Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Abner Marsh si ritrasse in fretta.
Julian si toccò la fronte, come per valutare gli effetti dell’assalto di Marsh. Marsh si accorse con terrore che non c’era sangue. Per quanto fosse forte, non lo era quanto Mike il Peloso e il legno non era ferro. Con un calcio Damon Julian liberò l’impugnatura del bastone animato dalla mano ormai irrigidita di Jeffers. Trasalendo, estrasse dal suo corpo con un suono orribile la lama imbrattata di sangue. La camicia e i pantaloni erano rossi, sporchi di sangue e gli si incollarono addosso quando si mosse. Lanciò la lama oltre una delle murate, quasi senza sforzo, e questa roteò più volte come una trottola mentre cadeva verso il fiume, prima di svanire nelle acque nere e agitate. Julian avanzò di nuovo, barcollando, lasciando tracce di sangue dietro di lui sul ponte. Cionondimeno, avanzò. Marsh indietreggiò davanti a lui. Non c’era verso di ucciderlo, pensò, in preda ad un cieco panico; non c’era niente da fare. Joshua e i suoi sogni, Mike il Peloso e il suo bastone, Mister Jeffers e la sua spada, nessuno di loro aveva potuto avere ragione di questo Damon Julian. Marsh si arrampicò sulla scaletta che conduceva al ponte di manovra e iniziò a correre. Ansimando, ben presto arrivò a poppa, fino alla scaletta di boccaporto che conduceva dal ponte di manovra alla passeggiata, dove avrebbe trovato gente e sarebbe stato salvo. Si accorse che era quasi notte. Poi scese rumorosamente i gradini che portavano dabbasso, afferrò strettamente il corrimano e sussultò, cercando di controllarsi.
Billy Tipton e quattro dei loro stavano salendo verso di lui.
Abner Marsh si voltò e cominciò a risalire. Corri e suona l’allarme, pensò, suona l’allarme per chiamare aiuto… ma ormai Julian era sceso dal ponte del Texas, e gli tagliava la strada. Per un attimo Marsh rimase immobile, pietrificato dalla disperazione. Non aveva via di scampo, era intrappolato tra Julian e gli altri, disarmato eccetto per il suo inutile, dannato bastone, ma questo che importava, niente li avrebbe feriti comunque, lottare era inutile, poteva anche arrendersi. Sul viso di Julian, mentre avanzava, si dipinse un sottile, crudele sorriso. Nella sua mente, Marsh vide quel pallido viso calare su di lui, i denti scoperti, quegli occhi brucianti di febbre e di .sete, rossi, antichi, invincibili. Se avesse avuto delle lacrime, Marsh avrebbe pianto. Scoprì che non poteva muovere le gambe da dove si erano piantate, e perfino il suo bastone gli sembrò troppo pesante.
Poi, lontano, a monte del fiume, un altro battello a pale superò una curva, apparendo in piena vista, e Abner Marsh non lo avrebbe mai notato, ma il pilota lo fece e il fischio del Fevre Dream avvertì l’altro battello che lo avrebbe preso a babordo quando si sarebbero incrociati. L’acuto lamento della sirena fece uscire Marsh dalla sua paralisi. Guardò in alto e vide le luci lontane del battello che discendeva il fiume e i fuochi vomitati dalla sommità degli alti fumaioli e il cielo quasi nero che incombeva su di esso, e in lontananza il fioco chiarore di un lampo che illuminava le nuvole dall’interno, e il fiume, il fiume nero e infinito, il fiume che era la sua casa, il suo mestiere, il suo amico e il suo peggiore nemico, volubile, brutale, terribile amante delle sue creature galleggianti. Esso scorreva come aveva sempre fatto e non sapeva nulla né si curava di nulla riguardo a Damon Julian e i tipi come lui, essi non erano nulla per lui, sarebbero morti e dimenticati e il vecchio diabolico fiume avrebbe ancora continuato a scorrere, a forgiare nuovi canali, a sommergere città e raccolti, a costruirne nuovi e irrigarne altri, a macinare battelli nei suoi denti per sputarne schegge.
