Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Abner Marsh sogghignò. «Bene. E Billy la Serpe dov’è?»
«Ha preso la cabina accanto a quella di Julian. Ma dubito che si trovi lì. L’ultima volta che l’ho visto stava girovagando per il salone principale, comportandosi come se il battello gli appartenesse e giocherellando con quel suo coltellino. Abbiamo avuto un piccolo diverbio. Non ci credereste, ma stava tagliuzzando con il suo coltello una delle vostre splendide colonne, come se si trattasse di un vecchio albero secco. Gli ho ingiunto di smetterla, o avrei chiamato Mike il Peloso e l’avrei fatto sbattere fuori, e mi ha ubbidito, ma mi ha fissato minaccioso. È un problema, quello lì.»
«Pensate sia ancora nel salone?»
«Beh, mi sono addormentato, ma era lì l’ultima volta che l’ho visto; sonnecchiava su una sedia.»
«Vestitevi,» gli disse Abner Marsh. «Quanto più in fretta potete. Mi raggiungerete giù, nel vostro ufficio.» «Certamente, Capitano.» Jeffers era confuso. «E portate con voi il vostro bastone» gli disse Marsh quando uscì. Meno di dieci minuti dopo, Jeffers, Mike Dunne il Peloso e Marsh erano insieme nell’ufficio del commissario. «Sedetevi, state buoni e ascoltatemi,» esordì il capitano. «Quello che vi sto per dire vi suonerà strano, ma voi due mi conoscete da anni e sapete dannatamente bene che io non sono mezzo pazzo e non vado in giro a raccontare storie come fa Mister Framm. Questa è la stramaledetta verità, ve lo giuro, possa la maledetta caldaia scoppiare sotto di me se sto mentendo.» Abner Marsh tirò un profondo respiro e si lanciò a capofitto nella storia. Raccontò loro ogni cosa, in una lunga valanga di parole, fermandosi soltanto una volta, quando l’urlo selvaggio del fischio del battello lo interruppe e il ponte iniziò a vibrare.
«Stiamo partendo» disse Mike il Peloso. «Risaliamo il fiume, come avete ordinato.»
«Bene,» assentì Marsh e continuò a raccontare la storia mentre il Fevre Dream si staccava dal molo di New Orleans, invertiva il senso di rotazione delle pale e iniziava a risalire il Mississippi sotto un sole caldo e limpido. Quando Marsh ebbe finito, Jonathan Jeffers sembrava dubbioso. «Bene, affascinante. Forse avremmo dovuto avvertire la polizia.»
Mike il Peloso sbuffò. «Lo sapete meglio di me. Sul fiume ognuno risolve i propri problemi da sé.» Soppesò la sua mazza. Abner Marsh era d’accordo con lui. «Questo è il mio battello, e non ho bisogno dell’intervento di alcun estraneo, Mister Jeffers.» Quella era la consuetudine che vigeva sul fiume: era più facile tramortire con una manganellata l’uomo causa dei vostri guai e scaraventarlo fuoribordo, o lasciare che le pale lo dilaniassero. Il vecchio, diabolico fiume sapeva mantenere i suoi segreti. «In particolar modo, non avvertirò la polizia di New Orleans. Di certo, non si preoccuperanno della sorte di un bambino negro e noi non abbiamo nemmeno trovato il corpo. Ad ogni modo, sono un bel branco di farabutti e non ci crederebbero. E ammesso che lo facessero, cosa accadrebbe? Arriverebbero con pistole e bastoni, del tutto inutili contro Julian e il suo gruppo.»
«Così dovremmo occuparcene noi stessi,» disse Jeffers.
«Come?»
«Radunerò i ragazzi e li uccideremo tutti,» disse amabilmente Mike il Peloso.
«No,» intervenne Abner Marsh. «Joshua può controllare gli altri, suppongo. Lo ha già fatto prima. Ha cercato di fare la cosa giusta, di fermare quel che è accaduto la scorsa notte, solo che Julian era troppo forte per lui. Dobbiamo sbarazzarci di lui prima che cali il buio.»
«Non sarà dura,» commentò Mike il Peloso.
Abner Marsh si accigliò. «Non ne sono sicuro. Non è come nelle leggende. Non sono indifesi, di giorno. Stanno soltanto dormendo. E se li svegli, sono tremendamente forti, e veloci ed è molto difficile fermarli. Non possiamo commettere errori. Suppongo che noi tre possiamo farcela, non ha senso coinvolgere altri. Nel caso tutto vada male, li faremo sbarcare dal battello molto prima di sera e li lasceremo in qualche posto sulla riva del fiume dove nessuno possa interferire, dove nessuno del popolo della notte può sfuggirci, dovremo uccidere qualcun altro, oltre a Julian. Non penso che accadrà, comunque». Marsh guardò Jeffers. «Avete il duplicato della chiave della cabina che avete assegnato a Julian?»
