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Il battello del delirio [Fevre Dream - it]

Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:

Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del Capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la metà della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non è tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello più lussuoso, più bello e soprattutto più veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di più ne offre il comando al Capitano Marsh. L’unica condizione posta da York è semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovrà assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E così il nuovo gioiello del fiume, battezzato “Fevre Dream”, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre più. Perché il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verità sarà finalmente rivelata, il Capitano dovrà scegliere da che parte stare…
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Green stava correndo velocemente per l’ufficio. «Ho scritto venti lettere, Capitano e le ho già spedite, proprio come mi avevate detto.»

«Bene,» disse Marsh, sprofondando in una sedia. Si sedette quasi sui libri di poesia, sistemati scomodamente in tasca. Li tirò fuori, li scorse rapidamente, gettando un occhio a qualche titolo, poi li mise via. Erano tutte poesie. Marsh sospirò. «Tirate fuori i libri contabili, Signor Green, voglio darvi un’occhiata.»

«Sì, Capitano.» L’agente li cercò e li tirò fuori. Poi vide qualcos’altro, lo raccolse, e lo portò a Marsh con i libri mastri. «Oh,» disse. «Mi ero quasi dimenticato di questo.» Porse a Marsh un grosso pacco, avvolto da carta scura e spago. «Un piccoletto lo ha portato circa tre settimane fa, dicendo che sareste dovuto andare voi a prenderlo, ma che non vi eravate più fatto vivo. Gli dissi che vi trovavate ancora sul Fevre Dream e lo pagai. Spero di aver fatto bene.»

Abner Marsh guardò accigliato il pacco, spezzò lo spago con una torsione della nuda mano e strappò la carta per aprire la scatola. All’interno c’era una divisa nuova fiammante, candida come la neve che in inverno ammantava la riva del fiume, pura, immacolata, con una doppia fila di luccicanti bottoni d’argento, e con Fevre Dream scritto a lettere in rilievo su ogni dannato bottone. La tirò fuori e la scatola cadde sul pavimento e il Capitano Abner Marsh, improvvisamente, finalmente, cominciò a piangere.

«Uscite!» ruggì Marsh. L’agente gettò uno sguardo al viso di lui e se ne andò. Abner Marsh si alzò, indossò la giacca bianca e si abbottonò i bottoni d’argento. Gli andava a pennello. Era fresca, molto più leggera della pesante giacca blu che indossava. Non c’erano specchi nell’ufficio, così Marsh non poté vedere che aspetto aveva, ma poteva immaginarlo. Nella sua mente somigliava a Joshua York, appariva elegante, regale, sofisticato. La stoffa era così luminosamente bianca, pensò.

«Sembro il capitano del Fevre Dream,» disse ad alta voce. Batté con forza il bastone sul pavimento e sentì il sangue montargli alla testa. Rimase immobile ricordando come gli era apparso il battello tra le nebbie di New Albany. Ricordando il modo in cui gli specchi luccicavano, ricordando l’argento, il fischio selvaggio del vapore e i colpi del motore, sonori come tuoni. Ricordando come si erano lasciati dietro di gran lunga il Southerner, con quale facilità si erano bevuti il Mary Kaye. Ricordò anche la sua gente; Framm e le sue storie scatenate, Whitey Blake macchiato di grasso, Toby che ammazzava i polli, Mike il Peloso che sbraitava e imprecava contro gli scaricatori e i mozzi, Jeffers che giocava a scacchi, battendo Dan Albright per la centesima volta. Se Albright era così sveglio, come era possibile che non riuscisse mai a battere Jeffers a scacchi?

E Marsh ricordò in particolar modo Joshua, Joshua tutto in bianco, Joshua che sorbiva il suo liquore, Joshua seduto al buio che tesseva il suo sogno. Occhi grigi, mani forti e poesia. «Tutti noi facciamo le nostre scelte,» gli sussurrò la memoria. Il mattino giungeva e se n’andava — e ritornava senza recar mai giorno

«GREEN!» urlò Abner Mrash con tutto il fiato dei suoi polmoni.

La porta si aprì e l’agente ficcò la sua testa dentro nervosamente.

«Voglio il mio battello. Dove diavolo si trova?»

Green inghiottì. «Capitano, come vi ho detto, il Fevre Dream…»

«Non lui!» disse Marsh, battendo con forza il bastone per terra. «L’altro mio battello. Dove diavolo si trova l’altro, ora che ne ho bisogno?»

CAPITOLO VENTEDUESIMO

A bordo dell’Eli Reynolds
FIUME MISSISSIPPI
Ottobre 1857

In una fresca sera d’inizio d’autunno, Abner Marsh e l’Eli Reynolds lasciarono finalmente St. Louis e fecero rotta alla ricerca del Fevre Dream. Marsh avrebbe voluto partire il più presto possibile alcune settimane prima, ma c’erano state tante cose da fare. Aveva dovuto aspettare che l’Eli Reynolds ritornasse dal suo ultimo viaggio lungo l’Illinois, controllare il battello per assicurarsi che fosse adatto per i bassi fondali e assumere una coppia di piloti del Mississippi. Marsh aveva anche dei reclami da sistemare, da parte di piantatori e di spedizionieri che avevano affidato il carico al Fevre Dream per un viaggio diretto da St. Louis a New Orleans ed erano arrabbiati per la sparizione del battello. Marsh avrebbe potuto insistere affinché la sua perdita fosse suddivisa, ma era sempre stato fiero della sua onestà, e così li risarcì con cinquanta centesimi per ogni dollaro. Aveva dovuto assumersi lo spiacevole compito di parlare ai parenti di Mister Jeffers — Marsh difficilmente avrebbe potuto raccontare loro cosa era realmente successo, e di conseguenza alla fine aveva optato per la storia della febbre gialla. Altra gente sulla nave aveva fratelli o figli o mariti che non erano stati informati e questi avevano tempestato Marsh di domande cui non poteva rispondere e aveva dovuto avere a che fare anche con un ispettore del governo e un uomo dell’associazione piloti. Poi, aveva avuto conti da far quadrare e libri da controllare e preparativi da ultimare e il tutto aveva causato un mese di ritardo, frustrazione e seccature. Ma nel frattempo, Marsh aveva continuato a cercare. Quando fu chiaro che alle lettere spedite da Green su suo incarico non sarebbe giunta risposta, ne aveva spedite delle altre. Si recava all’attracco dei battelli che giungevano a St. Louis ogniqualvolta ne aveva il tempo e chiedeva del Fevre Dream, di Joshua York, di Karl Framm, Whitey Blake e Mike Dunne il Peloso e Toby Lanyard. Aveva assoldato una coppia di investigatori e li aveva inviati lungo il fiume, con l’ordine di scoprire quel che potevano. Aveva adottato persino uno stratagemma di Joshua, e aveva iniziato a comprare giornali di tutto il bacino fluviale; aveva trascorso notti spulciando le liste di carico, gli annunci, le liste di battelli in arrivo e in partenza da città lontane come Cincinnati, New Orleans e St. Paul. Aveva frequentato il Planter’s House e altri ritrovi sul fiume anche più di quanto fosse suo costume e aveva posto migliaia di domande. E non aveva scoperto nulla. Stando alle apparenze, il Fevre Dream era scomparso, semplicemente scomparso. Nessuno lo aveva visto. Nessuno aveva parlato con Whitey Blake o Mister Framm o Mike il Peloso, e nemmeno aveva sentito parlare di loro. I giornali non riportavano i suoi arrivi o partenze.

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