Abner Marsh si mosse verso il punto in cui le sommità dei tamburi torreggiavano sul ponte. Julian lo seguì. «Capitano,» lo chiamò, con voce distorta ma era ancora seducente. Marsh lo ignorò. Si issò, in cima ad uno dei tamburi, con una forza nata dalla necessità, una forza che non sapeva di avere. Sotto i suoi piedi, la grande ruota a pale girava. Poteva sentirla vibrare attraverso il legno, poteva udirne il chunka-chunka. Si mosse verso poppa, attentamente, poiché non desiderava cadere nel posto sbagliato, dove la ruota avrebbe potuto risucchiarlo sotto e fracassarlo. Guardò in basso. La luce era quasi scomparsa, l’acqua sembrava nera, ma, laddove il Fevre Dream era passato, stava bollendo e spumeggiando. Il bagliore proveniente dalle fornaci del battello colorava l’acqua di rosso, cosicché sembrava sangue bollente. Abner Marsh guardò in giù e raggelò. Altro sangue, pensò, altro dannato sangue, non posso sfuggirgli, non posso sfuggirgli in nessun modo. Il martellare dei colpi del battello erano tuoni per le sue orecchie.
Billy la Serpe saltò sulla sommità del tamburo e cominciò ad avvicinarglisi cautamente. «Mister Julian vi vuole, grassone. Venite, vi siete spinto fin dove potevate.» Prese il suo coltellino e sorrise. Billy Tipton aveva un sorriso davvero spaventoso.
«Non è sangue,» gridò Marsh, «è solo il dannato fiume.» Stringendo ancora il bastone, inspirò profondamente, e si gettò fuoribordo. Le imprecazioni di Billy la Serpe gli risuonavano ancora nelle orecchie quando cadde nell’acqua.
CAPITOLO VENTESIMO
Raymond e Armand stavano sorreggendo Damon Julian, quando Billy la Serpe saltò giù dal tamburo. Pareva che Julian avesse appena macellato un maiale; i suoi vestiti erano intrisi di sangue. «Gli hai permesso di fuggire, Billy.» Il suo tono gelido innervosì Billy la Serpe.
«È spacciato,» insistette Billy. «Le pale lo risucchieranno e lo maciulleranno, oppure annegherà. Avreste dovuto vedere lo spruzzo che ha provocato quando ha colpito l’acqua, con quella sua trippa. Non dovrà più preoccuparsi delle sue verruche.» Mentre parlava, Billy la Serpe si guardò intorno e non gli piacque molto quello che vide, nemmeno un po’. Julian era tutto insanguinato, una traccia di sangue che scendeva sinuosa lungo la scaletta del ponte del Texas fino a metà strada del ponte di manovra, e quel damerino del commissario giaceva all’estremità del portico del ponte, con un fiume di sangue che gli usciva dalla bocca.
«Se mi deludi, Billy, non diventerai mai come noi. Spero che Marsh sia morto, per il tuo bene. Capito?»
«Sì, Mister Julian, cosa è successo?»
«Mi hanno attaccato, Billy. Ci hanno attaccato. Secondo il buon capitano, hanno ucciso Jean. Gli hanno fracassato la sua dannata testa, credo che questa fosse la frase.» Sorrise. «Marsh, quel suo commissario e uno di nome Mike ne sono i responsabili.»
«Mike Dunne il Peloso,» disse Raymond Ortega. «È l’ufficiale in seconda del Fevre Dream, Damon. Grosso, stupido e rozzo. Il suo lavoro è sbraitare contro i neri e picchiarli.»
«Ah, lasciatemi andare,» disse Julian a Raymond e Armand. «Mi sento meglio ora. Posso stare in piedi.»
Ormai erano avvolti dalle ombre. «Damon,» lo avvertì Vincent, «la guardia si darà il cambio per cena. L’equipaggio farà ritorno alle cabine. Dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo lasciare questo battello o o ci scopriranno.» Guardò il sangue, poi il cadavere.
«No, Billy pulirà ogni cosa. Vero, Billy?»
«Sì, il commissario farà la fine del suo Capitano.»
«Fallo allora, Billy, invece di dirmelo soltanto.» Il sorriso di Julian fu gelido. «E poi vieni nella cabina di York. Vi andremo subito. Ho bisogno di cambiarmi.»