di noce — Billy aveva gettato il fucile nel fiume, ma aveva permesso a Marsh di conservare il bastone — e aggrottò le ciglia. «Se state per ammazzarmi, provateci,» disse. «Non sono dell’umore di giocare.»
Damon Julian sorrise. «Uccidervi? Perbacco, Capitano! Avevo in mente di offrirvi la cena.» Un vassoio d’argento era stato sistemato sul tavolino tra le due grosse poltrone di pelle. Julian alzò il coperchio per rivelare un piatto di pollo fritto e verdure, rape e cipolle in un piatto a parte, e una fetta di torta di mele con sopra del formaggio. «C’è anche del vino. Prego sedetevi, Capitano.»
Marsh guardò il cibo e lo annusò. «Toby è ancora vivo,» disse, con subitanea certezza.
«Certo che lo è,» disse Julian. «Volete sedervi?» Marsh avanzò con cautela. Non riusciva a immaginare a cosa mirasse Julian, ma ci pensò su un istante e decise che non gli importava. Forse il cibo era avvelenato, ma questo non aveva senso, c’erano metodi più facili per ucciderlo. Si sedette e prese un petto di pollo. Era ancora caldo. Lo addentò avidamente, e si ricordò di quanto tempo fosse passato da quando aveva consumato un pasto decente. Forse tra poco sarebbe morto, ma almeno sarebbe morto a pancia piena.
Damon Julian, risplendente nel suo abito scuro con il panciotto dorato, osservò Marsh mangiare con un sorriso divertito stampato sul suo volto pallido. «Vino, Capitano?», fu tutto quello che disse. Riempì due bicchieri e sorseggiò delicatamente il suo.
Quando Abner Marsh ebbe ingurgitato tutto il pasticcio di carne, si rilassò sulla sua sedia e ruttò, poi il suo viso si accigliò. «Un ottimo pasto,» riconobbe a malincuore. «Ora, perché sono qui, Julian?»
«La notte della vostra frettolosa partenza, Capitano, ho cercato di dirvi che volevo semplicemente parlare con voi. Avete scelto di non credermi.»
«È dannatamente giusto che io non vi abbia creduto,» disse Marsh. «E non vi credo ancora. Ma, vista la situazione, parlate pure.»
«Siete ardito, Capitano Marsh. E forte. Vi ammiro.»
«Non so che farmene delle vostre lodi.»
Julian rise. Il suo sorriso fu pura musica. I suoi occhi scuri brillarono. «Divertente,» commentò, «quale temerarietà.»
«Non so perché stiate tentando di adularmi, ma non vi servirà a nulla. Tutti i polli fritti del mondo non riusciranno a farmi dimenticare cosa avete fatto a quel bambino, e al signor Jeffers.»
«Sembrate dimenticare che Jeffers mi ha infilzato con una spada. Questa non è una cosa che una persona possa prendere alla leggera.»
«Quel bambino non aveva nessuna spada.»
«Uno schiavo,» replicò con tono arioso Julian, «una proprietà privata, secondo le leggi della vostra stessa nazione. Un inferiore, secondo la vostra gente. Gli ho risparmiato una vita di schiavitù, Capitano.»
«Andate all’inferno. Era soltanto un bambino e voi gli avete tagliato la mano come se fosse la testa di un pollo, e poi gli avete schiacciato la testa. Non vi aveva fatto niente.»
«No. E neppure Jean Ardent aveva fatto del male alla vostra gente. Eppure voi e il vostro ufficiale gli avete fracassato il cranio mentre dormiva.»
«Pensavamo si trattasse di voi.»
«Ah,» Julian sorrise. «Si è trattato di un errore, allora. Ma che si sia trattato di un errore oppure no, avete massacrato un innocente. Non sembrate eccessivamente consumato dalla colpa.»
«Non era un uomo. Era uno di voi. Un vampiro.»
Julian corrugò la fronte. «Per favore, condivido il disgusto di Joshua per quel termine.»
