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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
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Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]

Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:

Ogni 76 anni ritorna uno dei più affascinanti e misteriosi visitatori che l’umanità ricordi: la Cometa di Halley. Il suo passaggio più recente è ancora fresco nella memoria, ma questo straordinario romanzo ci parla del prossimo appuntamento, e della spedizione di un gruppo di scienziati su Halley, non solo per scoprirne i misteri, ma per trasformarla in un luogo adatto alla vita. Tra meraviglie tecnologiche e sforzi sovrumani di adattamento, i segreti sepolti nel cuore della cometa (tutt’altro che priva di forme di vita) trasformano un immane progetto di colonizzazione in una spietata lotta per la sopravvivenza. Tuttavia, le minacce non vengono solo da un ambiente irriducibile, ma anche dagli stessi membri della spedizione, un complesso microcosmo che riproduce tensioni, conflitti e pregiudizi che hanno portato la Terra sull’orlo della catastrofe; ma soprattutto c’è il drammatico confronto tra due “forme” umane, quella naturale degli Orthos, e quella manipolata geneticamente dei Perceli. Uno sfondo da cui emergono tre grandi protagonisti, dai quali dipende il futuro della missione: Carl Osborn, Saul Lintz e, soprattutto, Virginia Kaninamanu Herbert, impegnata ad esplorare le frontiere fra l’intelligenza umana e quella artificiale. E il lungo viaggio della cometa nelle profondità dello spazio procede fra eventi memorabili e tremende avversità, in un alternarsi di trionfi e delusioni. Esperienze però che ogni volta lasciano appena intuire le incredibili prospettive che ancora attendono la colonia di Halley. Un grandioso affresco, che ha pochi eguali per ricchezza d’idee ed efficacia narrativa, dove si ritrovano tutti i più grandi temi della fantascienza.
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— Sei sicuro di poterlo fare, Osborn? — chiese con cautela Ould-Harrad.

— Sì. — Cosa vuoi che ti risponda? No? Con Linbarger che sta ascoltando?

— Be', questo ci offre senz'altro una miglior posizione per negoziare…

— Negoziare un corno! Li abbiamo per le palle.

— Se dovessero arrivarti addosso abbastanza in fretta, forse riuscirebbero a conservare abbastanza trizio da riuscire ad attuare un sorvolo multiplo di Marte. Tirare a sorte per decidere l'assegnazione dei nove loculi che hanno adesso. Poi…

— Piantala con questa merda. — Su, avanti, dagli qualche altra idea.

— Sto soltanto…

— Ho detto piantala!

— Sto cercando d'impedire…

— Non sei tu che rischi da questa parte, Ould-Harrad.

Si girò di scatto, lo sguardo sui condotti di alimentazione che si dipartivano sulla sinistra scomparendo in distanza. Se qualcuno avesse cercato di arrivare da quella parte strisciandoci dentro, avrebbe potuto cercare di sparargli. Ma sarebbe stato stupido, proprio nel mezzo del nucleo della fusione. Se avessero danneggiato quegli infissi, avrebbero impiegato settimane per sostituirli, sempre che avessero potuto farlo.

Linbarger disse con voce cupa: — Mi senti su questa linea, Osborn?

— Sono proprio qui, a soli cento amichevoli metri di distanza.

Silenzio. Poi la voce stridula e tesa di Linbarger scandì lentamente: — Attiveremo l'interruttore di emergenza se non te ne vai.

Carl trattenne il respiro, poi lo esalò lentamente. Quella era l'unica alternativa che non aveva menzionato a nessuno. Non era un'idea brillante, poiché l'impianto di emergenza poteva fare danni assai seri se fosse stato usato nella maniera sbagliata… e Linbarger non aveva nessuna esperienza in proposito. Ma aveva visto la possibilità di «friggere» Carl quando i fluidi roventi fossero schizzati attraverso quella rete di tubi. E Linbarger era abbastanza disperato da farlo.

Carl rispose, con tutta la calma di cui fu capace: — Brucerai tutto, quaggiù.

— No, se faremo attenzione. Non ci vorrà molto fuoco di fusione per cucinarti e ridurti a una bella vetrificazione azzurra. — Era chiaro che Linbarger se la stava spassando da matti, pensando di aver rovesciato la situazione.

— Scaricherei lo stesso il trizio. — Adesso vediamo quanto ne capisce.

— No, non lo farai. I sottosistemi bloccheranno quei condotti non appena cominceremo a farlo. È automatico… è specificato proprio nei piani della nave.

Maledizione. — Non è così che funzionerà. — Bluff.

— Non cercare di raccontare balle a me.

Linbarger era più abile di quanto Carl avesse pensato. Ma non avrebbe vinto.

