Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
Il secondo angelo studiò a sua volta i documenti, li riconsegnò al collega… mi guardò e scosse tristemente la testa. «C’è qualcosa che non va?» chiesi io.
«No, sant’uomo. Lei ha solo avuto la sfortuna di essere servito… se così vogliamo dire… da un angelo che non alzerebbe un dito neppure per il suo migliore amico, se lo avesse. Ma non ne ha. Però mi stupisce che si sia comportato così male con un santo.»
«Non portavo l’aureola, in quel momento.»
«Questo spiega tutto. L’ha ritirata solo in seguito?»
«No, non l’ho ritirata. L’ho acquisita in modo miracoloso, mentre venivo qui dalla porta di Aser.»
«Capisco. Sant’uomo, lei ha il diritto di fare rapporto sul comportamento di Khromitycinel. D’altra parte, potrei telefonare all’ufficio ricerche per inoltrare la richiesta al posto suo…»
«Penso che sia meglio questa soluzione.»
«Lo penso anch’io. A lungo andare. Per lei. Se mi sono spiegato.»
«Si è spiegato perfettamente.»
«Ma prima di chiamare il servizio ricerche, vorrei controllare con l’ufficio di san Pietro se sua moglie è già arrivata. Quando è morta?»
«Non è morta. È stata anche lei presa con me, nel Rapimento.»
«Davvero? Ah, allora si fa in fretta a controllare, è tutto sul computer, non occorre andare a cercare nelle vecchie pergamene. Nome per intero, età, sesso o assenza di, luogo e data di… no, questo non serve. Prima il nome.»
«Margrethe Svensdatter Gunderson.»
«Meglio che me lo dica lettera per lettera.»
Feci come mi aveva detto.
«Per il momento dovrebbe essere sufficiente. Spero che gli impiegati di Pietro sappiano leggere. Ma lei non può attendere qui; non abbiamo una sala d’attesa. C’è però un piccolo ristorante davanti a noi… vede l’insegna?»
Mi voltai a guardare. «La Vacca Sacra?»
«Sì. Fanno da mangiare bene, se lei mangia. Aspetti laggiù. La farò chiamare.»
«Grazie!»
«Oh, di nulla…» abbassò per un attimo gli occhi sulle mie carte, poi me le restituì «…sant’Alexander Hergensheimer.»
La Vacca Sacra era la visione più riposante che avessi avuto dal Rapimento in poi: un grill piccolo e pulito che sembrava arrivato direttamente da Saint Louis o da Denver. Entrai, e vidi accanto alla piastra degli hamburger, con la schiena rivolta verso di me, un moro alto e robusto, con un cappello da chef che gli arrivava fino all’aureola. Mi sedetti su uno sgabello e mi schiarii la gola.
«Un attimo di pazienza» mi disse. Poi terminò quello che stava facendo e si voltò verso di me. «Che cosa… Guarda, guarda! Sant’uomo, che cosa posso fare per lei? Ha solo da parlare!»
«Luke! Come sono contento di vederti!»
Lui mi fissò: «Ci conosciamo?»
«Non ti ricordi di me? Lavoravo nella tua cucina. Al Ron’s Grill di Nogales. Sono Alec, il tuo lavapiatti!»
Lui tornò a fissarmi, trasse un profondo sospiro. «Proprio non l’avevo riconosciuta… sant’Alec.»
«Solo “Alec” per gli amici. Dev’essere una sorta di errore amministrativo, Luke. Quando se ne accorgeranno, mi toglieranno questa carnevalata e la sostituiranno con un’aureola normale.»
«Non credo… sant’Alec. In Cielo non fanno errori amministrativi. Ehi, Albert! Vieni tu al banco. Io e il mio amico sant’Alec ci sediamo al tavolo. Albert è il mio vice-chef.»
Diedi la mano a un ometto grasso che sembrava la caricatura di uno chef francese. Sotto l’aureola, portava un cappello da Cordon Bleu. Luke mi accompagnò in una saletta da pranzo e ci sedemmo a un tavolo. Là fummo raggiunti da una cameriera e io ebbi un altro choc.
Luke disse: «Hazel, ti presento un vecchio amico, sant’Alec… lui e io lavoravamo insieme. Hazel è la cameriera della Vacca Sacra.»
