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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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Prima di uscire dall’ufficio del priore, Shoethai aveva nascosto il libro sotto la tonaca, e poiché era quasi sempre solo, non aveva certo faticato a leggerlo in segreto.

Da allora lo aveva riletto tante volte da saperlo quasi a memoria. Come faceva spesso, ne citò sottovoce una frase: — Vestiti di luce, dimoreremo nella casa della luce. — Poi sorseggiò il tè che il direttore del ristorante aveva dovuto portargli personalmente dopo aver litigato sottovoce, in disparte, con le due cameriere che avevano rifiutato di servirlo.

L’estinzione dell’umanità sarebbe stata seguita dall’avvento della Nuova Creazione. Allora, non più mostruoso e deforme, ma bello come un angelo e vestito soltanto di luce, Shoethai sarebbe sfrecciato nel cielo simile a un fulmine, come spiegava un brano del libro e come mostrava una bellissima illustrazione che Fuasoi si era premurato di indicargli. Shoethai lo credeva senza ombra di dubbio fin dal momento in cui aveva letto per la prima volta quel passo, che sembrava essere stato scritto appositamente per lui. La giustizia era assoluta: le persone che non erano trattate con giustizia nella vita presente, lo sarebbero state in quella futura.

Dopo aver sorseggiato di nuovo il tè, Shoethai bisbigliò: — Che avvenga il mutamento! Che la Nuova Creazione si manifesti! — E pregò in silenzio che le cameriere fossero tra le prime ad essere spazzate via nel modo più doloroso. Il priore Fuasoi gli aveva spiegato che ovviamente sarebbe stato doloroso: lo sapeva perché aveva trascorso quasi un anno in un lazzaretto, ed era diventato un Ammuffito perché non restava altra scelta dopo aver conosciuto gli effetti della peste.

Pur sapendo che oltre a Fuasoi non esistevano Ammuffiti su Grass, e che Jhamlees Zoe li avrebbe uccisi entrambi senza pietà, se avesse scoperto la loro appartenenza alla setta, Shoethai non aveva esitato a convertirsi. Comunque Fuasoi gli aveva garantito che due Ammuffiti sarebbero stati più che sufficienti per compiere la grande opera.

Volgendosi ad osservare gli scaricatori affaccendati intorno all’astronave, Shoethai recitò lentamente: Benedicimi, O Creatore, poiché io ripulirò la tua casa di bruttura.

La bruttura era un peccato nei confronti della Creazione. Secondo Fuasoi, Shoethai era stato creato deforme affinché avesse chiara consapevolezza dell’assoluta depravazione e indegnità dell’uomo: era come un messaggio scolpito dal Creatore nella carne, per lui e per tutti. La sua mostruosità esteriore non era altro che l’espressione della laidezza interiore dell’umanità intera, nella cui carne fetida e fallibile non avrebbe mai dovuto esistere l’intelligenza. La carne si addiceva agli animali, non alle creature intelligenti. Insomma, l’umanità era un esperimento fallito: i pochi che avessero contribuito a spazzarla via, avrebbero beneficiato di ricompense divine, e l’universo purificato sarebbe stato pronto per un nuovo inizio.

Quando si allontanarono dall’astronave alcuni automezzi, fra cui quello che trasportava il pacco, frate Shoethai decise di restare ancora per un po’ dove si trovava, in attesa che la folla si disperdesse. Dopotutto, non aveva fretta. Una volta diffuso il contenuto del pacco, lo sterminio della popolazione del pianeta avrebbe richiesto parecchio tempo, perché talvolta il virus tardava ad entrare in azione. Che importanza poteva mai avere, dunque, un’ora in più o in meno? Nel sorseggiare il tè, Shoethai ridacchiò; ma subito smise, notando l’effetto del risolino sul proprio volto riflesso nel vetro della finestra; e distolse lo sguardo, per non vedersi più.

Nel suo ufficio al Monastero, il priore Noazee Fuasoi si curvò sulla scrivania per cercar di resistere al dolore che gli straziava il ventre. Il secondo trapianto di stomaco e viscere non aveva funzionato più del primo, anche se il dipartimento aveva cercato fra tutti i penitenti il donatore di organi più adatto, e i medici avevano fatto del loro meglio, pur obiettando che il donatore non aveva spontaneamente offerto il proprio corpo, prima di restare mortalmente ferito alla testa in seguito alla caduta accidentale da una torre, come aveva dichiarato lo stesso Fuasoi. Su Grass, purtroppo, non esistevano attrezzature per la clonazione.

