Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » Pianeta di caccia [Grass - it]
Pianeta di caccia [Grass - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
1 ... 68 69 70 71 72 73 74 75 76 ... 131
Перейти на страницу:

Chissà dov’è Sylvan? pensò. I cacciatori sembrano tutti uguali, tranne papà: la sua giacca è diversa dalle altre. Chissà dov’è Sylvan? Papà è proprio davanti a me. Papà è proprio davanti.

Era un bel giorno per la Caccia.

Quantunque l’estate fosse finita, i pascoli erano ancora verdi a causa delle piogge recenti. I contadini avevano abbattuto i recinti più pericolosi e tutti gli ostacoli rimasti erano ben visibili. In lontananza, la muta correva a perdifiato attraverso un argenteo campo di avena, scomparendo oltre un’altura sulla sinistra. La canizza giungeva da lontano nella brezza, assieme alle note del corno del capocaccia. Alcuni spettatori, che con le mani si proteggevano gli occhi dal sole, si stagliavano sulla cima di una collina: uno di costoro agitava il cappello, indicando la direzione presa dalla volpe.

Allora Stella deviò a sinistra, costeggiò un boschetto e salì fino al crinale per la via più breve. Correndo col muso basso e la folta coda tesa, la volpe attraversò il pascolo sottostante, guizzò sotto un recinto, scavalcò un lungo tronco, e scomparve a Fuller’s Copse. Con un balzo perfetto, Stella saltò il recinto e raggiunse alcuni cacciatori che già si trovavano al boschetto, sentendo alle proprie spalle lo zoccolio del resto della comitiva che sopraggiungeva. A gesti, il maestro di caccia ordinò di circondare il boschetto.

Appostata presso un fosso dove la volpe avrebbe potuto fuggire, Stella sentì abbaiare i segugi fra gli alberi, e la voce del capocaccia che li incitava, chiamandoli per nome: — Fuori da lì, Bounder! Forza, Dapple! — Quindi si udì un grido e l’inseguimento riprese, accompagnato dalle note del corno e dalla canizza.

Sylvan!

Qualcuno avrebbe dovuto unirsi alla comitiva, quel giorno. Un ospite? Qualcuno che non era membro della caccia.

Sylvan. Eccolo! Accorgendosi che lui le era accanto e si girava a guardarla con adorazione, Stella arrossì e si erse fieramente in sella.

Ormai era quasi mezzogiorno, il sole era alto e ardente in cielo, e alcuni cacciatori si erano ritirati, dopo aver galoppato per tutta la mattina. La volpe si era rifugiata a Brent’s Wood, dove il capocaccia e i bracchieri la stavano cercando. Stranamente, anche il maestro di caccia era con loro, in piedi sulla sella come un acrobata da circo, e scagliava una specie di giavellotto.

Poi, all’improvviso, una scarica di pura delizia che saliva dall’inguine, un orgasmo squassante che pareva interminabile.

Tutti, anche Sylvan, tremavano e scuotevano la testa, a bocca aperta.

Finalmente il capocaccia arrivò col trofeo e la comitiva tornò verso casa. Col sole ormai alle spalle, Stella pensò al lungo tragitto per tornare a casa. Anche prendendo la scorciatoia di Magna Spinney e la strada ghiaiata di Old Farm, il percorso sarebbe stato lungo per tornare a casa.

Spossata, Stella si accorse che Rigo la prendeva per un braccio con eccessiva rudezza e la conduceva oltre il cancello, con gli altri: — Stella! Piccola pazza! — le sussurrò il padre, quasi all’orecchio. — Cos’hai fatto, in nome del cielo? — E lei, perplessa, lo fissò a bocca aperta: — Ma, papà, io ho cavalcato. — Quindi si accorse che Rigo guardava su, verso il terrazzo, dove si trovava Marjorie, molto pallida, molto bella, con un bicchiere in mano, e intorno alla vita un braccio di Sylvan, che indicava giù, verso di loro.

Com’era possibile che egli fosse già lassù e non indossasse neppure il completo da caccia, se aveva cavalcato fino a pochi momenti prima?

Arrossendo, Stella capì che Sylvan, in realtà, non aveva partecipato alla Caccia.

Intanto, Sylvan schioccava le dita al servo più vicino e sosteneva Marjorie, la quale si afferrava alla balaustrata con entrambe le mani, con tale violenza da sbiancare le nocche.

In pochi istanti, Rigo lasciò la figlia, salì la scala e scostò Sylvan: — Marjorie!

— Stella. — Marjorie guardò il marito come se non lo riconoscesse, e indicò la figlia. — Il suo viso.

