Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— Spicciatevi — disse, irritato.
SAUL
Agitandosi, guizzando nella soluzione salina, le minuscole creature si muovevano qua e là, cacciando, sempre cacciando.
Certe sostanze, sapori, li attiravano verso l'equivalente di ciò che era dolce. Altre le respingevano. La scelta era sempre così facile, una logica di chimica trofica. A livello cellulare non c'erano sottigliezze, nessun futuro di cui preoccuparsi. Nessun passato che potesse ossessionare i sogni di qualcuno.
Saul era pensieroso mentre osservava le minuscole creature che pulsavano sotto il microscopio a fibre ottiche. Erano l'ultimo e il più potente dei nuovi sviluppi che aveva elaborato durante i due mesi trascorsi dall'ammutinamento. Bombe biologiche intelligenti per una guerra non voluta contro la cometa di Halley.
Così, tante regole secondo le quali era abituato a vivere (codici di lenta cautela quando si effetuavano esperimenti con cose del genere) erano state accantonate per arrivare a quel punto. Invidiava quei piccoli microbi, in un certo senso, giacché essi si sarebbero comportati com'erano stati programmati a fare, ma lui, il loro «creatore», si ritrovava con il suo carico di dubbi e di mistero.
No, è naturale che voi non vi preoccupiate, piccolini. Il senso di colpa è un lavoro di squadra, una caratteristica dei metazoi eucariotici, un ampio assembramento di cellule che congiurano fra loro, raccolte insieme per formare uomini e donne, società… dèi.
Guardate me, che mi arrabatto con ciò che capisco appena, con la discutibile scusa che tutte le nostre vite umane dipendono da questo. I cianuti avevano dietro di sé tanta storia quanto lui. I loro minuscoli antenati avevano passato ben più di tre miliardi di anni ad evolversi nelle acque della Terra. Poi, pochi milioni di anni prima, si erano adattati per assumere un modo diverso di vita in un'altra zuppa salata: i fluidi corporei di creature complesse con grandi cellule nucleate.
Quante migliaia di miei antenati hanno ucciso, per stabilire quella prima testa di ponte? Quanti triliardi di loro, sull'altro lato, sono stati combattuti e respinti dai sistemi immunitari dei miei progenitori, attaccati dagli anticorpi e trasportati alla loro distruzione, oppure avviluppati e digeriti dai globuli bianchi? Quanto tempo c'è voluto perché venisse finalmente dichiarata una tregua… perché l'evoluzione elaborasse una pace negoziata, una simbiosi?
Era una domanda senza risposta. Ma a un certo punto del passato un essere umano e qualche ancestrale cianuto avevano raggiunto un accidentale accordo. In cambio d'una poco importante funzione di pulizia nella cavità polmonare, a quelle creature era stato garantito un salvacondotto dal sistema immunitario del corpo. Si erano insediati vivendo un'esistenza innocua, così innocua che in effetti non erano stati scoperti fino agli ultimi pallidi giorni del secolo precedente.
Nella nostra saggezza abbiamo voluto metterci lo zampino, trasformandoli in «cianuti». E, il cielo mi perdoni, non me ne vergogno affatto. Cento fra uomini e donne hanno consacrato mezzo decennio della loro vita per modificare i frutti di quattro giga-anni di evoluzione. Ottenuto uno speciale permesso, abbiamo usato gli strumenti di Simon Percell, e abbiamo forgiato una cosa bella e utile.
Ma questo!
Le creature sullo schermo erano state cambiate ancora di più, erano stati dati loro nuovi e frastagliati rivestimenti di proteine, erano state sforbiciate e modificate con catene molecolari progettate su misura, analizzate e rianalizzate da «enzimi lettori»… deformate dagli stimoli di un'emergenza che nessuno aveva previsto.
Per fare quel lavoro c'erano volute soltanto otto settimane dal giorno dell'ammutinamento. E, salvo per Virginia e il suo famiglio biocibernetico, e qualche incerto suggerimento da alcuni coraggiosi colleghi sulla Terra, non aveva avuto nessun aiuto.