Naturalmente, il priore Fuasoi avrebbe potuto tornare alla Santità per farsi clonare le viscere, se Jorny Shales, l’Ammuffito, non gli avesse proibito di perdere tempo: — Il Creatore potrebbe anche concedere un po’ di sollievo a coloro che compiono la Sua opera — digrignò fra sé e sé, come faceva ogni volta che il dolore al ventre lo torturava.

— Prego? — chiese Yavi Foosh, dalla sua scrivania accanto alla finestra. — Come avete detto, Vostra Eminenza?

— Nulla — ringhiò Fuasoi. — Mi lamentavo per il dolore alla pancia, ecco tutto. Si tratta probabilmente d’indigestione. — Ma sapeva bene che non era affatto indigestione: era soltanto il corpo fallibile e schiavo dei desideri, fetido e marcio di secrezioni, dolorante, debole e sciocco. Per fortuna coloro che avessero contribuito a purificare il creato non avrebbero più avuto il corpo, dopo la Nuova Creazione. Fradicio di sudore, aggrappato al bordo della scrivania in attesa che il crampo cessasse, Fuasoi rammentò altri luoghi, altre epoche.

Non aveva mai saputo cosa significasse davvero soffrire prima di vivere nel lazzaretto. A veva quindici anni e si chiamava Jorny. Viveva con zio Shales in un villaggio di pescatori, andava a scuola e pescava sul molo, andava in barca quando il tempo era bello, scriveva biglietti d’amore a Gerandra Andraws, la maliziosa, piccola Jerry dal bel sederino, e si chiedeva se fosse già abbastanza grande per poter combinare davvero qualcosa con lei.

Poi, un giorno, Jorny era stato portato nel lazzaretto, confinato in una camerata con altri quindici uomini e ragazzi, senza più scuola, né ragazze, né pesca, né lo zio Shales. Tutti coloro che si trovavano nel lazzaretto erano ammalati, oppure erano parenti stretti dei malati. Jorny seppe che zio Shales stava morendo e che lui stesso avrebbe dovuto restare nel lazzaretto fino a quando si fosse scoperto se la malattia avrebbe ucciso anche lui.

Poiché gli era proibito vedere zio Shales, il ragazzo uscì di nascosto dalla camerata, scoprì in quale letto di quale altra camerata giaceva lo zio, e vi si avvicinò dall’esterno. In seguito, zio Shales socchiuse la finestra ogni notte per chiacchierare col nipote, che stava accoccolato sotto la finestra, col viso rigato di lacrime, cercando di piangere in silenzio. Più volte lo esortò a non aver paura, perché tutto quello che succedeva, era per il meglio; poi, una notte, non rispose, né socchiuse la finestra. Appena fu sicuro che tutti dormissero, Jorny si intrufolò nella camerata e scoprì che lo zio era scomparso: nel suo letto giaceva una sorta di mostro parzialmente bendato, tutto colante di umor fetido, con un occhio solo e una ferita orrenda al posto della bocca.

Quando gli fu spiegato che zio Shales era morto, Jorny pensò di potersene andare. Invece fu tenuto perennemente sotto osservazione, in attesa che anche sul suo corpo comparissero piaghe come quelle che affliggevano quasi tutti coloro che erano confinati nel lazzaretto.

Un giorno arrivò un Ammuffito a predicare che la fine dell’umanità era prossima, e che l’uomo doveva perire perché era soltanto un corpo putrido, e che l’universo doveva essere purificato per la successiva generazione, e che i defunti sarebbero risorti all’avvento della Nuova Creazione, abbigliati di luce e belli come l’alba.

Così Jorny comprese quello che era successo a zio Shales: si era purificato dalla carne, per poter rinascere vestito di luce come un angelo. E per la prima volta, là, nella strada polverosa del lazzaretto, seminascosto dietro un albero, si abbandonò a un pianto sfrenato. Appena l’Ammuffito ebbe terminato la predica, Jorny andò a raccontargli la propria storia e gli confidò di volersene andare dal lazzaretto. Percuotendogli affettuosamente una spalla, il predicatore gli promise di portarlo via e gli annunciò che avrebbe potuto diventare subito un Ammuffito, senza alcuna cerimonia. Fu esaminato, e poiché non aveva la peste, fu trasportato di nascosto in un luogo molto affollato, dove nessuno era malato e i ragazzi non mancavano. Tutto ciò avvenne senza difficoltà perché l’Ammuffito aveva già corrotto il responsabile del lazzaretto per poter predicare e dar conforto ai morenti.

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