Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«Quanto erano alte le mura?»
«Uh? Sai che non l’ho mai saputo? Comunque, erano alte.»
«Venti cubiti» disse Jerry.
«Ne sei sicuro?»
«Certo. Ero andato a vedere. Interesse professionale. Primo impiego di guerriglia psicologica in combinazione con armi infrasoniche.»
«Chiedevo dell’altezza, Kate, perché la Bibbia dice che hai radunato nella tua casa tutti i familiari e che vi siete rimasti chiusi per l’intera durata dell’assedio.»
«Certo, e sono state sette giornate orrende. Faceva parte dell’accordo con le spie israelite. Io avevo solo due stanze, e ci stavamo stretti: eravamo tre adulti e sette bambini. Abbiamo finito il cibo, abbiamo finito l’acqua, c’erano i bambini che piangevano, mio padre che si lamentava. Era sempre contento di prendere i soldi che gli davo; con sette figli ne aveva bisogno. Ma protestava perché doveva stare sotto lo stesso tetto dove intrattenevo i clienti, e soprattutto gli dava fastidio dover usare il mio letto. Il mio tavolo di lavoro. Ma lo usava lo stesso, e io dormivo sul pavimento.»
«Allora, tutta la famiglia era in casa, quando sono crollate le mura.»
«Sì. Non abbiamo avuto il coraggio di uscire finché le due spie non sono venute a chiamarci. Avevo messo alle finestre della mia casa un segnale rosso.»
«Kate, ecco cosa volevo sapere. Voi eravate a dieci metri d’altezza, sulle mura, e le mura sono crollate tutte insieme. Non s’è fatto male nessuno?»
Lei inarcò le sopracciglia. «No. Perché?»
«La casa non è crollata?»
«No. Senti, Alec, è passato tanto tempo, ma ricordo bene le trombe, il grido, e poi un rumore come il terremoto, quando le mura sono crollate. Però la mia casa non è rimasta danneggiata.»
«Sant’Alec?»
«Sì, Jerry?»
«Dovresti capirlo; sei un santo. C’è stato un miracolo. Se Yahweh non avesse sparso miracoli a destra e a manca, gli israeliti non avrebbero mai conquistato i canaaniti. Ti pare che una banda di straccioni come quella che era partita dall’Egitto potesse arrivare in un territorio fertile e pieno di città fortificate… e non perdere mai una battaglia? Miracoli, ti dico. Chiedilo ai canaaniti, se riesci a trovarne qualcuno. Mio fratello li faceva passare tutti a filo di spada, tranne qualche donna giovane e bella da tenere come schiava.»
«Ma era la terra promessa, Jerry, e gli israeliti erano il popolo eletto.»
«Sì, lo erano davvero. Ma a essere il popolo eletto di Yahweh c’è poco da stare allegri. Hai mai contato sulla Bibbia quante volte gli ha dato addosso? Mio fratello è sempre stato un imbroglione.»
Nel mio recente passato c’erano state troppe sorprese e troppi Jack Daniel’s. Ma la bestemmia di Jerry mi irritò. «Il Signore è un Dio giusto!»
«Lo dici perché non hai mai giocato a carte con lui. Alec, la “giustizia” non è un concetto divino: è un’illusione umana. La base del codice morale giudaico-cristiano è l’ingiustizia, il sistema del capro espiatorio. Il sacrificio del capro espiatorio domina in tutto l’Antico Testamento, poi raggiunge il culmine con il concetto di un redentore che subisce il martirio. Ti pare che sia giustizia, addossare i propri peccati a un altro? Indipendentemente dal fatto che sia un agnello a cui si taglia la gola in una cerimonia o un Messia inchiodato a una croce che “muore per i vostri peccati”. Qualcuno dovrebbe decidersi una buona volta a informare i seguaci di Yahweh, ebrei e cristiani, del fatto che non si dà niente per niente.
«O no? Perché se sei in quella condizione catatonica chiamata “grazia” nel momento esatto della morte… o dell’Ultima Tromba… fili in Cielo. Esatto? Tu ci sei arrivato in questo modo, vero?»
«Sì. Mi è andata bene. Perché avevo accumulato un bel po’ di peccati.»
«Anche tutta una vita di malvagità, seguita da cinque minuti di grazia, ti porta in Cielo. Una vita vissuta onestamente, operando per il bene, seguita da un’esplosione di “nominare il nome di Dio in vano”… ti porta dritto all’inferno per l’eternità, se ti viene un attacco di cuore in quel momento. Non è così?»