Secondo tutte le leggi della biologia non avrei dovuto affatto riuscire, non senza una squadra di ricercatori e migliaia di ore di accurata simulazione. Milioni di test. Montagne di fortuna.
Lo sapevo anche troppo bene!
C'è da stupirsi che abbia anche soltanto tentato.
Gli occhi di Saul guizzarono sopra quei display di dati che scorrevano davanti, vedendo soltanto il successo. L'uniformità della cosa lo rendeva più nervoso di qualunque difetto. Era troppo perfetto.
Ho prelevato dal mio sangue sia i cianuti che hanno fatto da campione che le unità di lettura. I dati di quelle linee arrivano fino a cinque anni fa e oltre.
Ci sono elementi della vita di Halley nella nuova forma… Ho dovuto includerli.
Saul scosse la testa. Non riusciva a vedere come ciò avrebbe spiegato questo suo successo così opportuno.
Alla sua sinistra, una delle ultime simulazioni a colori di JonVon continuava a rigirare senza sosta una complessa catena frastagliata.
Quell'intricato composto zuccherino era sconosciuto nella casistica. La notte prima, mentre teneva Virginia stretta a sé, le aveva detto che l'Accademia della Terra voleva dargli il suo nome.
— È un grande onore, no? — gli aveva chiesto lei con voce sonnolenta. Il cavo che usciva fuori serpeggiando dal suo connettore neurale pareva una treccia di capelli e non interferiva affatto.
Lui aveva sorriso e le aveva accarezzato le ciocche lustre — Sicuro. Hanno anche ripristinato la mia associazione. Ma dare il mio nome a una sostanza chimica…
— Non vuoi che lo facciano? — gli aveva chiesto Virginia.
— Diavolo, no! — Si era messo a ridere. — Pensa al povero Thomas Fruck, con il suo nome legato per sempre al fruttosio!
Era troppo addormentata e languida a causa degli slanci amorosi per riuscire a fare qualcosa di più che allungare la mano dietro di sé e dargli un pizzicotto per l'affronto di quella battuta.
SERIAMENTE, DOVREI SUGGERIRE UN NOME, aveva subvocalizzato. A quel punto JonVon conosceva abbastanza bene le loro reti di superficie da riuscire a esprimersi con parole chiare per la maggior parte del tempo. Saul aveva sentito riecheggiare l'indulgenza di Virginia, amplificata, alla stessa maniera con cui il suo ardore sessuale e l'acme orgasmica si erano impressi nella sua mente qualche tempo addietro, come esplosioni che cercavano di scardinargli la superficie del cranio.
— Uhmmmm — borbottò. Aveva sentito che Virginia stava sprofondando nel sonno.
… COM-ETOSO… o COM-ATOSO… era arrivato il suo suggerimento.
Saul era rimasto talmente offeso da quella orribile battuta, che non gli era neppure venuto in mente fino a qualche tempo dopo che quando l'aveva sentita Virginia doveva già essersi addormentata.
Qualunque fosse il suo nome, la chiave era il composto zuccherino… la dolcezza che aveva usato per forgiare un cannone di marzapane.
Il pazzo disperso, Ingersoll, ormai una leggenda delle caverne più basse, gli aveva dato un'idea. Non molto tempo dopo che aveva intravisto quell'uomo cibarsi delle forme di vita di Halley nei corridoi esterni, aveva fatto qualcosa di dichiaratamente folle: aveva assaggiato lui stesso un po' di quella vegetazione che cresceva sulle pareti.
L'aveva trovata dolce, pungente, come gocce di limone.
Saul si era affidato a un'intuizione. Aveva cominciato alcuni esperimenti. Ed eccoli qui, i nuovi cianuti. Erano ancora capaci di svolgere i loro vecchi lavori, ma adesso erano voraci anche nei confronti di qualunque cosa avesse dei particolari zuccheri complessi… verso qualunque invasore mostrasse abiti con l'etichetta «Halley».