«Io gli facevo da lavapiatti» spiegai. «Hazel, come sono contento di vederti!» Mi alzai, feci per darle la mano, poi cambiai idea e la abbracciai.
Lei mi sorrise, senza mostrarsi sorpresa. «Benvenuto, Alec! Anzi, sant’Alec, adesso. La cosa non mi stupisce affatto.»
«Il più stupito sono io. È un errore.»
«In Cielo non si fanno errori. Dov’è Margie? È ancora viva sulla terra?»
«No.» Le spiegai come eravamo stati separati. «Perciò, adesso aspetto che mi forniscano qualche informazione.»
«La troverai.» Mi diede un bacio in fretta, affettuosamente… e mi ricordai della mia barba di quattro giorni. Le dissi di sedere con noi, poi mi sedetti anch’io con i miei amici.
«La troverai in fretta» riprese Hazel «perché è una promessa che ci è stata fatta espressamente e che viene mantenuta con molta precisione. “Ci riuniremo accanto al fiume”… e il fiume è proprio lì, dietro la porta. Steve, devi sapere… sant’Alec, ti ricordi di Steve? Era con te e Margie quando ci siamo conosciuti.»
«Come potrei dimenticarmi di lui? Ci ha portati a cena e ci ha regalato un’aquila d’oro quando eravamo in bolletta. Se mi ricordo di Steve!»
«Sono lieta di sentirtelo dire… perché Steve attribuisce a te il merito della sua conversione… della sua rinascita… e di averlo fatto giungere in Cielo. Sai, Steve è stato ucciso sulla Piana di Meghiddo, e anch’io sono morta nella Guerra, cinque anni dopo avervi conosciuti.»
«Cinque anni?»
«Sì. Sono stata uccisa proprio all’inizio della guerra; Steve è sopravvissuto fin quasi all’Armageddon…»
«Hazel… è passato poco più di un mese, da quando Steve ci ha offerto quella cena al Rimrock.»
«È logico, tu sei stato preso con il Rapimento, ed è stato proprio quello a dare il via alla Guerra. Tu hai trascorso gli anni della Guerra nell’aria, e per questo io e Steve siamo arrivati in Cielo prima di te, pur essendo partiti dopo. Puoi discuterne con Steve, arriverà presto. Tra l’altro, io sono adesso la sua concubina… ossia sua moglie, tranne che qui in Cielo né gli uomini hanno moglie, né le donne marito. Comunque, Steve rientrò nel corpo dei marine allo scoppio della Guerra e arrivò fino al grado di capitano prima che lo uccidessero. La sua squadra è scesa a Haifa; Steve è morto combattendo per il Signore al culmine dell’Armageddon. Sono davvero orgogliosa di lui.»
«E hai ragione di esserlo. Luke, sei morto anche tu nella Guerra?»
Luke mi rivolse un largo sorriso. «Nossignore, sant’Alec. Mi hanno impiccato.»
«Vuoi scherzare!»
«No, dico sul serio. Mi hanno impiccato, punto e basta. Ricordi quando te ne sei andato?»
«Non me ne sono “andato”. C’è stato un miracolo. È così che ho fatto la conoscenza di Hazel e di Steve.»
«Be’… tu conosci i miracoli meglio di me. Comunque, abbiamo dovuto trovare un altro lavapiatti in fretta e furia, e siamo stati costretti a prendere un chicano. Amico, era davvero un brutto soggetto, quello. Mi ha minacciato con il coltello. E quello è stato il suo errore. Puntare il coltello contro un cuoco, nella sua stessa cucina? Lui mi ha tagliato un poco, io l’ho tagliato come si deve. I giurati dovevano essere tutti suoi cugini. Comunque, la pubblica accusa ha detto che era il momento di dare un esempio. Ma è andata bene così. Ero stato battezzato molto tempo prima; il cappellano della prigione mi aiutò a rinascere in Cristo. Pronunciai un sermone mentre ero fermo sulla botola, con il cappio attorno al collo. Poi dissi: “Adesso potete farlo! Inviatemi da Gesù! Alleluia!” E loro mi inviarono. Il più bel giorno della mia vita!»
Albert si affacciò dalla porta. «Sant’Alec, c’è un angelo che la cerca.»
«Vengo subito!»
L’angelo aspettava all’esterno perché era più alto della porta d’ingresso e non era disposto a chinarsi. «È lei sant’Alexander Hergensheimer?»
«Sono io.»