«Nella mia cassaforte.» Il commissario indicò la cassaforte nera con il suo bastone.
«Bene. Mike, con quanta forza può colpire quel vostro affare?»
Mike il Peloso sorrise e picchiò la mazza di ferro nel palmo della mano. Essa produsse un suono soddisfacentemente forte. «Quanto duro volete che colpisca, Capitano?»
«Voglio che gli stacchiate la dannatissima testa. E dovrete farlo in un colpo solo. Non avreste tempo per un secondo tentativo. Se gli rompeste soltanto il naso, un secondo dopo vi sarà già addosso per strapparvi a morsi la gola.»
«Un solo colpo,» ripeté Mike il Peloso. «Soltanto uno.»
Abner Marsh assentì, ben sapendo che il gigantesco ufficiale avrebbe tenuto fede alla sua parola. «C’è soltanto un problema. Billy la Serpe. È il cane da guardia di Julian. Forse sta sonnecchiando su qualche sedia, ma scommetto che si sveglierà abbastanza in fretta, se ci vede dirigerci verso la porta di Julian. Dunque non dovrà vederci. Le cabine del ponte di coperta hanno due porte. Se Billy è nel salone andremo per il ponte di passeggiata. Se è fuori, entreremo nel salone. Prima di fare qualunque passo, assicuriamoci dove si trova Billy. Questo è compito vostro, Mister Jeffers. Cercherete Billy Tipton per noi e ci direte poi dove si trova e infine vi assicurerete che non gli venga in mente di andarsene in giro. Se sente del trambusto o si dirige verso la cabina di Julian voglio che voi afferriate il vostro bastone animato e gli infilziate il suo viscido ventre, mi avete capito?»
«Intesi,» disse il commissario con voce truce. E si aggiustò gli occhiali.
Abner Marsh fece un attimo di pausa e guardò severo i suoi due alleati: quello snello damerino di Jeffers con gli occhiali dorati e le ghette, le labbra strette, i capelli sempre ben lisciati all’indietro e, a al suo fianco, il massiccio ufficiale con i suoi abiti rozzi, la sua faccia rozza, i suoi modi rozzi, gli occhi duri e smaniosi d’azione. Erano una strana coppia, ma delle più affidabili, pensò Abner Marsh. Sbuffò soddisfatto. «Bene, cosa stiamo aspettando? Mister Jeffers, andate a cercare Billy la Serpe.»
Il commissario si alzò e si spolverò il vestito. «Certamente.»
Fu di ritorno in meno di cinque minuti. «È nel salone, seduto davanti alla sua colazione. Il fischio deve averlo svegliato. Sta mangiando uova e polpette bollite, sta bevendo tantissimo caffè ed è seduto in un posto da cui può vedere la porta della cabina di Julian.»
«Bene,» disse Marsh. «Mister Jeffers, perché non andate anche voi a far colazione?»
Jeffers sorrise. «Credo di avere improvvisamente appetito.»
«Prima le chiavi, però.»
Jeffers assentì e si chinò sulla cassaforte. Con le chiavi in mano, Marsh diede al commissario buoni dieci minuti per ritornare al salone prima di alzarsi e tirare un profondo respiro. Il cuore gli martellava in petto. «Andiamo,» disse a Mike Dunne il Peloso, aprendo la porta verso il mondo esterno. Il giorno era luminoso e caldo, e Marsh questo lo considerò di buon auspicio. Il Fevre Dream stava risalendo il fiume senza alcuna difficoltà, lasciando dietro di sé una doppia scia spumosa. Doveva filare sulle diciotto miglia all’ora, pensò Marsh, e la navigazione procedeva spedita. Si chiese meravigliato quanto tempo avrebbe impiegato per arrivare a Natchez e improvvisamente desiderò più di ogni altra cosa trovarsi su, nella cabina di pilotaggio, ad osservare il fiume che tanto amava. Abner Marsh scrollò le spalle e strizzò gli occhi per trattenere le lacrime, sentendosi depresso e pusillanime. «Capitano?» La voce di Mike il Peloso era titubante. Abner Marsh imprecò. «Non è niente, è soltanto… maledizione… andiamo.» Camminò a passi pesanti, la chiave per la cabina di Julian stretta forte in un’enorme mano rossa. Le nocche stavano diventando bianche. Fuori della cabina, Marsh si fermò per guardarsi in giro. La passeggiata era quasi del tutto deserta. Una donna stava in piedi alla ringhiera di poppa e una dozzina di porte più in là c’era un giovane in camicia bianca e un cappello a cencio, seduto con la sedia che dondolava contro la porta di una cabina di lusso, ma nessuno dei due sembrava molto interessato a Marsh e a Mike il Peloso. Marsh inserì cautamente la chiave nella toppa. «Ricordatevi cosa vi ho detto,» mormorò al suo ufficiale. «In fretta ed in silenzio. Un colpo soltanto.»