Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
(All’improvviso, queste parole mi allarmarono. Dov’era l’imbroglio? Alex, qui tirano a fregarti! Guardati attorno! A che cosa punta?) «Le serve un lavapiatti?»
Rise di nuovo, circa 4,2 della scala Richter. «No, no, sant’Alexander! La tua vocazione, non il ripiego a cui ti hanno portato provvisoriamente le emergenze. Voglio assumerti come urlatore di vangeli, come strimpellatore di bibbie. Voglio che tu rientri nel ramo Gesù, quello per cui hai studiato. Non dovrai cercare finanziamenti o passare in giro con la cassetta delle elemosine; lo stipendio sarà alto e il lavoro sarà poco. Che te ne pare?»
«Mi pare che ci debba essere qualche trucco.»
«Via, questi dubbi non ti fanno onore. Non ci sono trucchi, sant’Alexander. Potrai predicare come vorrai, senza restrizioni. Il tuo titolo sarà quello di mio cappellano personale, e sarai un primate dell’inferno. Potrai dedicare tutto il tuo tempo… o non dedicarlo; come vorrai… a salvare le anime perdute, e ti assicuro che qui ce ne sono un mucchio. Per lo stipendio possiamo metterci d’accordo, ma non sarà certo inferiore a quello dell’attuale titolare del beneficio, papa Borgia, anima notoriamente avida. Non intendo ingannarti, ti assicuro. Allora, qual è la tua risposta?»
(Chi è pazzo, io o il Diavolo? O era un sogno? O un sogno dentro un altro sogno?) «Maestà, lei non ha accennato a nessuna delle cose che desidero.»
«Davvero? Tutti hanno bisogno di soldi. Tu non hai un becco di un quattrino; non puoi stare neppure per un giorno in quel lussuoso appartamento se non ti trovi un lavoro.» Sollevò il manoscritto. «Questo potrebbe farti guadagnare qualcosa, un giorno o l’altro. Ma non ora. Non intendo darti nessun anticipo; potrebbe non vendersi. Le librerie sono già piene di storie del genere “ero prigioniero di un re malvagio”.»
«Maestà, ha letto il mio memoriale. Sa già cosa desidero.»
«Eh? Allora, dillo.»
«Mia moglie Margrethe Svensdatter Gunderson.»
Lui fece la faccia sorpresa. «Non ti avevo mandato un appunto al riguardo? Non è all’inferno.»
Mi sentii come il malato che si fa coraggio finché non arriva il risultato del laboratorio… e che poi non vuole accettare la cattiva notizia. «Ne è sicuro?»
«Certo, che ne sono sicuro. Chi credi che comandi, qui?»
(Principe delle Menzogne!) «Veramente? A quanto ho sentito, qui nessuno tiene registrazioni. Una persona potrebbe essere nell’inferno da molti anni, e lei potrebbe non essere a conoscenza della cosa, per un motivo o per l’altro.»
«Se ti hanno detto questo, ti hanno informato male. Ascolta, accettando la mia offerta, potresti farti aiutare dai migliori agenti investigativi della storia, da Sherlock Holmes a J. Edgar Hoover, a frugare l’inferno per te. Ma sprecheresti i soldi; tua moglie non è nella mia giurisdizione. Te lo dico ufficialmente.»
Rimasi in silenzio per qualche istante. L’inferno è grande; potevo cercarvi Margrethe per tutta l’eternità senza trovarla. Ma con i soldi a disposizione (lo dite a me!) il difficile diventa facile, e l’impossibile si riduce a difficile.
Eppure… anche se, come direttore delle Chiese Unite, a volte avevo dovuto prendere i soldi tappandomi il naso (far quadrare il bilancio non è semplice) non mi ero mai venduto al Nemico. Al Nostro Antico Avversario. Come può un ministro di Dio diventare cappellano di Satana? Marga, amore, non posso.
«No.»
«Non ho sentito. Vediamo di rendere più allettante la proposta. Se accetti, ti assegnerò permanentemente il mio miglior agente femminile, sorella Mary Patricia. Sarà la tua schiava… salvo il piccolo particolare che non potrai venderla. Però potrai darla a noleggio, volendo. Che ne dici, adesso?»
«No.»