Marsh scrollò le spalle.
«Vi contraddicete, Capitano Marsh. Mi giudicate malvagio, perché faccio quello che voi fate senza alcun rimorso — togliere la vita a quelli che non sono come voi. Non importa. Voi difendete la vostra gente. E tra questi, includete perfino le razze nere. Per questo vi ammiro, vedete. Voi sapete chi siete, voi conoscete il vostro status, la vostra natura. Dovrebbe essere così. Voi ed io, in questo siamo simili.»
«Non ci assomigliamo in nulla.»
«Ah, ma è così! Noi accettiamo la nostra natura, voi ed io, non cerchiamo di essere le persone che non siamo, che non abbiamo mai voluto essere. Io disprezzo i deboli, gli insoddisfatti che odiano così tanto se stessi da dover far finta di essere qualcos’altro. Voi la pensate allo stesso modo.»
«Non è così.»
«No? Perché odiate così tanto Billy la Serpe?»
«È un essere spregevole.»
«Certo che lo è!» Julian sembrò enormemente divertito. «Povero Billy, è un debole e desidera essere forte. Farebbe qualunque cosa pur di diventare uno della mia gente. Qualunque cosa. Ne ho conosciuto degli altri come lui, molti altri. Sono utili, spesso divertenti, ma mai ammirevoli. Disprezzate Billy la Serpe perché imita la nostra razza e si nutre della vostra, Capitano Marsh. Il caro Joshua la pensa come voi, non comprendendo che in Billy egli vede se stesso.»
«Joshua e Billy Tipton non si somigliano affatto,» disse risoluto Marsh. «Billy è un maledettissimo viscido. Joshua ha forse compiuto cose abominevoli, ma sta cercando di mettervi fine. Avrebbe potuto aiutarvi tutti.»
«Ci avrebbe fatto diventare come voi. Capitano Marsh, la vostra nazione è terribilmente divisa sulla questione della schiavitù, una schiavitù basata sulla razza. Supponiamo che si possa porre fine a tutto ciò. Supponiamo che esistesse un modo per trasformare ogni uomo bianco di questa terra in un negro, nel giro di una notte. Lo fareste?»
Abner Marsh fece una smorfia. Non gli piaceva molto l’idea di diventare un negro, ma capiva dove Julian voleva andare a parare e non aveva alcuna intenzione di assecondarlo. Così non disse nulla.
Damon Julian sorseggiò il suo vino e sorrise. «Ah. Vedete. Perfino i vostri abolizionisti ammettono che le razze nere sono inferiori. Perderebbero la pazienza con uno schiavo negro che pretendesse di essere un bianco, e sarebbero disgustati se un bianco bevesse una pozione per diventare un negro. Non ho fatto del male a quel fanciullo per malizia, Capitano Marsh. Non c’è malizia in me. L’ho fatto per scuotere Joshua, il caro Joshua. È così bello, ma mi dà la nausea.
«Voi siete un altro caso. Avete veramente temuto che volessi farvi del male quella notte d’agosto? Oh, forse l’avrei fatto, in preda al dolore e alla collera. Ma non prima. La bellezza mi attira, Capitano Marsh, e voi non siete bello.» Rise. «Credo di non aver mai visto un uomo più brutto. Siete volgare, pieno di rotoli di grasso, con rozzi capelli e coperto da verruche, puzzate di sudore, avete un naso schiacciato e occhi di maiale, i denti storti e macchiati. Non potreste risvegliare la Sete che è in me più di quanto potrebbe farlo Billy. Eppure siete forte, e molto coraggioso, e conoscete la vostra condizione. Ammiro queste cose. Sapete anche comandare un battello. Capitano, non dovremmo essere nemici. Unitevi a me. Comandate il Fevre Dream per me.» Sorrise. «O in qualunque modo esso si chiami adesso. Billy ha deciso che il nome doveva essere cambiato e Joshua ne ha trovato uno da qualche parte. Potete cambiarlo di nuovo con l’originale, se lo preferite.»