Allora Rigo si volse a riguardare la ragazza immobile ai piedi della scala, ma un istante troppo tardi per cogliere quello che Marjorie aveva visto: uno sguardo così freddo e vacuo come quello di Janetta al ricevimento.

Furiosa e sconvolta, Stella vacillava, tremava, rendendosi conto di non essere stata ammirata da Sylvan durante la Caccia e di non rammentare quasi nulla della giornata appena trascorsa. Ricordava cavalli, segugi, e una volpe, ma erano memorie di alcuni anni prima. Arrossì, rammentando anche l’orgasmo che l’aveva squassata, ma non capì che cosa avesse potuto causarlo. Nel fissare Sylvan, preoccupato, e il padre, furioso, e la madre, angosciata, si rese conto fuggevolmente di non essersi accorta che stavano succedendo cose orrende, importanti.

12

L’assistente del vicedirettore del Dipartimento della Dottrina Accettabile al Monastero dei Frati Verdi, Shoethai, sedeva nel ristorante dell’astroporto, in attesa che fosse scaricato dall’astronave il pacco molto importante che il priore Noazee Fuasoi lo aveva inviato a ritirare.

Come aveva pensato nel ricevere l’incarico, si chiedeva per l’ennesima volta: Perché proprio io? E intanto evitava di guardare la finestra, dove la sua immagine riflessa si sovrapponeva come uno spettro orrendo all’astronave. Il suo viso era così orribile che i funzionari dell’astroporto e le due cameriere del ristorante avevano finto di non vederlo. Ormai abituato al modo in cui la gente reagiva alla sua deformità, Shoethai non manifestava più dolore né sdegno, tuttavia l’odio e la violenza che ribollivano in lui aumentavano di giorno in giorno.

Il priore Fuasoi avrebbe potuto mandare qualcun altro, pensò. Yavi, per esempio, o Fumo. Non sono certo belli, però non sono neanche mostri. E ancora una volta si pose l’eterna domanda: Perché proprio io?

Alla Santità, gli era capitato di incontrare qualche imbecille benintenzionato che aveva manifestato la sua stupidità e la sua insensibilità cercando di confortarlo con frasi come: — Però sei felice di essere vivo, vero? Preferisci la vita alla morte, vero? — E invece lui non preferiva affatto essere vivo, bensì essere morto. Purtroppo, aveva paura di morire. Meglio ancora sarebbe stato se non fosse mai nato, o se a suo padre non fosse stato impedito di ucciderlo, quando aveva tentato. Almeno suo padre aveva dimostrato di volergli bene e di desiderare quel che sarebbe stato meglio per lui. Ma dato che era nato, e che era sopravvissuto alla beata inconsapevolezza delle prime settimane di vita, il meglio possibile sarebbe stato non doversi mai guardare, o non sapere che quella faccia mostruosa gli apparteneva.

Nondimeno, il priore non aveva mandato Fumo, né Yavi, bensì lui, Shoethai. Ciò significava che l’arrivo e l’esistenza stessa del pacco dovevano rimanere ignoti sia a Yavi che a Fumo, quindi anche al priore Jhamlees Zoe, e dunque persino alla Santità. Soltanto due persone, ossia Shoethai e Fuasoi, sapevano del pacco.

Un giorno, mentre Shoethai gli stava pulendo l’ufficio, il priore Fuasoi aveva chiesto, di punto in bianco: — Sai cosa sono gli Ammuffiti?

— I martiri di qualcosa — aveva risposto Shoethai.

— I Martiri degli Ultimi Giorni — aveva precisato il priore. — Una setta impegnata ad affrettare la fine. Hai mai letto il Libro della Fine?

Shoethai era rimasto a bocca aperta, scuotendo la testa: ovviamente non aveva mai letto nessun libro degli Ammuffiti, perché chiunque lo facesse rischiava che la Santità lo cancellasse dagli elenchi della resurrezione.

— Lo so — aveva detto Fuasoi, come se gli avesse letto nel pensiero. — È uno dei libri proibiti. Tuttavia credo che per te sarebbe una lettura interessante, Shoethai. Ecco perché ti permetto di leggerlo. Prendilo, quando esci, ma non lasciare che nessuno lo veda. Soprattutto, non lasciare che lo veda Jhamlees Zoe. — Così dicendo, aveva deposto sulla scrivania un vero e proprio libro, un volume antico rilegato in cuoio, col titolo a lettere dorate: «Libro della Fine».

1 ... 68 69 70 71 72 73 74 75 76 ... 131
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)