— Non tornerete mai sulla Terra. Già così siete scarsi di trizio. Ne scaricherò quel che basta per essere sicuro che farete un lungo viaggio. Non riuscirete mai a incocciare l'accelerazione giusta per un rimbalzo con Giove. Anche con i colombari, morirete lo stesso di fame.

— Abbiamo gli idroponici.

— Sicuro, ma niente acqua extra per farli funzionare.

— C'è il ghiaccio di Halley subito fuori di qui.

— Provate a uscir fuori. — Carl lasciò intuire cosa sarebbe successo. — Ehi, Jeffers, dov'è andato a finire quell'archista che ho soffiato fuori dal portello?

— Quale archista? Vedo solo pezzettini qua e là.

Silenzio.

Questo pan per focaccia non poteva andare avanti per molto tempo ancora. La voce di Linbarger stava diventando sempre più sottile e spenta. Le parole venivano sparate fuori troppo in fretta, schizzavano sotto la pressione del momento.

Carl serrò i muscoli delle mascelle, chiedendosi se credere o no alle proprie parole. Se Linbarger avesse agito, sarebbe stata una questione di secondi, per lui. Carl avrebbe dovuto scegliere se lanciarsi verso il boccaporto di poppa e cercare di fuggire, oppure usare le chiavi inglesi. Non c'era tempo per tergiversare…

— Stai mentendo. — Adesso Linbarger non appariva più tanto sicuro.

— Vai a farti fottere.

— Non faresti…

— Comincio a scaricare il trizio, adesso.

— No! — esclamò Ould-Harrad. — Non permetterò che arriviamo a questo. Avevamo raggiunto un accordo…

— E tu hai fatto il doppio gioco! Amante dei percell! — abbaiò Linbarger.

Ould-Harrad ribatté: — Non potevo permettere che quell'attrezzatura per gli idroponici venisse portata via. Vi eravate rifiutati di capirlo.

Carl intervenne, caustico: — Non scusarti con quella feccia.

— Carl — disse Ould-Harrad, — devo chiederti di fermarti…

— La festa è finita — esclamò Carl. — Linbarger, arrenditi!

— Credo che ti farò assaggiare un piccolo impulso di robetta calda, Osborn. Potrebbe insegnarti un po' di buone maniere.

— Nell'istante stesso in cui sentirò un gorgoglio attraverso quei tubi, testa di cazzo di un archista, io…

— Basta, tutti e due! Dobbiamo trovare un accordo! — La voce dell'africano era frenetica.

Un lungo silenzio. Carl cercò d'immaginare quello che doveva passare attraverso la testa di Linbarger. A quanto pareva quell'uomo era riuscito a nascondere al Comitato Psichiatrico il suo odio frenetico nei confronti dei percell. O forse era semplicemente impazzito. Adesso era in grado di ragionare, dimenticandosi l'odio, cercando di essere almeno in parte razionale?

Dannazione! Hanno perso. Possibile che Linbarger non lo capisse? Oppure avrebbe dato la sua preferenza al momento della vendetta? E lui, Carl, l'avrebbe saputo da un sussurro nei condotti…

— D'accordo. — La voce di Linbarger era raschiante, acida.

Ould-Harrad rispose: — Cosa? Sei d'accordo?

— Scambieremo gli idroponici per il trizio e i colombari.

— No! — urlò Carl. — Li abbiamo in pugno!

— Zitto, Osborn! — gridò Ould-Harrad.

— L'alternativa — proseguì Linbarger, lentamente, — è che io faccia saltare in aria la Edmund Halley. È meglio… noi qui siamo tutti d'accordo… meglio una morte rapida piuttosto che…

Carl provò un brivido gelido nell'udire quella voce biascicata, folle e gracidante. Era del tutto convincente. Parla sul serio, pensò.

— Gesù — bofonchiò.

Prima la morte del suo capitano. Adesso la Edmund.

Finalmente, Ould-Harrad parlò: — Noi… faremo lo scambio.

Cos'è uno spaziale senza una nave spaziale? si chiese Carl, stordito. Cosa saremo noi, una volta che la Edmund se ne sarà andata? Era troppo orribile anche soltanto pensarci.

— Potete scaricar fuori la roba degli idro — disse Linbarger. — Fate uscire Osborn da lì e io regolerò i mech perché lo facciano.

— No. Io rimango qui finché non sarà stato fatto.

Un altro silenzio. — Bene… — Un'altra animata discussione fitta di sussurri. Alla fine: — Va bene. Potete usare quei mech per staccare il modulo della serra principale come unità a se stante. Fate in fretta… altrimenti friggerò quello stronzo di percell.

Carl lasciò andare un lungo, lento respiro. Il pensiero che aveva represso durante tutti quei lunghi minuti, che aveva continuato a pungolarlo, eruppe finalmente in superficie. Perché lo fai? Potresti morire, imbecille! Adesso che l'aveva lasciato emergere, non trovava una risposta.

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