Risposi rigidamente: «Se leggi la Bibbia alla lettera, è così. Ma il Signore opera in modi miste…»
«Per me non sono affatto misteriosi, amico: lo conosco da troppo tempo. Comunque è il suo mondo, e sono le sue leggi e le sue opere. La regola è quella, e chi vuole può seguirla e avere il premio. Ma “giusta” non lo è. Che cosa mi dici di quel che ha fatto a te e Marga? È giustizia, la sua?»
Trassi un profondo respiro. «Continuo a pensarci dal giorno del giudizio… e il whisky del signor Jack Daniel non mi aiuta ad avere le idee chiare. Comunque, non mi pare che rientrasse nei patti.»
«Ah, invece, tutto quel che ti è successo rientrava nei patti!»
«Sì?»
«Sì. Mio fratello Yahweh, nella sua veste di Gesù, ha detto: “Pregherete così”. Va’ avanti tu.»
«“Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà…”»
«Alt! “Sia fatta la tua volontà.” Nessun musulmano che si sia proclamato “schiavo di Allah” ha mai firmato una cambiale in bianco così grande. In quella preghiera lo invitate a fare tutto quello che vuole. Masochismo perfetto. È il test a cui è stato sottoposto Giobbe, figliolo. Giobbe è stato trattato ingiustamente, in tutte le maniere, giorno dopo giorno, per anni interi… te lo posso assicurare io: c’ero; anzi, l’ho fatto… e il mio caro fratello è rimasto ad assistere e mi ha lasciato fare. “Lasciato”? Mi ha spinto, è stato mio complice, con premeditazione!
«Adesso tocca a te. Il tuo Dio ti ha fatto le stesse cose. E tu, come ti comporterai? Lo maledirai, oppure tornerai a lui strisciando sulla pancia come un cane bastonato?»
28
Potei evitare di rispondere a quella domanda imbarazzante perché in quel momento ci fu un’interruzione… e come mi rallegrai della cosa!
Ammetto che ultimamente avevo avuto qualche dubbio sulla giustizia divina, ma non potevo esprimerlo a voce alta, e men che mai di fronte al nostro Avversario. Anche se Satana aveva la faccia e la voce del mio migliore amico.
Discutere con il diavolo è come giocare contro il banco.
L’interruzione era quanto mai prosaica: uno squillo di telefono. Kate disse: «Rispondo io?»
«Sì, grazie.»
Tra le mani di Kate comparve un telefono. «Ufficio di Lucifero, parla Rahab. Un attimo. Chiedo.» Fissò Jerry.
«La prendo io.» Jerry parlava senza servirsi di un apparecchio. «Pronto. No, ho detto no. Maledizione, no! Parlane con il signor Ashmedai. E passami l’altra comunicazione.» Brontolò qualcosa sulle segretarie incapaci, poi disse: «Pronto. Sì, signore!» Rimase ad ascoltare a lungo. E infine disse: «Immediatamente, signore. Grazie.»
Si alzò. «Scusa, Alec, è per lavoro. Non so quando potrò tornare. Cerca di considerare l’attesa come una vacanza… la mia casa è tua. Kate, prenditi cura di lui. Sybil, tienimelo allegro.» Jerry svanì.
«Oh, come lo terrò allegro!» disse Sybil, alzandosi e fregandosi le mani. I suoi vestiti scomparvero.
Kate disse: «Sybil, piantala di scherzare. Rimettiti i vestiti, altrimenti ti rimando a casa.»
«Guastamestieri.» Le comparve addosso un microscopico bikini. «Voglio far dimenticare a sant’Alec la Danimarca.»
«Non ci riusciresti. Ne ho parlato con Pat.»
«E allora? Che ti ha detto Pat?»
«Che Margrethe sa cucinare.»
«Sybil» dissi io, per cambiare discorso «quei tuoi trucchi con i vestiti sono affascinanti. Evidentemente sei da tempo una strega diplomata.»
Invece di rispondermi, Sybil guardò Kate, che le disse: «Sì, cara, spiegaglielo.»
«Okay. Sant’Alec, io non sono una strega. La stregoneria non esiste. Conosci quel versetto della Bibbia che dice di uccidere le streghe?»