Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«Davvero lieto di conoscerla, sorella Mary Rose» dissi io. «Mi parli di lei. A che ordine appartiene?»
«Alle domenicane, sant’Alexander. In vita ero l’amministratrice di un ospedale di Francoforte sul Meno, Germania. Ma qui, dove non c’è più bisogno di infermiere, faccio questo lavoro perché mi piace stare con la gente. Venga con me, sant’Alexander.»
La folla si spartì al nostro passaggio come le acque del Mar Rosso, non so se per timore della suora o per deferenza verso la mia aureola vistosa. Tutt’e due le cose, probabilmente. Lei mi accompagnò a una porta laterale, senza scritte, e mi trovai nell’ufficio della sua superiora, sorella Marie Charles. Questa era una monaca alta, quasi come me, e mi parve assai graziosa… anzi, diciamo la verità: era una delle più belle donne che avessi visto! Sembrava più giovane della sua aiutante, ma chi può mai dire l’età, nel caso delle suore? Sedeva a una grossa scrivania carica di scartafacci, con da una parte una vecchia macchina da scrivere Underwood. Si alzò subito, mi guardò fisso e mi rivolse la strana riverenza che avevo già avuto occasione di vedere quando avevo incontrato l’altra suora.
«Benvenuto, sant’Alexander! Siamo onorati della sua visita. San Pietro verrà immediatamente. Si vuole accomodare? Posso offrirle qualcosa? Un bicchiere di vino, una Coca-Cola?»
«Oh, berrei con vero piacere una Coca-Cola! Non l’ho più assaggiata da quando ero sulla terra!»
«Una Coca-Cola, allora. Subito.» Mi sorrise. «Le svelerò un piccolo segreto. La Coca-Cola è l’unica passione di san Pietro. Perciò ne abbiamo sempre qualcuna in ghiaccio.»
Da un punto indeterminato, al di sopra della scrivania, si levò una voce… una voce forte e sonante, in chiave di baritono, adatta a un buon predicatore: proprio come quella di fratello Barnaby, benedetto il suo nome. «Ti ho sentito, Charlie. Servigliela qui, la sua Coca; adesso sono libero.»
«Hai ripreso a origliare, capo?»
«Non sono osservazioni adatte a te, ragazza mia. E portane anche una per me.»
Quando entrai nel suo studio, san Pietro si dirigeva già verso la porta e mi tendeva la mano. Nel corso di storia della Chiesa mi avevano insegnato che aveva circa novant’anni, al momento della morte. Ovvero al momento della sua crocefissione da parte dei romani. (Quella del predicatore è sempre stata una vocazione rischiosa, ma all’epoca di san Pietro lo era più di quella di sergente dei marine.)
L’uomo davanti a me era robusto e dimostrava una sessantina d’anni portati benissimo: un uomo abituato a stare all’aperto, con un’abbronzatura permanente e piccole cicatrici dovute a eccessiva esposizione al sole. Aveva barba e capelli lunghi, con qualche filo grigio, e, con una certa sorpresa, vidi che il colore originale dei capelli doveva essere il rosso. Era muscoloso, con spalle larghe, e aveva le palme callose: me ne accorsi quando mi strinse la mano. Ai piedi portava i sandali e indossava una veste di colore marrone, fatta di lana ruvida; sul capo aveva un’aureola come la mia e sulla bella testa leonina portava uno zucchetto. Provai subito simpatia per lui.
Mi accompagnò fino a una comoda poltrona posta davanti alla sua scrivania, attese che mi accomodassi prima di sedersi a sua volta. Sorella Marie Charles arrivò un istante più tardi, reggendo in mano un vassoio con due bottiglie di Coca-Cola aventi il consueto profilo “stretto in vita” e due bicchieri assai meno consueti (non ne avevo più visti da anni) del tipo largo in cima e con il marchio di fabbrica della Coca-Cola Company. Mi chiesi chi fosse il concessionario per la Città Celeste e che accordi avessero preso.
Disse: «Grazie, Charlie. Non ci sono per nessuno.»
«Neppure per…?»
«Non diciamo sciocchezze. Fila via.» Si rivolse a me. «Alexander, cerco di accogliere di persona ogni nuovo santo che arriva, ma tu mi devi essere sfuggito.»
«Sono arrivato in un momento particolarmente affollato, san Pietro. Con quelli del Rapimento. E non a questa porta, ma a quella di Aser.»