«Oh, via! Chiedi una femmina, io te ne offro una migliore. Non venirmi a dire che non sei contento di Pat; te la sei portata a letto per settimane. Vuoi ascoltare la registrazione di qualcuno dei tuoi gemiti e dei tuoi sospiri?»
«Oh, ma che imbroglione!»
«Ah, ah, non parlarmi così nel mio stesso palazzo. Sappiamo tutti che non c’è tanta differenza tra una donna e l’altra… salvo forse che nel modo di cucinare. Te ne offro una leggermente migliore, al posto di quella che ti sei persa. Tra un anno mi ringrazierai. Tra due ti chiederai perché hai fatto tante storie. Meglio accettare, sant’Alexander; è la migliore offerta che ti puoi aspettare, perché, te lo dico solennemente, la tua vichinga danese non è all’inferno. Allora?»
«No!»
Irritato, Satana cominciò a tambureggiare con le dita sui braccioli del trono. «È la tua ultima parola?»
«Sì.»
«E supponendo che ti offrissi il lavoro di cappellano, e che includessi nell’accordo anche la tua ragazza?»
«Ha detto che non è all’inferno!»
«Sì, ma non ho detto di non sapere dov’è.»
«Può farmela riavere?»
«Rispondi alla mia domanda. Accetteresti di servirmi come cappellano se nel contratto fosse compresa la sua restituzione?»
(Marga!) «No.»
Satana disse: «Generale, congedi la guardia. Tu, vieni con me.»
«Sinist-dest!… Presentat-arm!»
Satana scese dal trono, gli girò attorno senza più rivolgermi la parola. Io fui costretto ad affrettarmi per tenere dietro ai suoi passi smisurati. Dietro al trono c’era un corridoio lungo e buio; io ebbi l’impressione che Satana si allontanasse da me e mi misi a correre: in fondo al corridoio, la sua sagoma rimpiccioliva progressivamente sullo sfondo di una debole luminosità.
Poi, per poco non gli finii addosso. Non si era allontanato in fretta come avevo creduto: aveva cambiato dimensione. Adesso eravamo all’incirca della stessa altezza. Mi bloccai dietro di lui, quando si fermò davanti a una porta illuminata da una luminescenza rossastra.
Satana toccò qualcosa sulla porta; sopra di essa si accese una luce bianca. Lui la aprì e si voltò verso di me. «Vieni, Alec.»
Il mio cuore perse un battito. Rimasi senza fiato. «Jerry! Jerry Farnsworth!»
27
La testa cominciò a girarmi, sentii che le ginocchia mi cedevano. Jerry disse seccamente: «Ehi, non fare di queste sciocchezze!…» mi afferrò per la vita e mi tirò dentro, per poi chiudere la porta.
Mi tenne sollevato, poi mi diede un schiaffo per farmi riprendere la conoscenza. Io scossi la testa e trassi un lungo respiro. Da dietro di me, Kate disse: «Portalo qui, dove si può sedere».
Lentamente, i miei occhi si rimisero a fuoco. «No, sono a posto. Per un attimo, la sorpresa è stata troppo forte.» Mi guardai attorno. Eravamo nel solito salotto di casa Farnsworth.
«Hai avuto un piccolo collasso e sei svenuto, ecco cosa ti è successo. Niente di preoccupante, però. Vieni a sedere.»
«Sì. Salve, Kate. Sono davvero contento di vederti.»
«Anch’io.» Mi si accostò, mi mise le braccia al collo e mi diede un bacio. Come sempre, constatai che mentre Marga era tutto per me, Kate era il mio tipo di donna. Come del resto anche Pat. Marga, dovresti conoscere Pat. (Marga!)
La stanza sembrava spoglia: mobili senza rifinitura, pareti vuote; niente finestre, niente caminetto. Jerry disse: «Kate, metti per favore Remington numero 2. Vi preparo qualcosa da bere».
«Certo, caro.»
In quel momento arrivò di corsa Sybiclass="underline" dalla piscina, notai. Mi gettò le braccia al collo (e per poco non mi buttò a terra: quella ragazza non è un fuscello) e mi baciò sulla guancia. «Signor Graham! Lei è stato magnifico! Ho visto tutta l’udienza, e anche sorella Pat è d’accordo!»
La stanza era ritornata come la conoscevo: da un lato l’ampia finestra con vista sulle montagne, dall’altro un allegro caminetto, in alto il soffitto intonacato.