«Capito. Giorno di grande lavoro, quello, e abbiamo ancora qualche pratica arretrata. Ma un santo dovrebbe essere scortato alla porta principale… da ventiquattro angeli e due trombettieri. Bisogna che vada a fondo di questa faccenda.»
«Se devo dire il vero, san Pietro» non potei fare a meno di dire «non credo di essere davvero un santo. Ma non riesco a togliermi quest’aureola.»
Lui scosse la testa. «No, no, lo sei, non c’è errore. E non lasciarti prendere da questo genere di dubbi; nessun santo sa di esserlo, occorre sempre che glielo dica un altro. È un paradosso: chi pensa di essere un santo, invece, non lo è mai. Ti dico, quando sono arrivato e mi hanno consegnato le chiavi e mi hanno detto che comandavo qui dentro, non ci ho creduto. Pensavo che il Maestro volesse prendermi in giro per punirmi di un paio di scherzi che gli avevo fatto nei giorni che predicavamo sulle rive del Mar della Galilea. E invece, no! Era vero. Simone figlio di Giona, il vecchio pescatore, non c’era più e al suo posto c’era san Pietro. E tu sei sant’Alexander, che ti piaccia o no. Ma ti piacerà, con il tempo.»
Mi indicò un grosso dossier posato sulla sua scrivania. «Ho qui la tua documentazione. Non ci sono dubbi sulla tua santità. Non appena ho rivisto gli atti mi sono ricordato del tuo processo di santificazione. Avvocato del diavolo contro di te era san Tommaso d’Aquino; poi è venuto da me e mi ha detto che la sua accusa era pro forma, perché non aveva mai avuto il minimo dubbio sul tuo diritto alla santità. Dimmi, quel primo miracolo, l’ordalia del fuoco… la tua fede ha mai vacillato?»
«Penso di sì. L’indomani, infatti, avevo una vescica.»
San Pietro rise. «Una singola vescica! E non pensi di meritare la santità! Figliolo, se santa Giovanna d’Arco avesse avuto una fede salda come la tua, avrebbe spento il fuoco che le ha dato il martirio! Conosco…»
Venne interrotto da sorella Marie Charles, che annunciò: «C’è la moglie di sant’Alexander.»
«Falla entrare!» E, rivolto a me, disse: «Ti racconto dopo.»
Io quasi non sentii le sue parole. Il cuore mi batteva pazzamente.
La porta si aprì; fece il suo ingresso Abigail.
Non so come descrivere i successivi minuti. Mi limiterò a due parole: delusione e imbarazzo.
Abigail mi guardò e disse con severità: «Alexander, che diavolo fai con quell’aureola assurda? Toglila immediatamente!»
San Pietro ruggì: «Figlia, qui il “diavolo” non c’entra; qui siamo nel mio ufficio personale. Non devi parlare in questo modo a sant’Alexander.»
Abigail lo guardò con disprezzo e arricciò il naso. «Lei lo definisce un santo? E non le hanno mai insegnato che ci si alza in piedi, quando c’è una signora? O per i santi non valgono le regole della buona educazione?»
«Io mi alzo, certo, per le signore. Figlia, rivolgiti a me con rispetto. E parla a tuo marito con il rispetto dovuto da parte di una moglie.»
«Non è mio marito!»
«Eh?» San Pietro guardò prima lei, poi me, poi di nuovo lei. «Spiegati.»
«Gesù ha detto: “Poiché dopo la resurrezione né uomo prenderà moglie né donna prenderà marito, ma vivranno come gli angeli”. Ecco perché! Ed è ripetuto anche in Marco, capitolo 12, versetto 23.»
«È vero» ammise san Pietro. «Gliel’ho sentito dire anch’io. Ai sadducei. In base a questa regola tu non sei più una moglie.»
«Sì! Alleluia! Da anni volevo liberarmi di questo zuccone… liberarmene senza commettere peccato.»
«Quanto a questo, ho i miei dubbi. Ma il fatto di non essere una moglie non ti esonera dal dovere di parlare educatamente a quest’uomo che un tempo era tuo marito.» Pietro si rivolse di nuovo a me. «Vuoi che questa donna rimanga?»
«Io? No, no! C’è stato un errore.»
«Ne avevo l’impressione anch’io. Figlia, puoi andare.»
«Adesso, aspetti lei! Dopo avere fatto tanta strada, ho giusto alcune cose da dirle, volevo già farmi sentire da tempo. Qui attorno ho visto certe situazioni decisamente scandalose. Come, senza la sia pur minima decenza…»